ULTIMA - 20/4/19 - LA VIRTUS VERONA CERCA OGGI A FANO TRE PUNTI SALVEZZA

Operazione Fano iniziata: la Virtus Verona è partita ieri alla volta delle Marche dove oggi alle ore 16.30 si giocherà una fetta di salvezza nello scontro diretto in programma allo stadio "Mancini" di Fano. Prima di partire, l'allenatore rossoblu Luigi Fresco ha così commentato la vigilia del match: "Se vinciamo mettiamo una serie ipoteca
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INCONTRI VIP'S

13/1/10 - INCONTRI RAVVICINATI: ENRICO FABRIS

FABRIS, “TERZINO DI GHIACCIO”

Enrico Fabris è vicentino di Asiago, dove è nato il 5 ottobre 1981, e dove ancora vive (più precisamente a Roana, sull'Altopiano dei Sette Comuni).
Il padre Valerio è il suo primo allenatore.

Poliziotto e punta di diamante delle Fiamme Oro, è il primo atleta italiano iridato nella specialità di pattinaggio velocità.

Grazie ai tre ori conquistati ai XX Giochi Olimpici di Torino 2006 (nell'inseguimento a squadre e sui 1500 metri; più un bronzo nei 5000), il 22 marzo 2006 Fabris viene insignito dal Presidente Ciampi del titolo di Commendatore, Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

E' stato – anche se per una settimana soltanto - detentore del record mondiale dei 5000 metri. Ora lo aspetta (Giochi Olimpici di Vancouer, in Canada, dal 12 al 28 febbraio 2010) un altro importantissimo traguardo da onorare alla sua maniera. Magari, concedendosi il bis di Torino 2006.

Buon giorno, Enrico Fabris.

“Buon giorno a voi”.

Qual è il segreto del tuo successo?

“Innanzitutto, la costanza e la dedizione alla fatica. Che sono due componenti fondamentali dello sport in generale; tanto più di uno sport duro come il mio sport, il pattinaggio”.

Avevi fatto sempre pattinaggio, oppure sci da fondo, o sci normale prima?

“Bé, no, da ragazzino facevo altri sport, come d'estate il calcio e in inverno lo sci da fondo qualche volta o gare in bicicletta. Però, ho sempre fatto pattinaggio da quando avevo 5-6 anni”.

Hai detto che hai giocato anche a calcio: ebbene, in che ruolo giocavi da ragazzino?

“Il ruolo che si confaceva a chi correva molto, e, quindi, finivo spesso in difesa. Riuscivo ad anticipare molto bene l'avversario e, quindi, correndo molto, spesso finivo a centrocampo”.

Eri un terzino destro o sinistro?

“Ero terzino destro”.

Quindi, considerati i tuoi 189 cm di altezza, sarai stato forte nello stacco aereo?

“No, non è stato il mio forte, il colpo di testa non mi ha mai entusiasmato più di tanto”.

Sei tifoso di qualche squadra di calcio? Hai un idolo?

“Sono milanista, anche se non sono molto praticante: lo sono diventato da ragazzino assieme a mio papà con il Milan di Sacchi alla fine degli anni Ottanta”.

Il giocatore che ti è piaciuto di più in quel Milan?

“Il mio idolo, anche se ha giocato pochissimo con il Milan, rimane Roberto Baggio. Che è anche mio compaesano, essendo anche lui della provincia di Vicenza. Poi, del Milan, penso Paolo Maldini sicuramente”.

Non ti è dispiaciuto non sfondare nel mondo del calcio?

“No, assolutamente no, perché io sono sempre stato un amante dello sport individuale, che è quello che pratico io. Quindi, non ho avuto mai in mente di proseguire col calcio: lo facevo solo per divertirmi con i miei amici. In estate, ma mai a livello competitivo”.

Qual è stata la più bella soddisfazione finora della tua vita di atleta?

“L'emozione più bella è stata la premiazione della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006”.

Hai avuto dei momenti di scoramento, quelli in cui pensavi di abbandonare il pattinaggio?

“Nelle ultime due stagioni ho accusato cali di rendimento e non riuscivo spiegarmene il perché. Mi stava quasi passando dalla testa la voglia di divertirmi, di combattere e magari mi è passato per la testa anche quella di lasciare il pattinaggio. Ma, sono stati solo brevi e cattivi pensieri: concretamente, non ci ho mai pensato nemmeno un istante”.

