ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

5/12/09 - INCONTRI RAVVICINATI: IVAN ZAZZERONI

IVAN IL TERRIBILE

E' un giornalista sportivo – come ama definirsi lui stesso – e non uno scrittore (“perché quella è una funzione più alta”), “che ogni tanto si diletta a scrivere libri”.

Ivan Zazzeroni nasce a Bologna il 26 gennaio 1958 e, giovanissimo, collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Nel 1981-2 firma per “Autosprint”, nell''84-85 per “Master Sprint”. Dal 1985 al 1991 è al “Guerin Sportivo”, di cui diventa nel 1991 vice-direttore.

Per otto anni è capo-redattore de “Il Corriere Sport-Stadio” e dal 199 al 2002 assume l'incarico di direttore responsabile del settimanale “Guerin Sportivo”.

Dal 2001 al 2002 dirige pure “Autosprint”, poi, è la volta del debutto in televisione, a “Quelli che il calcio” (2003-04).

Nel 2004-05 è alla “Domenica Sportiva”. Nel 2006 è con Paolo Bonolis a “Serie A” e collabora sia a “Radio Dj” sia con un'emittente di Napoli.

Nel marzo 2007 è stato il fondatore e per tre mesi il direttore del quotidiano sportivo “Dieci”.

Come personaggio del mondo della televisione e dello spettacolo, Zazzeroni ha partecipato a “Ballando con le stelle”, varietà di Rai 1 condotto da Milly Carlucci, dapprima in qualità di giurato (2006 e nel 2009), e poi, nel 2007, come concorrente.

Partecipa a un “Mercoledì da Campioni”, programma Rai sulla Campion's League.

Zazzeroni scrive per la Mondadori e la Rizzoli e ha co-prodotto il libro “Pantani-un eroe tragico” insieme a Davide Cassani e a Pier Bergonzi, e la “Una porta verso il paradiso-biografia di Roby Baggio”.

Noi dilettanti possiamo essere utili al calcio professionistico e, quindi, alla Nazionale?

“Ma, io non credo che il calcio dilettantistico debba essere utile. Essendo dilettanti, credo che dobbiate divertirvi. L'utilità è per chi pratica il calcio a certi livelli. Il calcio dilettantistico deve essere divertente, non utile, puntare sullo stare insieme, divertirsi il sabato o la domenica quando giochi. Non vedo una funzione non solo sociale – nel senso che, sì, ti allontana sicuramente da altre certe cose, perché fai dello sport -, però, non parlerei mai di utilità”.

I tuoi miti calcistici di oggi e di ieri?

“Di oggi, non ce ne ho nemmeno uno. Di ieri, Roberto Baggio: assolutamente il numero uno. E, poi, molto Mancini, ma non è un mito. L'unico che può essere vicino al mito può essere Roberto Baggio”.

La tua Nazionale preferita da Mexico '70 a quella che deve ancora giocare i Mondiali di Germania 2006?

“'94, Stati Uniti: l'Italia, appunto, portata da Baggio fino alla finale”.

Il flop di Zazzeroni, la gaffe più clamorosa?

“Mah, non lo ricordo. Il mio specifico è quello di fare parlare la gente. Non vivo la vita, la mia professione come un inseguimento di successi. Il flop può essere una decisione sbagliata in un certo momento, ma è una decisione sbagliata, non un fallimento”.

Quindi, non sei esageratamente uno scopista?

“No, no, io sono sempre stato esageratamente scoopista, ma non è quello. E ho tirato delle belle botte alla concorrenza anche da solo. Il concetto non è quello, è un'altra cosa. Anche perché io sono sempre stato un individualista, cioè ho lavorato molto aziendalista, ma a titolo individuale: non ho mai collaborato con i colleghi”.

Certo che come intervistatore tu, Ivan, non sei molto soft, eh!

“Le domande devono essere domande; sennò se uno deve dire al proprio interlocutore come sei bravo, come sei simpatico non è un'intervista, ma una celebrazione di chi hai di fronte. Conosco Marcello Lippi da vent'anni e abbiamo litigato anche in maniera, come posso dire, pesante, però, siamo rimasti in buoni rapporti. Le domande, comunque, devono essere domande”.

L'avvenimento calcistico che recentemente ti ha commosso di più?

