ULTIMA - 26/3/19 - IL PUNTO SULLE NOSTRE SQUADRE GIOVANILI ELITE E REGIONALI

Facciamo il punto sulle squadre giovanili veronesi dei tornei Elite e Regionali delle categorie Juniores, Allievi e Giovanissimi, quando mancano poche gare alla fine dei campionati. Nella categoria Juniores Elite, girone A, comanda ora il Camisano che con 50 punti precede il San Giovanni Lupatoto di mister Matteo a 46 punti dopo la sconfitta 1 a 0 contro il
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INCONTRI VIP'S

5/6/10 - INCONTRI RAVVICINATI: FABRIZIO LUCCHESI

VIVERE DA...LUCCHESI

Fabrizio Lucchesi (Empoli, 6 dicembre 1961) è il più “vecchio” dei direttori sportivi di club professionistici italiani di calcio. Una passione, la sua, che l'ha preso subito da bambino prima come calciatore, poi, come allenatore, quindi, come direttore sportivo alla guida di quell'Empoli che, sotto di lui, ha vissuto il doppio balzo dalla serie C alla storica serie A. Un'esperienza lunga, ricca e completa, visto che Lucchesi ha operato anche in Francia, a Nizza.

“Io, come dici tu, Andrea, ho avuto la fortuna di iniziare presto: a 20 anni, 21 anni ho iniziato a fare l'allenatore del settore giovanile. Ho fatto tutte le trafile aziendali, per poi arrivare, come tu ben sai, a operare nel club dove sono nato, l'Empoli. E ho avuto la fortuna di fare esperienze importanti; questo mi ha dato la possibilità di lavorare in un po' tutte le parti d'Italia, a Palermo, a Roma, a Firenze, società queste che mi hanno dato tutte qualcosa e che mi hanno permesso di arricchirmi e di crescere professionalmente seppur con qualche errore, ma anche con qualcosa fatto bene”.

Hai avuto la fortuna, rispetto a tanti altri giovani della tua età, di capire subito quello che ti piaceva fare, o no?

“Hai colto un aspetto, secondo me, che è importante. In un mondo come il nostro che sta cambiando molto. Io ho avuto la fortuna di iniziare presto, però, io mi sentivo più dirigente, più manager”.

Più organizzatore, vuoi dire?

“Più organizzatore, esatto, più che allenatore dei giovani, per quanto mi è rimasto una cultura di scouting dentro, però, più organizzatore, più gestore dell'azienda. E, infatti, negli ultimi 10-15 anni ho fatto soprattutto proprio il gestore, l'amministratore del club, oltre che chiaramente tutti noi abbiamo una estrazione tecnica, ma hai colto un aspetto che mi ha aiutato a guadagnare un po' di tempo, lavorando nella specificità. Oggi in tutte le aziende di calcio c'è molta ricerca di specificità, ruoli complementari ma con tanta specificità”.

Qual è stato, finora, il tuo momento più bello professionale?

“Mah, guada, ho avuto fortuna, ho vinto diversi campionati. Il momento più bello è stato lo scudetto vinto con la Roma, sì perché l'apoteosi di questa città che tutto amplifica, perché è una città enorme. Però, ho avuto anche altre due fortune, perché il doppio salto dalla C alla B e poi in A con l'Empoli devo dire nella dimensione della mia città, nella mia città, è stato un qualcosa di importante. E, poi, non ti nascondo: anche l'aver riportato la Fiorentina, che è poi la provincia dove abito io, aver contribuito a riportare la Fiorentina dalla C2 alla serie A, anche quello è stato un momento di soddisfazione”.

Qual è stato il colpo più clamoroso che hai messo a segno in sede di trattative di calcio mercato?

“Uno degli acquisti forse più indovinato, per la carriera che poi ha fatto, ricordo Luca Toni, posso ricordare Di Francesco che è qui con noi oggi a Pescara, posso ricordare Totò Di Natale, posso ricordare Fabio Galante. Posso ricordare, che ti posso dire, Birindelli: ho avuto la fortuna di vederne crescere tanti, per la verità. E qualcuno ne ho anche sbagliato”.

