ULTIMA - 27/5/19 - AIAC VR: INCONTRO FORMATIVO CON STEFANO BIZZOTTO

L’Associazione Italiana Allenatori Calcio sezione di Verona informa che organizza per lunedì 3 giugno 2019, con inizio alle ore 20.30, un interessante serata formativa dal titolo "La comunicazione nel mondo del calcio". L'incontro si terrà presso l’aula 1 del palazzotto Gavagnin (difronte alla sede della società Virtus Vecomp) in via
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INCONTRI VIP'S

30/12/09 - INCONTRI RAVVICINATI: ROBERTO MILONE

LIBERO DI ESSERE MILONE

Il 24 settembre 2009 è stato nominato vice-direttore di Rai 2.
Roberto Milone (Roma, 10 luglio 1955), laureato in Lettere, giornalista professionista, è anche scrittore.

Due le sue fatiche finora sfornate, “Il soffio della vita” (2007) e “Ti perdono” (2008). E' responsabile ed autore di numerose trasmissioni televisive.

Roberto, non hai mai giocato a calcio?

“Poco e da piccolo”.

E ti ricordi in che ruolo?

“Era veramente un gioco: ero un libero, dai”.

Hai qualche simpatia per la Roma, per la Lazio, per il Milan, l'Inter, la Juve?

“Bé, diciamo simpatie. Io sono nato in un quartiere di Roma, che è il quartiere Testaccio ed è il quartiere storico dove è nata la squadra della Roma, ma nulla di più”.

Un giocatore che hai avvicinato più volte: suggeriamo Totti.

“Non ho mai avuto l'occasione di conoscerlo di persona, ma i miei colleghi, quelli che si occupano più di sport, mi hanno detto che è una persona molto simpatica”.

Quindi, se dovessi dire un nome, alla pari degli altri tuoi colleghi dello Sport, citeresti Totti?

“Direi di sì, dai, direi di sì”.

La Nazionale italiana di calcio che ti è piaciuta di più?

“Bé, come tutti noi, abbiamo seguito i Mondiali nell'82, quand'ero un po' più giovane. La vittoria dei Mondiali in Spagna. E' stata la Nazionale che ci ha fatto veramente sognare, anche perché la finale – come tu mi insegni – fu una finale storica con la Germania. E gli azzurri, quando giocano contro la Germania, acquistano un valore e anche una forza di volontà – qualcuno dice –
del tutto evidente. 3-1, fu una grande partita”.

Tu ci credi, Roberto, in Dio?

“Sì, direi di sì”.

Come t'immagini l'Aldilà?

“Sai, al momento, non me li immagino. Come possiamo immaginarlo in qualsiasi maniera o come ce la raccontano, non credo che sia la visione giusta. La vediamo un po' da umani, voglio dire; quindi, è tutto da verificare. Una grande scommessa, come diceva Pascal, no, una scommessa che vale la pena di vivere e lui diceva di scommetterci sopra”.

D'accordo, ma come vorresti immaginarla l'Aldilà? Che so, vorresti incontrare le persone care, un caro amico scomparso troppo prematuramente, qualche parente che ti ha lasciato nello sgomento?

“Mah, non riesco ad immaginarla l'Aldilà, voglio dire. E' come chiedere a uno come vede il futuro. Preferisco viverlo, preferisco vivere il presente, ben cosciente, te lo ripeto, che credo che sia una scommessa da fare sul futuro, insomma, scommettere sul futuro e anche su quello che dicevi tu”.

Cos'è che ti dà più fastidio, che ti irrita di più?

“Le persone che mentono: le trovo le più pericolose”.

E le cose che riescono ancora a commuoverti, a scioglierti?

“La vita, semplicemente la vita. Tu esci in macchina e osservi attentamente, ti levi un po' di prosciutto negli occhi, guardi: questa è la grande felicità, la grande scommessa per ciascuno di noi. Un vecchio scrittore russo, che non scriveva più, a un giornalista che gli chiedeva perché non scrivesse più, lui disse “perché quando apro la finestra e guardo sulla piazza pubblica – lui abitava a Mosca – quelle persone che io vedo non le capisco più. Quindi, non posso più scrivere”.

Noi adoriamo la letteratura russa, quella del più grande scrittore Cecov e dell'autore dei “Fratelli Karamazov”, Dostojesky, il quale diceva che tutti i dolori sono uguali, mentre sono diverse le felicità.
A proposito di dolore, qual è stato il momento più desolante, più sconfortante della tua vita?

