ULTIMA - 20/4/19 - LA VIRTUS VERONA CERCA OGGI A FANO TRE PUNTI SALVEZZA

Operazione Fano iniziata: la Virtus Verona è partita ieri alla volta delle Marche dove oggi alle ore 16.30 si giocherà una fetta di salvezza nello scontro diretto in programma allo stadio "Mancini" di Fano. Prima di partire, l'allenatore rossoblu Luigi Fresco ha così commentato la vigilia del match: "Se vinciamo mettiamo una serie ipoteca
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INCONTRI VIP'S

30/5/10 - INCONTRI RAVVICINATI: ATTILIO TESSER

TESSER...CON GRANDE EQUILIBRIO TRAME DI GIOCO

Attilio Tesser (Montebelluna di Tv, 10 giugno 1958) vanta buoni trascorsi come terzino fluidificante di sinistra a Napoli ed a Udine. Ma, ha anche giocato nella squadra della sua città natale, Montebelluna, appunto, in serie D, a Perugia, a Catania e a Trento.

Come allenatore, inizia a interessarsi dei giovani di Udinese e Venezia, per poi cimentarsi con la panchina semiprofessionistica del SudTirol Alto Adige (2001), in C2. L'anno successivo è in B, a guidare la Triestina, e nel 2005 è al Cagliari, pur conoscendo solamente dopo una giornata l'amarezza di un esonero-lampo.

Il 20 maggio 2006 subentra ad Ascoli a Marco Giampaolo, con i marchigiani in serie A e che vedono tra i pali il già maturo Gianluca Pagliuca. Ma, è molto breve la parentesi con i bianco-neri piceni, in quanto la società lo sostituisce con Nedo Sonetti.

A giugno 2007 subentra al posto di Mimmo Di Carlo in una piazza vogliosa da anni di tornare in A: il Mantova.
I virgiliani sfiorano la massima ribalta, perdendo i play off contro il Torino di Gianni De Biasi, e per il trainer trevigiano l'avventura nella terra dei Gonzaga dura, ahilui, fino a febbraio 2008.

Sofferta anche la panchina del Padova, dove arriva nel gennaio 2009 per assaporare il “divorzio” dopo sole 5 giornate. Va decisamente meglio a Novara, dove (estate 2009) viene chiamato a riportare in B i piemontesi. L'impresa gli riesce con 4 turni di anticipo e totalizzando il numero di vittorie più numerose dopo l'Inter di Mourinho. In Nazionale Under 21 ha collezionato due maglie.

Qual è stato finora il momento più bello di allenatore o, se serbi qualche aneddoto, anche di calciatore?

“Mah, un momento bello particolare non c'è; ce ne sono stati di belli e di brutti. Chiaramente, da calciatore e da allenatore ne ho vissuti. In entrambe le vesti, sono riuscito ad arrivare in A, e i ruoli, sia da giocatore che da allenatore, mi hanno molto gratificato. Anche se, non è un vanto, ma una gratificazione personale. Di momenti belli ce ne sono stati parecchi, come anche qualche delusione di troppo. Ma, tutto fa parte di questo lavoro, di questo gioco”.

C'è nella tua carriera di fluidificante mancino un gol memorabile?

“Di memorabile no, un gol importante l'ho fatto per l'Udinese con una vittoria a 3-4 domeniche alla fine, quando ho fatto un gol di una vittoria al “Del Duca” che condannò l'Ascoli a retrocedere in B. Noi grazie a quella vittoria eravamo matematicamente salvi”.

Cos'è che ti dà più fastidio nella vita – pur uscendo dal calcio se vuoi – e che cosa invece riesce ancora a commuoverti?

“Fastidio mi dà l'ipocrisia che c'è nel nostro mondo, non sempre corretto, non sempre leale. Soddisfazioni me li danno i rapporti umani che riesco a instaurare con la stragrande maggioranza dei calciatori”.

“Le lacrime? Mah, io sono uno abbastanza freddo; anche se posso fare anche la lacrima per un film di Natale, per dire. Sono uno che ha una certa sensibilità, quindi, mi commuovo per tante cose, mi considero un sensibile. La commozione cerco di non esternarla, ma di tenerla dentro”.

Nel tuo Novara dei records sei riuscito a commuoverti?

