ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

29/1/10 - INCONTRI RAVVICINATI: GIAN ANTONIO STELLA

STELLA... DI UN TERZINO SCARPONE

E' una delle penne più brillanti del “Corriere della Sera”.
Gian Antonio Stella, veneto di Asolo (15 marzo 1953), è inviato ed editorialista del più famoso quotidiano d'Italia.

Ma, è molto intensa la sua attività di scrittore, che spazia dalla politica alla cronaca e al costume. Più di un milione e 200 mila le copie vendute de “La Casta”, sfornato nel 2007.
Per la narrativa ha prodotto “Il maestro Magro”.

E' anche saltuario conduttore di “Faccia a faccia”, trasmissione in onda su Radio 3. Dopo “La deriva” (2008) e “Carmine Pascià” sempre del 2008, nel 2009 ecco “Negri, froci, giudei & Co.”

Nel gergo giornalistico è conosciuto col soprannome di “Zio Gas”, per via delle iniziali del suo nome e cognome.

Ha mai giocato a calcio Gian Antonio Stella?

“Certo che ho giocato a calcio. Ero, purtroppo, uno scarpone. Avessi dovuto guadagnarmi da vivere con il calcio, sarebbe andata male”.

In che ruolo giocavi?

“Terzino”.

Nella vita, invece, in che ruolo ha finora giocato Gian Antonio Stella?

“Non lo so, perché mi è sempre piaciuto fare di tutto, per cui io ho sempre fatto le inchieste, lo sport, il Festival di Sanremo, le Olimpiadi, la cronaca nera, l'economia, Cernobbio. Voglio dire: volendo fare un paragone, mi è piaciuto giocare in tutti i ruoli”.

Tu ci credi in Dio?

“Ma, io vengo da una famiglia cattolica, molto cattolica e ho delle zie suore vere – non so se ce le abbia Berlusconi, ma io ce le ho di sicuro – e la mia famiglia mi ha lasciato una base solida. Poi, siccome prendo molto sul serio queste cose, devo anche dire che non sono ipocrita e non sono praticamente. Però, almeno non faccio i matrimoni celtici e considero il crocefisso in modo un po' più serio di chi lo usa come una clava”.

Hai detto che ci credi: allora, come te l'immagini l'Aldilà?

“Non lo so come sarà: quello di cui son sicuro – perché di questo non c'è proprio dubbio – è che nell'Aldilà saremo tutti uguali e sono anche sicuro che chi avrà usato strumentalmente il crocefisso o il presepe per farne dei manganelli avrà modo di piangerci sopra”.

Cos'è che ti dà più fastidio e cos'è che invece riesce ancora a commuoverti?

“Mah, commuovermi? Tante cose mi commuovono. Come dice Vasco Rossi, i veri uomini non ballano, ma piangono. E io sono d'accordo con lui. Ci sono tante cose che ancora mi toccano. E' difficile raccontare una storia, per esempio, come quella che ho raccontato di Settimio Calò, quest'ebreo che ha visto tutta la sua famiglia – la moglie e nove figli – morire ad Auschwitz, e poi pareva addirittura che i figli fossero dieci per un errore dell'anagrafe (nove figli ha perso ad Aushwitz, eh). Quando racconti una storia come quella, come fa non toccarti le corde del cuore?”

Ti nominiamo cittì di un'ipotetica Nazionale degli ultimi pontefici. Dove schiereresti in un campo di calcio i papi che hai, abbiamo, conosciuto?

“Chiedo scusa, ma è una cosa troppo seria e non voglio dire alcune cose anche sgradevoli. Sicuramente, centravanti Wojtyla. Questo è sicuro, perché, secondo me, è stato un pontefice straordinario, straordinario.
Che ha marcato la storia di un secolo, e non solo di un secolo, e su alcuni temi, per esempio su quello del razzismo, credo sia stato il più bel dono fatto all'umanità, da sempre. Perché papa Wojtyla è stato davvero una persona antirazzista nel senso più bello che ci sia”.

Quand'è l'ultima volta che Gian Antonio Stella ha pianto?

“Non so. Per me, la settimana scorsa, quando Icidek ha messo online le foto di tutti quegli ebrei che sono stati portati via dall'Italia e sono finiti ad Auswitz. Bé, credo che sia impossibile non avere il respiro che si ferma a vedere la foto di Fiorella Anticoli, quella bambina di tre anni. Oppure quando racconti la storia, che ne so, della Venere autentotta. La storia tragica della Venere Autentotta, una delle cose spaventose: ti fan sentire tu bianco, in colpa nei confronti di tutti i neri del creato, ecco. Sono cose che toccano. Poi, nel nostro mestiere, se uno non si lascia toccare dai sentimenti e lo fa in modo cinico, non ha capito niente”.

Avevi da ragazzino un mito calcistico?

“Va bé, miti calcistici, Gianni Rivera”.

Sei milanista, allora?

“No, no. Il mito era Gianni Rivera, che poi ho avuto modo di conoscere e siamo diventati amici, quando ormai eravamo grandicelli tutti e due. E, poi, a modo suo, Ezio Vendrame, perché l'ho conosciuto quando giocava nel L.R.Vicenza e lui era ai primi passi nel Vicenza – anche se stava diventando un grandissimo campione – e io ero ai primi passi del giornalismo. Ezio era un grande, insomma!”

Come Gianfranco Zigoni...

“Ma, Ezio c'aveva più estro. Un giorno era partito dallo stadio - aveva fatto una scommessa che sarebbe arrivato in piazza dei Signori senza lasciare che la palla posasse per terra fino a bersi un caffè, mi pare, fino al “Bar” o “Caffé Triestina” - e lui partì dallo stadio “Menti”, andò palleggiando in giacca e cravatta fino in centro. Era matto completo” e alè, una grande risata del nostro interlocutore.
Era una bella macchietta!
“Ma, no, macchietta è troppo riduttivo. Lui era un genio, era genio e sregolatezza”.

Prima hai detto che tifi Chievo.

“Tifo Chievo perché il Chievo è il debole, il Davide contro il Golia. E, in questo senso, è impossibile non tifare per il Chievo”.

Grazie.

“Grazie a voi!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 29 gennaio 2010









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