ULTIMA - 26/3/19 - IL PUNTO SULLE NOSTRE SQUADRE GIOVANILI ELITE E REGIONALI

Facciamo il punto sulle squadre giovanili veronesi dei tornei Elite e Regionali delle categorie Juniores, Allievi e Giovanissimi, quando mancano poche gare alla fine dei campionati. Nella categoria Juniores Elite, girone A, comanda ora il Camisano che con 50 punti precede il San Giovanni Lupatoto di mister Matteo a 46 punti dopo la sconfitta 1 a 0 contro il
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INCONTRI VIP'S

22/4/10 - INCONTRI RAVVICINATI: LIONELLO MANFREDONIA

MANFREDONIA: SE CADO, MI RIALZO!

Tutti lo continuano a ricordare per quel dramma sfiorato quel terribile pomeriggio del 30 dicembre 1989: all'”Olimpico” di Roma, in Roma-Bologna, dove l'insidia proviene anche dalla gelida temperatura di meno 5 gradi sotto zero, Manfredonia, improvvisamente, si accascia a terra, vittima di un arresto cardiaco.
Fu, ironia della sorte, proprio il vecchio amico e compagno di squadra della Lazio, Bruno Giordano, a soccorrerlo per primo, dopo essersi subito reso conto della gravità della situazione. Il giocatore chiude definitivamente con il calcio all'età di 33 anni, ma, porta in salvo la pelle.

Oggi il nostro interlocutore è un apprezzato procuratore sportivo. Come calciatore, ha ricoperto i ruoli di libero, stopper e di mediano, crescendo nelle giovanili di quella Lazio, in cui ha militato per dieci stagioni, prima di passare alla Juventus – lui romano de' Roma – per due campionati (1985-86-87), e tra nella Roma, per i due più clamorosi “tradimenti calcistici” possibili.

Manfredonia ha anche vestito la maglia azzurra per 4 volte – tra il 1977 e il 1978, contro Lussemburgo, Belgio, Spagna e con Turchia -, entrando, però, in disaccordo con l'allora cittì Enzo Bearzot, pagando le conseguenze con l'amara esclusione dalla nostra Nazionale. I due anni più tristi della sua parentesi di calciatore sono stati quelli tra il 1980 e il 1982, durante i quali il difensore romano viene coinvolto nello scandalo del Calcio Scommesse, scoppiato nel 1980.

Lionello, qual è stato il momento più bello della tua carriera da calciatore?

“Sicuramente, l'esordio in Nazionale, Italia-Lussemburgo, all'”Olimpico”, e convocato in una Lazio normale e con convocazioni sempre Juventus-Torino. Quindi, arrivare in serie A due anni prima, in Nazionale nel 1977 con la maglia della Lazio è stato per me una grande gioia debuttare all'”Olimpico””.

Il momento, invece, più duro?

“Mah, forse, il problema che ho avuto nell'ultima partita che ho disputato, l'incidente, l'arresto cardiaco e l'idoneità che non mi hanno più dato: quello è stato molto duro perché avevo programmato di giocare due-tre anni all'estero, ma, purtroppo, sono stato costretto a dover interrompere in maniera brutale la mia carriera”.

Il gol più bello che hai realizzato in tanti anni di calciatore?

“Forse, il gol più importante: in un derby Juventus-Torino, il gol della vittoria della Juventus sotto la Curva della Juve. Per me, è stata una grande gioia: io romano, che arrivai in punta di piedi, risolsi il derby Juve-Toro”.

Certo che non ti perdonarono i tifosi della Lazio, in cui sei cresciuto, il doppio “tradimento” Juve prima e Roma poi, eh?

“Sì, sicuramente, sì. Quello fu un periodo duro, perché tornai a Roma e forse sbagliai maglia, però, non rinnego assolutamente il mio passato. In quella circostanza, ho agito da professionista. Forse, non ho rispettato il sentimento della tifoseria e di questo me ne pento un pochino”.

Tu ci credi in Dio, Lionello?

“Moltissimo, perché ho avuto anche dei grossi riscontri. Sono molto credente, frequento non dico sempre ma spesso la Chiesa”.

Come te l'immagini l'Aldilà?
Parte una risata molto eloquente del nostro intervistato, che la dice lunga sullo stato di comprensibile imbarazzo nel quale, senza volerlo fare apposta, l'abbiamo preso in contropiede:

“Non lo so: l'Aldilà lo immagino...Non intorno. Soprattutto, avrò la possibilità di rivedere mia madre, mio padre che ho perso abbastanza presto”.

Qual è stata l'ultima volta che hai pianto?

“Mah, quindici giorni fa è morto Paolo Carosi, mio ex allenatore del settore giovanile della Lazio, e in quella circostanza mi sono commosso”.

Hai dei rimpianti, dei rammarichi?

