ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

27/1/11 - INCONTRI RAVVICINATI: DANIELA BARRA

ASSOLI VINCENTI ALLA DANIELA BARRA

Attrice e cantante di origini, Daniela Barra ha lavorato con il regista, attore e doppiatore romano Walter Maestosi. Sotto la regia del grande Giorgio Albertazzi, ha librato i versi di poeti del calibro di Giuseppe Ungaretti, Mario Luzi, Vasco Pratolini, Federico Garçia Lorca e Dante Alighieri (lettura di 35 dei più bei canti della Divina Commedia, alternata a canti melodiosi). Talentuosa e, al tempo stesso, camaleontica, la Barra vanta un curriculum artistico di fama internazionale.

Qual è il suo rapporto con lo sport?

“Sono una nuotatrice, ho nuotato molto, certo non in maniera agonistica. Ho vissuto nello sport, in quanto mio padre, Nino Barra, è stato il capo Ufficio Stampa della superbike e il Segretario Generale – più di 30 anni fa – della Federcalcio femminile. Quindi, ho vissuto nello sport, in generale nel calcio, ma anche nel basket ho altri parenti che sono sportivi in questo campo”.

Lei è di origini lucane, vero?

“Sì, sono proprio nativa di Potenza”.

Che cos'è che le dà più fastidio, cos'è invece che la commuove?

“Bella, bellissima domanda! Mi dà più fastidio l'indifferenza di fronte alle cose della vita e l'incapacità di ascoltare l'altro; invece, quello che mi commuove è la natura, in generale. Io vivo in un piccolo paese, ho lasciato la città proprio per godere le bellezze della natura e le persone che vivono nei paesi, più sono a contato con la terra, con la natura hanno una dimensione spirituale più profonda. Ed anche più semplice. Mi emoziona quando una persona mi dimostra la sua verità, le sue cose più vere, più intime, più sincere. Questo mi emoziona”.

Lei ha librato versi di alcuni dei grandi poeti del nostro Novecento. Qual è quello che l'ha commossa di più o rallegrata maggiormente?

“Ce ne sono vari. Sicuramente, Garçia Lorca, che non è italiano, però, mi ha presa moltissimo quando feci uno spettacolo su di lui. Per quanto riguarda gli italiani, Gabriele D'Annunzio per me è stata una grande scoperta fare un itinerario autobiografico attraverso le poesie di D'Annunzio, da quando aveva 16 anni fino alla sua maturità. Non l'avevo amato mai: a scuola non me l'avevano fatto amare se non per alcune cose, ma, riscoprire questa sua grandissima sensibilità poetica mi ha molto colpito, al di là delle ideologie politiche, ecc. E, poi, i poeti del Novecento: ce ne sono tanti. Vincenzo Cardarelli lo amo moltissimo, Giuseppe Ungaretti è di un'umanità strepitosa, questa dimensione in cui l'uomo è sacro nel messaggio più laico del termine”.

Qual è l'attrice in cui le piace identificarsi di più in scena?

“Greta Garbo, per il fascino e perché è un'attrice di altri tempi, e siccome io pure sono un po' d'altri tempi, essendo cresciuta con una dimensione professionale legata a un grande attore d'altri tempi, come Walter Maestosi, non mi posso tanto affiancare ad attori della mia età, ma senza presunzione, perché ho fatto un tipo di percorso legato alla poesia e alla musica da più di undici anni. E, questo ti fa calare in una dimensione un po' diversa dalle altre colleghe. Poi, certo, ci sono altri profili, vedi il cabaret, alcune altre cose brillanti mi piace vederle, ma però sempre debbono avere una matrice attoriale, profondamente professionale. E Greta Garbo, in fondo, incarna anche una dimensione della professione dell'attore. Come Anna Magnani. Che era più viscerale, ma dietro aveva una grande dimensione professionale, conoscenza proprio di mezzi di comunicazione”.

Qualcuno scrisse: “Vissi d'amore e d'arte”. Si potrà anche un giorno coniare questo slogan anche per Daniela Barra?

“Bè, sì, io voglio vivere d'arte e d'amore, però, voglio essere anche fortemente radicata nella quotidianità, perché è da lì che, secondo me, l'arte prende linfa. Dà anche la sensibilità a uno di cogliere la dimensione artistica della vita quotidiana, perché trovare la bellezza nelle persone, la bellezza nei rapporti, scegliere i rapporti che abbiano un'intensità, una bellezza nei legami e nel quotidiano sviluppa moltissimo nella dimensione artistica di chi canta e di chi recita”.

Tra mille anni, quando passeremo a “miglior sponda”, e speriamo di non imbatterci in Caron Dimonio che batte con il remo le anime appena salite al cielo, cosa s'immagina di trovare nell'Aldilà, cosa si aspetta di vedere?

“Il Paradiso. Un posto dove tutti camminano felici, in un grandissimo campo di grano che arriva fino al mare”.

Lei crede, par di capire, in Dio, o no?

“Moltissimo. Non credo tanto nelle religioni, però, tanto in Dio. Non credo nelle religioni che siamo abituati a seguire, attraverso i Media o attraverso le notizie di cronaca. Credo che le religioni vadano ascoltate attraverso le Sacre Scritture, l'Atorà ebraico, la Bibbia, il Corano. E' lì che dobbiamo scoprirle, e scoprire che siamo tutti uguali, siamo molto simili e le religioni si assomigliano. E' la dimensione più pura, più positiva”.

Il più bel libro che ha letto, fino ad ora, Daniela Barra?

