ULTIMA - 21/1/19 - GLI ACCOPPIAMENTI DELLA COPPA DELEGAZIONE DI VERONA

Si è chiuso ieri il 1° turno della Coppa Verona 2018-19 riservata alla formazioni di Terza categoria, denominata “Memorial Gianni Segalla”, che ha visto il passaggio ai quarti di finale delle prime classificate dei 7 gironi, Lessinia, Saval Maddalena, Borgo Trento, Dorial, Gazzolo 2014, Roverchiara, Ausonia Calcio e la migliore seconda classificata
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INCONTRI VIP'S

26/9/10 - INCONTRI RAVVICINATI: MONS. RICCARDO FONTANA

FONTANA GIOCA... IN DIFESA DEGLI ORATORI

Monsignor Riccardo Fontana, nato a Forte dei Marmi il 20 gennaio 1947, è l'arcivescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Una diocesi, questa, che conta circa 300.000 abitanti, e che comprende gran parte della provincia di Arezzo e 4 Comuni della provincia di Siena. Nella cattedrale aretina riposa, oltre a San Donato, Papa Gregorio X, e all'interno del duomo si tenne il conclave che elesse il suo successore, Innocenzo V.

Fontana è stato ordinato presbitero il 2 luglio 1962, per essere successivamente eletto alla sede vescovile di Spoleto-Norcia il 16 dicembre 1996. E' stato ordinato vescovo il 6 gennaio 1996. Proviene dal servizio alla Sede Apostolica e da 22 anni di servizio al Papa.

Nel 1981, monsignor Fontana ha collaborato presso la Segreteria del Consiglio degli Affari Diplomatici della Chiesa, retto allora dal cardinale romagnolo Achille Silvestrini.

Eccellenza, ha mai giocato a calcio, da ragazzino?
“No, mai”.

Preferiva cimentarsi magari in un altro sport?

“Io non ho molti precedenti sportivi. Quindi, questa è una materia sulla quale non sono ferrato”.

Di recente, si sono rivalutati gli oratori, grande intuizione di San Giovanni Bosco. A che punto siamo, ora in Italia?

“A buon punto, perché i vescovi italiani hanno deciso di mettere come obbiettivo del decennio la sfida educativa. Noi dobbiamo tornare, come parrocchia, come presenza, accanto ai ragazzi. Con tutti i linguaggi che i ragazzi usano naturalmente. Tra cui quello dello sport è uno dei più significativi”.

Cos'è che, in genere, le dà più fastidio?

“A me non dà fastidio proprio niente; convivo con la realtà e me l'aggiusto quando mi sembra opportuno farlo. Nel servizio pastorale, lavoreremo per i ragazzi, gli oratori, i quali non sono soltanto campi da pallone – sono anche quello -, ma, sono un progetto pedagogico complesso, una realtà articolata, ampia, su cui in Italia ci sono già bellissime esperienze, c'è tanta esperienza per il passato, ma c'è anche tanta progettualità per il futuro. I salesiani hanno dedicato, anche in quest'ultimo anno, grande impegno ad elaborare il pensiero scientifico sulla funzione dell'oratorio. Naturalmente, bisogna raccogliere quello che loro hanno preparato e rilanciarlo in ogni diocesi e in ogni parrocchia”.

Nel libro trattiamo anche il tema del dolore. In caso di smarrimento psichico di un giovane, lei che consiglio gli darebbe?

“Innanzitutto, i termini in cui lei pone il problema non sono i termini reali, perché, semmai ci fosse lo smarrimento, bisogna poi considerare che non verrebbe a chiedere consiglio a me. Ma, se invece la Chiesa saprà essere accanto ai ragazzi nella loro evoluzione, che è talvolta conflittuale con il resto del mondo, con il mondo adulto. Anche con la Chiesa, ma, questo non significa che non ci siano rapporti e relazioni continuate. Io credo che proprio sul terreno di queste relazioni bisognerà incentrare il futuro della pastorale giovanile”.

