ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

28/1/10 - INCONTRI RAVVICINATI: EMILIANO BREMBILLA

STILE LIBERO ALLA “BREMBO”

Specialista nello stile libero, Emiliano Brembilla, bergamasco di Ponte San Pietro (21 dicembre 1978), Emiliano Brembilla vive con impegno, passione e grandissima fiducia le prossime Olimpiadi di nuoto, che si terranno a Londra nel 2012.

Un traguardo che lo attende non più bambino, ma con tanta esperienza alle spalle, in quanto scenderà in vasca per una medaglia da conquistare – non importa di che colore – a 33 anni e mezzo.

“Brembo” - questo il suo soprannome – si è laureato campione europeo dei 400 metri stile libero per ben 4 volte (secondo solamente a Istanbul nel 1999). Ha preso parte a 4 edizioni dei Giochi Olimpici e ha conquistato 3 medaglie mondiali.

Emiliano, raccontaci, svelaci il tuo grande sogno all'orizzonte.

“Ma, il mio sogno sarebbe quello di disputare la mia quinta Olimpiade nel 2012. Ce la sto mettendo tutta, non è facile, perché ho già 31 anni e nel 2012 ne avrò 34. Però, col sacrificio, penso di riuscire a farcela”.

Snocciola in pillole i tuoi trionfi, il tuo palmares.

“Partendo dai campionati italiani, ho realizzato 41 titoli italiani, individuali, 18 medaglie ai Campionati Europei – la maggior parte sono medaglie d'oro soprattutto nei 400 stile libero -. Ai Mondiali ho all'attivo 5 medaglie, di cui una d'argento, una di bronzo e...non mi ricordo, però, le altre due sono di staffetta, sempre d'argento, e poi alle Olimpiadi, purtroppo, una sola medaglia – di bronzo - e tanti sfortunati tra virgolette quarti posti. Che, comunque, sono un ottimo risultato per un'Olimpiade”.

Tifi per qualche squadra di calcio? Noi immaginiamo per l'Atalanta.

“Io tifo prevalentemente Milan. Poi, naturalmente sono legato alla mia città di Bergamo, e, quindi, tifo Atalanta”.

Hai mai provato a giocare a calcio?

“Guarda: io ho provato a giocare a calcio da piccolino, e ho capito che non era il mio sport perché non sono molto coordinato nell'avere la palla ai piedi. Però, da un paio d'anni, io e altri miei quattro amici abbiamo creato quest'associazione, che si chiama Associazione Nuoto Calcio. E' una onlus, facciamo partite di beneficenza contro la squadra Sacerdoti Calcio, la squadra Magistrati e abbiamo già all'attivo 3 partite; purtroppo, sono poche, ma è perché abbiamo diversi impegni col nuoto, e, quindi, ci destreggiamo a fare qualche partitella a calcio a cinque. E' divertente, mi piace”.

In che ruolo giochi in queste partitelle?

“Ma, di solito, mi mettono attaccante, visto che come difensore non sono bravo. Come attaccante, quando arriva la palla, cerco di buttarla in porta. Per il momento, sono a quota – sorride “Il Breno” - zero gol”.

Attaccante alla...?

“Ala destra”.

Sì, ma, attaccante alla Ronaldhino, alla Pato o alla Inzaghi?

“Ah, ho capito la domanda! No, no, Ronaldinho è impossibile. Diciamo che sono un attaccante un po' alla Del Piero, no: calcio piazzato”.

Il tuo mito milanista?

“Il mito milanista non è un attaccante, ma era Maldini. Che era un difensore, ma anche un gran personaggio. Anche perché è arrivato fino a 40 anni in attività. Lui, diciamo, che è il mio mito”.

Che ruolo hai giocato finora nella vita?

“Nella vita ho giocato non da protagonista, ma da seconda linea. Diciamo che io verso gli altri potevo dare tanto, ma non sono stato considerato come un condottiero. Sono sempre stato considerato come un cavallo d'allenamento, un cavallo da traino. Però, in gara, forse per il mio carattere, forse perché sono una persona calma, e prima di dire le cose ci penso su due volte, sono sempre stato in disparte. Quindi, non godo della stessa popolarità che può avere un Rosolino, che, logico, lui alle Olimpiadi ha ottenuto molto più di me, però, a parità di risultati, lui è sempre emerso, e io sono sempre rimasto lì. Forse, per il carattere”.

Ci hai introdotto nella tua caratterialità: Pregio e difetto di Emiliano Brembilla.

“Il pregio è che sono, da buon bergamasco, un gran lavoratore e sono un testardo. Ed alcune volte può essere anche un difetto, può essere un'arma a doppio taglio: essere troppo testardi su cose sbagliate ti porta a fare degli errori che potresti evitare”.

Ti nominiamo cittì di un'ipotetica Nazionale degli ultimi pontefici. Trova loro sia un ruolo calcistico che una specialità natatoria. A parte che Wojtyla era un triatleta ed amava il nuoto.