“E' un libro che sto leggendo adesso, che mi ha consigliato un grandissimo artista, un grandissimo mio uomo. E si chiama “Il cantore di storie” di Habib Al Medin. E' la storia di Beirut, del Libano, quella che era una volta chiamata negli anni Sessanta-Settanta “La Svizzera d'Oriente”, in qualche maniera attraverso questi bellissimi incontri che un nonno fa. Sono molto legati al territorio del Libano, della Giordania. E lui è Rabì Amedin, e vice tra San Francisco e Beirut. Sono storie ricche di fantasia, di bellezza, sono legate fortemente al nostro Vecchio Testamento, alle storie di Abramo, di Ismaele, e poi anche alla Beirut dell'ante-guerra, della guerra, dei terribili anni Settanta-Ottanta. A me danno una visione nuova di un mondo sconosciuto che noi conosciamo attraverso i filmati che ci arrivano e, soprattutto, che ci arriva da questo mondo orientale. C'è molto da scoprire, soprattutto, il saper raccontare le storie, le belle storie. E, quindi, io ve lo consiglio, me l'ha consigliato un artista straordinario. Il testo si chiama “Hakawati. Il cantore di storie”, composto da uno scrittore giordano di origini libanesi, Rabih Alammedine, edizioni tascabili Bompiani” e narra del protagonista, Osama al-Khamet, che lascia gli Stati Uniti nel 2003 e ritorna a Beirut per incontrare il padre al suo capezzale. E scopre la sua città natale completamente cambiata, ma, trova intatti gli affetti e il modo di comunicarli attraverso le storie, attraverso la storytelling di matrice araba”.

Che cos'è la vita senza amore? Nice diceva che la vita senza musica è un errore...

“Eh, ha ragione, ha veramente ragione. Dopo molto tempo, ho imparato ad amare le cose che ho, anche le cose piccole che ho, e ad amare il prossimo in una maniera più critica, anche più distante, ad accoglierlo per quello che è, senza avere pretese, senza avere giudizi o pregiudizi. Questo credo che sia la forma d'amore più misurata e più bella che ci possa essere. L'amore è una cosa che assomiglia un po' alla fiducia, e in qualche modo bisogna darla e non bisogna smettere di darla. Senza perdere, però, se stessi, dando fiducia alle persone che ci sono intorno, aspettandoci delusioni, ma senza aspettare che loro ci possano dare fiducia. Dare fiducia è una cosa importante perché scopri e crei dei confini con tutte le persone che sei riuscito ad avere intorno a te nella vita, amicizie e conoscenti. Con alcune altre capisci che non è il modo, non è il momento e, quindi, potrai allontanartene senza provare dolore”.

Emozioni: esistono due stati d'animo nettamente contrastanti tra di loro: la commozione (per un avvenimento gioioso) e il pianto vero, quello provocato da un lutto (d'amore e per la perdita di un caro affetto). Quand'è che Daniela Barra ha vissuto questi due forti sentimenti dell'animo?

“L'ultimo pianto di dolore si perde in più di due anni fa e non desidero rievocarlo perché l'ho passato, l'ho digerito e lì dove c'è il dolore, il rancore ed anche la violenza che ho dovuto purtroppo subire – una violenza psicologica profonda – lì, in questi anni, ho coltivato il seme dell'indifferenza e della distanza. Quindi, non desidero ripercorre quel dolore. Invece, per quanto riguarda la commozione, in questo libro che sto leggendo c'è una storia di un nonno, che è il cantastorie, racconta un bambino di religione di Dio. E, il bambino che sta scoprendo la divinità, ma, che non crede tanto in Dio, a un certo punto dice: “Che bello nonno! Pure io voglio avere un Dio, che mi faccia danzare e, quindi, scivola giù dalla sedia dove si trovava a Beirut dal nonno, e comincia a roteare. Ecco, per me, quella lì è stata una grande emozione: avere un Dio che ti fa danzare, che ti fa cantare, che ti fa ballare, che ti fa roteare”.

“Pene d'amore, pene d'Inferno” diceva il sommo Dante nella “Divina Commedia”. E' proprio vero?

“Mon paradis, mon enfer” dice una canzone: “I tuoi baci sono Paradiso, i miei Inferno”. Mah, sì, diciamo che non esiste un sentimento negativo senza il suo contrario. E' quanto peso dai ad entrambe le cose. Questa è la lotta del quotidiano: finché esiste un risvolto, ma non devi dargli mai troppo peso. Cioè, non devi mai affondare troppo nella negatività, ma neanche eccessivamente nella gioia, diciamo nella positività. Affondarci sì, ma conoscendo bene che dietro può esserci una cosa negativa: ci può essere sempre una minaccia. Quindi, vivere il qui ora per quello che ti dà. Anche nell'amore. Ora per me è così. Non faccio grandi progetti, in questo momento io vivo molto il presente, lo coltivo moltissimo. E credo che sia un bellissimo punto per un futuro. Quello che ho adesso, dalla piantina di prezzemolo che mi ha regalato il mio vicino fino al concerto che vivrò sabato è una cosa molto bella. Ho la voglia di vivere così adesso”.

Una nota scrittrice ebrea diceva: mi hanno portato via tutto, tranne la memoria; e mi hanno lasciato almeno questo libro da leggere davanti a un camino che crepita scintille di speranza... A cosa lei non sarebbe disposta mai a rinunciare nella vita?

“Alla musica: ad ascoltarla e a cantarla”.

Segno zodiacale, Daniela?

“Della vergine, ascendente gemelli”.

Giorno?

“Il 30 agosto”.

Superstiziosa? Compie dei riti scaramantici prima di salire sulla ribalta, prima di andare in scena?

“No, no, faccio training: respiro, mi scaldo la voce, faccio cose pratiche, perché il canto si fa”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 28 gennaio 2011

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