ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

26/11/09 - INCONTRI RAVVICINATI: ALESSANDRO ALTOBELLI

PUNTA...A “SPILLO”

Alessandro Altobelli passa alla storia del calcio italiano con il soprannome di “Spillo”, per via della sua conformazione fisica, alta e segaligna.

Nasce a Sonnino (Lt) il 28 novembre 1955, e nella stagione 1973-74 gioca nel Latina, in serie C.

Si mette subito in luce grazie alla sua potenza di realizzatore e lo vuole il Brescia (1974), dove milita tre stagioni in serie B, prima del grande salto nell'Inter, estate 1977.
“Spillo” gioca 466 partite, firmando 209 reti (128 in A).

Il suo nome passerà alla storia per aver firmato l'11 luglio 1982 il 3-1 con cui gli azzurri di Enzo Bearzot battono in finalissima al “Santiago Bernabeu” la Germania dell'Ovest ai Mondiali di Spagna, quelli che fecero sobbalzare dalla grande gioia dalla poltroncina delle autorità il nostro Presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Che sfiderà in aereo, nel volo che accompagnerà il ritorno della nostra Nazionale in patria, l'euforico cittì friulano, Bearzot, a scopone.

Con la maglia azzurra, “Spillo” gioca 61 volte, firmando 25 gol.
Indossa i gradi di capitano agli Europei di Germania del 1988.

In nerazzurro Altobelli conquista lo scudetto (1979-80) con mister Eugenio Bersellini e due Coppe Italia (1977-78 e 1981-82), per poi essere ceduto per una stagione alla Juventus (1988-89) proprio nell'anno in cui i nerazzurri conquisteranno nuovamente lo scudetto sotto la guida del Trap e dell'Inter dei records.

Oggi, “Spillo” vive a Brescia, dove ha chiuso la carriera nella stagione 1989-90, e fa l'opinionista tivù.

“Spillo”, qual è stato il gol più bello della tua carriera?

“Penso che quello più importante sia stato quello della finale del campionato del mondo in Spagna 1982. Poi, scegliere su 304 gol è abbastanza difficile. Ricordo volentieri quello della finale al “Bernabeu”, in cui battemmo per 3-1 la Germania dell'Ovest”.

Il più bello, invece, dal punto di vista stilistico?

“Ne ho fatti tanti, e non sono legato a uno in modo particolare. Sono uno dei pochi che ha superato i 300 in carriera, quindi, è difficile ricordarsene uno solo bello, ecco”.

Qual è il tuo rammarico di calciatore? Serbi qualche rimpianto particolare?

“Sinceramente, di rammarichi ce ne pochi; anzi, niente, visto che ho fatto una carriera splendida, mi sono tolto tutte le soddisfazioni, sono diventato campione del mondo, campione d'Italia. Uno che ha giocato a calcio ad alto livello, non può avere rammarichi”.

Cos'è che nella vita ti fa arrabbiare e cosa invece riesce ancora a commuoverti?

“Mah, guarda, fastidio quando vedo il non rispetto delle cose, delle regole e delle persone. Questo mi dà molto fastidio. Sono appassionato di cani e di gatti, e poi quando succedono fenomeni strani, quali i terremoti, i cicloni e ogni genere di cataclisma, che colpisce popolazioni, uccide donne, bambini, uomini”.

Il tuo idolo di ieri?

“Non avevo idoli, però, mi piaceva Gigi Riva, Mazzola, Boninsegna. A livello mondiale, aggiungerei Pelè, Maradona, Rumenigge, Zico, Platini”.

Chi oggi potrebbe assomigliarti di più?

“E' abbastanza difficile fare dei paragoni”.

Qual è il difensore che t'ha messo più in difficoltà?

“I due giocatori che a me piacevano e che erano forti in Italia ai miei tempi erano Sergio Brio e Pietro Vierchowod. All'estero, invece, c'era un tedesco, Karl Einz Foster della Germania e giocava nello Stoccarda”.

Credi in Dio, “Spillo”?

“Sì, molto!”

E, come te l'immagini l'Aldilà?

“Mah, spero che ci sia qualcosa; anzi”.

Cosa t'aspetti di vedere, di trovare?

“Spero di ricominciare un'altra vita”.

Magari con meno dolore e sofferenza di adesso?

“Sì, ma per tutti, non solo per gli stessi che hanno già sofferto quaggiù”.

Ti nominiamo cittì della Nazionale degli ultimi papi. Dove metteresti Voityla, dove Ratzinger?

“Voityla lo metterei al primo posto. Numero 9: attaccante, di sfondamento.
Ratzinger? Gli diamo il dieci: è un bel regista. Montini? Gli diamo un bel 4, che è un bel centrocampista di quantità. Roncalli, il “papa buono”: gli diamo il 10, regista”.

Più forte la Nazionale di Bearzot o quella di Lippi?

“Tutte e due sono forti”.

Diplomazia?

“Sono tutte e due diventate campioni del mondo, quindi, sono tutte e due forti”.

Chi potrebbe oggi assomigliare ad Alessandro Altobelli?

“C'ho due ragazzi, che mi somigliano un po': sono i miei figli”.

Dove giocano?

“No, non giocano, ma, gli unici che m'assomigliano sono loro”.

Il più grande attaccante di tutti i tempi del calcio italiano confermi Gigi Riva?

“Per l'Italia, dico Riva, Rossi, Bettega, Pruzzo: ce ne sono tanti”.

Per gli stranieri?

“Platini, Zico, Rumenigge, Maradona”.

Non hai mai fatto un tunnel a uno di questi?

“Non era il massimo per me cercare il tunnel. Il massimo, per me, era sempre cercare il gol”.

Non hai un gol in tanti derby della “Madunina”, contro il “Diavolo”?

“Ne ho fatti diversi: uno di testa ad Albertosi, che ricordo volentieri. Cross di Pasinato, di testa sono saltato molto più in alto e ho fatto un bel gol”.

Grazie, “Spillo”.
“Ti saluto! Ciao, ciao”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 25 novembre 2009
seguiranno foto...

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