Che cos'è che ti dà più fastidio nella vita e cosa invece riesce a commuoverti?

“Mi dà fastidio il fatto che nella vita spesso ci sia meritocrazia: vale a dire la meritocrazia, quella che c'è nello sport in genere, dove decide magari un cronometro chi è il più forte. Dovrebbero essere una cosa simile anche le situazioni della vita. Anche se spesso non succede così e vediamo anche in Italia che spesso non è così. Mi commuove il fatto di vedere gente che ottiene quello che vuole facendo un sacco di sacrifici; come ho fatto io”.

Non hai mai pianto?

“Certo che ho pianto! Specialmente dopo un periodo brutto, in cui non riuscivo assolutamente a venirne fuori, però durante il quale non ho mai perso la speranza, sono riuscito a ritrovare me stesso. Parlo anche a livello sportivo, e valgono più quei momenti rispetto a quelli in cui uno non se rende affatto conto. E, quindi, a quel punto riesco a commuovermi”.

Tu credi in Dio?

“Certamente sì”.

Come te l'immagini l'Aldilà?

“Nell'Aldilà, secondo me, ognuno deve render conto degli errori che ha commesso nella vita, e, dal momento che uno crede in Dio, può rimanere tranquillo”.

Sei molto giovane, e, quindi, la tua vita non è costellata di lutti o di perdite di persone care; ma, c'è qualcuno, in particolare, che ti piacerebbe un giorno, tra cent'anni, rivedere?

“Oddio, è una domanda un po' difficile, non ho mai pensato a una roba del genere”.

La nonna, il nonno?

“Bé, i due nonni paterni: quelli sicuramente sì che li vorrei rivedere”.

Ti hanno aiutato a sfondare nella vita i tuoi nonni?

“Mi hanno trasmesso la loro esperienza per quei pochi anni e momenti che abbiamo potuto condividere. Ed essendo loro vissuti in un'epoca molto più dura della nostra, mi hanno insegnato la capacità di amare ciò che si ha e a non odiare ciò che non si ha”.

Se tu fossi il Lippi della Nazionale dei pontefici, dove schiereresti in campo gli unici due pontefici che finora hai conosciuto: Wojtyla e papa Ratzinger?

“Wojtyla lo metterei capitano”.

E in che ruolo?

“Libero, anche se non c'è più”.

Mentre Ratzinger?

“Attaccante, punta”.

Hai avuto modo di conoscerne qualcuno?

“Ratzinger, l'ho incontrato una volta dopo le Olimpiadi a San Pietro, in Vaticano. Wojtyla ci ha lasciati che io ero molto giovane. Però, ho conosciuto l'operato di tutti e due”.

Cosa ti ha detto Benedetto XVI?

“Mi ha fatto i complimenti per i risultati ottenuti alle Olimpiadi e mi ha raccomandato di rimanere sempre me stesso”.

Sei un grande umile, Enrico.

“Eh sì, non è sempre facile, però, bisogna provarci”.

A giugno ci saranno i Mondiali di calcio in Sudafrica: un tuo pronostico e quale azzurro ti piace?

“Mah, guarda, sui giocatori non vorrei esprimere preferenze, però, spero che la Nazionale ripeta quello che ha fatto nel 2006 in Germania. Come cercherò io di ripetere quello che ho fatto io nel 2006 a Torino”.

Non ti piace nessun giocatore azzurro?

“Non ho idea. Non sono capace di esprimere una preferenza”.

Il tuo pregio e il tuo difetto.

“Il difetto è che faccio fatica a decidere velocemente, il pregio è...che sono umile”.

Non hai alcun rimpianto finora nella vita?

“No”.

Non hai fatto per caso una scelta sbagliata, per cui ti sei pentito?

“No, no”.

Sei superstizioso?

“No”.

Non hai proprio nessuna scaramanzia?

“Non sono mai stato superstizioso”.

Un mondo di “in bocca al lupo” per le tue prossime Olimpiadi!

“Crepi il lupo, grazie mille, arrivederci.”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 12 gennaio 2010






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