ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

6/5/10 - INCONTRI RAVVICINATI: GIUSEPPE PANCARO

DIFENSORE ALLA PANCARO

Una vita in difesa ed ora all'attacco del patentino e del Master di Coverciano (Fi) in veste di allenatore. Così Giuseppe Pancaro, calabrese di Cosenza, cresciuto nell'Acri, in Interregionale, dove debutta a soli 17 anni.

Nel 1989 si trasferisce a Torino, dove fa parte delle giovani speranza granata, ma, dopo due anni lascia la “città della Mole” per scendere ad Avezzano, in C2. Con il Cagliari colleziona solo una decina di presenze in due annate, poi, il suo grande lancio è il trasferimento nel 1997 alla Lazio, società con la quale vince lo scudetto del 2000, due Coppe Italia (1998 e 2000), due Supercoppe italiane e la Coppa delle Coppe (1999).

E' con la maglia del Milan, nel 2003, che vince il suo secondo scudetto e un'altra Supercoppa italiana, perdendo clamorosamente la finale di Champion's League contro il Liverpool.

Al Milan viene sostituito dall'ex compagno laziale Giuseppe Favalli.
Pancaro, sposato con l'ex Letterina Vincenza Cacace – che gli regala due figli, Riccardo e Virginia – totalizza 19 presenze con la maglia della Nazionale azzurra. Smette di giocare nel 2007. Ora il suo obbiettivo è quello di conseguire il patentino di mister di serie A.

Qual è stato il momento più bello della vita di calciatore di Giuseppe Pancaro?

“Se parliamo da un punto di vista professionale, sicuramente la conquista dello scudetto con la Lazio, in generale, la nascita dei miei bambini, Riccardo e Virginia”.

In Nazionale non conserva un bel ricordo, un aneddoto particolare?

“I ricordi legati alla Nazionale sono tutti belli, dalla prima convocazione – che è stata la realizzazione di un sogno – all'ultima, perché insomma indossare la maglia della Nazionale e sentire l'inno ti trasmettono sempre delle grandi emozioni”.

Si ricorda la partita perfetta?

“Sì, diciamo che in campionato è stata Lazio-Inter: fu una partita dove mi riuscì quasi tutto, e penso che sia stata una delle migliori che io abbia mai disputato. E, in Nazionale, l'ultima che ho disputato a Parma, non ricordo più contro di chi, però è stata sicuramente la migliore che ho fatto”.

Ha presente l'anno della sua ultima apparizione in azzurro?

“Mi sembra che la stagione fosse il 2004-05”.

Quella gara che lei ci ha sopra ricordato è forse stata quella in cui, vincendo, scuciste lo scudetto dalla maglia dell'Inter, trasferendolo sulla casacca della Juventus, che vinse ad Udine?

“No, è quello che alla fine lo scudetto lo vincemmo noi (1999-2000): terminò due pari e alla fine lo scudetto lo vincemmo noi”.

Qual è stato il suo cliente più difficile da marcare?

“Gullit”.

Perché?

“Perché aveva uno strapotere fisico”.

Un'espulsione, un'autorete di Giuseppe Pancaro?

“Espulsioni? Da questo punto di vista, sono sempre stato un giocatore abbastanza disciplinato: in carriera di rossi ne ho collezionati pochissimi. Autogol? Uno, in particolare, in casa, all'”Olimpico”, in un Lazio-Napoli: feci un autogol spettacolare”.

Ce lo può far rivivere quell'infortunio difensivo?

“Crossa da destra, io volevo rinviare di sinistro, e invece ho colpito la palla con lo stinco, ed anziché rinviare la palla, l'ho messa in porta”.

Oggi cosa fa di bello Giuseppe Pancaro?

“Sto studiando per provare a fare l'allenatore”.

Lei è calabrese; cosa conserva della sua regione?

“La tenacia, la caparbietà, la voglia di crederci sempre”.

L'avversario che a fine gara si è complimentato con lei, oppure le ha stretto la mano?

