ULTIMA - 21/1/19 - GLI ACCOPPIAMENTI DELLA COPPA DELEGAZIONE DI VERONA

Si è chiuso ieri il 1° turno della Coppa Verona 2018-19 riservata alla formazioni di Terza categoria, denominata “Memorial Gianni Segalla”, che ha visto il passaggio ai quarti di finale delle prime classificate dei 7 gironi, Lessinia, Saval Maddalena, Borgo Trento, Dorial, Gazzolo 2014, Roverchiara, Ausonia Calcio e la migliore seconda classificata
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INCONTRI VIP'S

17/11/10 - INCONTRI RAVVICINATI: RODOLFO ROMBALDONI

PIAZZA LA BOMBA, “ROMBA”!

Marchigiano di Sant'Elpidio a Mare, dove è nato il 15 dicembre 1976, Rodolfo Rombaldoni è tornato da dove era cestisticamente decollato: a Verona, ora nella Tezenis del coach Franco Marcelletti, e prima, nel 1994, debuttando in serie A con la Scaligera Basket. Play-guardia alto 193 cm, “Romba” ha conquistato finora due scudetti, con la Fortitudo Bologna e la Mensana di Siena.

Alle Olimpiadi di Atene, nel 2004, arriva la medaglia d'argento e il titolo di Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica italiana. Le molte casacche indossate lo etichettano come “zingaro del basket”: Olimpia Pistoia, Cestistica Barcellona, Serapide Pozzuoli, Viola Reggio Calabria, Aurora Jesi, Fortitudo Bologna, Scafati Basket, Mensana Siena e Reyer Venezia. Ha indossato l'azzurro dalla stagione 2001 fino al 2004.

Qual è stato il momento più bello della tua lunga carriera di cestista?

“Mah, ce ne sono stati diversi. C'è stato l'argento di Atene, alle Olimpiadi del 2004: è stato molto toccante”.

Medaglia che ti ha fatto diventare Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica, insignito dall'allora presidente Carlo Azelio Ciampi, o no?

“Sì, è vero”.

Hai mai vissuto momenti-no a livello di sportivo?

“Mah, sì, come sempre; cioè, a volte, ci sono delle annate un po' così”.

Qual è stata l'annata più brutta, o la squadra in cui non hai reso come avresti voluto?

“Quando ho avuto degli infortuni e a causa di questi non hai potuto dimostrare il vero valore. E' successo quand'ero a Bologna, poi, è successo anche l'anno scorso a Venezia. Sono momenti un po' così, però, si superano, insomma”.

Qual è il tuo massimo di canestri centrati in una partita?

“Penso di aver toccato una trentina di punti in una partita, però, la mia caratteristica è quella di fare un po' di tutto; nulla di speciale, ma, fare un po' di tutto”.

L'avversario più forte contro cui ti sei misurato, e il giocatore-leggenda del nostro basket?

“Nella finale olimpica del 2004, ad Atene, vinta contro l'Argentina, c'erano dei giocatori molto forti”.

Il più forte di tutti italiano ed estero?

“Può essere l'argentino Manuel Ginobili, e italiano, magari, possiamo mettere Gianluca Basile”.

Carlo Recalcati, l'ex asso del nostro basket, ti stima molto...

“Perché mi ha avuto in Nazionale, magari, ha avuto modo di apprezzarmi. Comunque, lui spende parole un po' per tutti. Però, fa piacere”.

La “leggenda” del basket italiano può essere Dino Meneghin?

“Sì, sicuramente sì”.

Più ancora di Recalcati?

“Sì, sì, sì. Dino è conosciuto ovunque. Eppoi, ha un carisma molto forte. Sì, sì”.

Cosa c'è rimasto di marchigianità in te?

“Non lo so: forse, come un po' tutti quando si va via dalla propria terra l'attaccamento al proprio paese, alla propria famiglia, alle proprie zone”.

La tua infanzia, com'è stata, Rodolfo?

“Serena, sì, sì. Io sono l'ultimo di cinque fratelli, e, quindi, non ho niente da rimproverare a nessuno dei componenti la mia famiglia. Anzi. Ringrazio tutte le possibilità che la mia famiglia m'ha potuto dare, e non mi ha fatto mai mancare niente”.

I tuoi genitori, che lavoro svolgono?

“Mio babbo si chiama Renzo, ed è un ex appuntato dei Carabinieri; mia mamma Pasquina faceva la casalinga”.

Tutti maschi?

“No, no: due sorelle e tre fratelli”.

Come mai hai quest'aria di ragazzo triste, che ride, sorride poco?

“No, no, non è vero”.

Forse ti manca la tua terra, i tuoi amici?

“No, più che altro sono tranquillo; adesso triste, direi proprio no”.

Abbiamo impressi nella memoria gli eccessi di Valentino Rossi, di Tavullia di Pesaro, un paese poco distante da dove ora vivi, Urbania. Ed, allora, noi che abbiamo avuto a che fare con la gente delle Marche, li apprezziamo per la loro vitalità, per la loro spontaneità. In te, invece, scopriamo quasi l'esatto contrario...

“Forse è il mio carattere. Penso di essere un po' riservato”.

Quale è il più grande rammarico cestistico che hai?

“Non ho grossi rammarichi: ovviamente, voglio fare sempre di più, non m'accontento mai; quindi, gli infortuni durante la carriera ti possono fare riflettere, a volte, su dove sarei potuto arrivare, se non mi fossi mai infortunato. Avrei, chissà, potuto fare ancora meglio, però, sotto questo punto di vista, ho la coscienza abbastanza pulita”.

