ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

19/8/10 - INCONTRI RAVVICINATI: MONS. TOMMASO GHIRELLI

TERZINI ALLA GHIRELLI

La diocesi di Imola passa alla storia della Chiesa per essere stato il soglio di tre papi: nel 1652 si insediò il senese Fabio Chigi, poi papa Alessandro VII (1655-67), nel 1785, invece, il cesenate servo di Dio Gregorio Barnaba Chiaramonti, poi, papa Pio VII (1800-1823), ed, infine, nel 1832 il senegalliese Giovanni Maria Mastai Ferretti, poi papa Pio IX (1846-1878).

Numerosi anche i porporati passati per la curia imolese: ben 19 dal 1390 (card. Antonio Calvi, romano) fino a papa Pio IX (1832), e ben 10 solamente dal 1696 (card. Taddeo Luigi Del Verme, piacentino) al 1846 (card. Gaetano Baluffi, anconitano).

Dal 18 ottobre 2002, la Diocesi di Imola è guidata da monsignor Tommaso Ghirelli, forlivese (2 agosto 1944), ordinato vescovo il 30 novembre 2002 (presbitero invece il 29 giugno 1969).
Monsignor Tommasi oggi riveste anche il ruolo di Delegato della Cei, per il Settore Pastorale, riguardo i Problemi Sociali e il Lavoro.

Eccellenza, lei, da ragazzino, qualche calcio al pallone l'ha rifilato?

“Certamente, ma, non sono mai stato molto capace. Facevo la riserva, ma, quand'ero in seminario, giocavo anch'io”.

In che ruolo le piaceva cimentarsi?
“In difesa”.

C'era qualche giocatore di allora che le piaceva in maniera particolare?
“No, perché non sono mai entrato nel ruolo”.

Aveva una squadra del cuore?

“Essendo stato tanti anni a Bologna, mi sentivo e mi sentirei ancora in dovere – per solidarietà cittadina – di tenere al Bologna, ma, nient'altro”.

Si ricorda un giocatore del Bologna di allora che l'aveva colpito?

“Savoldi è uno che mi è rimasto impresso; ma, ce ne sono anche altri, ma, alla mia età saltano fuori le amnesie. Li avrei qui, sulla punta della lingua, ma adesso non mi vengono in mente. I miei compagni di seminario erano magari più sportivi, più tifosi di me e ne sapevano di più. Io sentivo, ma, non ho mai coltivato un interesse diretto non ho mai letto qualche articolo sul giornale per saperne di più sui giocatori del Bologna e, in particolare, su Savoldi”.

Terzino destro o sinistro?
“Sono un mancino”.

Terzino da ragazzino in seminario; nella vita, Eccellenza, che in che ruolo ritiene di aver giocato finora nella sua missione di religioso?

“Difensore. Spero dei diritti dei poveri, ma, poi difensore della Chiesa”.

Imola è stata sede di tre pontefici e di 19 cardinali. Lei, un pensierino alla porpora cardinalizia?

“No, assolutamente. Il tempo in cui i vescovi di Bologna erano cardinali, diventavano spesso cardinali, erano molto diversi da quelli attuali. Imola era, per la Santa Sede, una diocesi adatta perché, pur non essendo grande, e, quindi, consentendo a un vescovo di dedicarsi anche ad altro, però, era ben fornita dal punto di vista del clero, della tradizione cristiana, ed anche economicamente perché la diocesi aveva diversi possedimenti terrieri, soprattutto nella Bassa, che era stata bonificata dai monaci. E, successivamente, le bonifiche fatte dai monaci erano pervenute al vescovo”.

Che cos'è che le dà più fastidio, cosa invece riesce ancora a commuovere un prelato come lei?

“Io preferisco non parlare di quello che mi dà fastidio. Mi commuove tutto nel mondo che ci circonda e nelle persone, soprattutto, i bambini, gli anziani, gli ammalati. In genere, le persone che dimenticano se stesse per soccorrere gli altri: queste sono le cose che mi commuovono”.

Il suo motto episcopale, Eccellenza?

“E' preso dal vangelo di San Marco. Era il vangelo della domenica in cui fui consacrato vescovo e che mi era rimasto impresso. Si riferisce alla vigilanza che deve avere il portinaio nella parabola del padrone che torna tardi. Il padrone si è allontanato da casa, ordinandogli di fare buona guardia, di vegliare. Questo l'ho ritenuto valido anche a me, portinaio della Chiesa. In latino è “Praecepit ut vigilaret””.

Come se li immagina tra cent'anni l'Aldilà?

