ULTIMA - 25/5/19 - IL BASSANO 1903 BATTE IL MONTORIO ED E' CAMPIONE REGIONALE

E' stata una bella partita, quella giocata ieri sera a Montecchio Maggiore, fra il Bassano e il Montorio, calcio valida per il titolo Regionale di Prima categoria. I giallorossi di mister Francesco Maino partono subito forte e passano in vantaggio dopo soli 5 minuti con Cosma, che, su invito di Garbuio, mette in rete con un tiro da sotto
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

16/8/09 - INCONTRI RAVVICINATI: CARDINAL ERSILIO TONINI

"LA PARTITA E' FINITA, ANDATE IN PACE"

A volte un gesto compiuto da una persona è sufficiente per descriverne l’indole: lasciare il proprio appartamento, nello splendido e confortevole Palazzo arcivescovile di Ravenna, ad un nucleo di tossicodipendenti in cerca di “salvezza” e ritirarsi in un Istituto - Santa Teresa, fondato da Don Angelo Lolli, nel cuore della Romagna - per condividere il dolore e alleviare le sofferenze dei malati più gravi, è senza dubbio un atto d’amore, di solidarietà e di Fede che non ha bisogno di ulteriori parole.

E’ ciò che fece nel 1975, appena salito sulla Cattedra di Sant’Apollinare, tra lo stupore dei cittadini ravennati, l’allora Arcivescovo Ersilio Tonini.

Nato il 20 luglio 1914 a Centovera di Sangiorgio Piacentino, terzo di cinque figli, a 11 anni entra nel Seminario di Piacenza. Viene ordinato sacerdote il 18 aprile 1937 dal Vescovo Ersilio Menzani. Completati gli studi di Diritto Civile e Canonico all’Università Lateranense, inizia la sua carriera di insegnante di Italiano, Latino e Greco.

E’ un grande comunicatore, attento osservatore, e lo si capisce subito: già nel 1947 assume la direzione del settimanale diocesano “Il nuovo giornale” cercando di inserire le tematiche sensibili ai forti contrasti sociali del tempo e alle lotte di classe.

Il 14 maggio 1953 viene nominato parroco a Salsomaggiore, dove farà costruire il grande Oratorio “Don Bosco”. Ritaglierà così uno spazio importantissimo per i giovani e per lo sport.

Il 2 giugno 1969 viene ordinato Vescovo da Mons. Umberto Marchiodi - tra i consacranti anche il futuro Cardinale, conoscitore di otto lingue, Agostino Casaroli (Castel San Giovanni di Piacenza 1914, Roma 1998).

Essendo al corrente della sua mentalità aperta di autentico giornalista, sempre pronto a cogliere le novità del proprio tempo, nel 1978, Papa Montini - Paolo VI - lo vuole come Presidente del Cda della NEI, la società editrice di “Avvenire”.

Nel 1985 dà nuova linfa e sviluppa il settimanale diocesano “Risveglio 2000”, affidato ad una cooperativa di laici, e “Ravegnana Radio”.

Da allora prosegue insegnando filosofia e teologia, predicando esercizi spirituali, scrivendo articoli sempre sull’”Avvenire” e su altri giornali, portando la testimonianza della sua esperienza sacerdotale e della sua saggezza pastorale anche in tante trasmissioni televisive, per le quali è diventato una delle figure più conosciute e popolari della Chiesa in Italia.

Tutt’oggi si avvale del mezzo e del linguaggio televisivo per diffondere una catechesi che sia “compatibile” con la società moderna, sempre più laicistica e incline al peccato.

Oltre alla sua straordinaria propensione verso i media, il Cardinal Tonini, negli anni del suo episcopato, ha “spinto” affinché si creassero strutture e associazioni a favore dei poveri e degli emarginati, a livello nazionale ed internazionale.

Nel solo territorio ravennate ha dato vita alla “Avulss”, organizzazione a sostegno degli anziani, dei disabili e dei carcerati; alla “Mensa della fratellanza”; al “Tribunale dei diritti del malato”; al “Gruppo alcolisti anonimi”; al primo nucleo degli obiettori di coscienza...

Un impegno sociale a “tutto tondo” che, come si diceva all’inizio, basta e avanza per capire, conoscere e apprezzare il grande e magnanimo cuore di questa persona, dedita agli altri.