Quale?

“Guarda, non lo voglio fare un nome: mi dispiace dirtelo. Posso dire che però, a conferma che il calcio non è scienza esatta e non è bravo chi non sbaglia ma è bravo chi sbaglia di meno, i posso dire che ne ho sbagliati diversi calciatori”.

Non ti manca il grande pubblico della serie A, il fascino e l'atmosfera della Champion's League?

“Guarda, io sono uno che non vive per niente del passato. E' un patrimonio di sentimenti, di emozioni che ti porti dentro, che quando ricordi i momenti brutti, ma e soprattutto i momenti belli ti dà la forza di andare avanti. Io sono uno cui piace guardare sempre avanti: in casa non ho un ricordo, non c'è un quadro, tengo tutto chiuso nell'armadio. Per me, questo mi dà la forza di andare avanti perché io voglio fare qualacosa di nuovo. Non ho in casa un quadro, un ricordo sportivo. Terrò, l'omaggio dello scultore e orafo veronese Cesare Soprana che tu mi hai fatto perché è un soprammobile veramente delizioso. Però, non vivo di ricordi: questo per dirti che sono sempre alla ricerca di stimoli nuovi. Mi manca un po' la serie A, devo dire, ma più che altro l'evento, mi manca la qualità dell'ambiente, le Coppe, ci mancherebbe altro! Però, io sono in una fase della mia vita, in cui sono alla ricerca di progettualità. Ho avuto la fortuna di iniziare un progetto importante, speriamo di concluderlo bene qui a Pescara. Ho fatto scelte diverse, anche sbagliate, però, sono alla ricerca di progettualità, a prescindere poi da quella che è la categoria”.

Si parla in questo libro anche di memoria, di sofferenza: quand'è l'ultima volta che tu hai pianto di dolore?

“Un anno e mezzo fa, un anno e mezzo fa, quando mio figlio Federico, 21 anni, è stato molto male, e per fortuna si è ripreso alla grande. Fortunatamente, tutto si è risolto. Lo confesso a te, perché non lo sanno alcuni miei parenti. I nonni l'hanno saputo un anno dopo. Questo per dirti che in questo momento ti sto facendo una delle confidenze più grandi di tutta la mia vita. Non lo sapeva nessuno”.

Se tu avessi una persona che sta attraversando un brutto momento a livello psichico, a livello esistenziale, cosa gli consiglieresti?

“Credere nei valori, valori. I valori ti danno la forza di andare avanti, i valori possono essere religiosi per chi ci crede, possono essere affettivi, possono essere ideali in termini generali. Combattere, avere una voglia di lavorare per cambiare qualcosa, di costruire qualcosa. Avere degli amici sinceri su cui contare: questo come obbiettivo, diciamo come punto di riferimento. Il supporto di persone care, può essere un famigliare, può essere un amico -ma, sono pochi gli amici quelli veri – che ti sta vicino, che ti aiuta tanto. Però, io penso che, a parte chi ti sta vicino e ti aiuta tanto, se tu non hai dentro qualcosa, perché poi quando ti chiudi in te stesso non c'hai nessuno accanto, in questi momenti ci vuole la forza dentro, secondo me, di pensare a qualcosa, di costruire, di reagire. E' quello poi che di fatto succede nel mondo dello sport. Se non hai la capacità di reagire, non puoi fare l'atleta, e non puoi fare nulla nel mondo, secondo me. La molla deve scattare dall'interno: se non hai la capacità, devi trovare lo stesso la forza di raschiare il barile, perché poi ti dà la forza di ripartire”.

Non ti è mai capitato di rivivere una sofferenza, un dolore giovanile? Stiamo andando sull'impegnativo...

“Più che sull'impegnativo, io, Andrea, anzi, ti ringrazio per esserci spostati su toni che non sono comuni, e, quindi, ti faccio i complimenti perché non è solito parlare di sport e riuscire ad avere gli occhi lucidi tutti e due in un'intervista di sport. Rispondendo alla tua domanda, per fortuna, non conservo alcun ricordo triste da bambino”.

