ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

10/9/10 - INCONTRI RAVVICINATI: GIANCARLO ANTOGNONI

ANTOGNONI, IL VERO PROFUMO DELLA “VIOLA”

Tra le “leggende del nostro calcio”, certamente un posto di rilievo lo occupa Giancarlo Antognoni. E' stato per tre lustri “bandiera”, punto di riferimento della società gigliata, con la quale ha conquistato una Coppa Italia (1975, all'”Olimpico” di Roma, in Fiorentina-Milan: 3-2), l'anno successivo (1976) una Coppa di Lega italo-inglese.

Ma, l'”Antonio” ha lasciato un segno anche nella nostra Nazionale, in cui debuttò il 20 novembre 1974, affrontando in trasferta l'Olanda (vittoria dei “tulipani” per 3-1) del grande Johan Cruyff, più volte “pallone d'oro”.

E' tra gli azzurri – nel ruolo di mezz'ala - del cittì Enzo Bearzot, i quali hanno conquistato il terzo Mondiale azzurro in Spagna 1982, e rimane – finora – il giocatore che ha collezionato più maglie numero 10 del nostro Paese: ben 70, a fronte di 7 gol, e su un totale di 73 gare complessive. Ma, non è tutto rosa e fiori, pardon, viola e fiori, la carriera di Antognoni, nato a Marsciano di Perugia il 1° aprile 1954, e approdato alla Fiorentina dopo l'apprendistato di due anni svolto ad Asti (1970-1972).

In viola, ben 341 partite e 61 reti, ma, anche due incidenti abbastanza seri. Il primo al vecchio “Comunale”, in Fiorentina-Genoa, il 22 novembre 1981, quando, in seguito a uno scontro col portiere Martina, crolla a terra, esanime, accusando lo stop del battito cardiaco per pochi, ma interminabili secondi. I medici, poi, gli diagnosticarono la frattura delle ossa craniche.

Il secondo, nel 1984, quando riportò la frattura scomposta sia di tibia che di perone, al termine di un impatto ruvido con Luca Pellegrini della Sampdoria. Nella stagione 1987-88, Antognoni gioca 33 partite (5 i gol) e due campionati in Svizzera, più precisamente nel Losanna. Il 25 aprile l'”Artemio Franchi” partecipa alla sua partita d'addio al calcio in 40 mila persone.

Oggi, “Antonio” ricopre un incarico federale nell'ambito delle nostre Nazionali giovanili. Suo padre gestiva un bar, sede di un Milan Club, e il piccolo Giancarlo non poteva, dunque, non respirare l'aria del calcio che ce l'ha fatto conoscere.

Qual è il suo preciso ruolo all'interno della Figc, presso il Centro Federale di Coverciano? Vigila, presiede le Nazionali giovanili, giusto?

“Diciamo di sì: accompagno i ragazzi quando vanno a fare manifestazioni sportive, tra cui Mondiali o Europei, o tornei importanti a livello internazionali. Quindi, si cerca di migliorare un po' questi giovani ragazzi che intraprendono questa vita calcistica. I migliori, però, a livello nazionale, dall'Under 16 all'Under 19. Quindi, l'età proprio più importante”.

Qual è stato il più gol e quello più importante della sua carriera? Che potrebbero non essere per forza lo stesso gesto atletico.

“Mah, il più bello forse quello di testa con la Juve, in tuffo. Un gol che facevo raramente, anzi, è stato l'unico gol che ho fatto di testa in tuffo, a Firenze”.

Che anno era e chi c'era in porta della Juve?

“Credo Tacconi, anno 1981, od 1982 od 1983: comunque, siamo in quegli anni lì. Mentre quello più importante è stato quello di una vittoria al “San Paolo” all'85', che ci ha permesso di raggiungere la Juventus in testa alla classifica”.

Lei è campione mondiale di Spagna 1982 con la Nazionale di Bearzot. Serba qualche rancore, qualche rimpianto calcistico?

