ULTIMA - 20/4/19 - LA VIRTUS VERONA CERCA OGGI A FANO TRE PUNTI SALVEZZA

Operazione Fano iniziata: la Virtus Verona è partita ieri alla volta delle Marche dove oggi alle ore 16.30 si giocherà una fetta di salvezza nello scontro diretto in programma allo stadio "Mancini" di Fano. Prima di partire, l'allenatore rossoblu Luigi Fresco ha così commentato la vigilia del match: "Se vinciamo mettiamo una serie ipoteca
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INCONTRI VIP'S

5/1/10 - INCONTRI RAVVICINATI: ALFREDO MARTINI

MARTINI, IL SAGGIO DEL PEDALE

Sabato 2 gennaio, a Castellania di Alessandria, in occasione dei cinquant'anni dalla morte del grande Fausto Coppi, lui non mancava.
Circondato da un nugolo di televisioni e giornalisti, in soprabito color ghiaccio, rieccolo protagonista come una star mia eclissata, mai andata in pensione.

Alfredo Martini viaggia sicuro a tagliare il prossimo 18 febbraio le 89 primavere: è del '21. E' affabile: le numerose domande non lo affiancano affatto. Anzi.

Ciclista professionista dalla modesta carriera dal 1940 al 1957, Martini ha senz'altro avuto più successo come Commissario Tecnico della Nazionale ciclistica italiana (1975-1997).

Prima, però, una parentesi come direttore sportivo, dal 1969 al 1974, periodo in cui vince il Giro di Italia del 1971 grazie allo svedese Gosta Pettersson. Come cittì, Martini ha visto conquistare la maglia iridata Francesco Moser (1977), Giuseppe Saronni (1982), Moreno Argentin (1986), Mario Fondriest (1988), Gianni Bugno (nel 1991 e nel 1992).

In un libro è stato definito il “Grande saggio del ciclismo italiano”. Qual è stato il momento più bello della sua vita di dirigente sportivo?

“Ce ne sono stati diversi di momenti. Ce ne sono stati anche di quelli un po' deludenti. Non ce n'è uno più bello di un altro: per esempio, da cittì, ogni volta che si vinceva, ma, anche quando si poteva arrivare secondi (siamo arrivati sette volte secondi e sette volte terzi, oltre alle sei vittorie). Anche quando la squadra si comportava bene, per me era un giorno buono, bello. Certo, bisognava riconoscere, purtroppo, per modo di dire, il valore degli altri. Non sempre si può vincere, altrimenti non si sarebbe più una vittoria di valore, se si vincesse sempre”.

Qual è stata la maglia iridata che le ha dato maggior soddisfazione?

“Non c'è un metro per misurare queste cose. Almeno per me è difficile misurarle”.

La doppietta consecutiva (1991 e 1992) di Gianni Bugno?

“Sì, quella di Bugno, di Saronni, di Moser, di Argentin, bellissima anche quella, di Maurizio Fondriest, sono state tutte grandi vittorie. Bugno ne ha vinte due”.

Il ciclista italiano che le ha dato maggior soddisfazione?

“Non faccio mai classifiche io. Io applaudo sempre quando vedo fare un'impresa che veramente si evidenzia da altre prove. Applaudo, non è che faccio una classifica”.

Coppi o Merckx: chi è il più grande ciclista di tutti i tempi?

“Beh, vede, una volta - ed eravamo alla vigilia del campionato di ciclocross attacco lungo - si ebbe la fortuna di essere invitati da Tullio Campagnolo, nella sua villa, a cena. E c'erano Mario Fossati e c'era Bruno Raschi, il professore – e s'era molto amici con Fossati, e a Bruno Raschi durante la cena gli venne chiesto chi era più bravo fra Merckx e Coppi. E lui rispose così, senza porre tempo in mezzo: “Più forte Merckx, più grande Coppi!” Perché più forte Merckx? Perché correva tutti i giorni, tutti i giorni aveva bisogno di battaglia, mentre Coppi, dall'alto della sua grande classe, progettava in un Giro d'Italia e in un Giro di Francia due grandi tappe di montagna e una cronometro, e lì faceva la classifica a sua favore. Ecco la grandezza, la grandezza di fare fughe come nella Cuneo-Pinerolo di 192 chilometri e vincere il Mondiale come ha vinto, staccando tutti a Lugano nel 1953. E, poi, quella tappa con la Croce di ferro, il Telegrafo, il Gariguet, il Monginevro-Sestrieres, la Borgdosan -Sestriere nel 1952, in cui prese 7 minuti dallo spagnolo Ruiz, che arrivò secondo e otto minuti e passa a Ockers, grande corridore”.

Senta, Martini, il ciclismo è malato, è dopato?