Il direttore del sito www.pianeta-calcio.it, sociologo e giornalista indipendente, Andrea Nocini, è riuscito, qualche tempo fa, a “scambiare due chiacchiere” proprio con il Mons. Ersilio Tonini.

Nell’intervista si parlerà di sport, ovviamente, ma anche di società, filosofia e letteratura. Non mancano, come sempre i ricordi, i sogni, i desideri e le speranze...

Abbiamo l'onore di avere come nostro ospite il Cardinal Ersilio Tonini...buonasera Eminenza...

«Buonasera. Buonasera a tutti!»

E' una gioia immensa averla qui con noi...

«Lo è anche per me»

Grazie, troppo gentile Eminenza...

Le vorrei porre subito una domanda perché sono tante quelle che vorremmo farle...di solito noi, sul nostro sito, www.pianeta-calcio.it, “snoccioliamo”, non il rosario, ma il “rosario calcistico” dei dilettanti...

«Ah sì? E come va?»

Mah, direi che, come nella vita, c'è chi vince, c'è chi perde e qualcuno a volte pareggia... comunque, tornando alla nostra realtà, le dico che Verona, all'interno del Veneto, rappresenta la città con più iscritti e più tesserati e la stessa regione del nordest costituisce a sua volta il “secondo polmone” in tutta Italia.

«Ma guarda...ma guarda...ma guarda»

Ecco, battiamo l'Emilia Romagna, la “sua” Emilia Romagna...

«Ah...ah...ah»

Eminenza, lei ha mai giocato a calcio?

«Sì, sì, sì...si giocava in seminario. Nel mio paese no. Io ci sono rimasto fino a 11 anni nel mio paese...ero un grande sportivo, sa? Mettevo paura nelle gare, e vincevo sempre...»

...e in che ruolo giocava?

«...no, no...ero campione nella corsa dei sacchi! Erano ancora quelle cose paesane d'un tempo. Nelle sagre, tra la cuccagna e la corsa coi sacchi, c'era di che divertirsi. Poi in seminario giocavamo , ma io ero molto piccolo, non ero un campione per niente, proprio per niente. Poi sa, si giocava in maniera tale per cui tutti si correva dietro un pallone nella maniera più rudimentale. Ricordo, però, che c'erano alcuni ragazzi molto bravi e c'era la sfida tra le varie classi»

Senta Cardinale, so che lei tifa per una squadra...

«Sì, tifo per una squadra ma le confesso che sono un po' strano perché finisco per tifarne tre o quattro...»

...ma lei è juventino...

«Sì, sono juventino, però, amo il mio Piacenza e ci tengo che vinca. Voglio bene al Parma perché sono stato parroco a Salsomaggiore, che si trova in provincia proprio di questa città. Poi simpatizzo per il Bologna e tenevo tanto al mio Ravenna che, poverino, è precipitato in basso. Sembra strano, ma quando mi trovo in una nuova città tifo proprio per quest'ultima. Diciamo che sono un “infedele”...»

...ma no...fedelissimo, nel senso che abbraccia tutti a livello ecumenico e sportivo...

«Sì, sì, sì, mi piace che vincano tutti. Sa l'unica cosa che mi dispiace? Uno sport come questo potrebbe essere veramente un punto d'incontro. Non ci sono più le piazze in cui, un tempo, i contadini si trovavano, di domenica, a chiacchierare fra di loro. Adesso ci sono soltanto dei bar e niente di più. Quindi il calcio resta uno dei momenti in cui la comunità s'incontra, però è un peccato perché, la violenza per un verso e la stupidità infinita di alcune trasmissioni televisive per l'altro, rovinano tutto. Alcuni programmi hanno “sporcato” il calcio con degli accenni, con delle uscite che non sono belle»

Il suo calciatore preferito è Del Piero?

«E' chiaro, sì è chiaro, Del Piero. Però non sono un fanatico. Mi piacciono quelli che giocano bene. Mi piacciono i “nuovi”, le squadre piccole che preparano dei magnifici calciatori. Di questo godo infinitamente. Io sono tifoso, in particolar modo, di quelli che cominciano ad emergere. Poi, devo dire, che come calciatore mi piace molto Inzaghi»

E' un piacentino Inzaghi, ha giocato anche nel Verona...