“L'addio di Baggio: quindi, Milan-Brescia, il momento in cui se ne è andato. In quel momento lì, ho capito che veniva a mancare molto divertimento”.

Quand'è che conteremo in Europa, a livello di Champion's League?

“Ma, a livello politico, non abbiamo mai contato nulla. A livello calcistico contiamo; perché non contiamo, scusami? Siamo un calcio che esprime sempre squadre che arrivano intorno ai quarti di finale, semifinale, ogni tanto in finale. Io credo che contiamo in Europa”.

Il mito di Zaccheroni del passato: Garrincha, Meroni, Omar Sivori, Pelè, Maradona?

“No, no, non ne avevo di miti nel passato. A me piacevano magari atleti di altri sport. Non ho mai vissuto l'atleta come un mito. E, questo credo che sia una cosa importante, nel senso che tieni la giusta distanza da loro. E, questo mi diverte molto. Diciamo che forse; ma, no, non c'era un giocatore che mi intrigava talmente tanto. Forse, la squadra, il Bologna, la passione”.

Il calcio, Ivan, è malato?

“No, è morto!”

Il calcio è falso?

“E' falso, sì. Che discorsi. Il calcio è un disastro. Io parlo di calcio italiano, non di calcio assoluto. L'unica fonte di vita è la passione della gente, che sta pian piano scemando, per cui credo che veramente che bisogna fare delle flebo pesantissime di cambiamento. Quindi, cambiamento di dirigenti federali, cambiamento anche di atteggiamento della gente, e, soprattutto, un ritorno a qualcosa di pulito”.

Moviola e procuratori sono necessari?

“La moviola in campo oggi è necessaria. In campo, eh, parlo. Ma, la moviola in sé non mi dà fastidio: è noi che siamo cambiati, è la gente che è cambiata, non la moviola. La moviola è uno strumento, un'arma. Che può essere utilizzata contro il buon senso. E fa dei danni, ma fa dei danni la gente, non la moviola. Per quanto riguarda i procuratori, non sono affatto né necessari né accessori: ci sono e basta. Come dicessi i presidenti ladri sono necessari? Però, ci sono”.

Non ci sono più bambini allo stadio, sostiene una recente indagine. Torneresti agli oratori, Ivan?

“Non ci sono più oratori. Noi siamo cambiati: la gente non si rende conto che siamo cambiati. Oggi portano tutto in casa. Abbiamo un'offerta che è pazzesca. I nostri ragazzi hanno tutto, chiaramente parlo a livello medio o medio alto. Per cui siamo cambiati, prendiamo atto del fatto che siamo cambiati. Non possiamo tornare sempre a parlare di oratori, di non oratori, cinema, piccoli, angusti, ah come era bello lo spettacolo di una volta. Siamo cambiati, l'evoluzione, il progresso, la tecnologia, tutte queste cose. Quindi, guardiamo avanti e cerchiamo di essere un po' più essere umani. Mi sembra francamente che il cambiamento abbia intaccato, proprio toccato, la parte della sensibilità della gente”.

L'Hellas Verona la leggenda; il Chievo la favola. Un tuo parere sulle due realtà calcistiche della città di Giulietta e Romeo.

“Io non credo alla favola del Chievo e non sono mai stato molto intrigato dal discorso del Verona. Sinceramente, ho altre fazioni: sono rosso e blu, per cui, sì, mi piacciono alcuni giocatori del Chievo che trovo interessanti. Mi è piaciuto quello che hanno fatto a Chievo come quartiere, ma non l'ho mai vissuto come una favola. A me la retorica della favola dà molto fastidio. Credo che a Chievo abbiano fatto e tuttora stiano facendo del buon calcio. Potevano farlo in qualsiasi altro posto, col vantaggio però di non avere una piazza. Essendo così piccoli, quindi, di fare quello che gli pareva, e nessuno gli chiedeva nulla. Con questo, non voglio raffreddare gli entusiasmi. Dico semplicemente che io sono un pochino meno per gli iperboli: cioè, un calcio fatto bene con Sartori, con il presidente Campedelli, con alcuni giocatori interessanti, con qualche errore magari di percorso. Però, non credo a questo genere di favola”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 18 maggio 2006

Visualizzato(2687)- Commenti(8) - Scrivi un Commento