ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

2/11/10 - INCONTRI RAVVICINATI: GIANFRANCO LEONCINI

RUGGITI... ALLA LEONCINI

Nessuno meglio di Gianfranco Leoncini, terzino sinistro e mediano della Juventus degli anni Sessanta, può rispondere in merito al dolore.
Nato a Roma (25 settembre 1939), Leoncini è stato subito adottato dalla “Vecchia Signora”, nella quale ha disputato 13 campionati di fila (dal 1958 al 1970), collezionando qualcosa come 289 maglie e realizzando 21 gol.

Due sole le presenze nella Nazionale maggiore azzurra, guidata nei fallimentari Mondiali di Inghilterra 1966 dal cittì Edmondo Fabbri.
Tre gli scudetti conquistati in bianco-nero (1959, 1960, 1965), altrettante le Coppe Italia (1960, 1961, 1967) sempre con le “zebre”, poi, Atalanta (dal 1970 al 1972), Mantova (1973) e, di nuovo, il ritorno a Bergamo (1974).

Brevissima la sua carriera di allenatore: nel campionato 1975-76 è stato chiamato a salvare gli orobici dalla retrocessione in B, al posto del collega (bergamasco doc) Giancarlo Cadé. Impresa riuscitagli, ma accompagnata con l'addio anche al calcio insegnato.

Generosissimo conquistatore di palloni, difensore caparbio e possente sia nello stroncare che nell'improvvisare incursioni offensive, efficace tatticamente e instancabile sul piano della corsa: questo l'identikit sommario di “Leo” in campo.

Non incontrò fortuna nella Nazionale, d'accordo, ma, ha dato tanto alla sua Juventus: quasi in senso di grande riverenza per quello che aveva ricevuto. Ma, anche dato. Era rimasto molto amico di Sandro Salvadore, suo coetaneo, nonché compagno di tante battaglie con la casacca bianco-nera, improvvisamente scomparso di recente (gennaio 2007).

Lei, Gianfranco, è uno che ha conosciuto di persona il dolore fisico, dopo la sua carriera e le quasi 300 presenze con la maglia della Juventus: così almeno ci aveva raccontato il suo amico Sandro Salvadore, scomparso nel gennaio del 2007...

“Sì, è vero, la mia carriera di calciatore, per fortuna, si è svolta senza particolari infortuni. E' successivamente che io sono stato colpito da una malattia abbastanza grave, una leucemia, e sono guarito perfettamente e adesso sto come prima”.

Quale stato d'animo ha ingenerato in lei questa malattia?

“Questa forma leucemica? Credo – generalizzo qui - che l'ammalato non si renda neanche conto di ciò che sta affrontando. A posteriori, oggi, mi rendo conto che è stata una cosa molto grave. Se non altro a livello familiare, se non personale, non accusavo un dolore, stavo male ed ero a rischio vita, ma non accusavo un dolore. Però, i miei parenti più stretti, la moglie, i miei figli soffrivano moltissimo. Soltanto i parenti accusano questo grave disagio, questa sofferenza, ripeto, non ci se ne rende conto, insomma”.

Così la propria sofferenza fisica: invece, il dolore degli altri cosa le trasmette?

“Mah, penso come a tutti: mi trasmette della compassione, della speranza che la cosa possa risolversi, ma, credo che sia una cosa abbastanza normale avvertire dei sentimenti simili per quello che soffrono dei coetanei, degli amici”.

Lei ha pregato in quei momenti in cui stava male, in cui le è stato diagnosticato il male?

“Sì, ho pregato. Lo facevo a modo mio, ma, per carità, senza dover elencare tutte le Ave Marie e i Pater Nostri, rivolgendomi a un Supremo”.

Lei, crede in Dio, allora, Leoncini?
“Sissignore!”

Nei momnti più bui della malattia, quelli in cui ci si fa prendere dallo conforto e dal peggior pessimismo, pensando di non farcela più, ha pensato all'altra vita e come se l'è immaginata?

“Guardi, a volte, credo che a tutti possa passare questa idea per la testa, però, almeno io, non ho trovato alcuna soluzione, se non appunto rivolgendosi alla Chiesa e, di conseguenza, a Dio. Di là, forse, andremo a trovare qualcosa di meglio. Però, c'è questo forse che ti mette in dubbio il pensiero”.

Secondo lei esistono l'inferno, il Purgatorio e il Paradiso, o sono tutte favole per farci stare tranquilli quaggiù?

“Accidenti, mi pone una domanda difficile”.

Quando ha perso i suoi genitori, si sarà chiesto almeno una volta, dove andranno mai a finire, o no? Lo stesso interrogativo se lo sarà posto alcuni anni fa, quando ci ha lasciati il suo grande amico Sandro Salvadore?

“Sandro è stato, è vero, mio compagno di squadra e mio amico”.

Chi vorrebbe riabbracciare nell'Aldilà?

“Io penso a Sandro come essere vivente: non lo penso come anima. Anzi, lo penso spesso perché era un caro amico, ci vedevamo, e la sua improvvisa scomparsa mi ha dato molto dolore. Però, lo penso come vivo, come collega, compagno di gioco, anche quando andavamo a fare qualche partita amichevole tra amici, ci divertivamo così. Lo penso in quel modo lì, bello, simpatico, gioioso”.

Come è stata la sua infanzia?

“Ringraziando Iddio, è stata una giovinezza, un'infanzia serena la mia; ma, una serenità data dalla famiglia, dai genitori, non certo data dall'abbondanza”.

