ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

22/5/10 - INCONTRI RAVVICINATI: GIANNI DE BIASI

DE BIASI, SOTTO IL SEGNO DEL...TORO

Nato nel Trevigiano il 16 giugno 1956, è la squadra della sua città che si trasforma per Gianni De Biasi in un trampolino verso l'Inter, dove, ahilui, non colleziona nemmeno una presenza.

L'esordio in A avviene con il Pescara, stagione 1977-78, dopo aver giocato nella Reggiana. Poi, è a Brescia (dal 1978 al 1983) e a Palermo (dal 1983 al 1986). Gioca anche (1986-87) nel L.R. Vicenza, una sorta di toccata e fuga per il centrocampista di Sarmede (Tv), che disputa altre due stagioni al “Tenni” di Treviso. La sua ultima apparizione in veste di calciatore è nel Bassano Virtus, nel 1990.

Poi, intraprende la carriera di allenatore: debutta curando i giovani del Bassano Virtus e poi quelli del L.R. Vicenza. Ma, è in Abruzzo, più precisamente a Vasto (1992-93), in C2, che affronta la panchina professionistica. Tre stagioni alla guida del Carpi di Modena, poi, il Cosenza, in B, 1996-97, dove viene esonerato e successivamente richiamato alla guida dei calabresi, anche se si spalanca lo stesso la porta della retrocessione.

Va decisamente meglio a Ferrara, perché guida la Spal in C1 (1997-98) e conquista la Coppa Italia di serie C.
Ma, il grande lancio lo vive a Modena, portando i “canarini” emiliani giallo e blu dalla C1 alla A, vincendo pure il premio “panchina argento”. Il suo gioco è aggressivo, veloce e con palla a terra. Piace al Brescia, dove opera dal 2003 al gennaio 2005, e dove le “rondinelle” vivono ancora delle ultime magie del grande Roberto Baggio. Che chiude proprio nel club lombardo (2004) la sua splendida parabola calcistica.

Nel 2005 è mister del Toro, che riesce a riportare in A, aggiudicandosi i drammatici play off a scapito del Mantova. Con il presidente granata Urbano Cairo, De Biasi vive un odio-amore infinito: viene esonerato prima che inizi il campionato 2006-07, per venire richiamato col compito – riuscito – di salvare la squadra.

C'è anche una parentesi all'estero per il tecnico trevigiano: al Levante, in Spagna. Il quotidiano “As” lo giudica il miglior tecnico del campionato iberico. Lui riesce a portare in salvo gli spagnoli, nonostante il caos provato dalle difficoltà economiche che attraversa il club ispanico. Il 16 aprile 2008 torna a lavorare all'ombra della Mole Antonelliana: nelle ultime 5 gare riesce a salvare il Toro dal baratro della B, ottenendo la meritata riconferma nella stagione successiva, pure questa tribolata: viene sostituito da Walter Novellino, avvicendato a sua volta da Giampaolo Camolese.

Il 22 dicembre 2009 De Biasi è sulla panchina dell'Udinese Calcio, al posto di Pasquale Marino, il quale poi (21 febbraio 20010) verrà richiamato dalla dirigenza bianco-nera a portare i friulani in salvo con giornate di anticipo sulla fine del campionato.

Qual è stato finora il momento più bello da calciatore e da allenatore?

“Mah, da calciatore è stato sicuramente quando dal Treviso sono stato acquistato dall'Inter: parliamo di anni ormai lontani, ahimè, 1974. Per un ragazzo di un paesino della provincia di Treviso avere un sogno, quello di giocare in serie A, e riuscire ad entrare in una squadra così importante, per me era toccare il cielo con un dito”.

Da allenatore, invece?

“Diciamo che tutto sommato la soddisfazione più grossa è stata quella di prendere il Modena, in serie C1, penultimo in classifica, e portarlo in serie A e lasciarlo in Serie A. Questa è stata una grandissima soddisfazione, perché, al di là degli aspetti tecnici, si era costruito un gruppo di ragazzi e di giocatori straordinari. E questo a un allenatore piace molto: quando hai un gruppo che è dedito alla causa fino in fondo”.

Che cos'è che non bisogna nella vita mai dimenticare?
Questo libro parla anche di dolore e memoria.

“Guarda, non bisogna mai dimenticarsi da dove si proviene, non bisogna farsi fuorviare da quella che è un po' il mondo del calcio, che a volte ti porta a degli eccessi incredibili. Bisogna cercare di rimanere se stessi, con un cuore puro. Questa è la cosa che mi sento di dire”.

Come si combatte la sofferenza psichica?

“Come si combatte. Ognuno ha una sua ricetta e bisogna sempre calarla in una realtà specifica. Direi che la cosa fondamentale è avere Fede e avere la consapevolezza che si possa uscire da una situazione, cercando di vedere poi la luce, anche se magari non è vicina, cercando di pensare che la vita ti dà altre opportunità: anche quello che oggi ti sembra completamente irrisolvibile ha sempre una soluzione o ha sempre una spiegazione nei disegni della divina Provvidenza”.