“Un avversario del Modena, che adesso non ricordo: dovrebbe essere Ponzio, ma adesso non mi ricordo più. A fine gara, mi si è fatto incontro, m'ha detto “complimenti! Non m'aspettavo che tu fossi così forte!””.

Nel Milan, forse, la delusione più grande della sua carriera, o no, Pancaro?

“Certo, se lei intende riferirsi alla finale di Champion's League. Vincevamo 3 a 0 alla fine del primo tempo, poi 3 a 3, e perdemmo contro il Liverpool ai rigori”.

Lei crede in Dio?

“Sì, assolutamente sì”.

Come se l'immagina tra 100 anni l'Aldilà?

“Non lo so, sinceramente non ci ho mai pensato e non ci penso”.

Non ha mai pianto?

“Sicuramente sì”.

L'ultima volta riguardo a che cosa e a chi?

“Mah, specialmente in occasione della scomparsa di persone care”.

C'è n'è qualcuna del mondo del calcio?

“No, no, no”.

Cosa le trasmette il dolore altrui?

“Mi trasmette dispiacere”.

Non le è mai venuta voglia di chiudere col calcio?

“No, no, assolutamente mai. Dipende, poi, da che momenti. Parlando di calcio, i momenti-no uno cerca di farli passare e poi riparte con l'entusiasmo e la passione che uno ha per questo sport”.

Da mister, prossimamente gestirà un gruppo di giocatori, con i suoi pregi e i suoi limiti. Cosa consiglierebbe a un giovane che sta attraversando un momento delicato, difficile?

“Mah, così su due piedi, non è facile poter dare una risposta: è un contesto troppo generalizzato. Bisogna vedere che tipo di difficoltà il giovane sta attraversando: se stiamo parlando di difficoltà calcistiche, gli faccio presente che già il solo giocare a calcio vuol dire essere fortunati nella vita”.

Se si parlasse, in questo caso, di un lutto improvviso, della scomparsa di una persona cara, vedi il caso della moglie di mister Cesare Prandelli, che tu ben conosci?

“Lì, sai, son cose molto delicate e molto personali e ognuno le affronta come è caratterialmente”.

Che so, di non mollare, di stringere i denti...

“Bé, penso che questi siano i suggerimenti più banali che si possono dare. Molte volte, in determinati momenti, magari il solo silenzio vale più di mille parole. Bisogna, poi, anche rispettare le situazioni delle persone”.

Il gol più bello da calciatore e da uomo?

“Un gol al volo da fuori area con il Cagliari, quand'ero ancora giovane. Da uomo, sicuramente, i miei figli e mia moglie”.

Lei ha paura di dover soffrire un dolore?

“Cerco di non pensarci”.

Non è mai stato messo a dura prova dal dolore?

“No, no, assolutamente”.

Cosa non bisogna mai dimenticare nella vita?

“La famiglia, assolutamente”.

E' vero che quando uno perde o è sfortunato o è sempre solo; a differenza di chi vince e le ha tutte?

“Penso che sia assolutamente così”.

Cos'è che le dà più fastidio nella vita e cosa invece la riesce ancora a commuovere?

“Mi dà fastidio l'ipocrisia, la falsità. Invece, mi fa star bene un sorriso dei miei figli”.

Esiste oggi un giocatore alla Pancaro?

“Non lo so. No, penso che in giro ce ne siano molti più forti, ma, che mi somiglino penso di no”.

Può essere De Silvestri, il “grattacielo” in forza alla Fiorentina ed ex Lazio?

“Ha sicuramente caratteristiche diverse da me, per cui credo che sia più forte di me”.

Giuseppe Pancaro difensore in campo; e nella vita?

“No, centrocampista”.

Grazie e in bocca al lupo per il suo Corso al Centro Tecnico Federale di Coverciano.

“Grazie mille, arrivederci e crepi il lupo!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 22 aprile 2010

Visualizzato(3257)- Commenti(8) - Scrivi un Commento