ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

20/7/10 - INCONTRI RAVVICINATI: ELISA RIGAUDO

ELISA HA UNA...MARCIA IN PIU'

E' la nostra marciatrice più forte nei 20 chilometri. Piemontese di Cuneo, dove è nata il 17 giugno 1980, ha conquistato il bronzo nei campionati Europei di atletica leggera nel 2006, a Goteborg.

Medaglia di bronzo anche nel 2008 a Pechino, sempre nei 20 km di marcia.
Elisa fa parte del Gruppo Fiamme Gialle e, quando la intervistiamo, annuncia di essere in dolce attesa di un figlio che nascerà intorno a metà settembre. Il suo allenatore è Sandro Damilano.

Cos'è che spinge una donna a praticare uno sport di tanto sacrificio e sudore?

“Mah, forse proprio perché c'è tanto da sudare, da faticare, e c'è da imparare bene la tecnica, che mi ha sempre incuriosito e mi ha sempre stimolato. Per me, è più importante sostenere una sfida difficile che una facile, dove non avrei magari molti stimoli”.

Qual è stato il momento più bello della sua carriera di marciatrice?

“Per iniziare forse è stato l'Europeo, in cui ho vinto il titolo Under 23 nel 2001 ad Amsterdam, e grazie a quello ho potuto entrare nel Gruppo Sportivo Fiamme Gialle e a tempo pieno ho potuto allenarmi mattina e pomeriggio. Quindi, non sono più dipesa dai miei genitori e ho cominciato ad avere una sicurezza economica. Non solo, ma ho potuto da allora intraprendere un lavoro che mi è sempre piaciuto”.

Esiste qualche rimpianto in una 30enne come Elisa Rigaudo, che, nella sua piena maturità sportiva, può dare ancora molto a se stessa e all'atletica italiana?

“No, rimpianti a livello sportivo, neanche a livello personale. Adesso come adesso sono incinta e, quindi, ho deciso di prendermi un anno di pausa per mettere su famiglia, e, non l'avessi fatto ora, avrei avuto un rimpianto, quello di aver aspettato troppo. Per cui, sotto l'aspetto della famiglia, vedo che mi sto realizzando anche in quello”.

E' il primo figlio?
“Sì”.

Maschio o femmina?
“Non si sa: è una sorpresa!”

Che cos'è che le dà più fastidio nella vita di tutti i giorni, e cosa invece riesce a commuoverla?

“Mi commuove sicuramente vedere che nella mia famiglia ho una bambina che è stata adottata. Quello che mi commuove è vedere i bambini pagare con la vita i bambini gli errori e gli orrori dei grandi e le conseguenze della guerra. Poi, nei miei viaggi sostenuti in Africa ho visto che esistono bambini che non hanno le stesse possibilità di altri bambini più fortunati del mondo. Queste sono le cose che mi commuovono di più”.

E cos'è che la irrita maggiormente?

“L'ipocrisia di alcune persone, quelle che hanno tanti soldi e come lo stesso riescano a vivere male. Quest'aspetto proprio non riesco a capirlo”.

Crede in Dio Elisa Rigaudo?

“Sì, non sono molto praticante ma ho una fede sicuramente cristiana”.

Come se l'immagina l'Aldilà e che le piacerebbe riabbracciare, incontrare tra mille anni?

“Mi piacerebbe scoprire l'elisir di lunga vita per essere ancora viva” e giù un bel sorriso della maratoneta piemontese “perché ci sono talmente tante cose da fare che secondo me viviamo troppo poco. Oltre a essere viva, mi piacerebbe ritrovare mio marito, con il quale sto passando una bella vita e vorrei continuare a viverla assieme a lui anche nell'Aldilà”.

Il marito, si chiama?
“Daniele”.

Quando le è capitato – se le è capitato finora – di piangere di dolore vero e quando di emozione?

“Di dolore vero per una persona che è mancata di tumore – una vicina di casa, che mi ha fatto molto star male perché è stata una cosa improvvisa e ha lasciato il marito e due figli piccoli; e si chiamava Wilma –, invece, ho pianto di felicità è quando ho visto la prima ecografia di mio figlio”.

