ULTIMA - 21/1/19 - GLI ACCOPPIAMENTI DELLA COPPA DELEGAZIONE DI VERONA

Si è chiuso ieri il 1° turno della Coppa Verona 2018-19 riservata alla formazioni di Terza categoria, denominata “Memorial Gianni Segalla”, che ha visto il passaggio ai quarti di finale delle prime classificate dei 7 gironi, Lessinia, Saval Maddalena, Borgo Trento, Dorial, Gazzolo 2014, Roverchiara, Ausonia Calcio e la migliore seconda classificata
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INCONTRI VIP'S

9/12/09 - INCONTRI RAVVICINATI: FURIO ZARA

COSI' PARLO' ZARAthustra

Furio Zara (Venezia, 1971) è una delle più brillanti ed emergenti firme del “Corriere dello Sport-Stadio”.

Ha collaborato con “Il Guerin Sportivo” ed è stato uno dei maggiori rivisitatori dell'Enciclopedia “Panini”.
Vanta anche esperienze all'estero.

Si è occupato non solo di calcio e di sport, ma, da buon laureato in Storia del cinema italiano, anche di cinema e letteratura per l'infanzia.

Nel 2004 ha vinto il premio Coni-Ussi Under 35, e nel 2006 il premio “Beppe Viola” come miglior giornalista sportivo della carta stampata.

Nel 2006 ha pubblicato “Bidoni-L'Incubo” e nel 2008 “Gamba tesa”, due libri sul nostro calcio a sfondo ironico.

Hai mai giocato a calcio, Furio?

“Ho giocato a calcio, ho cominciato a 7-8 anni e sono arrivato fino a 19 anni in Eccellenza con squadre locali e della provincia dove sono nato, che è la provincia di Venezia”.

In che ruolo giocavi?

“Ero un'ala destra, molto forte sia col destro che col sinistro, ero la classica ala alla Bruno Conti, che andava sul fondo e che poi metteva in mezzo. Ero un funambolo. Chiaramente, non avevo le doti di Bruno Conti, però, mi piaceva pensarlo”.

Sei un “lagunare”, di origini, che vive da poco a Ferrara, dove la vecchia Spal di Raif, Capello, Bagnoli, Edi Reja, è ormai solo un pallido ricordo.

“La Spal di 40 anni fa ormai è un rimpianto più che un ricordo. La Spal anche solo di dieci anni fa per questa squadra, per questa società è un obbiettivo raggiungibile in breve tempo, e, soprattutto, con un progetto serio. Progetto, che, però, a tutt'oggi manca a questa squadra”.

La squadra e il giocatore che più ti hanno colpito nelle tue rivisitazioni dell'”Almanacco delle Figurine Panini”?

“Il giocatore che più mi ha colpito, senza ombra di dubbio, è il mitico Zigoni. Non lo dico perché è stata gloria del Verona, ma perché è unico in tutto e per tutto. Uno dei pochi uomini veramente matti e geniali e candidi. Candidi, soprattutto, in un mondo che di candore, come tu ben sai, ne ha mantenuto ben poco. La squadra che m'ha colpito di più probabilmente è la Roma dello scudetto di Dino Viola, proprio per la mistura di giocatori, di personalità, di grandissimi giocatori, che in un momento così particolare come l'inizio degli anni Ottanta sono riusciti a fare della Roma, della Rometta come la chiamavano, una squadra che ha toccato vertici inaspettati. Mi riferisco allo scudetto del 1983 e alla finale di Coppa dei Campioni del maggio 1984 persa all'”Olimpico” di Roma contro il Liverpool ai calci di rigore”.

L'articolo che non vorresti scrivere, o peggio, l'articolo che non avresti mai finora voluto scrivere, visto che l'hai già scritto?

“Avvenimenti sportivi? Ma, anche riferendomi semplicemente all'attualità e al Bologna, ieri mister Andrea Mandorlini è stato esonerato da Cazzola, è stato esonerato dopo 17 partite, ha vissuto veramente un “pomeriggio da giorno da cani” Mandorlini. E' stato esonerato molto probabilmente per colpe non sue, è tornato Ulivieri, un grandissimo allenatore, una grandissima persona, e probabilmente l'uomo giusto per portare il Bologna a una salvezza dignitosa. Però, vorrei ecco non aver scritto il pezzo di ieri, perché una vittoria a Vicenza probabilmente avrebbe salvato Andrea Mandorlini. Che, comunque, è uscito di scena in maniera degna e da grande uomo”.

Che cos'è che ti ha commosso, colpito, anche rivisitando la storia del nostro calcio?

“Il grande affetto che tutti i tifosi del Toro mantengono per questa squadra. Nonostante siano passati tantissimi anni dalla tragedia di Superga, per loro è una cosa ancora recentissima”.

Il calcio dilettante può essere utile al calcio professionistico e, quindi, alla Nazionale?

“Credo che il calcio dilettantistico è utile se rimane calcio dilettantistico. Quindi, punto e finita lì. Il dilettante vuol dire divertirsi, farlo per diletto. Quindi, divertimento”.

I tuoi miti di oggi e di ieri?

“Miti, in particolare, non ne ho mai avuti. Di oggi, probabilmente Damiano Tommasi, di ieri “Spillo” Altobelli, perché sono nato interista e sono nato nel periodo di maggior fulgore di “Spillo” Altobelli. Poi, sempre da bambino, un giocatore che ammiravo in particolar modo era Evaristo Beccalossi, perché assomigliava a tutto tranne che a un giocatore di calcio”.

La tua Nazionale preferita da Mexico '70 a maggio del 2006?

“Mexico '70 non ero nato, nel 1982 avevo 11 anni e ricordo come la prima Nazionale chiaramente quella della vittoria in Spagna; sono stato fortunato in questo senso, devo dire”.

Il tuo flop più clamoroso?

“Ne ho fatti tantissimi, ne farò ancora tantissimi. Non è un flop non essere riuscito a far parlare qualcuno, probabilmente invece essere riuscito a far parlare un giocatore, che però m'ha detto un sacco di cazzate, un sacco di bugie. Ed io non sono stato bravo a coglierle: questo è stato un flop, sì”.

Qual è stato l'avvenimento calcistico che più ti ha commosso?

“Quando l'Inter di Eugenio Bersellini ha vinto lo scudetto”.

Il calcio, Furio, è ammalato?

“Il calcio non è morto, ma è sotto anestesia. Anestesia pesante. Ogni giorno, però, noi contribuiamo – noi intesi come tutto il movimento calcistico, dai giocatori ai giornalisti – a celebrarne un po' alla volta, ogni giorno di più il funerale”.

Moviola e procuratori: sono necessari?

“Necessario nel calcio è soltanto un campo, un pallone e ventidue ragazzi che hanno voglia di fare una partita”.

Non ci sono più bambini allo stadio. Torneresti alla riapertura e riqualificazione degli oratori?

“Il problema non è che non ci sono più bambini allo stadio. Il problema è che se tu adesso esci dalla tua redazione e fai un giro in centro a Verona, non vedi più bambini. Quindi, è cambiato tutto, e dobbiamo farcene una ragione”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 14 maggio 2006

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