“Montini, l'ho conosciuto poco; quindi, lo metterei centrocampista. E' quello che riesce a dirigere il gioco. Wojtyla, invece, io ho avuto modo di conoscerlo e di essere da lui ricevuto tramite un mio amico e sono riuscito a dargli la mia medaglia d'argento dei Mondiali del 1998: ho ancora la foto di quando ero ragazzino ritratto assieme a lui. Giovanni Paolo II, secondo me, lo metterei un po' come un attaccante brasiliano, quello che riesce a dribblare tutti, senza prendere in giro il giocatore, ma facendo dei grandi numeri. Ratzinger lo metterei in porta o anche in difesa. E' la persona che dopo Wojtyla, secondo me, facciamo fatica a trovare un papa come lui e Benedetto XVI cerca un po' di tamponare quello che è stato Giovanni Paolo II. Sta facendo benissimo il suo ruolo, però, lo metterei in difesa”.

Come stili di nuoto?

“A Ratzinger lo metterei a fare il delfino, perché il delfino è uno sport faticoso, però, le ultime vasche – quando ti arriva la botta di stanchezza e sei lì che arranchi – lo metterei in quello stile. Wojtyla lo metterei nei misti, perché penso che sia la gara più difficile, la gara dove bisogna cambiare in continuazione, bisogna fare tutti gli stili bene e lui qualsiasi cosa è capace di farla”.

Wojtyla, che è stato un provetto nuotatore, oltre sciatore...

“Me l'aveva detto quella volta che l'ho incontrato. Mi aveva confidato che anche lui era stato un grande nuotatore. Il nostro incontro era stato di cinque minuti e non di più perché aveva un sacco di altre persone da incontrare”.

Ti ricordi cosa ti raccomandò?

“”Mi raccomando continua ad impegnarti. Grazie per la medaglia d'argento che mi hai donato”. Quella medaglia è stata frutto dei miei sacrifici: è stata una bella cosa; davvero molto emozionante. Fra l'altro, avevo portato anche mia mamma. Che è religiosissima ed era molto attaccata a Wojtyla. Ripeto: è stata una bella cosa”.

Montini?

“Lo metterei a fare stile libero”.

Hai parlato di grande religiosità della mamma. Tu credi in Dio?

“Sì, sì, io credo”.

E come vorresti che fosse l'Aldilà?

“Io recentemente è scomparso Castagnetti, no. E io ho perso anche i nonni. Diciamo che Alberto (Castagnetti) è l'unica persona che sogno in media una volta alla settimana. Quindi, per me, dopo la morte esiste non proprio un qualcosa, ma c'è un Aldilà che ti rende ancora queste persone vive. Per me, lui – Alberto – non è proprio morto: secondo me, lui c'è ancora. L'Aldilà me lo immagino così: cioé una seconda rinascita, una continuazione della vita”.

Da buon nuotatore, non ti immagini vasche da percorrere senza più sacrifici?

“Me lo immagino come adesso: come se tu un giorno ti addormentassi e ti risvegliassi sempre nello stesso posto, con la stessa vita di prima, e tu non ti sei accorto di niente. Io addirittura alcune volte mi chiedo se noi tutti non ci troveremo nello stesso posto; anche se le persone scompaiono, non ci sono più. Ogni tanto me lo chiedo e mah, chi lo sa”.

Ti abbiamo visto a Verona, il giorno del funerale di Alberto Castagnetti, in prima fila portare la sua bara. Immaginiamo che l'ultima volta che hai pianto è stato alla notizia della prematura scomparsa del cittì della nostra Nazionale di nuoto, o no?

“Sì, per la scomparsa di Alberto. Io piango raramente; più che altro soffro internamente, ma, piangere, piango poco. E Alberto ci è riuscito a farmi piangere. E' stato un nostro desiderio, quello di poterlo portare a spalla: abbiamo chiesto alla famiglia e non abbiamo avuto alcun veto. Quindi, è stato bello aver potuto fare questo, perché lui ci ha sempre portato su un palmo di mano, ci ha sempre guidato per affrontare le nostre gare e noi volevamo accompagnarlo l'ultimo giorno, per salutarlo per l'ultima volta”.

Il “gol” e l'”autogol” di Emiliano Brembilla?

“Il “gol” è stato iniziare a nuotare, perché, se non avessi iniziato a nuotare non sarei qui a poter raccontare tutte le esperienze che ho fatto. Quindi, secondo me, il “gol” più bello è proprio avere iniziato a entrare in acqua, avere iniziato quest'attività. L'”autogol” è stato quello di non aver ascoltato Alberto nelle Olimpiadi del 2004, quando persi la medaglia di bronzo per un centesimo.
Mi ha sempre detto: “quando sei stanco, cerca di toccare il muro, cerca di toccare il muro!”. Quella volta lì ero troppo stanco, non l'ho ascoltato, ho toccato in pieno il muro e ho perso per un centesimo. E, quindi, potevo essere con una medaglia di bronzo individuale e però i treni passano e sono passati”.

Per quale azzurro, ai Mondiali di Sudafrica 2010, presterai particolare attenzione?

“Sicuramente, a Toni, se lo convocano”.

Guarda che si è appena rotto nella Roma...

“Ah, sì, è vero, si è appena rotto; allora, Pirlo, che è anche un giocatore da cui parte tutto il gioco degli azzurri”.

Cassano: lo convocheresti?

“Io, sì. Nonostante abbia una testa tutta particolare, ma, qui si parla di una squadra, e gestire un cavallo pazzo riescano tutti. Ci vuole, naturalmente, il modo per farlo. Secondo me, l'Italia non può privarsi di un talento come lui”.

Grazie, Emiliano.

“Grazie a te, è stato un piacere rivederti dopo anni, e, se hai ancora bisogno di me, io sono ancora a tua disposizione”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 28 gennaio 2010









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