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INCONTRI VIP'S

30/3/10 - INCONTRI RAVVICINATI: TINTO BRASS

TERZINACCIO MOLTO AT-TINTO...ALLE CURVE!

Tinto (Giovanni) Brass nasce a Venezia il 23 marzo 1933. Nella sua lunga carriera di regista è assistente anche del grande maestro del cinema del neo-realismo italiano, Roberto Rossellini. Ma è nel campo dell'erotismo e della sessualità che Brass – tra una censura e l'altra – che s'impone all'attenzione degli spettatori, a partire soprattutto dagli anni 80 in poi, con “La Chiave” (1984), “Paprika” (1991) e “Così fan tutte” (1992).

Merito del regista veneziano è quello di aver scoperto o rilanciato attrici da Serena Grandi (“Miranda”) a Claudia Koll (“Così fan tutte”), da
Francesca Dellera (“Capriccio”) a Stefania Sandrelli (“La Chiave”) a Debora Caprioglio (“Paprika”) fino ad Anna Galliena (“Senso 45”) e a
Caterina Varzi (“Ziva, l'isola che non c'è”).

E' stato definito “un grande e insuperato poeta della carne”, portando sul set le sue muse ispiratrici, ovvero donne dall'innata sensualità e dalle curve esplosive.
L'ironia e il dialetto veneziano come sempre accompagnano il nostro interlocutore, il quale a Roma, nel tardo pomeriggio, tra un ciack e l'altro di un film ne approfitta per prendersi una breve pausa.

“Sì, ciao, dime (dimmi), dime” ci invita ad esordire con le domande.
Maestro, ha mai giocato a calcio?

“Ah, a calcio? No, mi zogo (gioco) un altro sport: il letto” e giù una fragorosa risata. “Sì, da piccolo giocavo anch'io, qualche calcio l'ho tirato al pallone, ma non sono mai stato un grande appassionato. Sono appassionato dei campioni più che delle squadre o delle partite di campionato”.

Quali sono i campioni che lei ama?

“Bè, un tempo c'era Maradona, del quale ero assolutamente un suo fan, adesso c'è Totti, c'è anche la Ilary – e, alè, altra risata -. I miei idoli sono i campioni: mi è sempre piaciuto vedere le esibizioni, la bravura dei giocatori, indipendentemente dalla squadra in cui militavano e dal risultato che ottenevano”.

In che ruolo giocava da ragazzino?

“In difesa, terzino. Ero imbattibile, ero una montagna: sbattevano contro di me, gli attaccanti non passavano”.

Tifa o tifava una volta per qualche squadra?

“Adesso simpatizzo per la Roma, vivo a Roma e simpatizzo per Totti, per la Roma”.

Qual è stato il momento più bello della sua vita?

“Di professionista nello sport o nel cinema?” In tutte e due.

“Parliamo anche nello sport. Io sono stato un grande vogatore, io vogavo più che fare calcio, che giocare a calcio. Da veneziano doc, io vogavo. Guido la gondola, non guido la macchina, non ho la patente, però, la gondola so portarla, da solo in porto. Ce ne sono stati tanti di bei momenti nella mia carriera. Come ce ne saranno degli altri, spero, mi auguro. Quando vincevo le cause, per esempio, che seguivano ai miei film. E, quello
è stato un momento i grande soddisfazione perché mi davano ragione, confermavano quelle che erano le mie convinzioni e risultava che i miei film non avevano niente a che fare con l'oscenità nel cinema, ma era una questione di arte, di espressione, di linguaggio artistico”.

Tinto Brass non ha mai provato dolore; dolore metafisico, non dolore anche fisico?

“Ma, no, metafisico non so cosa sia. Fisico, sì, quando ghavea (avevo) mal de denti, e allora me capitaa (capitava) qualche volta. Adesso me i ghò (me li sono) cavai (cavati) e, quindi, non ghò (ho) più dolori – altra bella risata -. No, metafisico, no: sì, certo, ho avuto momenti di dolore: quando è morta mia moglie c'è stato un momento di dolore forte, forte”.

Come si chiamava sua moglie?

“Tinta, detta Tinta.”

Lei Tinto e sua moglie Tinta?

“Era stata soprannominata, Carla Cipriani, detta Tinta, sì. Siamo stati sposati per cinquant'anni, abbiamo fatto tanto, tanto amore, abbiamo fatto tanto sesso tra di noi, fino all'ultimo”.

Secondo lei nella vita bisogna proprio avere tanto “lato b”?

“No, il “lato B” non lo conosco. Il culo, dirai. Certo, sì certo, è importante, è molto importante, tanto è vero che il mio manifesto elettorale diceva “Meglio un culo che una faccia da culo”. E ho fotografato un culo splendido in quel manifesto – e vi dirò a suo tempo di chi è – e le facce da culo ognuno metta quello che vuole, insomma”.