“Commuovermi no, essere molto felice sicuramente sì. Essere molto felice è fuori discussione. La commozione no, la provo più a Novara, dove a distanza di anni ho avuto l'occasione di rivedere un mio maestro, maestro, una persona che ho conosciuto a Coverciano, Lello Antoniotti, maestro di calcio a Coverciano, e, rivedendolo, mi sono commosso. Ma, tutte le mie sensazioni dei risultati che ottengo, riesco abbastanza a tenerle dentro, anche se mi piacerebbe anche che uscissero fuori come situazioni di gioia e invece le tengo dentro”.

Cos'è che non dobbiamo mai dimenticare nella vita di tutti i giorni?

“Che siamo degli uomini, che dobbiamo comportarci per bene, di avere rispetto con le persone. Nella vita bisogna cercare di avere dei valori: ritengo una cosa molto importante”.

Quand'è l'ultima volta che hai pianto davvero di dolore?

“Non me lo ricordo. Ho pianto dipende se di gioia o di negatività”.

Di dolore, mister?

“Di dolore sicuramente ho pianto l'ultima volta quando ho perso mio cognato, Antonio, una persona cui volevo molto bene, cui ero molto attaccato, mentre prima quando era morto mio padre, Pietro, impiegato comunale”.

Tua mamma cos'è che ti ricorda sempre ogni volta che vai a trovarla?

“La mamma è sempre la mamma, è il punto di riferimento sempre, mi piace ogni volta sentirla, è colei che mi ha dato alla luce, e questo certamente non lo dimentico mai”.

Se tu avessi un giocatore che sta attraversando un periodo psicologico molto delicato, che consigli gli daresti?

“Ne ho avuti di giocatori in crisi. Dare consigli adesso in un secondo al telefono è difficile. Gli starei vicino, cercherei di dirgli delle parole positive, di dargli alcuni suggerimenti e di stargli vicino perché è una persona che sta soffrendo”.

E' vero che la Fede aiuta a sopportare meglio il dolore?

“Penso di sì, penso di sì: sono sicuro di tutto questo. Poi, il dolore immenso rimane, però chi crede, chi è fermamente convinto in qualcosa in Qualcuno possa trovare un conforto, un aiuto a superare i momenti sempre molto duri”.

E' vero che chi vince è sempre circondato da amici, mentre chi perde, chi è sfortunato viene quasi “isolato” dagli altri?

“Isolato, forse, è una parola eccessiva. Ne hai sicuramente molti di meno quando perdi. Se quando vinci hai cento amici, quando non vinci n hai dieci e magari sono quelli veri”.

Sei d'accordo con chi afferma che il dolore è uguale a tutti, cambiano le felicità?

“Oh, Dio! E' una cosa troppo personale. Penso che di base possa essere corretto questo pensiero”.

E' vero che soffrire significa conoscere?

“Tu mi snoccioli citazioni a go-gò: io credo che si conosce anche senza sofferenza. Poi, chi è lo sfortunato della vita deve soffrire un po' di più ha già fatto la scorza, ha già un po' di pelle più dura e quindi se è stato svantaggiato, se ha vissuto un po' più di negatività, può aiutarlo un po' di più avendo già conosciuto il dolore e i momenti difficili da superare”.

No ti è mai capitato di dover rivivere un dolore giovanile?

“No, non mi è mai capitato”.

Il dolore ci rende perfetti un giorno davanti a Dio?

“Mi fai delle domande estremamente impegnative sotto quest'aspetto qui. Io penso che Dio ami tutti i suoi figli per quello che sono. A chi è più sofferente io credo che Lui stia più vicino”.

Ci credi in Dio?
“Certo”.

E come te l'immagini l'Aldilà tra mille anni?

“Ah” sorride Attilio Tesser “non mi pongo questo problema. Spero che sia un mondo migliore quello che vivo oggi, non quello che è nell'Aldilà. Nell'Aldilà mi aspetto di ritrovare le persone che oggi mancano, che oggi non ci sono, e di ritrovare quelle persone. Al di là di quello che ci sarà nell'Aldilà”.

Tu eri un difensore fluidificante, come si chiamava all'epoca; oggi, da mister, in che ruolo giochi: attaccante, centrocampista, difensore?

“Un centrocampista, perché cerca di essere equilibrato”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 30 maggio 2010

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