Non c'è stato un incidente, in particolare, che t'ha bloccato nel lancio; non sei mai arrivato secondo in classifica in A1?

“No, no, ho avuto mille sfighe, ma, non voglio entrare lì dentro, perché sarebbe fare del vittimismo. Tutto quello che ho fatto, ho raggiunto è perché me lo sono guadagnato e tutto dipende tutt'ora da me. Quindi, magari uno può dire ecco, mi sono infortunato, e avrei potuto fare di più. Però, è stata esperienza – quella degli infortuni – anche quella, e tutto mi è servito”.

Cosa fari da grande? Tu il prossimo 15 dicembre compirai 34 anni...

“Non lo so; ci sto pensando. Devo capire se mi può piacere allenare o no. Adesso vediamo”.

Sei diplomato, laureato?

“Sono diplomato geometra. Questione di poco tempo e vediamo”.

Tu, che, grazie anche al basket, hai tanto girato l'Italia, di cosa ritieni non dobbiamo mai dimenticarci nella vita di tutti i giorni?

“Di se stessi, di sapersi ascoltare e di non farsi condizionare dagli eventi o da chi hai davanti. Alla fine, la risposta la conosciamo. Sempre e ad ogni situazione: solo che non la vogliamo ascoltare, non ci vogliamo ascoltare”.

Tu credi in Dio, Rodolfo?

“Io, sì. Se dopo lo chiami Dio luce, immensità, intimità, però, ovviamente, un Dio per forza c'è. Una vita senza credere in niente è piatta, e poi una vita senza amore non è possibile”.

In che senso amore?

“Amore in generale”.

Cosa significa per Rombaldoni amore? Credere fortemente in un qualcosa, in una donna, in un ideale, in un grande progetto, cui immergersi anima e corpo?

“Per me, amore non è essere gentili verso tutti o andare in chiesa tutti i giorni. Amore è qualcosa che abbiamo dalla nascita, dentro, e tutti ce l'abbiamo qualcosa di puro. Ognuno tende a dimenticarsene o a usare atteggiamenti che oscurano questo lato. Quindi, amore è tutto ciò che ci fa star sereni e ci fa vivere una vita senza dipendenze. Questo è amore”.

Quando tra cento anni ce ne andremo tutti, si spegnerà la luce, se tu ci credi, come te lo immagini l'Aldilà, cosa t'aspetti di vedere? Oppure, secondo te, torniamo nel nulla, al nulla?

“Io ti dico paradiso, inferno o me lo faranno pagare per quello che ho fatto, cioè a queste cose non ci penso; meglio, ci credo poco. E sicuramente, ti ripeto, credo in Dio e che c'è un motivo, un disegno se stiamo qui. Quindi, poi, dopo la morte, non ti saprei dire”.

Il problema del dopo la morte non te lo sei mai posto, dunque?

“Me lo sono posto, ma, non mi interessa sapere cosa succederà dopo; non mi serve”.

Cos'è che ti fa più rabbia e che cosa invece ti riesce a commuovere di questo mondo?

“Rabbia, una parte del mio carattere che ho molta pazienza, poi, per piccole cose, per piccoli motivi esplodo. Questi può accadermi un po' in tutti gli ambiti. Comunque, è uno sfogo momentaneo”.

Cos'è che ti dà fastidio dei giovani d'oggi?

“Io ti dico, accetto molto gli altri, il diverso, i giovani che sono diversi da me, ed io ero molto diverso da chi mi ha preceduto. Quindi, sono uno molto elastico: non sono uno che dice “ah, ma ai tempi miei era diverso!”. No, non esistono i paragoni, perché i tempi cambiano e non si possono fare questi tipi di paragoni. Mi piace il rispetto, l'educazione, questo sì. Quando vedo qualcosa un po' fuori le righe, mi piace anche farlo notare”.

Cos'è invece che riesce ancora a commuoverti?

“Mi commuovo anche davanti a un film, e non mi imbarazzo a dirlo; anzi: è proprio bello e, magari, quello che vedi ti tocca profondamente, ti rispecchia in qualche modo”.

Il film che t'ha fatto commuovere?

“L'altro giorno, “La prima cosa bella”: è proprio una bomba!”

Non sei stato mai tradito da un amico?

“Mah, sì, sì, io sicuramente avrò tradito le aspettative, qualche amico, di sicuro. La cosa fondamentale è credere nella buona fede ed andare avanti. Perché, se poi pensiamo che siamo maligni e lo facciamo in cattiva fede, entri in un labirinto da cui non ne esci più. E perdonarsi e perdonare”.

In questo libro si parla di dolore non fisico, ma metafisico. Quand'è l'ultima volta che hai pianto di grande e vero dolore?

“Quando ti viene a mancare qualche parente. Fortunatamente, finora, ai parenti stretti stretti
non è ancora successo niente. Però, qualche zio, mia zia, che erano molto vicini...”

I tuoi nonni?

“Io ero già più piccolino; quindi, era diverso. Però, quando è morta mia zia Rosaria, e mio zio Renzo è stato un po' triste. Poi, quando sei lì a volte dici “bé, tutto qua?” Perché comunque c'è ancora. Poi, ci sono dei momenti molto più tragici, dove piangi, così, però, è bello comunque, dai”.

Ti sei mai commosso sentendo l'inno di Mameli?

“Sì, sì, sì. Magari in Italia non c'è questo patriottismo, però, io quando lo sento lo canto sempre e sono fiero di cantarlo. Non mi vergogno, sono fiero di essere italiano e non vedo perché non devo esserlo”.

Grazie, “Romba”.

“Prego, grazie a voi”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 17 novembre 2010

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