ULTIMA - 27/5/19 - AIAC VR: INCONTRO FORMATIVO CON STEFANO BIZZOTTO

L’Associazione Italiana Allenatori Calcio sezione di Verona informa che organizza per lunedì 3 giugno 2019, con inizio alle ore 20.30, un interessante serata formativa dal titolo "La comunicazione nel mondo del calcio". L'incontro si terrà presso l’aula 1 del palazzotto Gavagnin (difronte alla sede della società Virtus Vecomp) in via
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INCONTRI VIP'S

23/1/10 - INCONTRI RAVVICINATI: ANTONIO INGROIA

INGROIA, CUORE INTERISTA

Antonio Ingroia, nato a Palermo il 31 marzo 1959, è Sostituto Procuratore aggiunto alla Procura di Palermo.

Notevole il suo impegno e contributo alla lotta contro i reati di mafia e i tentativi d'affossamento. Ma, non solo.
E' della scuola del Giudice Gian Carlo Caselli, tornato ora, dopo 7 anni di lavoro in Sicilia, alla Procura di Torino.

Ha mai giocato a calcio, dottor Ingroia?

“Mah, insomma, ogni tanto tra amici, ma senza grande successo. Come calciatore non sono granché. Come tifoso del calcio va un po' meglio. Anche perché, oltre a essere tifoso del Palermo, perché è la squadra della mia città, sono tifoso anche dell'Inter da quand'ero bambino. Per ora, da interista, ci sta va bene, per ora”.

Per quel poco che ha potuto giocare, per via dei suoi numerosi e delicati impegni, in che ruolo ha militato?

“Siccome quand'ero giovane avevo un buon scatto, giocavo in genere da ala destra. Poi, talvolta però giocavo anche dietro, come laterale, difensore destro”.

Il suo idolo di ieri?

“Era Sandro Mazzola, in quanto tifoso appunto dell'Inter, della Grande Inter, era Mazzola il mio idolo. Che ricordo proprio da bambino inserivo pure nelle mie preghierine della notte”.

Senta, dottore, Gian Carlo Caselli – che abbiamo avuto la fortuna di intervistare – ha detto che giocava “difensore” della Costituzione. Lei, invece, nella vita che in che ruolo crede di giocare?

“Credo, forse con un po' di presunzione, di giocare più un ruolo di attaccante. Naturalmente, attaccante, nel senso che come Pm contro la mafia mi sento più all'attacco che in difesa. E' chiaro che gli attaccanti sono quelli che si beccano più falli e che spesso si prendono sgambetti, gomitate, gli insulti dei tifosi avversari. Ed è quello che succede a molti di noi, quelli che giocano, appunto, all'attacco nella squadra anti-mafia”.

Il “gol” e l'”autogol” professionali più clamorosi finora del dottor Antonio Ingroia di Palermo?

“Bè, con un pizzico di presunzione, “gol” molti, “autogol” nessuno. Perché, forse, giocando all'attacco è più difficile fare gli autogol. “Gol”, credo tanti: io ho la piccola presunzione di dire di non avere perso quasi mai nessun processo. Ho svolto il ruolo di Pubblico Ministero e sono andati quasi tutti bene; anzi, direi tutti. E, i processi più difficili sono stati il processo al senatore Dell'Utri, che ho svolto in primo grado, e che si è chiuso almeno al primo grado con la condanna, il processo contro il dottore Contrada, funzionario del Sisde, che si è concluso con la condanna e poi anche con la sentenza definitiva, poi, tanti processi per tanti omicidi, il processo per l'omicidio di Ignazio Salvo, il processo per alcuni, che non siamo riusciti ancora a sbloccare il risultato e siamo ancora 0 a 0, diciamo così, e sono partite alle quali – sorride il PM palermitano - tengo molto. Mi riferisco all'indagine, ad esempio, sugli omicidi di giornalisti, mi sono occupato e mi occupo delle indagini sull'omicidio di Rostagno, il processo per il sequestro e per l'omicidio di Mauro De Mauro. Questi ancora non si sono conclusi: siamo messi, diciamo, bene per il processo De Mauro perché abbiamo già un dibattimento in corso, nel quale l'imputato Salvatore Riina, il vecchio, diciamo, ormai vecchio boss “capo dei capi”, perché si tratta, tra l'altro, di un omicidio che risale agli anni 1970 e quest'anno saranno 40 anni da quel fatto. Io spero che, anche se con tanto ritardo – io avevo i calzonzini corti quando De Mauro venne sequestrato e poi ucciso – credo e spero di poter ottenere una condanna, così metteremo a segno un altro risultato, faremo giustizia un po' in ritardo, ma, comunque, sempre giustizia”.