“Momenti sconfortanti, debbo dire, non ne ho avuti. Ho avuto momenti difficili come tutti noi, però, i momenti difficili coincidono con le grandi sfide, almeno per quello che mi riguarda. Qualcuno che se ne intendeva, vale a dire Madre Teresa di Calcutta, diceva “il più grande peccato che uno può commettere è sentirsi pessimista, vale a dire sentirsi sconfortato”.

Ecco, l'ultima volta che hai pianto?

“E, questo non te lo dico: sono cose talmente private che sicuramente non interessano a nessuno, tranne che a noi stessi”.

Anche per un fatto sportivo, di spettacolo?

“No, direi di no. Sai, sono più le commozioni di felicità, voglio dire, che vanno vissute più che ricordate. Se no, si rischia di cadere nella nostalgia”.

Il momento più bello della tua vita?

“La nascita di mio figlio Stefano”.

Se io ora ti nominassi cittì della Nazionale degli ultimi pontefici, dove li schiereresti su un campo da calcio?
Partiamo da Giovanni Paolo II.

“Wojtyla? Sai che quando lui è stato nominato papa, non mi era simpatico, un po' perché noi romani siamo un po' eccentrici, come dire, e un po' perché era il papa della reazione e nel 1976 eravamo ancora sulla teologia della liberazione e quindi molti convinti di sinistra – lui era di destra – voglio dire, un papa forse non capito. Devo dire che è stato un papa che comunque ha coinciso con 26 anni della mia piccola ed insignificante storia, però, è l'unica che posso permettermi di ricordare. Per cui, sai, un papa che mi ha accompagnato per 26 anni nel male e nel bene, sicuramente va al primo posto”.

Il senatore Rocco Buttiglione ha confidato che l'ultima volta che ha pianto è stato per la morte di Giovanni Paolo II. Quindi, Wojtyla, dove lo schiereresti? In attacco?

“Bé, sicuramente era d'attacco. Non dimentichiamoci che ha fatto crollare quello che veniva chiamato, e viene ancora chiamato ancora, da molti storici l'”impero del male””.

E, papa Roncalli, il “papa buono”?

“Eh, l'hai detto tu: il “papa buono” dice tutto. Era molto vicino alle famiglie. Io ero piccolo, ma, poi, l'abbiamo visto e rivisto in televisione, nei cinegiornali, ed era il papa vicino a tutti, alla gente semplice, agli umili. Indimenticabile la sua raccomandazione “quando tornate a casa, date una carezza ai vostri bambini””.

Che ruolo gli daresti, allora?

“Quello di papa vicino alle famiglie”.

Poi, abbiamo avuto Paolo VI?

“Il grande diplomatico. Non dimentichiamoci che è stato il primo papa che ha parlato all'Onu, alle Nazioni Unite”.

Lo mettiamo, allora, a centrocampo?

“Direi di sì”.

E' stato il pontefice, Giovanbattista Montini, che ha incontrato nel gennaio del 1964 il papa degli ortodossi, Atenagora. Gettando così un posto verso la Chiesa d'Oriente, con cui da secoli non si comunicava quasi più.
Un altro papa è stato Albino Luciani, anche se è stato molto breve il suo regno.

“Il papa che ha governato così poco, ma quel poco è bastato a farcelo ricordare. Poi, lui era veneto, con quella parlata veramente, in quei pochi attimi che si è affacciato sul balcone di San Pietro ce lo fanno ricordare”.

Era il papa-pastore, il terzo pontefice (dopo Pio X e papa Roncalli) uscito nel Novecento dal soglio di Venezia, dal gran patriarcato.

Manca il tanto discusso, mai così di recente, anche relativamente alla sua beatificazione, Pio XII, Eugenio Pacelli.

“Non concilia con la mia realtà attuale, però, che ti devo dire? Io trovo questa polemica con gli ebrei molto fuori luogo. Da parte degli ebrei. Non me ne vogliano i miei amici appunto ebrei. E' stato un papa che ha dovuto portare avanti il cattolicesimo in piena Seconda Guerra Mondiale. Il che, francamente, la dice lunga”.

Il politico che ti senti più vicino? Pierferdinando Casini?

“Ancora deve nascere”.

Ti ringrazio, Roberto.

“Ti ringrazio tanto e buon lavoro”.

E buon 2010 ricco di serenità e di successi.

“Grazie, ed altrettanto a te”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 30 dicembre 2009

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