«Sì, sì, sì...poi ho conosciuto la madre, il padre...»

...quindi Del Piero. E la Nazionale cosa farà, sua Eminenza?

«Ma io credo che la Nazionale deve vincere, deve vincere. Non bisogna neanche porsi il dubbio. Il solo dubbio scoraggia, diventa un elemento negativo. Certo, sarà quel che sarà...anche perché, vede, le dico un altro aspetto di cui ho goduto nell'ultimo Mondiale, quattro anni fa: vedere come lo stanno invadendo l'Africa e l'Asia. Questo è un segno di che cosa? Un segno di una nuova fraternizzazione. Si comincia a capire che anche lo sport è veicolo comunicativo che accresce la comunione mondiale. Il più grosso problema del futuro: - le cito il titolo di un grande libro francese uscito da non molto - “Ce la faremo a vivere insieme?” Ecco il grande tema. Basta poco in questo clima – quello dei Mondiali – che un gesto comporti la novità del volersi bene affinché, insomma, tutti se ne goda. Questa è la più grande novità del mondo: godere l'uno dell'altro, nonostante il colore, nonostante le storie passate»

Ecco, lei è un amante, un sognatore. Cita sempre la mamma, cita sempre il suo paese e poi cita sempre Pascal: è uno dei suoi “cavalli forti” insieme a Sant'Agostino? Lei ha parlato di un grande sogno di Pascal, quello che tutti quanti, un giorno, possiamo trovarci sul pianeta, su un punto qualunque, in cui qualsiasi persona non si debba più chiedere chi sia l'altro ma che diventi lei stessa immagine dell'altro, immagine e specchio di Dio.

«Sì, il pensiero è pressappoco così. Dice Pascal, – ce l'ho proprio sotto gli occhi- il concetto è questo: “Sfortunato quell'uomo che è noto soltanto per aver scritto un libro”. Pascal usa il termine “sfortunato” perché è come se l'importanza di quell'uomo derivasse esclusivamente dal fatto di aver scritto un libro. E poi continua Pascal: “Spero venga il momento in cui nessuno dica: quello è l'avvocato, quello è lo studente, quello è il re, quello è...eccetera. Quello che dovrebbe emergere è che quello, che questo, è un uomo, un essere umano”.

Sono concetti splendidi. Diceva pure: “Noi siamo una miscelatura di grandezza e di miseria: tale miseria che non consente di misurare la sua grandezza, ma tale grandezza da cui non si può misurare la sua miseria”. Vuol dire che un po' di bene e un po' di male c'è in tutti per cui dovremmo capirci e compatirci fino al punto di non tollerare la violenza»

Certo. Noi vorremmo predicare un calcio che ritorni all'oratorio, anche perché i grandi campioni sono nati lì. Noi a Verona abbiamo avuto Mario Corso, “ Il sinistro di Dio” ...

«Ma lo sa che io ho fatto l'oratorio nuovo quando sono arrivato a Salsomaggiore? Il giorno del mio ingresso, finito l'incontro in chiesa, domandai ai giovani: portatemi a vedere un campo da comperare per farci su un oratorio. Ho impiegato dieci anni a pagare il terreno ma siamo riusciti a costruirlo...un campo sportivo, una magnifica squadra. Ho avuto una grande consolazione nel vedere ragazzi arrivare a frotte. La mia gioia più grande, una delle gioie più grandi della mia vita è proprio questa. Ogni domenica, finito il film per i bambini, tutti ci si riversava sul campo sportivo ad assistere alla partita. Sa, sembrano piccole cose, ma invece sono grandi cose.

Un'altra delle mie consolazione consistette nel fatto che quattro dei miei ragazzi, un anno, furono “assunti” dal Salsomaggiore. Da noi non prendevano un soldo, pagavamo solo le trasferte. L'anno dopo ritornarono tutti...motivazione? Là c'era una continua ansia, un continuo litigio e qui, da noi, invece si stava così bene, ci si voleva bene...»

Le piace il calcio di adesso, che è fatto di grande corsa?

«Guardi, velocità o meno, a me piace che ci sia geometria. Quando si vede che c'è un'intesa...»

...che c'è un ricamo in mezzo al campo...