“Bé, rammarico forse sì: quello di aver vinto poco con la Fiorentina. L'unico rammarico che uno può avere, perché poi sicuramente non mi lamento della mia carriera fatta, perché è stata una carriera importante, una carriera costellata anche di varie situazioni, anche di qualche insuccesso. Forse, il rimpianto maggiore è stato quello di non aver potuto dare alla Fiorentina un grosso risultato”.

Chi potrebbe assomigliarle, oggi, seppur nelle debite proporzioni?

“Mah, diciamo che il giocatore fantasista è un po' dimenticato, però, credo che i Totti, i Cassano, questi giocatori, Aquilani, Montolivo sono giocatori che hanno un qualcosa di estro, sicuramente credo che mi possono assomigliare. Loro a me, e io a loro, chiaramente. Con le dovute – come ha detto lei – proporzioni. Si parla, in questo contesto, non di cinque anni fa, ma di 30 anni fa. E, chiaramente, in tutti questi anni il calcio è cambiato e il giocatore forse tecnico è stato messo in disparte”.

Lei, mister, è il giocatore che detiene il maggior numero – 73 – di maglie azzurre col numero 10...
Antognoni si lascia andare a un sorriso spontaneo, ed, al tempo stesso di grande approvazione, verso chi lo ricorda questo particolare:

“Sì, è vero: forse, è l'unico record che ho. Non è male, però, ma è un bel record”.

Però, mister, non si lamenti: lei è un bell'uomo, ha una bella famiglia, una bella figlia, che ha concorso a Miss Italia...
Altra risata gustosa di “Antonio”. Che rettifica:

“No, non è andata mia figlia, però, sicuramente della famiglia sono contento: ho una bella figlia, una bella famiglia, sono uno dei pochi ancora rimasto con la moglie dopo 33 anni. E, quindi, sicuramente, è un buon risultato”.

Lei, mister, ha avuto a che fare, piuttosto duramente, con il dolore fisico. E' successo nel 1981 e poi nel 1984: trauma cranico con arresto del battito cardiaco nel primo, e frattura scomposta alla tibia e al perone. E, contro il Genoa e contro la Sampdoria.

“Sì, contro due squadre genovesi”.

Che cosa le hanno insegnato quei due episodi dolorosi e delicati?

“Sicuramente, nella negatività è stato positivo, perché vuol dire che, diciamo che nel primo incidente ho rischiato la vita, e, quindi mi ha permesso di riacquistare la vita, di contemplare la vita in modo diverso. Mentre, nell'84, ho subito un brutto incidente che m'è costata la frattura della tibia, che mi ha, anche quello, permesso di capire che se hai volontà, se hai abnegazione, se hai queste caratteristiche, puoi tornare ai tuoi livelli. Due esperienze negative, dunque, che sotto certi aspetti mi hanno migliorato”.

Pensi, mister, che prima di lei, abbiamo sentito anche Leonello Manfredonia, stramazzato a terra improvvisamente a causa di un breve arresto cardio circolatorio...

“E' stata un po' come la situazione mia: io ho riportato un trauma contro un avversario, ma, lui ha accusato l'arresto cardiaco in maniera improvvisa e naturale. Sicuramente, esperienze che ti plasmano, che ti migliorano anche sotto l'aspetto caratteriale”.

Non è che già dopo il verificarsi del primo incidente – certamente il più grave dei due – lei ha creduto maggiormente in Dio?

“Certo. Già ci credevo, eh. Però, insomma. Sono abbastanza fatalista per queste cose, però, sicuramente in quel momento Dio mi ha dato una mano, perché bastava un po' una ginocchiata invece che nella zona parietale mi prendeva in una tempia, oggi non sarei qui a raccontare queste cose”.

Secondo lei, tra mille anni, come sarà l'Aldilà, come se l'immagina il Paradiso? Lo abbiamo chiesto non solo a lei, ma, anche a vescovi ed arcivescovi. Ed, alè, ancora un'altra fragorosa e sincera risata di Giancarlo Antognoni:

“Bé, questa domanda dovrebbe porla più a loro, che sono più esperti di me. Cosa hanno risposto loro, perché io ancora...”.

D'accordo, ma, ora, mister, glielo chiediamo a lei.