“Vede, il discorso della lotta al doping, il ciclismo la sta facendo da molto tempo, e prosegue a farla. Quello che sarebbe importante sarebbe unificare i regolamenti, l'Unione Ciclista Internazionale dovrebbe essere molto più attenta a modificare, cioè a unificare i regolamenti in tutte le parti del mondo, in modo che i corridori siano puniti quando sbagliano, ma che siano anche tranquilli quando vanno da una Nazione all'altra. Che i mezzi a disposizione per il doping siano precisi, precisissimi, no precisi. Perché il corridore deve essere tranquillo. Si può pure punire un corridore, però, prima bisogna dargli la possibilità di essere tranquillo”.

Quand'è stata l'ultima volta che ha pianto per il ciclismo?

“Ma io non è che io sia un piangolone, eh”.

Quando è morto Marco Pantani?

“Certamente, ti prende il cuore quando sei di fronte a tragedie di quel tipo lì. Ti senti indifeso, ti senti indifeso come quando è morto Coppi, no? D'un tratto, in du' giorni, ti sparisce un personaggio, che è stato di riferimento nella tua vita. Non è che piango io, insomma; non è che mi vergogno di piangere nemmeno, ma non è che mi metto a piangere tanto facile”.

Cos'è che le dà più fastidio nella vita in generale?

“Quando il mondo non va d'accordo. In generale. Eh, ma, questo si generalizza da solo quando ci sono guerre un po' in qua e un po' in là. Insomma, son cose che non fanno bene a nessuno”.

E cos'è che la fa ancora commuovere?

“Quando ci sono le condizioni che ti consentono di esser circondato da pace. Come, per esempio, il ciclismo si presta molto a questo, il ciclismo è amicizia, si corre fino in cima alle montagne, si scambiano il panino o il bicchiere di vino: ecco perché m'è sempre piaciuto il ciclismo. Non soltanto per il gesto atletico, che è importante, ma anche perché la gente si vuole bene”.

La commuove di più un bel tramonto, un bambino che nasce o un anziano che è solo?

“Oh, l'anziano che è solo è triste, sì. Ti stringe il cuore quando ti si immedesimi in quello che sta soffrendo quella persona”.

Il suo più grande rammarico, il suo più grande rimpianto?

“Non ho grandi rimpianti. Ciò che nella vita impegnandosi si sbaglia, però, se l'impegno è serio, insomma, non si può stare a rimpiangere troppo”.

E' stato Bartali a passare la famosa borraccia a Coppi, o viceversa?

“Eh, il Gino, a posta che glielo chiedevo: era lui, no? Ma, se vede la fotografia – a parte che è difficile rispondere –, sembra che sia Coppi, perché Coppi – diciamo che quando uno viene a prendere una borraccia guarda dov'è la borraccia – e in quella fotografia vede che Coppi invece guarda in avanti e allunga il braccio, come se dovesse dargliela -. Perché se dovesse prenderla, guarderebbe dov'è la borraccia”.

E' stato Gino, allora, a passare la borraccia?

“Eh, Gino diceva di sì”.

A lei piace il calcio?

“Sì, sì, è un bel spettacolo. Non mi piace il dintorno del calcio, non mi piace quello che gravita intorno al calcio. A dire, a volte il pubblico non è quello che io preferirei”.

Ha qualche passione: tifa viola, stima qualche giocatore?

“No, non sono. Ultimamente ho conosciuto Del Piero. L'ho conosciuto a Ventimiglia, al teatro Regio, in una cerimonia che c'è stata. Mi è piaciuto il suo modo di fare, la sua spontaneità. Mi sembra un uomo molto serio, oltre che un uomo di classe, che ha il gesto atletico fantastico”.

Lei, Martini, crede in Dio?

“Non son tanto credente; però, non posso dire che sono un miscredente”.

Come se l'immagina l'Aldilà?
Breve pausa di silenzio.

“Ma, io penso che il là e l'Aldilà è insito in noi. L'inferno e il paradiso ce l'abbiamo dentro di noi. Se uno fa del bene, cerca di comportarsi bene, penso sia già un mezzo paradiso quello lì. Se uno è portato a far del male, è un po' la fiamma dell'inferno”.

Chi vorrebbe vedere tra novant'anni?

“Eh, sarebbe bello!”

Chi vorrebbe abbracciare?

“Il mondo, voglio dire, non c'è domani senza pensare a quello che è successo ieri. Però, vede, se parla con un giovane – e quello è il termometro – il giovane si interesserà a quello che lei gli dice solo se gli parla di domani. Difficilmente lo ascolta se le parla troppo “lo sai, ai miei tempi”, no, non l'ascolta, perché ieri lo legge sui libri lui, quello che lo interessa è il domani. Ecco il termometro della vita per i giovani”.

