ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

13/11/09 - INCONTRI RAVVICINATI: BRUNO LONGHI

Giornalista, musicista, paroliere e telecronista, Bruno Longhi è nato a Casorate Primo (Mi) il 2 giugno 1947.

Nel 1963, assieme a Tonino Cripetti e a Mario Lavezzi, fonda – in veste di bassista – il complesso musicale “I Trappers”.

Negli anni Settanta, fa parte – sempre come bassista – del gruppo musicale Flora Fauna & Cemento.

Professionista dal 1981, incomincia a prestare servizio per Telemontecarlo ed attualmente lavora per Mediaset in qualità di telecronista delle principali gare di serie A e Uefa Champion's League, partite trasmesse sul digitale terrestre di Mediaset Premium.

Longhi è il commentatore principe per le reti Mediaset di Uefa Champion's League (dal 1996), e dal 1989 ha commentato 6 finali di Coppa Intercontinentale.

Bruno, hai mai giocato a calcio?

“Ho giocato da ragazzo, da giovanotto, da adulto e da anziano. Continuo a giocare – e giù una bella risata – nonostante le ginocchia non reggano più. No, comunque, ho giocato proprio da giovinetto nelle giovanili dell'Inter, fino a 15 anni; poi, ho avuto un anno di break per una malattia abbastanza seria, cioè una serie di bronchiti che mi hanno condizionato, che non mi hanno permesso di proseguire in quell'abbrivio di carriera. Poi, ho giocato ancora un anno, un paio d'anni nella Solbiatese, ma a livello di giovanili sempre, dedicandomi anche ad altro. Però, dopo ho sempre continuato a giocare nei tornei amatoriali, fino a qualche anno fa, quando poi ho deciso di fare l'allenatore di questa squadra, che, oltretutto, annoverava diversi ex giocatori di serie A, e per questo motivo ha vinto anche diversi campionati”.

In che ruolo giocavi?

“Eh, nel ruolo, quello odiato dagli allenatori: la mezzapunta, rifinitore, quello che dribbla, perde la palla e non torna, e fa arrabbiare i mister”.

Il tuo idolo di adesso e quello di ieri?

“Ma, io, guarda da ragazzino era Mario Corso il mio idolo. Quando c'erano, sai, le dispute Rivera-Corso, ecc., ecc., io ero un appassionato di Corso. Ti dirò che quando da piccolo, da ragazzino avevo la tessera della tribuna dei distinti per poter accedere allo stadio velocemente perché allora giocavo nei ragazzini dell'Inter, io non stavo in alto in tribuna, ma mi mettevo proprio a filo, proprio nella zona dove Corso giocava, per cui quando giocava da questa parte del campo stavo di qui, nel secondo tempo mi spostavo dall'altra parte, per essere vicino a lui, per cercare il più possibile di rubargli i segreti. Era il mio idolo, ecco. Poi, ne ho avuti altri, ovviamente, però, l'idolo che avevi da ragazzo è quello che te lo porti dietro tutta la vita: gli altri diventano dei personaggi che segui, che segui anche attraverso la professione”.

Cos'è che oggi ti dà più fastidio nel calcio?

“Ma, guarda, oggi, a differenza di quanto dicono in molti, il livello tecnico è decisamente accresciuto, i difensori sanno quasi tutti giocare la palla: se vai indietro negli anni Sessanta-Settanta marcavano a uomo e non sapevano giocare. Hanno perso un pochino magari, i difensori, la capacità di marcare nell'uno contro uno, però, sono tutti bravi tecnicamente, così come sono bravi i centrocampisti, perché, essendoci molto pressing a centrocampo, devi venir fuori palla al piede, mentre una volta, a partire dagli anni Ottanta c'era molto più spazio a centrocampo. Solo che il livello tecnico è decisamente salito. Poi, va bé, il calcio rimane bello. Secondo me, è bello oggi, era bello ieri e oggi, secondo me, è più difficile ed è anche giocato bene. E' il contorno che non amo più; non amo più il fatto che le tifoserie – come ha detto anche Fabio Capello non molto tempo fa – si ritengano, o perlomeno alcune tifoserie si ritengano “padrone” della situazione e padrone anche delle società. E, poi, il rapporto che ormai esiste, anzi è completamente cambiato, tra gli organi di informazione, cioè tra noi giornalisti e anche le società, i giocatori. Tutto viene mediato, filtrato attraverso gli uffici stampa: non c'è più quel rapporto sincero, genuino che c'era una volta, per cui la società di calcio è una vera e propria multinazionale perché è una grande azienda, con tanti giocatori di diverse provenienze etniche. Voglio dire che è molto più difficile, proprio dal punto di vista lavorativo, l'approccio con i giocatori e con i protagonisti. Per cui diventa un mondo sempre più lontano, ed anche attraverso il nostro mondo, il mondo mediatico, quello che viene a galla è soltanto una punta dell'iceberg e la maggior parte delle volte vediamo ed ascoltiamo quelle che sono le frasi fatte. Non c'è più ingenuità, è diventato tutto un mondo finto”.

