ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

21/1/10 - INCONTRI RAVVICINATI: ARC. CRESCIENZIO SEPE

CENTROMEDIANO ALLA SEPE

Nato a Carinaro, diocesi di Aversa, il 2 giugno 1943, Crescenzio Sepe viene ordinato sacerdote il 12 marzo 1967 e creato vescovo da papa Giovanni Paolo II in San Pietro il 26 aprile 1992.

Dal 1992 al 2001 è arcivescovo titolare del Patriarcato di Grado, mentre il 3 novembre 1997 è stato nominato Segretario Generale del Giubileo dell'anno 2000. Viene elevato al rango di cardinale da papa Wojtyla durante il concistoro del 21 febbraio 2001.

Nel maggio 2006, papa Benedetto XVI lo nomina arcivescovo di Napoli, al posto del cardinale Michele Giordano.

Eminenza, qual'è l'emozione più bella che lei ha vissuto finora nella vita di sacerdote e di uomo?

“Diciamo che nei momenti che segnano poi una svolta nella vita sono sempre il momento dell'ordinazione: quello non si dimentica mai. Tant'è che poi ogni anno rivedo quel filmato. E, poi, molto commovente è stata l'ordinazione episcopale nella basilica di San Pietro da parte di Giovanni Paolo II. Momenti che ti condizionano, ma diventano anche un motivo di incoraggiamento per quella che è l'attività di sacerdote”.

Ha mai giocato a calcio da ragazzino in oratorio o in seminario?

“Sì, ho giocato a calcio durante gli anni del Seminario e quasi sempre giocavo da centro-mediano. Ricordo che, giocando contro un altro gruppo di seminaristi, in campo pareggiavamo 2-2, io ero centro-mediano, fu fischiata una punizione, io tirai così bene che la fortuna volle che la palla finì in rete. Era la prima volta che vincevamo contro quest'altra squadra, mi portarono in trionfo per tutto il campo. Era stato, il mio, si capisce, un tiro di fortuna”.

Da grande, invece, in che ruolo ritiene di aver giocato?

“Mi ritengo un mediano di spinta, anche per la mia predisposizione all'impegno attivo e all'assunzione di iniziative”.

Qual era il suo idolo calcistico allora?

“Pelè, che era diventato per quei tempi l'idolo un po' di tutti. Un grandissimo calciatore l'asso brasiliano, perché ricordiamo quella rovesciata con cui segnava gol e che tutti noi cercavamo di imitare. Ma, Pelè mi aveva molto impressionato sotto l'aspetto umano, tant'è che poi, quando sono stato in Brasile, e ho avuto occasione di incontrarlo una volta, gli raccontavo un po' di questa mia grande ammirazione per lui”.

Tifa per qualche squadra? Qual è il suo calciatore preferito?

“La mia squadra del cuore è stata sempre il Napoli. Il giocatore che più mi ha affascinato è stato Maradona, mentre da bambino – come ho appena ricordato – mi piaceva molto il grande Pelè”.

Se lei fosse il cittì della Nazionale di calcio degli ultimi pontefici, dove schiererebbe Wojtyla, papa Ratzinger e Paolo VI?

“Tutti questi grandi pontefici adesso giocano in Paradiso, e naturalmente in Paradiso è il Signore che assegna i ruoli e quale tipo di gioco sviluppare. Un gioco di assistenza, diciamo: queste sono enormi figure che continuano a proteggere la Chiesa, chi in una maniera, chi in un'altra. Ricordo il testamento spirituale di papa Montini, che diceva che “una volta che sarò in Paradiso, continuerò ad amare la Chiesa, e ad intercedere, a pregare per questa Santa Chiesa nostra”.

Li vedrebbe più attaccante Wojtyla e più difensore Ratzinger?

“Mah, ognuno ha le sue caratteristiche, e certamente Ratzinger è un buon allenatore perché ha idee chiare, ha conoscenze; insomma, sa ben inquadrare la squadra, eh”.

E, Paolo VI, papa Montini?

