ULTIMA - 20/4/19 - LA VIRTUS VERONA CERCA OGGI A FANO TRE PUNTI SALVEZZA

Operazione Fano iniziata: la Virtus Verona è partita ieri alla volta delle Marche dove oggi alle ore 16.30 si giocherà una fetta di salvezza nello scontro diretto in programma allo stadio "Mancini" di Fano. Prima di partire, l'allenatore rossoblu Luigi Fresco ha così commentato la vigilia del match: "Se vinciamo mettiamo una serie ipoteca
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INCONTRI VIP'S

16/4/10 - INCONTRI RAVVICINATI: CESARE PRANDELLI

PRANDELLI, CUORE TATUATO MANUELA

Firenze lo ha nel cuore, come lui Cesare Claudio Prandelli ha tatuato Manuela, la consorte che è mancata dopo lunga malattia a fine novembre 2007, riscuotendo il cordoglio di tutto il calcio italiano, ma non solo.

Cesare è l'allenatore più amato dagli italiani, sicuramente il più corteggiato: la sua Juve – club in cui ha militato tra il 1979 e il 1985 vincendo tutto quello che in Italia e in Europa si poteva conquistare – non smette di farli la corte, altre società prestigiose gli farebbero ponti d'oro.

E' alla guida dei “viola” dall'estate 2005, invocato dal “patron” Diego Dalla Valle, e lui una volta ha dichiarato che non lascerà Firenze finché non avrà vinto un trofeo, per poi allenare altri clubs non italiani.

Grande è stata la sensibilità, la partecipazione di cordiglio che la città dell'Arno gli ha tributato in occasione della morte di Manuela: se giri per Firenze, sui muri dei palazzi nei pressi dello stadio “Artemio Franchi”, scorgi ancora scritte affettuose, inneggianti a lui e alla Manu.

E, anche se nell'odoroso e fiorito aprile 2010 i gigliati sono fuori da tutte le competizioni, guai a toccare il suo mister, nato ad Orzinuovi di Brescia il 19 agosto 1957: tutto va toccato, va rimosso, tranne il tecnico.

Sono le 13.30 in punto, quando ci incontriamo – come da accordi – con il trainer lombardo dentro il “salotto del calcio” toscano, costruito in occasione dei Mondiali di calcio del 1934 e ristrutturato in occasione dei Mondiali tenutisi in Italia nel 1990.

Prandelli non fa trasparire la delusione, cocente, per l'eliminazione da parte dell'Inter dalla semifinale di Coppa Italia, quella dalla Coppa dei Campioni e dal suo mancato ingresso per la prossima competizione. Ci accoglie con il solito sorriso e la forte stretta di mano: Prandelli non sa e nemmeno s'immagina che questa volta non parliamo di calcio e della Fiorentina, ma che la nostra chiacchierata tocca il suo profondo, riapre una ferita apparentemente rimarginata, ma che stilla ancora sofferenza, nonostante lui cerchi i toni pacati e sereni di chi deve trasmettere tranquillità prima di tutto a Niccolò e a Beatrice, i suoi due figli costretti a crescere in fretta da quella fine di novembre, quando tutto il paese di Orzinuovi si strinse attorno a Cesare e alla sua famiglia per tributare l'estremo saluto al congedo di Manu.

E, il colloquio, stavolta, è veramente intimo: si tratta come in tutto il libro del tema della sofferenza e dell'inevitabile sua memoria.

Cesare, tu il dolore vero, immenso sei stato costretto a toccarlo con mano recentemente... Questa sofferenza, cosa ti ha comunicato?

“Che in certi momenti della vita lo devi accettare, e noi paradossalmente eravamo – come si può dire – preparati, e, quindi, abbiamo vissuti gli ultimi mesi, nonostante la tragedia con una grande serenità dentro. Ci ha sempre trasmesso cose importanti, e, quindi, anche per quanto riguarda i rapporti con i ragazzi è stato anche per loro un'esperienza traumatica. Però, ci è rimasto un qualcosa di bello, non so come dire. E, quindi, il dolore c'è stato, il dolore c'è, ma, i ricordi sono più forti del dolore. E, mi riferisco ai ricordi belli”.

Tu, il dolore l'avevi provato da ragazzo, quando avevi perduto il papà, commerciante di bevande, o no?

“Sì, sì, avevo 16 anni e proprio anche quell'esperienza ha dato la possibilità a noi di crescere velocemente, purtroppo. La famiglia, in quel momento, è stata la cosa più importante per me. Mio papà, prima di morire, mi ha detto di continuare comunque a rincorrere i propri sogni, e i propri desideri; e, quindi, io ho continuato a giocare, pur avendo magari un'attività alla quale potevamo dare una continuità. A quel punto lì, l'azienda l'ha presa in mano lo zio, e noi abbiamo deciso di fare tutt'altro. L'aspetto, la riflessione è che quando ti capita un lutto così, così forte a 16 anni, ti devi un po' assumere delle responsabilità che per quell'età non è poi così facile fare. Grazie anche, voglio dire, soprattutto a mia mamma – ho due sorelle più piccole – quindi, abbiamo veramente vissuto quegli anni proprio in funzione all'esistenza delle mie due sorelle e di mia mamma”.