Ma, chi vorrebbe rivedere nell'Aldilà, Fausto Coppi, Marco Pantani. Cosa direbbe loro?

“Non ho una simpatia particolare, sono tutta gente col quale...Vede, quando un corridore – e parlo di corridori -, quando uno ha bevuto, s'è scambiato l'ultimo sorso dell'acqua che aveva nella borraccia dopo 250 chilometri è un legame più del sangue”.

Cosa direbbe a Marco Pantani?

“Di Marco Pantani dico che ha la sua indole, eppoi, solo il Padreterno gli ha dato certe caratteristiche”.

Se li dovesse vedere, Fausto Coppi e Marco Pantani, cosa gli verrebbe spontaneo dire loro?

“Aspetti un attimo perché devo andare ad aprire la porta...Ah, no, no, c'è chi va, vah. Cosa dice?”

La prima cosa che direbbe a Coppi e a Pantani?

“Li abbraccerei, li abbraccerei, dare un bacione”.

A Coppi non gli direbbe “Fausto, guarda come sei ancora famoso quaggiù. Oggi nella tua Castellania erano in tremila a ricordarti del 50mo della tua scomparsa!”

“Come? Non sento bene, me lo ripeta?”

Quanto siete famosi quaggiù, in terra!

“Ah, sì, sì. Eh, ma da lassù per ci crede, almeno, dovrebbero vedere. Coppi avrà visto quando oggi hanno inaugurato la piazzetta a Candido Cannavò, il direttore de “La Gazzetta dello Sport”, che è stato uno che ha voluto molto bene al ciclismo. Ed anche avrà visto tutta quella gente che ha pregato per lui. A Castellania c'era tantissima gente. Io sono stato onoratissimo di essere stato premiato lì, in una manifestazione come quella, il Cinquantenario della sua dipartita”.

Qual è stato il papa che più le è piaciuto?

“Mah, non si può dire uno più di tutti. Io ho conosciuto il primo papa è stato papa Pacelli, 1942. Poi, ho visto, sono stato anche al ricevimento di altri papi: sai, così, una volta e via, così”.

Chi è stato il “Coppi dei papi”?

“Ma, non lo so, io. Non deve chiedere a me queste cose. Non sono all'altezza di queste cose, io”.

Allora, aggiriamo la domanda: chi le è più piaciuto?

“Come si fa a dire mi è piaciuto uno più che un altro. Ognuno ha operato secondo la sua grande Fede, il suo grande mandato”.

Ci può indicare un ciclista di cui sentiremo un giorno parlare a lungo?

“Ci auguriamo che ci siano. Noi abbiamo un bel ciclismo, abbiamo una grande organizzazione, forse una delle migliori del mondo, ci auguriamo che i nostri corridori riescano a mantenere le nostre tradizioni. Sono grandi tradizioni le nostre. Fino dai momenti dei Girardengo, dei Binda, dei Gerbi, eppoi, per arrivare a tempi più recenti, dei Coppi, dei Bartali, dei Magni, che furono grandi ambasciatori del dopo guerra. Noi, non è che eravamo visti molto bene colla Guerra che avevamo persa, col comportamento che avevamo avuto con gli altri, e, quindi, le vittorie di Bartali dopo dieci anni al Tour de France, la vittoria doppia di Coppi, Giro e Tour, quando anche i tecnici pensavano che era difficile poter vincere due grandi corse a tappe nel medesimo anno, in quanto allora le corse a tappe erano di 4800 chilometri e non c'era l'assistenza, naturalmente, che c'è oggi. Insomma, sono tante le cose da prendere in considerazione”.

Tifa Fiorentina?

“Ma, non sono un grande tifoso io. Mi piace vedere. Sì, la Fiorentina è vicina, qui, ho piacere che a Firenze la gente che soffre per questo sport si diverta. Si diverta, specialmente quando dopo una partita non succede più niente. Che la gente torna a casa tranquilla. Ecco, questo io mi auguro che possa succedere sempre. Poi, sto molto attento alla Nazionale. Alla Nazionale adesso c'è Lippi. Io con Lippi ho buoni rapporti, e, quindi, a volte, con il nostro Commissario Tecnico Franco Ballerini e Lippi stiamo anche a pranzo insieme”.

Dove arriverà la Nazionale di Lippi nei prossimi campionati del Mondo in Sudafrica?

“Lippi, penso farà bene. Ha già fatto bene. Stenterà un po' le prime partite, poi, prenderà il via”.

Qual è il suo motto?

“Non ce n'ho motti, io. Il mio motto è che mi auguro sempre di comportarmi bene, di poter essere stimato dalle persone, per il mio comportamento”.

Grazie ed altri 89 di questi magnifici suoi anni...

“Eh, 89 fra poco. D'accordo”.

Grazie ancora, maestro.

“Arrivederci”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 4 gennaio 2010












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