Come è stata la sua infanzia? Ricorda tanti raggi di felicità oppure anche qualche nuvola di tristezza?

“Un po' di dolore perché i miei genitori quand'ero piccola erano già in lotta tra di loro e poi si sono separati. Quindi, conservo un po' di ricordi negativi sotto l'aspetto affettivo. Mi sono rassegnata, dicendo tra me e me “speriamo che tutti i genitori non siano così, ma che si vogliano bene”. Sono cresciuta portandomi dentro e dietro questo dubbio, questo interrogativo”.

Il dolore matura, indurisce i caratteri o fa impazzire le persone colpite?

“Per me, matura molto. Matura, sì”.

E' vero che chi è nella sofferenza viene abbandonato a se stesso, al contrario invece di chi ha tutto, è fortunato, è un vincente?

“Dipende. Secondo me, no, perché le persone vere rimangono vicine anche quando le cose non vanno bene. Io, quasi quasi, a pensarci bene, preferisco i momenti difficili a quelli in cui le persone ti fa i complimenti”.

Finora in Elisa Rigaudo ha vinto di più il cuore o la ragione?
“Il cuore”.

Diceva Dante Alighieri: “pene d'amore, pene d'inferno”. Lei ha mai sofferto per un amore vero?

“Eh, sì, ho pianto, per amore, però, sono convinta che questa sofferenza mi è servita, in quanto mi ha fatto crescere, maturare sicuramente”.

Ha paura della morte?
“Sì, mi spaventa”.

Cosa in particolare? Il timore di non vedere più nessuno dei suoi cari o il terrore di dover soffrire molto per una malattia?

“Perché penso di non vedere più nessuno, che tutto sia finito”.

E' superstiziosa?

“Eh, un po'. Ultimamente, ho voluto togliermi di dosso e dalle gare tutte quelle scaramanzie che avevo, perché mi ero fissata troppo”.

Il sogno e il rammarico più grande di Elisa maratoneta?

“Beh, il sogno a livello sportivo è quello di prendermi ancora qualche bella soddisfazione alle prossime Olimpiadi di Londra, nel 2012”.

Un'altra medaglia?

“Sì e di salire sul podio più alto. Quello personale è di allargare la mia famiglia a tre figli”.

Di cosa, Elisa, non dobbiamo mai dimenticarci nella vita di tutti i giorni?

“Il rispetto per se stessi, ma, soprattutto, nei confronti degli altri”.

Non ha mai giocato a calcio?

“Eh, no, no, perché avevo i piedi troppo scarsi. Una volta, mentre giocavo, ho riportato una frattura alla tibia della gamba destra, e allora ho capito di avere un piede che svirgola un po'. Però, tutto sommato, riesco a mettere il piede abbastanza dritto”.

Simpatizza per qualche squadra?

“Sono juventina, essendo piemontese”.

Ha un idolo?
“Del Piero, perché è una bella e grande persona. Ho avuto modo di conoscerlo a Torino ed è una persona che in quel mondo lì è riuscita a rimanere normale”.

In che ruolo giocava Elisa Rigaudo?

“Attaccante, però, ero più quella che correva che quella che prendeva la palla”.

Attaccante in quegli sprazzi di calcio giocato; e nella vita, che cosa: attaccante, centrocampista, difensore, portiere?

“Adesso come adesso, visto che sono diventata un po' più equilibrata, forse centrocampista. Una volta ero più attaccante. Oggi sono diventata più osservatrice e meno impulsiva”.

Quando nascerà il pargoletto?

“Credo intorno a metà settembre”.

Magari il 17, che è il numero della stella e la data della sua nascita?

“Se nascesse il 17, per me sarebbe perfetto”.

Grazie Elisa e in bocca al lupo! E arrivederci sul massimo gradino del podio a Londra 2012.

“Grazie, arrivederci e buona giornata!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 20 luglio 2010






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