Parlando di processi, l'ultimo e più clamoroso “Processo al calcio italiano” è passato alla storia col nome di “Moggiopoli”: una sua personale opinione a riguardo, dottor Ingroia?
Va bè che da interista, con l'abbattimento della Juventus, lei ne è venuto fuori notevolmente avvantaggiato...E, giù un altro bel sorriso del giudice palermitano:

“Dicevo una conferma a qualche sospetto che era venuto. Bè, purtroppo, da appassionato di calcio, ovviamente, tutti gli appassionati di calcio idealizzano un po' questo mondo: sperano che sia un mondo pulito, il mondo dello sport dovrebbe essere un mondo dove trionfano le regole. Come se fosse un po' più estraneo da una società, dove le regole vengono spesso disprezzate. Ed è, purtroppo, come risvegliarsi e ritrovarsi in un incubo, rendersi conto che invece ci fosse una così profonda violazione alle regole e anche corruzione. Peraltro, da tifoso anche del Palermo, anche se riconosco in misura minore, perché il cuore è solo tutto nerazzurro, a proposito del Palermo, mi sto occupando con un certo dispiacere di un'indagine proprio sul Palermo Calcio e sulle infiltrazioni della mafia all'interno della società (sono stati arrestati alcuni dirigenti del Palermo per rapporti con “Cosa nostra”), c'è la questione del bagarinaggio, nel quale sembra che Cosa nostra avesse anche una sua influenza, una presenza nelle Curve, nei Club, negli Ultras controllati in parte da Cosa Nostra. Quindi, purtroppo, il mondo calcio non è affatto immune da questi fenomeni, e credo che occorra da parte delle società la massima attenzione e intransigenza. Talvolta, c'è un po' troppa tolleranza”.

Che cos'è che le dà più fastidio e cosa la riesce a commuovere?

“Parla del mondo del calcio?”

Sia nella vita che nel calcio. Che poi è parodia, specchio, spaccato della società in cui viviamo.

“Quello che mi dà più fastidio, che m'indigna è la menzogna e la simulazione. E, questo spesso avviene sia nei campi di calcio e fuori dei campi di calcio. Nei campi di calcio, non mi piacciono certi atteggiamenti di alcuni giocatori, quelli che simulano i falli, che provano a barare, a violare le regole, perché l'agonismo è comprensibile ma entro certi limiti. E, purtroppo, è un sintomo di un modo di comportarsi anche della società italiana. Talvolta, anche dentro le Istituzioni, a parte qualche alle Istituzioni, dovrebbe essere di modello. Spesso le regole vengono disprezzate. Quello che più mi piace, invece, sono quegli esempi – e ce ne sono stati anche nel calcio – esempi di sportività: sono successi casi in cui qualche calciatore ha riconosciuto di avere o non avere commesso un fallo di mano, di avere o non avere commesso un fallo, di avere o non avere deviato la palla andata in calcio d'angolo, magari andando contro la decisione appena presa dall'arbitro. Questi sono gesti rari, talvolta, di fair play, che sono importanti soprattutto per i giovani, perché soprattutto i calciatori, ma, comunque, tutti gli uomini in vista – quindi, vale per i calciatori, vale anche per gli uomini delle istituzioni – hanno i riflettori accesi addosso, costituiscono spesso modelli di riferimento per i giovani, per le giovani generazioni, credo che ci vorrebbe una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte di tutti”.

La nominiamo, con un colpo di bacchetta magica di Harry Potter, il “Lippi della Nazionale di calcio degli ulimi pontefici”. Ebbene, dove schiererebbe in un campo di calcio Wojtyla e Ratzinger?

“Bè, Wojtyla lo metterei sicuramente a...Occorrerebbero, forse, undici Wojtyla: in attacco e anche in porta. Ratzinger, forse, in panchina”.

Lei crede in Dio, dottor Ingroia?

“Sì, sicuramente sì. Non solo riconosco di non essere un praticante, ma ho una forte religiosità vissuta molto interiormente”.

E, l'Aldilà, come se l'immagina?

“Bè, per fortuna, migliore dell'aldiqua”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 22 gennaio 2010









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