Che cos'è che ti dà più fastidio, anche fuori dal calcio, e che cos'è che riesce ancora a commuoverti nella vita di tutti i giorni?

“Mi basta poco quando vedo qualcosa di bello, di importante. Non deve essere necessariamente una cosa bella, perché nella vita ce ne sono tante di cose belle. Bisogna talvolta sapersi accontentare. Mi fanno arrabbiare le bugie, mi fa arrabbiare l'indifferenza, e spesso noto in tanti aspetti della vita che non mi sento per niente dentro davanti ala voglia di non fare, di non dire, di non combattere di fregarsene. Questo egocentrismo; e spesso vedo che alcune persone pensano per sé e non pensano agli altri e questo mi fa rabbia. Mi fa rabbia tutti i giorni perché sono aspetti della vita vissuta che noto spesso”.

E' vero che chi soffre è sempre solo. Alla pari di chi non è considerato nella vita fortunato, un vincente?

“E' la vigliaccheria, come la chiami tu, la parola giusta. Ma, non è solo vigliaccheria: parlavamo prima di valori e di opportunismo. Io credo sia vero ciò che dici, io sono d'accordo, sei solo, ma io credo che ci sia un lato positivo della vicenda. E il lato positivo è che in quell'occasione fai una grandissima selezione delle persone che ti stanno intorno. Di cento te ne rimangono cinque, e questi cinque sono veri, mentre gli altri sono solo opportunisti, ma, tanto nella vita c'è sempre il girone di ritorno”.

Cos'è che non dobbiamo mai dimenticarci ogni giorno?

“Chi siamo, da dove veniamo, i valori di fondo. Io credo che quando mi dimentico questo, spesso anche perché siamo portati a dimenticarlo spesso. Io vedo delle persone più o meno fortunate, che hanno la fortuna di fare anche qualcosa di importante ebbene, se queste si ricordano anche i valori di base, poi, hanno anche la possibilità di aiutare gli altri, altrimenti diventa un problema”.

E' vero che la sofferenza, il dolore è uguale per tutti, mentre cambia solo la felicità di persona in persona, di individuo in individuo?

“Mi hai detto una cosa che io non avevo...Mi hai dato una chiave di lettura fantastica: sono d'accordissimo. Tu pensa non avevo riflettuto mai su questo tema: è vero, la sofferenza è quella. Però, bisogna avere la memoria di tenere sempre ben presenti questi valori, eh. Se uno non si ricorda che per essere felici non importa avere quattro automobili, ma basta averne una, ma, se tu sei sempre alla ricerca del di più, non sarai mai felice”.

Credi in Dio?

“Sì, ma non sono un cattolico praticante, però, credo”.

Tra cent'anni nell'Aldilà chi vorresti rivedere, riabbracciare?

“Non ci penso”.

Perché hai forse la fortuna di avere i tuoi cari tutti in vita?

“Mi è mancato mio padre a 23-24 anni fa, quando io ne avevo 26”.

Non ti manca il babbo?

“Indubbiamente, sì. Però, è molto più presente oggi che non c'è, anche se questo può sembrare un paradosso. Sono passati diversi anni da quando mi ha lasciato Bruno, operaio che faceva le strade. Talvolta, quando rifletto sulle problematiche dei miei figli, sugli aspetti della vita o sui ricordi che ho, lui è più presente quando non c'è. Allora, forse perché avevo 25-26 anni ero lì, dovevo studiare, lavorare, carriera, non lo frequentavo mai; poi, quando non ci sono, te li ricordi di più”.

Ti è costata di più il sentimento di una grande amicizia o quello di un grande amore?