“Forse, a Roma sono stato troppo: dieci anni nella Lazio. Io a vent'anni potevo andare alla Juve, l'avvocato Agnelli stravedeva per me, ma io ho preferito rimanere nella mia città, e, forse, anticipando il mio arrivo a Torino, avrei fatto un'altra carriera”.

Che ricordo hai dell'avvocato Gianni Agnelli, tu, che hai vinto anche una Coppa Intercontinentale e uno scudetto con i bianco-neri?

“Un grande ricordo: ripeto, lui per me è stata una persona importante nella mia permanenza a Torino. Aveva molta stima nel sottoscritto e forse il mio errore è stato quello di andar via da Torino troppo presto”.

Quattro maglie azzurre e un litigio con l'allora cittì della nostra Nazionale Enzo Bearzot...

“Sì, sicuramente, potevano essere quaranta maglie azzurre. Purtroppo, sono rimasto a quattro perché nella spedizione nel 1978 in Argentina ho avuto qualche problema, per colpa mia, perché, essendo molto giovane, avevo un carattere molto impulsivo, e potevo aspettare un attimino il mio turno. Bearzot non me l'ha concesso, e poi nelle successive convocazioni non mi convocò più”.

Cos'è che ti irrita nella vita di tutti i giorni?

“La poca sincerità che c'è nei rapporti di lavoro, soprattutto nel mondo del calcio, un mondo particolare, un mondo difficile, dove non valgono più le strette di mano e di conseguenza è un mondo abbastanza particolare”.

Usciamo dal mondo del calcio ora: cos'è che ti riesce ancora a commuovere di questo mondo?

“Sicuramente, la gioia di mio figlio che ha sei anni, che mi dà delle gioie immense”.

E che si chiama?

“Matteo”.

Che cos'è che ti provoca dolore?

“Mah, dolore. Sicuramente il fatto che magari puoi perdere una persona cara e va via una parte di te stesso”.

Non ti è mai capitato di dover – o voler – rivivere un dolore antico?

“Mah, rivivere un dolore no, perché il dolore a volte ti serve per crescere, io ne ho avuti diversi nella mia vita e son sempre cresciuto. Però, il dolore di una morte di un genitore penso che sia unico, e non puoi avere più possibilità di poter tornare indietro, insomma”.

Quindi, tu conservi un dolore vissuto da bambino?

“No, da bambino no. Da bambino sono stato un bambino molto allegro, avevo una splendida famiglia, quindi, non avevo nessun problema”.

Chi crede in Dio, secondo te, soffre di meno?

“Certo che soffre di meno, perché c'è sempre una speranza che, comportandoci in una certa maniera nella vita terrena, uno poi ha dei riscontri più avanti. Ma, poi, a prescindere da quello, proprio il rapporto con la gente ti serve, la religione, ti serve proprio per avere un rapporto giusto con le persone”.

Quale sentimento finora ti è costato di più: quello di un amore o di un'amicizia?

“Io sono stato – devo dire - abbastanza fortunato sia in amore sia in amicizia, due campi dove non ho avuto grosse delusioni. Devo dire la verità”.

Non ti era mai balenato da calciatore di lasciar lì?

“Eh, no, non pensavo. Purtroppo, è successo quello che è successo e non pensavo di chiudere col calcio in quella maniera. Invece, ho chiuso così, in maniera drastica, però, devo dire la verità, anche quella chiusura drastica mi è servita poi nella vita futura per intraprendere un'altra professione”.

Che cosa ti trasmette il dolore di un altro, di una guerra o di un terremoto in una zona del mondo?

“Mi trasmette che noi siamo fortunati: rispetto a loro, sicuramente, abbiamo avuto una grande fortuna di vivere in Italia, in un posto in cui magari le guerre sono lontane, e, quindi, la voglia e la speranza che certi episodi non succedano più”.

Hai paura del dolore?

“No, io lo sopporto molto il dolore. Il dolore fisico lo sopporto molto, il dolore interiore, quello è un po' più difficile. Te lo ripeto, quello succede solo per alcune cose. Quindi, non ho paura, quindi, del dolore fisico. Di quello interiore un pochino sì perché il dolore è provocato da qualche situazione, insomma, a te cara”.

Argomento memoria: di che cosa non dobbiamo mai dimenticarci?

“Ma, la memoria degli errori che uno commette nella vita: averli sempre ben presenti nel proprio essere, e poterli non rifarli negli anni che passano”.

Può essere stato un errore, Lionello, quello che ti è capitato nel 1980, trovandoti magari dentro senza neanche sapere il perché?

“Sì, forse, quello è stato un errore di superficialità, frequentando certe persone, però, ricevendo poi una condanna superiore rispetto a quello che in effetti avevo fatto”.

Ciao, grazie, Lionello.

“Grazie, grazie a te”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 6 aprile 2010
seguiranno foto...

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