“Montini è stato un grosso mediano, pure lui. Cioè, sapeva difendere, ma sapeva anche attaccare, nel senso di guidare bene la Chiesa in un momento così difficile come quello che è stato il post Concilio”.

Il “papa buono”, Giovanni Paolo XXIII?

“Beh, il “papa buono”: quello è un portiere che non fa passare nessun gol, eh”.

Lei come se l'immagina l'Aldilà?

“Mah, è l'esplosione di una gioia e di una vita di piena comunione con Dio nostro Padre, con Gesù Cristo suo figlio e con lo Spirito Santo. E' quella allegria che uno sente profondamente in sé, perché si è conquistati da quest'Amore che Dio ti trasmette e che esplode perché non ha le difficoltà di un pellegrinaggio della vita terrena”.

Quand'è l'ultima volta che ha pianto?

“L'ultima volta che ho pianto? Ho pianto lacrime dolci e lacrime amare, come tutti gli uomini di questa vita. Un ricordo speciale è stato quando ho visitato Giovanni Paolo II mentre moriva, e davanti a lui certamente no, ma dopo sì che non sono riuscito a trattenere le lacrime. E mi riferisco alla notizia della sua scomparsa: allora non si potevano trattenere questi sentimenti di dolore”.

Lei è favorevole a Cassano in Nazionale e ai Mondiali del Sudafrica 2010?

“Ma, mi lasci libero di pensare: ci sono le persone più competenti di me a decidere cosa fare. Cassano è un giocatore molto generoso, molto dinamico, ma, è il responsabile Marcello Lippi a decidere se farlo o non farlo giocare”.

Che cos'è che le dà più fastidio e che cosa riesce a commuoverla?

“Quando si agisce con onestà, generosità, e, soprattutto, gli atti di solidarietà e di carità verso quelli che sono i più poveri e i più necessitati. Diciamo che questi grandi eventi che avvengono nel mondo, tipo il terremoto di Haiti o il terremoto a Napoli, e vedere quanta gente – di tutti i colori e di tutte le razze – formano un fiume di generosità a vantaggio anche di questi fratelli necessitati”.

Invece, nel calcio?

“Non tollero, nemmeno fuori dal calcio, la violenza e neppure l'istigazione alla violenza. Mi emozionano, all'interno di una partita di pallone, il bel gioco, e, soprattutto, la passione e l'intelligenza con cui si affrontano gli impegni professionali, lavorativi, sociali”.

Il suo motto, Eminenza?

“Ecco, era quello di Paolo VI: “In nomine Domini”: “In nome del Signore”. Pieno di speranza e di fiducia”.

La sua impressione di un altro “terremoto”, moralmente grave, civilmente meno mortale: “Moggiopoli”? Non le dà l'idea di un uomo alla deriva, corrotto: mi riferisco all'uomo del mondo del calcio in generale?

“Mah, non lo so. Io non sono un tecnico che entra nelle vicende personali delle persone. Cerco di stare un po' al di sopra. Il mio è amore per un calcio, per lo sport in genere, che rappresenta i valori autentici delle persone”.

Qual è stato il “gol” e l'”autogol” più clamorosi della Sua vita?

“Credo che la realizzazione che mi ha coinvolto particolarmente, sul piano spirituale e su quello operativo, sia stato l'incontro forte e coinvolgente con la gente, con un numero immenso di fratelli di tutti i Paesi del mondo, che mi è stato possibile fare grazie alla organizzazione del Grande Giubileo del 2000, e al mio ruolo di Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide”.

Qual è stata la Nazionale italiana di calcio che più l'ha entusiasmata?

“Evidentemente, quella che per ultima, con Lippi, ha vinto i Campionati del Mondo in Germania, a luglio del 2006. Ma, non posso non ricordare l'analogo successo conquistato con Bearzot, grazie alle fantastiche prestazioni di grandi campioni come Rivera, Mazzola, Riva, Zoff ed altri”.

“Adesso, mi scusi, ma la devo lasciare perché ho una riunione. Ciao ed arrivederci”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 21 gennaio 2010

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