Tu ci credi, allora, in Dio?

“Ci credo tantissimo, tant'è vero che a Pasqua sono stato a Medjugorje, e direi che ho colto veramente un'esperienza unica, di vita, e spero che mi serva nella vita di tutti i giorni”.

Non ti è mai capitato di essere costretto a dover rivivere un dolore antico?

“Eh, ahimè, purtroppo, sì, purtroppo, sì. Riviverlo magari anche solo mentalmente, ripercorrendo la sofferenza di un periodo particolare di vita. E' chiaro, dalla perdita di mio padre ad altri problemi miei personali, che sicuramente mi hanno segnato profondamente e hanno lasciato un solco che stiamo cercando di ricolmare”.

Tuo padre: si chiamava?
“Girolamo”.

Conservi un dolore vissuto da bambino?

“Da bambino, no, francamente. Mi ricordo un'infanzia serena, in un paese – ripeto – piccolissimo, della provincia di Treviso, dove non c'erano grandissimi svaghi, ma tra di noi ragazzi l'unica soddisfazione era quella di giocare il pomeriggio nell'oratorio della chiesa”.

E vero che chi crede soffre di meno; e chi non crede come si risarcisce?

“Mah, non lo so; ognuno ha le proprie abitudini di vita, ognuno ha una sua coscienza. E' chiaro che per ognuno i valori sono diversi e per me il fatto di avere conforto nel sapere che Qualcuno pensa a me da lì, senza che io Lo veda, bé, questo è già un atto di Fede importante”.

Quale sentimento ti è costato di più: quello dell'amore o di una grande amicizia?

“Mah, diciamo che è difficile trovare delle amicizie, delle amicizie autentiche. Io ne ho trovate, però, non sono tantissime, anche perché nel nostro mondo non è facile coltivarle”.

Cosa ti trasmette il dolore degli altri?

“Mi tocca profondamente perché sono una persona sensibile e non sono certamente uno che corre via se vede, se incontra una persona per strada che piange; se posso, mi fermo, e cerco di capire se posso dare una mano”.

In generale, cos'è che ti dà più fastidio e cosa invece riesce ancora a commuoverti?

“Guarda, che mi dà fastidio è l'indifferenza, il fatto di vedere la gente che sta male e noi che facciamo? Ci giriamo dall'altra parte e guardiamo quelli che stanno bene. Questi sono i riferimenti.
Poi, l'altra domanda non me la ricordo...”

Cos'è che riesce ancora a commuoverti nel mondo di oggi?

“Ce ne sono tante di cose, di situazioni: i bambini abbandonati: quelli mi trasmettono tanta tenerezza. Sono stato nell'orfanotrofio di suor Cornelia anche lì a Medjugorje e ti dico che questa suora è veramente un angelo sulla terra. Una donna straordinaria, alla quale non puoi rimanere indifferente per quello che ha fatto e per quello che sta facendo. Direi che quella veramente è la Provvidenza sulla terra”.

Hai paura del dolore psichico?

“No, francamente, no, perché sono convinto che ci possa essere un rimedio, o quando non c'è più rimedio perché o la malattia o quanto è andata avanti non te ne accorgi più”.

Sei stato mai messo a dura prova; e se sì, quando, e come hai reagito?

“Mah, a dura prova sono stato messo molte volte nella mia vita. Ho cercato sempre di reagire con grande determinazione, senza farmi fagocitare, anche se il momento magari che vivevo ti poteva far calare le braccia. Invece, ho sempre cercato di reagire con grande forza”.

Che cosa consiglieresti a una persona che sta attraversando un periodo di crisi, di sofferenza psichica?

“Di non mollare mai, di non mollare mai, di credere che prima o poi una soluzione si trova. Per qualsiasi situazione. E, poi, di pregare, se uno è credente, perché la preghiera ti aiuta molto”.

E' vero che nella malattia si è sempre più soli?

“Dipende. Se hai una famiglia alle spalle, sicuramente non sei mai solo. Però, è chiaro che quando sei difronte alla malattia, rispondi tu in prima persona, e sei tu che vivi delle emozioni e dei dolori di un certo tipo”.

E' vero, visto che mi sembra che tu, Gianni, hai una buona Fede, che, secondo un certo Cristianesimo radicale, la perfezione si conquista elaborando il dolore, la sofferenza?

“Mah, è così specialmente per i santi, per i martiri. Però, direi che oggi giorno, sulla terra, non so quanti abbiano la forza di ripercorrere momenti storici come quelli che hanno sofferto i nostri predecessori”.

Devi dire grazie a qualcuno, in particolare?

“Per adesso, sicuramente alla mia famiglia, a mia moglie, a mia figlia Chiara, che mi sono vicine e che mi danno una grande spinta ad andare avanti giorno per giorno”.

Tra mille anni, come te l'immagini l'Aldilà?

“Eh, non lo so: è meglio che non l'immagino, io penso che il bello è che sia una sorpresa”.

Ti ringrazio, Gianni.

“Grazie a te, un abbraccio”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 6 maggio 2010

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