ULTIMA - 26/3/19 - IL PUNTO SULLE NOSTRE SQUADRE GIOVANILI ELITE E REGIONALI

Facciamo il punto sulle squadre giovanili veronesi dei tornei Elite e Regionali delle categorie Juniores, Allievi e Giovanissimi, quando mancano poche gare alla fine dei campionati. Nella categoria Juniores Elite, girone A, comanda ora il Camisano che con 50 punti precede il San Giovanni Lupatoto di mister Matteo a 46 punti dopo la sconfitta 1 a 0 contro il
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INCONTRI VIP'S

10/4/10 - INCONTRI RAVVICINATI: GIOVANNI MINOLI

MINOLI, IL MANCATO PLATINI

Giovanni Minoli nasce a Torino il 26 maggio 1945. Laureatosi in Giurisprudenza, entra in Rai nel 1972 e si fa subito apprezzare per la grande passione e la capacità manageriale.

Da sempre vicino all'area del Psi di Bettino Craxi, Minoli diventa mezzo busto famoso ed apprezzato della tivù di stato grazie a “Mixer”, rubrica in cui passa a setaccio tutti i big soprattutto della nostra politica.

Diventa presto uno dei dirigenti più prolifici come autore e produttore di programmi che hanno successo e riscuotono audience. Viene nominato direttore di Rai Due nel 1993, incarico che detiene fino al 1994. Poi, è un'altra bella scoperta che lo fa imporre all'attenzione del pubblico italiano sempre nella tivù di stato: inventa “Format”, e ritorna direttore di Rai Tre dal 1996 al 1998.

Altro suo colpo di genio è la creazione de “La storia siamo noi”, nel luglio 2002. Un successo che gli frutta la nomina di direttore di Rai Educational, rubrica premiata col premio “Ilaria Alpi” 2003).

Buon giorno, direttore. Grazie alla sua grande professionalità e ai suoi approfondimenti, la tivù italiana è diventata cultura come si dice in campo giornalistico.

“Eh, insomma, noi cerchiamo di fare del nostro meglio, anche se gli spazi sono quelli un po' catacombali, di palinsesto. Ma, in ogni caso, non ci siamo mai persi d'animo, e con una squadra di ragazzi veramente di prim'ordine riusciamo a fare un prodotto di qualità”.

A proposito di squadra, lei non ha mai giocato a calcio?

“No, no, io ho giocato a calcio veramente”.

Ci può un po' raccontare, in che ruolo ha giocato?

“Giocavo centravanti, ho giocato fino in serie C, ho vinto anche molti tornei giovanili. Insomma, ho avuto una grande passione sportiva”.

Juve o Toro?

“Io sono juventino”.

Qual è stato il suo grande idolo da ragazzo?

“Mah, forse, Boniperti. Successivamente, è stato Platini”.

In che ruolo ha giocato nella sua professione Giovanni Minoli, attaccante o difensore?

“Io sono un attaccante di natura, costretto spesso a difendersi”.

Direttore, cos'è che le dà più fastidio nella vita e cos'è che invece riesce ancora a commuoverla?

“A me dà fastidio molto l'ipocrisia, la falsità e il cinismo. Il cinismo più di tutto. Io mi commuovo per la verità dei sentimenti e per la passioni oneste”.

Oltre al giornalismo, qual'è la sua più grande passione?

“Lo sport è stato una grande passione. Ma, insomma, la mia grande passione è la televisione. La televisione è davvero qualcosa che è stato abbastanza totalizzante. Eppoi, le amicizie. Credo di avere coltivato in profondità l'amicizia e penso che l'amicizia sia un patrimonio incredibile”.

Lo statista italiano più grande, per lei, è stato Bettino Craxi, vero?

“No, Bettino Craxi non è il più grande statista. Bettino Craxi è stato sicuramente un grande statista, certamente nel dopoguerra assieme a De Gasperi, a Fanfani, a Moro. Anche a Berlinguer”.

Cos'è che le provoca dolore?

“Mi provoca dolore la sofferenza delle persone che amo”.

E che cos'è che le trasmette la sofferenza delle persone che ama?

“Bè, quando uno vede soffrire la persona che ama, se ne accorge. Se ne accorge sempre, e, quindi, questo provoca un grande dolore”.

Lei quand'è che ha sofferto?

“La cosa che mi ha fatto soffrire di più è stata la morte di mio padre molto prematura. Noi siamo sette fratelli, abbiamo perso nostro padre in incidente d'automobile; io avevo ventiquattro anni, è stato molto doloroso”.

Papà che si chiamava?