Quale consiglio puoi dare a una persona che sta provando l'esperienza dolorosa che tu hai vissuto e che sta attraversando un momento così difficile, così delicato della sua esistenza?
Ha scritto il grande Dostojevski che “le felicità sono diverse, i dolori sono uguali per tutti”...

“Il dolore? Dipende dal rapporto che hai con la persona che ti è mancata. Noi l'abbiamo elaborato comunque, l'abbiamo accettato e, secondo me, sono convinto che ti possono aiutare le cose belle, i ricordi dei felici momenti vissuti assieme. Sono questi che in certi momenti possono pareggiare il
dolore”.

E' vero che chi è triste, giù dal palco, sfortunato è solo, a meno che non abbia una cerchia di familiari e veri amici tutt'attorno?

“Mah, non lo so: io posso parlare della mia esperienza. Io ho sentito veramente intorno a me un grande calore, un grande rispetto per la persona, quindi, sono stato abbastanza sollevato in questo. Sicuramente, questi momenti ti aiutano a capire i veri valori della vita sia per chi ha i soldi e per chi non ne ha. Importante è capire quali sono i veri valori della vita”.

L'abbraccio quasi soffocante di solidarietà, di affetto dimostrato dal tuo mondo, quello del calcio, ti ha dato – in quei momenti – più fastidio o ti ha dato una goccia in più di serenità, di aiuto? Il tuo aver lasciato la Roma perché Manuela aveva bisogno di te ha commosso il mondo del calcio e non.

“Ti rispondo per quello che ho detto e ho sempre sentito: io ho fatto una cosa normalissima in un mondo che non è normale, che spaventa. Cioè, quando sei normale in un mondo di grandi interessi può indurre a fare delle riflessioni. Ma, le persone che mi conoscono, che sanno come sono non hanno avuto alcun tipo di pregiudizio nel commentare il significato del mio gesto. E, quindi, ho sempre detto che la normalità nel mondo del calcio può spaventare. Poi, ho sempre detto che fortunatamente avevo la possibilità di poter permettermi di pensare esclusivamente alla mia famiglia e non a prendere lo stipendio, e, quindi, ho avuto, anche in questo caso qua, la fortuna di poter scegliere. Molte persone, invece, non lo possono fare e devono condividere e vivere nel dolore e mantenere la famiglia a livello economico”.

Cos'è che” ti dà più fastidio – usciamo dal calcio – nella vita di tutti i giorni e che cosa invece ti riesce ancora a commuovere?

“Mah, mi dà fastidio sicuramente la prepotenza, l'arroganza. Il poco rispetto per la persona umana. La cosa invece che mi rende gioia è qualsiasi è quando ci sono azioni di solidarietà, cose che ti danno emozione”.

Tu ci credi in Dio?

“Assolutamente sì!”

Come t'immagini l'incontro nell'Aldilà con la tua amata Manuela?

“Come ci è stato promesso nel Vangelo, dalla nostra religione, da Gesù. Penso che la rivedrò in un mondo dove c'è solo amore, pace, serenità”.

Il tuo “gol” più bello?

“I miei due figli, Niccolò e Beatrice. Sono stati capaci di possedere valori rispettabilissimi, nonostante siano stati costretti a crescere in fretta. Sono dei bravi ragazzi, animati da un forte spirito di responsabilità nel lavoro – Niccolò – e nello studio, Beatrice. Hanno risposto bene alla morte della mamma, cui ci siamo preparati gradualmente purtroppo tutti”.

E' stato in occasione della scomparsa della tua Manuela l'ultima volta che hai pianto?

“Io non piango lacrime: a volte si può piangere dentro, come capita a me. Ultimamente, mi sono emozionato solo per fatti, cose, azioni positive”.

Ma, è vero che chi ha fede in Dio o Allah o in Budda, soffre di meno?

“Certamente, chi ha fede sopporta meglio il dolore, la sofferenza. La fede, il credere in un qualcosa di grande, di bello, ti ristora, ti trasmette un certo equilibrio interiore. Ed anche una certa serenità”.

Cesare, di che cosa non dobbiamo mai dimenticarci?

“Dei nostri cari, degli affetti veri, di chi ci ha voluto veramente bene, dei valori della fede, dei bei ricordi, dei momenti che ti provocano una grande emozione, delle nostre radici, del paese dove siamo nati e cresciuti. Anche delle nostre tradizioni e dei nostri amici d'infanzia”.

Grande, Cesare!.

“Grazie a te, Andreone!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 16 aprile 2010

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