Non dal benessere economico, ma dal grande amore ricevuto dai suoi genitori, vuole intendere?

“Sì, certamente. La famiglia era coesa, non c'era nessuna discussione, il papà e la mamma dirigevano la barca”.

Che mestiere facevano i suoi genitori nella Roma di allora?

“Mio papà era un operaio comune, mia mamma era casalinga, come si usava in quei tempi lì”.

Che cos'è che le fa più rabbia oggi e cosa invece riesce ancora a commuoverla?

“Mah, guardi, mi fa rabbia tutto ciò che accade nella vita civile e nel mondo oggi: non si può vivere così, perché mi pare che la gioventù è andata già troppo oltre, ha superato il segno. Una volta mio figlio mi disse: “Papà, mamma, ma, la colpa di tutto quello che sta accadendo oggi è vostra”. Ha ragione, e mi sento colpevole, perché tutto questo permissivismo l'abbiamo concesso noi genitori ai nostri figli. Adesso generalizzo: lo spazio che loro hanno nella vita cittadina, lo schiamazzo, la licenza di fare tutto quel caos, questo io non lo condivido, è mancanza di educazione di fondo”.

Cos'è che la fa commuovere, dopo che, varcata la soglia dei 70 anni, ne ha vista di acqua passare?

“Io credo di avere un animo sensibile, per cui posso aiutare, posso fare perché mi ha commosso e lo faccio ben volentieri aiutare un'altra persona che sta peggio di me. Certamente, lo faccio nel limite delle possibilità che mi sono concesse, come far attraversare la strada a una vecchietta, mi dà gioia, mi procura piacere. E' una cosa abbastanza banale, sciocca, ma è così”.

Facciamo un tuffo nel passato, a quello di Leaoncini mediano della Juve e calciatore: qual è stato il momento più bello e quello più infelice della sua carriera?

“Preferisco ricordare i momenti più belli, che sono stati tanti”.

Quali, in particolare?

“La vittoria nei campionati italiani erano degli eventi abbastanza importanti per me; magari, per un altro, meno. Ma, lo era anche per i miei genitori: mia mamma ha gioito con me quando si vinceva un campionato”.

Lei ne ha vinti tre; altrettanti i trionfi in Coppa Italia. Ne scelga uno in particolare.

“Quando raggiungemmo il 12mo scudetto: è perché ci fu una festa particolare ed andò in voga una canzone di un cantante allora abbastanza noto, mi pare don Marino Barreto, la quale recitava così: “Gli scudetti sono 12 e non 10”...ma, oddio, è passato tanto di quel tempo, che non mi ricordo bene esattamente tutte le parole...”

E, lo scudetto famoso strappato nel 1967 al “Martelli” di Mantova all'ultima giornata per quella papera piramidale di Giuliano Sarti?

“Sì, sì, ci diede una grossa soddisfazione, anche se eravamo coscienti che anche il solo pareggio ci avrebbe catapultato allo spareggio con i nerazzurri e l'Inter, stando almeno ai nostri calcoli, era ormai in una fase calante proprio per aver perso la Coppa dei Campioni e quindi appariva più vulnerabile di sempre. E nei nostri pensieri eravamo certi che l'avremmo lo scudetto vinto noi”.

Il cliente più difficile incontrato da Gianfranco Leoncini?

“Per me, sono stati Rivera e Mazzola. Ambedue bravissimi, ma da me controllati non da terzino, ma da mediano, da centrocampista, perché io sono nato come centrocampista e con l'avvento di Heriberto Herrera abbiamo cambiato i numeri – ero diventato numero tre – però, la mia funzione era sempre quella di centrocampista”.

Lei ha firmato 21 gol con la maglia della Juventus: scelga il gol più bello.

“Oddio, Oddio, Oddio! Della mia carriera io ricordo poco: non so se ho voluto allontanarla volontariamente, rimuoverla, o se dipende...Mi ricordo uno contro il L.R. Vicenza: fu un gol un po' particolare, un po' delicato come tipo di azione, cioè fine, ecco, non irruento, non un calcio sferrato così: fu un passaggio in porta e feci gol. Ma, mi creda, non ricordo bene”.

Al “Menti” o al “Comunale” di Torino?

“Mi pare al “Comunale”. Ho fatto una finta ben fatta, un po' alla Sivori. Insomma, ho questa memoria, poi, come le ho detto, non ho ricordi chiari”.

Il più grande giocatore della Juventus con cui ha avuto modo e fortuna di giocare assieme?
“Mah, io ne menzionerei tre..”

Sivori...

“Sivori, John Charles, come uomo, nel suo insieme non come tecnica, e Boniperti, senz'altro”.

Due sole le presenze nella Nazionale Maggiore dell'allora cittì (campionati del Mondo 1966) Mondino (Edmondo) Fabbri...

“Sì, ai campionati del Mondo in Inghilterra, perché quella nazionale lì fu una Nazionale un po' scalognata. Anche se io la ritenevo una delle più forti”.

Ad un giovane che sta attraversando, vivendo quel male che lei ha patito ed oggi superato, che consiglio darebbe?

“Io, per carità, il primo pensiero va a Dio. Poi, però alla scienza, ai medici che lo curano e alla forza in stesso di reagire. Reagire positivamente: io ho fatto così. Ero malato sul letto, facevo continuamente ginnastica sul letto per non pensarci e, nello stesso tempo, cercando di tener su il mio fisico, il mio corpo. E il morale dei miei familiari”.

La ringraziamo Gianfranco della sua preziosa testimonianza.

“Io ringrazio invece voi”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 2 novembre 2010












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