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INCONTRI VIP'S

3/12/09 - INCONTRI RAVVICINATI: FRANCESCO GUIDOLIN

“FRANCESCHIELLO”

Francesco Guidolin (Castelfranco Veneto, 3 ottobre 1955) approda alla carriera di allenatore dopo un discreto curriculum calcistico in squadre di A e di B (ha giocato nel Verona, a San Benedetto del Tronto, a Pistoia, a Bologna e nel Venezia), in cui ha interpretato il ruolo di centrocampista centrale o di fascia.

Ha indossato anche la maglia dell'Under 21 (5 presenze) della Nazionale italiana.

Ha cominciato a sedere sulla panchina nella stagione 1988-89, alla guida del Giorgione di Castelfranco Veneto (Tv), per poi allenare squadre come l'Atalanta, il Vicenza – con cui vive la parabola più alta del calcio bianco-rosso, vedi conquista della Coppa Italia nell'edizione 1996-97 e semifinalista di Coppa delle Coppe stoppato soltanto dal Chelsea -, il Palermo, l'Udinese, il Bologna, il Genoa, la francese Monaco e, per ultimo, il Parma (dal 30 settembre 2008).

Guidolin è a San Vigilio di Marebbe (“sono qui per tre giorni di valvola di sfogo dal calcio” come svelerà), chiamato a commentare le ultime tappe del Giro di Italia.

Ci concede solo 5 minuti, cellulare permettendo, tra una pausa e l'altra del Giro.

Sul tira e molla del mangia-allenatori Zamparini, definito dallo stesso mister “il miglior presidente del mondo, dal martedì alla domenica”, Guidolin taglia corto con quel suo “non voglio parlare di calcio”.

Spostiamo, allora, il mirino nel passato: Hai giocato nell'Hellas Verona per 5 stagioni interrotte. Cosa provi a vedere i giallo e blù così in basso, che oggi si sono salvati in Prima divisione?

“Beh, quella che mi dai è sicuramente una gran bella notizia. Sono contento per il Verona e spero che sia il primo passo verso quello che è il palcoscenico che meriterebbe Verona come città e l'Hellas come società. Una bella notizia che accompagna quella del ritorno in A del Chievo. Io ho passato 9 anni a Verona: credo di essere stato il calciatore che forse negli ultimi anni, negli ultimi venti anni, ha giocato in una stessa squadra. Sono partito da bambino e sono andato via che ero già sposato. E, quindi, ho vissuto la fine dell'adolescenza e tutta la mia giovinezza in una delle più belle città del mondo”.

Un gol importante con la maglia dell'Hellas?

“Ho collezionato tante presenze in serie A, firmando due gol, e, tra l'altro, tutti e due al Perugia. Mi sono sentito soprattutto protagonista l'anno della promozione in A, quello in cui è incominciato il ciclo-Bagnoli (inizio anni 80). Bagnoli è venuto in B, io giocavo nel Verona, mi ha eletto capitano, ho disputato una grande stagione, firmando 8 gol e siamo tornati in A. E lì iniziò il ciclo di Bagnoli che arrivò allo scudetto del 1984-85, con tutti i compagni come Tricella, Garella, Di Gennaro, Bruni.
Io, purtroppo, ho perso questo treno, poi, mi sono fatto male e praticamente ho smesso di giocare”.

La più grande soddisfazione di Guidolin allenatore? Alla guida del Vicenza?

“Mah, io ne ho avute tante di soddisfazioni: ne ho avute tantissime per esempio a Palermo, quando siamo andati in serie A dopo 30 anni di sofferenza da parte della città e del club. Poi, l'anno dopo subito in Europa, l'anno dopo ancora primi in classifica: quindi, ho avuto la soddisfazione di vincere la Coppa Italia a Vicenza e di essere andato in Europa con i bianco-rossi, e di esserci pure andato con l'Udinese, di aver sfiorato la Champion's col Bologna. Insomma, io, francamente, ne ho avute diverse di soddisfazioni”.

Scegli la più bella: noi continuiamo a optare per la Coppa Italia conquistata a Vicenza...

“Forse, hai ragione, alzare la Coppa, alzare un trofeo non capita a tutti. Io e il mio club, io e i miei giocatori del Vicenza abbiamo avuto la fortuna di poter alzare al cielo una Coppa così prestigiosa. E, se guardi quante feste fanno e come viene enfatizzato in questi anni la vittoria della Coppa Italia – di solito la vince una grande squadra -, il Vicenza fu l'ultima e l'unica (no, Francesco, c'è stata l'Atalanta di Angelo Domenghini nel 1961, sua la tripletta al Toro) provinciale a vincere quel trofeo. E, il fatto che chi la vince la festeggi con grande enfasi, dimostra quanto sia bello vincere una Coppa o alzare un trofeo. Bisogna incominciare a cambiare un po' la cultura calcistica, ad apprezzare i podi. In tutti gli sport”.

“Adesso, però, ti debbo lasciare, perché mi stanno prendendo per un orecchio e portando dentro in ul altro posto, in questo bellissimo albergo”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 10 giugno 2008

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