ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

22/12/09 - INCONTRI RAVVICINATI: ERMANNO OLMI

QUELLA QUERCIA DI OLMI!

Regista e sceneggiatore, Ermanno Olmi nasce da una famiglia contadina profondamente cattolica a Treviglio il 24 luglio 1931.

Rimane orfano di padre durante la Seconda Guerra mondiale e si iscrive, giovanissimo, all'Accademia d'Arte Drammatica.

Inizia la vasta produzione di documentari e lungometraggi; solo fra il 1953 e il 1961 ne scrive una trentina.

Fortemente influenzato dalle sue origini povere e rurali, l'attenzione del regista bergamasco si sofferma sugli umili, sulle persone semplici, che vivono il loro costante rapporto con la natura e sono disposti a essere chiusi nella loro solitudine.

Proprio per questo i critici accostano Olmi a Pier Paolo Pasolini; non solo, ma anche per il recupero delle dimensioni tradizionali e territoriali.

Ma, il grande trionfo per Olmi arriva nel 1978 con “L'albero degli zoccoli”, che lo farà conoscere non solo al pubblico italiano, ma anche del mondo.

Con la “Leggenda del santo bevitore” (1989) ottiene una pioggia di premi: dal “Leone d'oro” a Venezia al “David di Donatello” al “Nastro d'argento”.

Notevole il successo con “Il mestiere delle armi” (2001), che gli fa vincere in un colpo solo ben 4 David di Donatello.

Nel 2008, durante la Mostra del Cinema, Venezia gli tributa il “Leone d'oro alla Carriera”.

Il 10 novembre 2004 riceve dal Presidente della Repubblica italiana la nomina di Cavaliere di gran croce ordine al merito della Repubblica italiana. Nel 2007 riceve il premio “Federico Fellini”.

Molti i film di finzione e i documentari girati per la Rai. Ed anche alcuni spot televisivi; sempre per la Rai.

Maestro, ha mai giocato da ragazzo?

“Mah, non ho fatto altro che giocare”.

Giocato a calcio mai?

“Era il gioco preminente, perché bastava una palla, a volte persino sgonfia, per fare delle interminabili partite”.

In che ruolo giocava: attaccante, difensore, portiere?

“Guardi, ecco: mi è capitato solo una volta di fare in termini, come dire, di regolarità del gioco di fare il portiere. Però, quando si giocava in strada, che era il nostro mondo dei giochi e le strade erano perlopiù non asfaltate nella periferia di Milano, io ricordo proprio questi gran polveroni, dove tutti giocavano in tutti i ruoli”.

Aveva un mito, c'era un giocatore che allora le piaceva particolarmente?

“Mah, mi piaceva più che un giocatore singolo una squadra che si chiamava Liguria. Ma, era solo perché mi piaceva il nome. Anche perché avevo due zie che stavano in Liguria”.

Lei crede in Dio?

“Ma, diciamo: questa domanda richiede una risposta certificata, o una risposta che può essere, come dire, affermativa al tempo stesso, con la riserva di porci la domanda ogni volta che pronunciamo la parola Dio?”

Lei, maestro, che è un grande regista, come se l'immagina l'Aldilà?

“Guardi, io l'Aldilà me lo immagino come un al di qua. Quindi, come dire, un possibile Aldilà lo immagino come un al di qua, dove, diciamo, come se fosse, ecco, una pellicola in negativo – non parlo del termine negativo come luogo dove si sta male – mi riferisco alle fotografie, dove il positivo, vale a dire la fotografia che vediamo, è solo il negativo. In realtà, si sono invertiti i bianchi con i neri, i grigi con i mezzi toni – mi segue? -”.

Se le chiedo quale papa le è più piaciuto, lei quale mi indicherebbe?

“Vede, non si può mai fare delle categorie chiuse a, come dire, a una sola persona che esclude le altre. Io direi che di tutti i papi ho di alcuni determinati ricordi e apprezzamenti, e, come dire, momenti di commozione, di altri soltanto un ricordo sbiadito. Ma, ciascuno di questi ha qualcosa che si fa ricordare. Quindi, non si può legare i giudizi, che sono - come dire - da indagine di mercato”.

Cos'è che le dà più fastidio e che cos'è che la commuove nella vita?

“Mi dà più fastidio l'ipocrisia, ivi compreso l'indifferenza, la malafede, e mi commuove ancora l'umiltà”.

Che non esiste più...

“Ah, non lo so; va cercata in luoghi dove noi normalmente pensiamo sia presente: parlo dell'umiltà dei campi o di chi lavora in fabbrica”.

E' tifoso di qualche squadra oggi?

“Non ho queste passioni. Io, in questo momento, per esempio, ho grande considerazione e rispetto per dei campioni come Schumaker, come Valentino Rossi. Schumaker che ha mostrato in queste ultime circostanze il suo talento, correndo il grande rischio, quello di cancellare il primato della sua, come dire, qualità. Però, la forza che lo spinge a questa scelta è l'attaccamento al suo sport e alla sua passione e non la rinuncia”.

“Io sono stanco: mah” – sorride Olmi - “mi aveva detto proprio due domande, sono già 5-6”.

Lei è un maestro molto paziente ed umile...

“E va bene, ma sono anche molto provato: sono messo male con una gamba che mi sono fratturato!”

La volevo ringraziare e volevo formulare a lei e alla sua famiglia un sereno Buon Natale.

“Grazie”.

Mi saluti tanto la moglie e grazie ancora.

“Anche a lei, auguri infiniti!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 20 dicembre 2009

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