ULTIMA - 20/4/19 - LA VIRTUS VERONA CERCA OGGI A FANO TRE PUNTI SALVEZZA

Operazione Fano iniziata: la Virtus Verona è partita ieri alla volta delle Marche dove oggi alle ore 16.30 si giocherà una fetta di salvezza nello scontro diretto in programma allo stadio "Mancini" di Fano. Prima di partire, l'allenatore rossoblu Luigi Fresco ha così commentato la vigilia del match: "Se vinciamo mettiamo una serie ipoteca
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INCONTRI VIP'S

27/10/09 - INCONTRI RAVVICINATI: ARC. GIANCARLO BREGANTINI

BREGANTINI, REGISTA ALLA BONIPERTI

Nato a Denno, in val di Non (Tn), il 28 settembre 1948, Giancarlo Bregantini nel 1959 entra nel seminario minore degli stimmatini, e, dopo anni di studio e di esperienze di lavoro in fabbrica, il 13 giugno emette la professione perpetua.

E' stato ordinato sacerdote nella cattedrale di Crotone il 1° luglio 1978, consacrato vescovo il 7 aprile 1994, ed elevato alla carica di arcivescovo l'8 novembre 2007.

Nota la sua battaglia, da vescovo di Crotone e Gerace, contro l'nandrangheta, e il grande sconforto che ha lasciato tra la gente della Locride quando ad ottobre del 2007 è stato nominato vescovo della diocesi di Campobasso e Bojano.

Buona sera, monsignor Bregantini...

“Buona sera anche a lei e grazie di cuore, grazie”.

Si parla oggi di una grande rivalutazione degli oratori e del calcio che deve ritornare alle sue origini...

“Sono contentissimo degli oratori riscoperti, soprattutto per sentire che nella scommessa degli oratori c'è la risposta alla grande sfida educativa che la Cei in questi anni sta portando avanti come impegno vitale. Perciò, ne sono lietissimo e mi auguro che non sia una questione di emozione, ma di risposta vera”.

Lei ha giocato a calcio?

“Sì, certo, sì, sì. Anche adesso, ogni tanto facciamo una partita, qui in Molise, con i giovani”.

E in che ruolo gioca?

“Col numero dieci oppure in difesa; dipende. Questi due ruoli ho”.

Nella vita di tutti i giorni, secondo lei, in che ruolo crede di aver giocato monsignor Giancarlo Bregantini? Attaccante?

“No, no, attaccante non sempre; ogni tanto sì. Ma, nel ruolo di chi ha voluto portare speranza, capire i problemi degli altri, condividerli dentro un vissuto di fatica, per potere asciugare lacrime e dare coraggio specialmente ai giovani, proprio forte della condivisione e del gioco. Quello che poi desidererei essere così ricordato è l'uomo che gioca a squadra: questo sì a rete. E, vedo che il Signore, adagio adagio, anche nelle iniziative già fatte in Calabria questo merito lentamente il Signore me lo sta donando e ne sono grato”.

Qual era il giocatore preferito da lei quando giocava in oratorio e/o in seminario?

“Io sono della Juve: Boniperti”.

Invece, adesso chi le piace?

“Ma, non ho un vero giocatore di riferimento. Mi piacciono le squadre piccole, locali, quelle semplici, più che le grandi. Quelle fatte dalla gente, quelle costruite non con i giocatori di alto grido, brasiliani, magari presi con milioni di euro, ma i giocatori del quartiere. Ecco, queste sono le squadrette vere”.

Quindi, lei come noi tiene per i dilettanti. Per i quali abbiamo speso una vita di cronache, commenti e storie. Lavorano o studiano tutto il giorno e poi alla sera si allenano non con pochi sacrifici. Sono atleti veri.

“Sì, certo, certo. Bravo, proprio così. E' la gente più vera, la più professionalizzata”.

Ora la nominiamo cittì di una ipotetica Nazionale degli ultimi pontefici. Distribuisca le maglie e ci fornisca una motivazione.