Io intendevo riferirmi a un giovane in crisi; si parla molto di depressione ed ansia come malattie del secolo...

“La depressione è una patologia; la depressione richiede l'intervento degli specialisti. Ma, prima di arrivare ala crisi, prima di arrivare a delle forme patologiche, la Chiesa ha la sua missione da svolgere. Stare vicino ai ragazzi significa accoglierli, ascoltarli, aiutarli a fare scelte libere, significative, mature”.

Che cos'è che la riesce a commuovere?

“A me tanto commuove il “cielo stellato sopra di me e l'uomo che dentro di sé si dà la legge”, diceva il filosofo tedesco Immanuel Kant. Però, accanto a quello, mi fa commuovere fortemente tanto la gente che ha bisogno di aiuto e lo chiede a Gesù Cristo. Se noi non sappiamo essere ancora i testimoni di Gesù Cristo, non trasformiamo i nostri sentimenti in entusiasmo, in coraggio, in progetti, in servizio, in vicinanza agli ultimi degli ultimi, non siamo della compagnia degli apostoli”.

Il dolore degli altri che cosa le trasmette?
“La voglia di compartecipare, di aiutare”.

E' vero che chi è nel dolore è sempre solo?
“Mah, io non lo so questo”.

Uno che vince ha tutti vicino, uno che sorride idem, mentre chi è sfortunato, è malato ha poche persone intorno che lo confortano?

“Bé, questo fa parte della natura umana, no? Dio ha voluto che avessimo accesso alla Vita Eterna per per avere la felicità che non finisce”.

In lei ha vinto più il cuore o la ragione? La Fede?

“Non lo so. Spero di essere un uomo con il gusto dell'equilibrio, e, quindi, uno va avanti facendo del proprio meglio”.

L'ultima volta che lei ha pianto?

“Senta: io non uso piangere. Queste cose sono fragilità inutili”.

Lei sa, Eccellenza, che si piange di lutto e si piange di commozione.

“Sì, sì, va bene: ma, entrambi sono fragilità”.

Fedor Michajlovic Dostoewskij ha detto: le felicità sono tutte diverse, mentre i dolori sono uguali...

“Non lo so. Io non ho esperienze di questo genere. Io conosco la gente, la mia gente. Questi sommi sistemi mi interessano di meno”.

Non le è mai capitato di rivivere un dolore giovanile?

“Mah, io non saprei. Certamente, di fronte alle disgrazie della gente io sono fortemente coinvolto”.

La sua infanzia, monsignore, è stata serena, felice?
“Normale. Normale, come quella di tanti altri”.

Ci può parlare un po' dei suoi genitori?

“I miei genitori erano due genitori molto perbene, tranquilli”.

Erano contadini, operai?

“Papà era un alto ufficiale di Marina e sono figlio di insegnanti. Tutte le donne di casa furono sempre tutte insegnanti”.

Il suo motto nello stemma episcopale?

“Il mio motto è “Non recuso laborem...fiat voluntas tuas”, “Non mi sottraggo alla morte... sia fatta la tua volontà”, che è la risposta a Dio del grande vescovo ungherese, di Tours, San Martino. Il quale si è rifatto a San Paolo”.

Tra cent'anni, come se l'immagina l'Aldilà, come vorrebbe che fosse?

“Io, tra cent'anni, spererei di essere in Paradiso. Non per i miei meriti, ma, per la misericordia del Signore”.

E, il Paradiso, Eccellenza, come se l'immagina?

“Bello, pieno di gente, dove il dialogo avrà l'amabilità di farci intrattenere all'infinito”.

Oltre alla fede per Gesù, cela la simpatia per qualche squadra di calcio, Eccellenza?
“Non mi interessa il calcio”.

Grazie, monsignor Riccardo Fontana.
“Bene, grazie ed arrivederla!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 28 agosto 2010






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