Cos'è che ti commuove di più? Se vuoi puoi mantenerti all'interno di uno stadio. Grande il sospiro di Bruno Longhi:

“A parte gli affetti familiari, però, dico una banalità, perché è una cosa di tutti, di solito sono le canzoni che mi commuovono, perché io nasco come musicista. Dopo la scuola, suonavo e facevo musica. Poi, per una pura coincidenza, sono ritornato al calcio non per averlo giocato prima, proprio perché, lavorando in una radio privata, ho iniziato a contattare quei giocatori che avevano giocato con me e che erano diventati giocatori importanti. Però, ancora oggi ci sono delle canzoni – non è proprio commozione, però quello stato di benessere, no?-, che riescono a scioglierti perché fatte di belle belle parole e di musica accattivante. La musica, ecco, è la compagna dei momenti della vita, però, se mi chiedi cosa oggi mi commuove di più, non è facile. Delle volte, mi commuovo così, davanti alla televisione, che tende a raccontare delle storie incredibili, che, purtroppo, in questo momento sono diventate tutte credibili”.

Sei stato musicista, hai detto; di quale strumento?

“Mah, da ragazzo suonavo il basso. Adesso io ho ancora un gruppo, col quale ci divertiamo a fare serate di beneficenza. Adesso suono la chitarra perché è più divertente, è meno da seconda linea, è più da prima linea, e un po' vaneggio, quando mi diverto a fare gli assoli”.

La papera più clamorosa di Bruno Longhi telecronista?

“Sì, guarda. Mi ricordo...Va bé, capita abbastanza spesso. Dovendo fare una telecronaca, non so quante parole si possono dire: penso mille, duemila, tremila. Capita di poter scambiare un giocatore per un altro; talvolta succede, l'errore ci sta, no? Una volta, guarda, concludendo una telecronaca di Champion's League, dovevo lanciando il film che veniva dopo la partita; ero rilassato, e più o meno il titolo del film era “Fuga per la vittoria”, una cosa del genere. Invece che “fuga”, misi al posto della “u” la “i”; ecco, insomma, immagina tu come ci sono rimasto!”.

Ci credi tu in Dio?

“Io credo nell'entità superiore, io credo in tutto quello che è si vede, che vedo. Talvolta, sono lì che mi soffermo a pensare se ci sarà o non ci sarà un'Aldilà, e sono costantemente alla ricerca di una Verità, e sono molto combattuto. Tant'è che io e mia moglie siamo sempre lì: lei crede nella reincarnazione, all'Aldilà, io, invece, continuo a incarnarmi i miei dubbi. E' una cosa che ciecamente dire “credo” è sbagliato. Io penso, anzi, vorrei arrivarci attraverso il ragionamento, ma la cosa sai benissimo che non è possibile”.

Come te l'immagini l'Aldilà, come lo vorresti, se davvero esistesse?

“Vorrei un mondo di giustizia, senza differenze né classi sociali, dove regni l'uguaglianza assoluta, e dove non si provi più alcun dolore fisico, non si provi alcun dispiacere, nessuna emozione se non bella, in cui spero di ritrovare mio padre, mia madre, di riabbracciare i miei”.

Adesso ti chiediamo di essere bravissimo e velocissimo come sempre. Ti nominiamo cittì della Nazionale dei papi e ti chiediamo di affidare un ruolo, una maglia a questi tre pontefici: Montini, Voytila e a Ratzinger.

“Ratzinger panchina, Montini, facciamo un centrocampista lento però ispirato, e Voytjla, secondo me, Lothar Matteus, quello che aveva tutto, forza, carisma, la capacità di andare in gol. Il numero uno, proprio”.

E, papa Roncalli? Tu dovresti averlo conosciuto in tempo.

“Sì, ma ho cominciato così a capire qualcosa proprio in occasione della sua morte. Sai, è stato tramandato, anzi, ce l'hanno tramandato come “Il papa buono” e io come tale lo ricordo. Però...”.

Che ruolo affideresti al “papa buono”?

“Uno buono al calcio non può giocare”.
Grandissimo!

“Ciao, grazie”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 13 novembre 2009
SEGUIRANNO FOTO...






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