Ma, è vero che il più bel “lato B” è stata quella di Michelle Hunzicher?

“No, quello è stato uno che a suo tempo era talmente bello, che l'ho messo in scena anche in un film, “Il Manifesto”, ed era quello – mi suggerisca lei – della Roberta, della reclama del famoso slippino? L'ho messo in scena anche in un film, ma quello su cui ho puntato il mio sguardo attuale è un culo incredibilmente bello, artistico: me lo sono messo perfino sul display del telefonino. Ogni volta che squilla, lo apro e vedo questo culo, proprio. Ho un'emozione fortissima”.

Lei, con i suoi gusti, ha prevenuto un luogo comune, meglio, un gusto comune tra le ragazze. Cui piace il fondo schiena dei ragazzi e degli uomini.

“Ebbè, sì, certo, alle ragazze, penso di sì, così dicono e mi dicono. A me, di sicuro, delle ragazze piace il culo, su quello non c'è dubbio. Quando attrici anche note – mi ricordo che una volta era venuta appunto da me la Mara Venier per fare un provino, preparata bene la parte, mi si presenta chiedendomi cosa deve recitare. “No, devi farmi vedere il culo, per prima cosa” - e, giù un'altra risata di gusto -.

Lei ci crede in Dio?

“No, non so cosa ci sia di là”.

Quindi, nell'Aldilà non c'è niente?

“No, non c'è niente. Se dovesse esserci qualche cosa, spero di andare all'inferno e non in paradiso. E, poi, adesso sono molto affascinato dalle tette. La prossima attrice mia ha un paio di tette vere, non rifatte, autentiche, morbide al tatto, alte, e dure, non cadenti. Sono veramente una gioia degli occhi e delle mani”.

Cos'è che non bisogna mai dimenticare nella nostra vita?

“Soprattutto, tutti i momenti belli, tutti i momenti che ti hanno dato, procurato piacere, piacere. Momenti di gioia, di godimento, insomma. Da qualsiasi parte venissero, sono sempre degli ottimi ricordi. Io che non ho né rimorsi né rimpianti, ricordo con piacere quelli gioiosi, giocosi, ludici”.

Magari a una persona che sta provando un forte dolore – come sicuramente l'avrà provato nella vita lei, altrimenti sarebbe un mostro, non un uomo -, cosa gli consiglierebbe. Come ci si difende da un grande abbattimento, scoramento?

“Come ci si difende? Aspettando che passi, aspettando che ci sia qualche elemento che intervenga a trasformare quello che è il dolore in una nuova forza creatrice, uno stimolo a nuovi momenti estetici ed anche erotici”.

Quindi, lei, a un soggetto già depresso o tendente al triste umore, consiglia di circondarsi di tante belle ragazze?

“Sì, penso di sì, sempre. Ma, penso che comunque le belle ragazze vadano sempre bene. Che sia depresso o meno, è sempre un argomento valido, positivo, che ti fa vivere, ti fa vivere meglio. Ma, insomma, non bisogna essere necessariamente depressi. Uno basta che rifletti, basta che non creda nel Trascendente, è difficile che sia depresso, dai”.

Quand'è l'ultima volta che Tinto Brass ha pianto davvero?

“Quando è morta mia moglie, sì, me lo ricordo bene”.

Quando è morta Tinta?

“Sì, esatto, esatto, sì. Dopo magari mi vergognavo e mi chiudevo in camera e piangevo fino alla notte. E dopo mi passava”.

Cos'è che le dà più fastidio e cos'è che la fa ancora a commuovere?

“Mi fa commuovere sempre un bel culo: su quello non c'è dubbio. E' molto romantico. C'è chi si emoziona davanti a un tramonto, io mi emoziono invece davanti a un bel culo. Come quello della mia prossima attrice”.

Che si chiama?

“Caterina Varzi. Quello che desto di più è l'ipocrisia, soprattutto quella che si vede in politica, che si vede nelle persone cosiddette che contano. I ghà (hanno) du (due) facce: una davanti e una di dietro. Quello che dicono non corrispondono mai a quello che pensano, veramente. E a quello fanno soprattutto”.

L'ipocrisia è peggiore del tradimento?

"Ah sì, il tradimento non è niente e può essere anche divertente. L'ipocrisia è veramente squallida, è squallore puro. Il tradimento non è niente, ripeto, e può essere anche divertente. Una ragazza che ti tradisce, se è abbastanza maiala, ti può fare anche divertire. Ma, l'ipocrisia no. L'ipocrisia è quella che non la sopporto”.

Grazie, maestro, e buona Pasqua.

“Ciao, ciao, ciao”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.i 30 marzo 2010

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