“Un sentimento di un'amicizia perduta: ho creduto talvolta di dare fiducia e di credere in un rapporto d'amicizia con una persona e poi... Mi è successo un paio di volte, anche due tre volte. Probabilmente, non sono bravissimo su quest'aspetto della vita. Eppoi, mi sono sentito ingannato e questo m'ha fatto male, perché il sentimento d'amore ti dà un'amarezza, ma ti dà anche una grande gioia, il sentimento d'amicizia pensi sia ricambiato alla pari, eppoi, quando è il momento in cui...Ho avuto pochi amici veri, però, su due-tre che non si sono verificati tali ci sono rimasto male. Ma, anche quello mi ha insegnato”.

Un grande greco diceva che soffrire è uguale conoscere...

“Sono d'accordo: ne faremo tutti volentieri a meno del dolore, ma, è la verità. E qui sta anche la differenza tra persona e persona. C'è chi la forza di reagire, chi ha la forza di andare avanti. Chi ha la forza sempre di guardare avanti riesce a superare meglio certi momenti. Purtroppo, un momento di difficoltà porta a un momento di involuzione interiore, che è normale. Però, poi, la forza di ripartire supera questo momento, altrimenti c'è l'implosione”.

La “Nazionale degli ultimi papi”: dove schiereresti in campo Pio XII, Roncalli, Montini...? Ora, in pratica, ti nominiamo cittì della Nazionale dei pontefici della metà circa del Novecento fino ai nostri giorni.
Dopo un bel sospirone, Lucchesi, quasi prendendosi la rincorsa prima di rispondere, sospira:

“Guarda, io ho avuto la fortuna di conoscere Giovanni Paolo II, di recarmi, ai tempi della Roma, tre volte in udienza privata. L'ho conosciuto e devo dirti che io l'avrei messo a fare il regista perché era una persona che mi dava questa impressione. Benedetto XVI, devo dirti, avrei bisogno ancora di fargli fare un provino per dirti dove metterlo”.

E papa Roncalli?

“Sì, in quegli anni là andava di moda la mezz'ala, la mezz'ala di regia”.

Papa Montini, Paolo VI?

“C'era in quel periodo là si giocava con lo stopper e il libero. Che stava dietro la difesa e guidava sostanzialmente. Facciamogli fare il libero”.

Pio XII, molto rivalutato recentemente? So che per un toscano parlare di pontefici, porporati e religiosi vari è come chiedere a un marocchino di vendere la sabbia a un beduino...

“Guarda, io...Facciamogli fare il terzino, via. Allora si chiamavano terzini”.

Non ultimo in termini di importanza, Papa Giovanni Paolo I, papa Albino Luciani... Con quei suoi 33 giorni di pontificato, non lo si può paragonare alla staffetta Mazzola-Rivera ai Mondiali di Messico 1970?

“Che bello! Ma, qui siamo, lui potrebbe fare il trequartista: oggi sarebbe lo vedrei giocatore fantasioso, che fa il trequartista, perché portò quella ventata così di iniziativa, di fantasia, di novità in quel momento durato 33 giorni. Però, lo vedo con questo ruolo di fantasista”.

Il tuo motto?

“Non ne ho”.

Vivi e lascia vivere?

“No, è troppo qualunquista, non ci credo. Ci vuole rispetto per gli altri; mi reputo liberale, da un punto di vista di rispetto nei confronti degli altri, però, le regole vanno rispettate. E le regole finiscono quando i miei diritti vanno a toccare, a calpestare come dici tu, i diritti degli altri”.

Il tuo miglior pregio e il tuo peggior difetto?

“Il mio peggior difetto? Ho tanti difetti: ho poca pazienza, talvolta sono un po' troppo perfezionista, sempre alla ricerca. Soffro anch'io; non mi godo neanche le gioie, perché mi dico “sì” ma potevo fare meglio. Da una parte, è uno stimolo è anche uno stimolo a far bene”.

In campo, da calciatore, in che ruolo giocavi?

“Libero, libero”.

E nella vita, invece?

“Più da centrocampista”.

Sì, ed anche stavolta ti sei dimostrato un libero “diplomatico”.

Ciao, Fabrizio, e in bocca al lupo per la tua carriera.

“Grazie a te, Andrea”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 5 giugno 2010












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