“No, l'Aldilà non si può immaginare. Io proprio non faccio lo sforzo perché non si può immaginare. Supera tutte le nostre possibilità di immaginazione”.

Chi vorrebbe riabbracciare?

“Io spero di riabbracciare tutti; certo, non con tutti ho avuto la stessa intensità di affetto e di sentimenti. E' chiaro che i genitori vengono in primo luogo rispetto alle persone che si sono conosciute in questa terra. Spero di riabbracciare Gesù Cristo, Sua Madre, tutti i santi, i miei patroni in maniera particolare”.

La sua infanzia, monsignore?

“La mia famiglia era una famiglia di piccoli proprietari terrieri in Romagna. Solo che i miei genitori erano già un po' anziani, ho due fratelli e una sorella. Una famiglia non tanto numerosa, ma, con gli zii e i cugini, con i quali c'era un legame molto intenso, si allargava molto, e poi in paese si era un po' tutti della stessa famiglia. Quindi, i coetanei, le bande che si formano tra ragazzi, la parrocchia con i chierichetti è stato il mio “Piccolo mondo antico””.

Di che cosa non dobbiamo mai dimenticarci nella vita di tutti i giorni?

“Della vita, che ci è stata data come un dono, e di tutti i doni articolari che abbiamo ricevuto. Non guardare a quello che ci manca, ma a quello che abbiamo”.

In lei ha vinto più il cuore o la ragione?
“La ragione”.

E' uno dei pochi intervistati che ha risposto: la ragione...

“Mi dispiace perché è meglio essere guidati dal cuore, ma, io mi sono abituato a far prevalere la ragione”.
Se non avesse seguito la missione che Dio le ha chiesto, cosa avrebbe fatto?
“Francamente, non ho mai coltivato altre idee o passioni. Da ragazzo penso di ricordare che la Medicina mi interessasse”.

Anche perché allora, alla pari della sua, Eccellenza, era vista più come missione altruistica (ricordo mio padre) che come professione vera e propria, o no?

“Ma, io spero che lo sia ancora, perché altrimenti sarebbe una bella preoccupazione mettersi oggi nelle mani di un medico”.

Ad un giovane che soffre psicologicamente, che è in crisi, lei cosa suggerirebbe?

“Di parlare con le persone che gli vogliono bene, di non chiudersi in se stesso”.

Il dolore degli altri cosa trasmette in monsignor Tommaso Ghirelli?

“Mi trasmette sofferenza, non si può ignorarla, bisogna accettarla. E credo che quando altri soffrono insieme con noi la portiamo più facilmente. Però, tutto questo non ci aiuti in modo decisivo se non c'è un aiuto dall'Alto, se non c'è l'amicizia di Gesù Cristo, anche se noi non la riconosciamo per tale e che ci fa andare avanti. Altrimenti c'è anche quella possibilità purtroppo di persone che sono ancora vive, ma dentro sono morte”.

Chi soffre e ha Fede, soffre di meno?

“Che soffra di meno, no. Anzi, può darsi che soffra anche di più, ma certamente il dono della Fede è quasi indispensabile per potere accettare e mettere a frutto la sofferenza. Perché altrimenti tutto il mondo, tutta la vita è un grande assurdo o perlomeno un grande interrogativo. Interrogativo lo rimane sempre perché noi ci poniamo sempre le domande, ma, è chiaro che la Fede non ci dà tanto delle risposte, ma ci fa compiere quel salto nella fiducia, nell'amore, che poi è basato anche sul rendersi conto che siamo già stati amati, siamo stati riempiti di doni, e, quindi, se adesso ci manca quella serenità, quella tranquillità che in altri momenti abbiamo avuto, speriamo poi di recuperarla a un livello più elevato”.

Non le è mai capitato di rivivere un dolore giovanile, un dolore antico?

“Direi di sì, perché c'è un po' in noi la tendenza a rimuovere, però, certe sofferenze io ho cercato di non rimuoverle e direi che le ho maggiormente accettate, col passare del tempo, perché vedevo che in fondo si inserivano in un Disegno”.

Esistono due pianti: uno di lutto e uno di commozione, di gioia. Quand'è che ha pianto e quando si è commosso?

“Mah, mi sembra...non sono incline a parlare di queste cose”.

Si è emozionato quando è venuto a Bologna il papa?

“Bé, io mi commuovo abbastanza spesso, quindi, dovrei far mente locale. Adesso dirle quando è stata l'ultima volta, non mi viene. Mi commuovo durante le celebrazioni, durante la messa”.

Grazie, monsignor Ghirelli.
“Prego”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 19 agosto 2010









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