“Numero dieci è Giovanni Paolo II. E' sempre stato un uomo di grande coraggio, di attacco a un mondo complesso insieme. E' un uomo che ha sempre preso la mossa per primo e che ha saputo dare al mondo di oggi innovazioni, intuizioni fecondissime. In difesa metterei Luciani, col suo stile pacato, ma anche chiaro, preciso, opportuno al momento giusto. Lo metterei un terzino avanzato, un uomo che sa strategicamente orientare un po' tutta la squadra, che non fa rumore, ma che avverti se manca. E, poi, c'è quel profeta di papa Giovanni XXIII, che potrebbe essere un uomo in porta, che sa cogliere le palle al momento giusto, i segni dei tempi, li sa prendere e rilanciare come ha fatto con il Concilio Vaticano II. Ecco, così, in maniera affettuosa e simpatica”.

E, Ratzinger, dove lo schiererebbe?

“Eh – e giù un bel sorriso -; non è facile ancora: bisogna dargli un po' di tempo ancora, per capire dove lo possiamo collocare”.

Finora, dov'è che possiamo collocare Benedetto XVI?

“Secondo me, sta ponendosi in un discorso di mediano. Mediano. Né troppo avanti né troppo indietro. Un mediano. Intelligente e strategico, acuto osservatore ed anche capace di dare spinte nuove con le sue idee”.

Come se l'immagina l'Aldilà?

“Come un luogo, dove poter dialogare a lungo, dove non ci sono equivoci, dove ci si vuol bene in maniera limpida, dove si sente l'abbraccio di Dio, dove si è ottimisti sempre. Dove non si sente la venatura del male, dove si vedono le lacrime asciugate, si vede che tutto è stato fecondo. Così me La immagino l'Aldilà. Niente di eccezionalmente diverso da quello che viviamo: solo più pulito, più purificato, più autentico, più vero. In fondo, più evangelico”.

Cos'è che la commuove di più?

“I fiori, i colori – vengo adesso da una bella passeggiata a Campobasso alta -, i colori, i fiori, e i bambini, gli occhi dei bambini. Soprattutto, i loro occhi. Tantissimo. Io guardo molto i loro occhi; e insieme mi commuove il dolore e gli anziani nel dolore. Questo sì”.

Cos'è, invece, che la irrita di più?

“La sporcizia, il disinteresse, il menefreghismo, la superficialità, tutto quello che è arroganza, che è gioco meschino. Il gioco individualistico: questo, sì, dà fastidio”.

Non ha mai avuto paura di morire, lei che è stato anche minacciato nella Locride?

“Be', certo, sì, ho avuto dei momenti difficili. Momenti anche personali. Sono stato operato, essendo vescovo, alla valvola mitralica, ovviamente, no. Mi hanno sostituito la valvola, e, quando sono entrato, nell'operazione potevano essere anche gli ultimi giorni della mia vita. Invece, il Signore mi ha restituito e dieci anni dopo il cuore ancora batte e batte bene, ringraziamo”.

Il suo motto, qual è?

“Il mio motto è legato alla storia degli stimmatini, perché è legato alla festa di San Tommaso, al vangelo della domenica in Albis, quando Tommaso viene chiamato da Gesù perché non crede, e Tommaso dice: voglio mettere le dita dentro le stigmate. Bene, Gesù dice: “Vieni, guarda, metti le tue mani”, e quell'uomo, credendo, le ferite gli si sono aperte, sono diventate feritoie di grazia, si sono trasformate. E ha detto: “Dominus meus et deus!”: “Mio Signore, mio Dio!”. Ecco, il mio stemma è “Mio Signore, mio Dio!”, dentro a un cero pasquale, con le 5 stelle e i gigli Maria e Giuseppe come segno d'amore”.

E, se un bel giorno la nominassero cardinale?

“No, non avverrà mai” - sorride - aggiungendo: “Non si preoccupi!””.

Perché?

“Per tante cose”.

Ma, le vie del Signore sono infinite.

“Sì, sì, quello sì, questo sì, ma, non nei miei confronti come cardinale. Infinite, sì, ma, nel Suo Amore, ma non nelle nomine. Un abbraccio, grazie. Ciao, arrivederci, grazie, grazie!”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 27 ottobre 2009
SEGUIRANNO FOTO...

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