ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

1/12/09 - INCONTRI RAVVICINATI: ROBERTO BONINSEGNA

IO, BONIMBA

Potenza, scatto, tiro-bomba, precisione, forza fisica, salto acrobatico: ecco, gli ingredienti di uno dei centrattacchi più forti del nostro calcio.

Roberto Boninsegna nasce a Viadana (Mn, 13 novembre 1943) scuotendo reti e mantenendosi tale fino al tramonto della sua brillante carriera.

La sua parabola inizia da Cagliari, quando approda nel 1966, e dopo aver fatto tirocinio in B, a potenza e a Prato. In Lucania, in coppia con Silvino Bercellino (Bercellino II, ex centravanti della Juventus), segna gol a raffica e con i potentini costituisce il miglior attacco cadetto (1964-65) con 55 reti segnate.

Sfiora di un anno lo scudetto (1969-70) con il Cagliari di Gigi Riva, Nenè, Gori, Pierluigi Cera, Giulio Zignoli, Enrico Albertosi, solamente perché è frutto dello scambio incrociato Domenghini-Boninsegna, che porta quest'ultimo alla guida dell'attacco dell'Inter di Sandro Mazzola.

Ma, è con l'Inter e con La Juve che “Bonimba” si rifarà il suo carnet di gioie e trofei.

All'ombra della “bela Madunina”, sponda nerazzurra, Bonimba conquista grazie anche alle sue 24 reti e il titolo di capocannoniere lo scudetto 1970-71.

E' scudetto e scettro di superbomber anche l'anno successivo, centrato con le sue 22 reti.

281 le volte che ha indossato la maglia nerazzurra, 197 le volte che ha gonfiato in campionato le reti avversarie (55 in Coppa Italia e 29 in Champion's).

Pietro Anastasi, alla vigilia della partenza degli azzurri per Mexico 70, si infortuna in maniera grottesca, e il cittì Ferruccio Valcareggi convoca Pierino Prati e Roberto Boninsegna.

Tutti hanno impresso nella mente il gol dell'illusorio pareggio (1-1) dell'Italia nella finalissima persa dall'Italia contro il Brasile di Pelè (4-1). Nove i gol in azzurro per un totale di 22 gettoni di presenza.

Ed è con Anastasi che avviene lo scambio della punta, ormai 33enne, che passa alla Juve in cambio del grande escluso ai Mondiali del 1970, Pietruzzu, terminato all'Inter.

94 presenze con la maglia bianco-nera per 3 campionati che lo vedranno cucirsi sul petto altri due scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa (1976-77).

Nella stagione 1979-80 completa la sua carriera, indossando la casacca del Verona.

Bonimba si è dedicato a guidare alcune Rappresentative di nazionale italiana.
Dal 2001 al 2004 è stato nominato direttore sportivo (e tecnico) del suo Mantova, che lo ha eletto come suo massimo emblema calcistico.

Oggi si divide tra il ruolo di osservatore dell'Inter e quello di commentatore sportivo televisivo.
Una curiosità: nel 2005 si era candidato al Consiglio Comunale di Mantova, nella lista civica “Conte per Mantova Libera, no turbogas”, senza però essere eletto.

Ha anche recitato una piccolissima parte, nella veste di monatto, nello sceneggiato televisivo de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, rivisto da Salvatore Nocita.

Quali sono i momenti più belli della tua carriera di calciatore? Immaginiamo quelli vissuti con l'Inter?

“Lì, ero giovane. I momenti più belli sono stati anche la parentesi messicana, quando siamo arrivati secondi ai Mondiali nel 1970”.

Hai giocato sia nell'Inter sia nella Juventus? Il tuo giudizio sulle conseguenze di “Moggiopoli”. L'ha provocata apposta l'Inter, che non vinceva più niente?

“Mah, non credo perché gli arbitri purtroppo non sono costretti, ma sbagliano. Purtroppo, sbagliano. Certi errori vanno capiti. Noi quando decidiamo di dire una cosa, l'abbiamo vista e rivista un'azione alla moviola; loro, invece, devono decidere all'istante. Perciò, non credo. Gli arbitri bisogna capirli: sono uomini. E, come tali, possono commettere degli errori”.

Sei favorevole alla moviola in campo?

“Assolutamente no, non sono favorevole”.

Perché? Perché c'è ancora un po' di onestà nel calcio, e, soprattutto, nella classe arbitrale?

“Sì, anche perché la moviola dipende dove la metti, da dove riprendi il gioco. Basta ritardare un attimo, metterla un po' storta. Non sono d'accordo: credo nell'onestà degli arbitri”.

Ti senti più interista o juventino?

“Ma, io sono nato interista. Devo dire che i tre anni passati alla Juventus sono stati tre anni splendidi e di successo, perché ho vinto due scudetti, una Coppa Uefa e una Coppa Italia. Però, il cuore rimane nerazzurro, al di là di questa meravigliosa parentesi juventina”.

Però, se la Juventus ti facesse una bella proposta, la valuteresti o aspetteresti che si aprisse quella interista?

“E, allora, farò così” sorride Bonimba, che sta viaggiando in macchina, e professa nuovamente la sua fede nerazzurra.

Il giocatore più forte con cui tu hai duellato in campo?

“Sai, in campo internazionale ne ho incontrati tanti. D'altronde, quando vai a un Mondiale e incontri il Brasile, incontri la Germania, gli stopper sono grandi. Vai in Coppa dei Campioni, incontri il Manchester United, il Manchester City, trovi della gente che non ti lascia nemmeno respirare”.

Chi ti ha lasciato il segno dei tacchetti, ti ha sferrato un pugno, ti ha sputato in faccia?

“Ah bé: quelli sono tanti, tanti”.

Ricordane uno: uno stopper, un autentico mastino, un molosso?

“C'era un certo Gordon della Polonia: era il doppio di me. Faceva solo paura a vederlo, ah, ah”.

E qual è stato, secondo te, il giocatore più forte di tutti i tempi?
Pelè o Maradona, anche se Pelè non ha mai fatto esperienze in Italia e in Europa?

“Sono due grandi giocatori: difficile dire qual è il primo, qual è il secondo. Se sono costretto a scegliere, dico Pelè”.

Ma, tu non hai giocato contro “saeta rubia” Alfredo Di Stefano?

“No, no”.

Hai giocato anche nel Verona. Cosa provi nel vedere l'Hellas che lotta (ndr) per evitare la retrocessione in Seconda Divisione?

“E' una roba incredibile, che una società come il Verona, che ha vinto lo scudetto, si trovi a lottare nei bassifondi della C1. Diventa difficile adesso salvarsi, perché è una situazione molto, molto brutta”.

Esistono ancora oggi bomber alla Roberto Boninsegna?

“E' difficile fare paragoni. Non lo so: ce ne sono tanti”.

Chi ti si avvicina un po' di più?

“Guarda, qui in Italia, l'ultimo come caratteristiche è stato Vieri. Come punta centrale. Le caratteristiche di un attaccante che deve assomigliare a me deve essere una punta centrale, che dà riferimento alla squadra”.

Poi, improvvisamente, sparisce la voce, l'urlo del vecchio Bonimba, inghiottita dai fantasmi del passato e fatta sparire nel nulla da un folletto telefonico.

Che ha fatto un clamoroso “tunnel” – ironia della sorte, proprio all'imbocco di una galleria all'altezza dell'Appennino tosco-emiliano – a uno dei più grandi centrattacchi di tutti i tempi del nostro calcio.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 1 giugno 2008

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