«...esatto, un ricamo in mezzo al campo. Quando il gioco non è affidato soltanto al genio di qualcuno ma quando invece c'è un'intesa perfetta: significa sforzo, studio, attenzione, dominio di sé. La cosa che mi piace meno è il fatto che gli “alti costi” e il mercato stiano rovinando un pò tutto. Abbiamo anche delle vicende poco simpatiche: un individuo si vede anche scartato; allenatori continuamente buttati via...voglio dire, la pietas? Il buon senso? E invece solo il danaro, il danaro inesorabile»

Lei disse una volta: «Non si parla più di coscienza e neanche di peccato»

«Sarà perché io sono nato e cresciuto in un mondo contadino - mio padre era un salariato agricolo, mia mamma zappava tanti di quei campi di pomodori – però, allora, cosa c'era? Ancora oggi nella mia zona, nella mia campagna – sono un piacentino – le parole che ritornano più spesso nel nostro dialetto sono due: la prima, sentimenti, “sitimai” e la seconda, coscienza. Mio padre in particolare ci teneva tanto, tanto...diceva: “ Ragazzi mi raccomando, la premura per i poveri e la coscienza pulita. Tre cose: un pezzo di pane, volersi bene, e la coscienza netta”. Ecco perché in questi nostri paesi c'era fraternità. Nella fattoria dove vivevo io – una fattoria di 350 ettari con circa una trentina di famiglie e una moltitudine di ragazzi – quando nasceva un bambino era di tutti, quando c'era una sciagura era di tutti. Se alle donne mancava il sale, lo si prestava. C'era un clima splendido e si cresceva in questo clima di felicità. Io sono sereno perché ho goduto una grande pace familiare. Non ho mai sentito mio padre alzare la voce con mia madre.

Secondo: i campi, i campi, i campi...tutti erano nostri, i campi, i nidi degli uccelli, gli alberi di ciliegio...eravamo i padroni del mondo. Quando un ragazzo vive felice se lo porta dietro questo ottimismo»

Il Chievo e il Verona li segue?

«Sì, sì, sì, sono molto curioso»

Cosa dice del Chievo, Eminenza?

«Qualche hanno fa, quando vedevo che il Chievo veniva e vinceva sul Ravenna, mi chiedevo: come mai? Cosa succede? Chi sono mai questi? Non c'è mica una città. Chi sapeva cos'era Chievo? E io ne ho goduto immensamente: un po' di innocenza dentro a questo mondo dell'affarismo. Poi c'è da dire un'altra cosa: noi ammiriamo i calciatori però il danaro li rovina pur loro eh...perché spesso si trovano delle invidie infinite. E quando uno comincia a diventare un po' famoso, di solito diventa anche un po' prepotente...»

...poi non ci sono più “le bandiere”, “i fedelissimi”...

«Ma chiaro, chiaro. Ecco perché ammiriamo il calcio fatto bene, però, quando sappiamo che cosa ci sta dietro, si gode un po' meno»

Ecco Eminenza, un'ultima domanda: come allenatore le piace di più Trapattoni o Capello?

«Trapattoni mi è molto caro ma Capello era alla Juve»

E' un “ex”, un traditore...”un volta gabbana” come dicono lì...(Andrea Nocini lo dice con tono ironico e scherzoso)

«Mah, io non rimpiangerei i volta gabbana. Sono costretti per forza di cose a passare ad un'altra squadra. Io amo molto quelli che dietro l'abilità portano anche una personalità»

...e che hanno dignità...

«...una dignità interiore, personale. Io ho come modello sempre mio padre, un contadino con la terza elementare – allora non si andava oltre – però...però...però...un uomo sereno, amato e ben voluto perché rispettoso con tutti e poi voleva molto bene a mia madre, voleva molto bene a me...io sono stato la creatura più fortunata al mondo»

Eminenza il tempo sfugge...potremo risentirla ancora in futuro?

«Volentieri, ma volentieri...»

Ci fa questo regalo?

«Volentieri molto...vi sono grato io»

Arrivederci, e sia lodato Gesù Cristo...

«Sempre, sempre...grazie a tutti voi»

Matteo Scolari 16.08.06 ore 12.45

Visualizzato(1982)- Commenti(8) - Scrivi un Commento