“Si chiamava Eugenio: era un grande professore universitario, un grande intellettuale cristiano”.

Si può dire che il padre le ha trasmesso la cultura e il carisma?

“Bè, no, lui ne aveva molto di più”.

Senta, Minoli: ha più dolore del dolore fisico o di quello psichico?

“No, quello fisico non mi fa male. Cioè, non mi spaventa il dolore fisico”.

Non le è mai capitato di dover (o essere costretto) di rivivere un dolore?

“Di dover voler rivivere un dolore? Mi è capitato di riviverlo, ma non di volerlo rivivere?”

E quando è accaduto?

“La memoria emotiva riporta alla luce certe volte improvvisamente dei grandissimi dolori senza richiesta, non a richiesta”.

La più bella intervista sostenuta da Giovanni Minoli, quella che l'ha più soddisfatta finora?

“E' quella che farò”.

Gran bella risposta, direttore: è come l'ultimo articolo, l'ultimo libro, l'ultimo figlio!

“Certo, grazie!”

Chi crede, secondo lei, soffre di meno?

“No, però, dà un orizzonte al suo dolore, un orizzonte più catartico. E' un grande aiuto la fede anche quando si soffre”.

Quale sentimento le è costato di più nella vita: quello dell'amore o quello di una grande amicizia?

“Quello dell'amore”.

Lei, immaginiamo, ha figli.

“Sì, una figlia. Una figlia meravigliosa”.

Ha abbracciato anche lei la professione di giornalista?

“No, no, no”.

Ha paura del dolore?

“No, gliel'ho detto: il dolore fisico non mi fa paura”.

Il dolore psichico, la depressione?

“La depressione, purtroppo, l'ho vista, perché ne ho vista tanta intorno a me. L'ho condivisa con le persone che amo ed è veramente qualcosa di drammatico, perché ti dà la dimensione della tua impotenza”.

Quindi, è stato messo anche lei a dura prova dal “male oscuro”?

“Sì, sì, non direttamente, ma indirettamente. Non dico che è peggio, ma certamente è molto molto faticoso”.

E' vero che nella malattia, nel fallimento professionale si è più soli, mentre il carro dei vincitori e dei sorridenti è sempre carico di gente pronta a volerti star vicino, a stringerti la mano?

“Bè, certo, il dolore fa paura a tutti e, quindi, non c'è niente di peggio di chi ti dice non ti ho telefonato perché stavi troppo male, ho pensato che non ce la facevo. Io non ce la facevo, non tu che avevi bisogno di un aiuto”.

Si ricorda un “autogol” simpatico della sua carriera professionale? Che so, aver dato dell'onorevole a un senatore, o aver sbagliato il cognome di un suo ospite?

“Un “autogol”? Non lo so. Io cerco di dimenticare le cose brutte. No, mai. In genere, mi sono preparato sempre molto molto bene. E, questa, onestamente, è una qualità che mi riconosco. C'è una profondità professionale anche per le cose minime”.

Che consiglio darebbe a un giovane che sta attraversando una grande crisi, anche professionale oltre che esistenziale?

“Io dico che non bisogna mai accettare l'ingiustizia. Non bisogna rassegnarsi mai, non bisogna rassegnarsi mai! Si può perdere centomila volte, ma, non rassegnarsi”.

Qual è il motto di Giovanni Minoli?
Breve pausa di silenzio e di riflessione. Poi, subito la citazione latina:

“Ab alto ad altum”.

Esiste oggi un giocatore della Juventus che le piace?

“Un giocatore della Juventus che mi piace? In questo momento siamo nel dramma più totale. Però, diciamo che, tutto sommato, la vecchia guardia è ancora la meglio. Anche se mi piace molto Marchisio”.

Se lei avesse potuto continuare a giocare a calcio e intraprendere la strada dei professionisti, a quale giocatore le sarebbe piaciuto assomigliare? A Baggio?

“No, Baggio lo stimavo molto, ma non era una mia preferenza. A me sarebbe piaciuto interpretare o Del Piero o Platini”.

Se non avesse fatto quella stupenda carriera di giornalista e di produttore televisivo, che cosa le sarebbe piaciuto, in alternativa, fare nella vita?

“Mi sarebbe piaciuto molto fare lo sportivo professionista. E, poi, mi sarebbe piaciuto fare lo scrittore, e poi, forse, anche l'avvocato”.

L'ultima maglia che ha indossato da calciatore in serie C, a quale club apparteneva?

“All'Istituto Sociale di Torino”.

Perfetto: noi la ringraziamo per l'attenzione che ci ha riservato.

“Grazie, grazie, e arrivederci”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 9 aprile 2010

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