“Mah, io mi auguro di trovare un campo da calcio, dove poter proseguire: il mio augurio è quello”.

Suo papà gestiva un bar, nel Perugino, con annesso Calcio Club del Milan, vero?

“Sì, è vero, è vero. Anch'io ero milanista: tutta la famiglia era milanista. Però, da ragazzo, da 10 anni in poi. Poi, sono arrivato alla Fiorentina e tutto è cambiato”.

Qual era il suo idolo?

“Rivera, che, tra l'altro, ho rivisto ieri sera, e mi ha fatto particolarmente effetto vederlo a Firenze, a vedere la partita della Nazionale azzurra contro la Far Ouer”.

Ha vinto di più, fino ad ora, il cuore o la ragione?

“Il cuore, perché, se ragionavo diversamente, forse non giocavo 15 o 18 anni nella Fiorentina. Però, sicuramente il cuore ha prevalso e credo che alla fine sia stata la scelta giusta”.

Qual è stato il club italiano che l'ha corteggiato più insistentemente?

“La Juventus nel 1978 e la Roma nel 1980. Ero stato molto vicino a vestire il giallo-rosso, quella volta”.

Giancarlo Antognoni è superstizioso?

“No, anche perché con quello che mi è successo, se avessi dovuto esserlo davvero, non sarei più uscito da casa”.

Cos'è che le fa più rabbia nella vita di tutti i giorni e cosa riesce ancora a commuoverti?

“Mi fa rabbia quando una persona davanti ti dice una cosa, e poi scopri che dietro dice l'esatto contrario. Non mi piacciano i voltagabbana, quelli che ti tradiscono, quelli che non mantengono la parola. Sei mesi fa ho avuto l'opportunità di recarmi in Nigeria, e ho visto tanta di quella miseria, davanti alla quale non ho potuto non commuovermi. Poi, mi commuove ancora un bel gesto atletico, come, ad esempio il gol di ieri di Cassano contro le Far Oer; o il gol di Messi, nell'amichevole Argentina-Spagna giocata a Buenos Aires e vinta ieri sera (ndr) dai sudamericani per 4-1”.

In lei ha vinto finora più l'amore o la ragione?

“Senz'altro il cuore. Guarda il “matrimonio” tra me e la Fiorentina: è durato 15 anni senza tentennamenti o rancori. Non avrei mai lasciato una città, un pubblico meraviglioso come quello di Firenze”.

Ci manderebbe una sua foto personale, da capitano della Fiorentina?

“Dimmi dove te la devo inviare”.

A Verona, in via...

“Ah, ti sei dimenticato che io a Verona ho fatto il debutto in serie A, in Verona-Fiorentina: 1-2. No, non ho segnato, quella volta”.

Di chi, o di che cosa non dobbiamo mai dimenticarci ogni giorno nella nostra vita?

“Delle nostre origini, dei nostri genitori, di chi ci ha voluto bene e ci ha sostenuto nei momenti difficili della vita”.

A chi le sarebbe piaciuto sciabolare con la sua proverbiale eleganza palle-gol nei suoi anni di Fiorentina?

“A tanti, perché sono stati tanti i campioni che hanno giocato nei nostri campionati. A Batistuta, a Van Basten, a Zico, a Diaz, a Gullit, a tantissimi altri assi passati da noi, che adesso rischio di non ricordare”.

Qual è il giocatore che più le ha assomigliato a Firenze?

“Batistuta, sicuramente uno dei più grandi attaccanti e campioni che non solo Firenze, ma il calcio italiano mondiale ha avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare”.

Ha esordito con la maglia della Nazionale azzurra il 20 novembre 1974, in Olanda-Italia: 3-1. E di fronte aveva il tre volte “pallone d'oro”, Johannes Cruyff...

“Sì, ma non solo Cruyff, ma, anche tanti altri campioni, come Van Hanegen, Van der Kercoff, Kroll, Riesbergen, ecc... Sì, è stato, se alludi a quella volta, un battesimo di fuoco”.

Grazie di cuore, mister: è stato molto gentile”.

“Prego, e ciao Andrea”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 7 settembre 2010












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