ULTIMA - 20/4/19 - LA VIRTUS VERONA CERCA OGGI A FANO TRE PUNTI SALVEZZA

Operazione Fano iniziata: la Virtus Verona è partita ieri alla volta delle Marche dove oggi alle ore 16.30 si giocherà una fetta di salvezza nello scontro diretto in programma allo stadio "Mancini" di Fano. Prima di partire, l'allenatore rossoblu Luigi Fresco ha così commentato la vigilia del match: "Se vinciamo mettiamo una serie ipoteca
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INCONTRI VIP'S

12/4/11 - INCONTRI RAVVICINATI: GIUSEPPE SIGNORI

SIGNORI SI NASCE

E' stato uno dei bomber più spettacolari e più prolifici della nostra massima ribalta. Giuseppe Signori (Alzano Lombardo, 17 febbraio 1968) è cresciuto nelle giovanili dell'Inter, ma, è stato nel Foggia, serie B, guidato da Zdenek Zeman, a trovare la sua definitiva consacrazione, dopo la gavetta nel Leffe, Trento e Piacenza. Nella Lazio, dove ha vissuto una splendida parentesi, è stato l'indiscusso leader dei tifosi biancazzurri, mentre Bologna ha segnato la rinascita della punta bergamasca.

Ha collezionato 28 presenze (e 7 gol) in azzurro, laureandosi vice-campione del mondo a Usa 1994, al termine della finalissima perduta dalla Nazionale di Arrigo Sacchi ai calci di rigore contro il Brasile. Per tre volte ha vinto la classifica dei capo-cannonieri (1992-93, 1993-94 e 1995-96 assieme a Igor Protti), mentre con la Lazio ha vinto una Coppa Italia (1997-98). Piccolo di statura, ma dotato di un tiro esplosivo e preciso, Signori, grazie ai 188 gol firmati in 344 partite, attualmente è l'ottavo marcatore più forte della storia della serie A italiana.

Ha giocato – prima di approdare al capoluogo felsineo – nella Sampdoria, ed anche all'estero, due campionati, uno nei greci dell'Iraklis (2004-05), l'altro negli ungheresi del Sopron (2005-06). Terminata la carriera, Beppe Signori ha fatto il commentatore sportivo sia in televisione che per radio, risultando anche come consulente della Ternana, incarico da cui si è dimesso nel gennaio del 2009.

Qual è stato il momento più bello della sua vita di calciatore?

“Mah, dire il più bello: ce ne sono stati diversi perché comunque nella lunga carriera di un giocatore credo che ci siano tanti momenti belli perché ognuno di quei momenti ha fissato un evento particolare. Così dal primo gol in serie A al debutto in serie A, dalla prima volta che ho vinto la classifica dei cannonieri, dalla prima volta che sono stato convocato in Nazionale. Dire adesso con esattezza quale è stato il momento più bello non saprei. Sicuramente, quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni è stato il fatto di essere convocato per un campionato del mondo, che credo che sia il sogno di ogni bambino”.

Lei si riferisce ai Mondiali di Usa '94 e alla finalissima perduta contro il Brasile?

“Quello è stato” sorride Signori “un momento triste perché non ho giocato la finale. Dico proprio partecipare all'evento come il Mondiale, che credo che sia l'aspirazione di ogni bambino quando comincia appunto a giocare, a tirare i primi calci in mezzo alla strada”.

Lei ha parlato di bambini: come mai oggi ci sono meno ragazzini che vanno
allo stadio a vedere la partita?

“Gli episodi di teppismo e di violenza successi sia negli stadi che all'esterno degli stadi hanno spaventato le famiglie prima ancora che i bambini. Le tivù hanno anche aiutato in questo senso la gente, comoda su un divano, e, quindi, s'è perso un po' la cultura di andare col panino a vedere poi uno spettacolo che è una partita di calcio”.

Qual è stato il più grande rimpianto calcistico di Beppe Signori?

“Quello di aver detto di non voler giocare da centrocampista nella finale del Mondiale in America nel '94”.

Lei ha detto all'allora cittì Arrigo Sacchi di non voler giocare a centrocampo perché da sempre una punta?

“Perfetto!”

Si parla in questo libro di felicità: per lei in che cosa consiste?

“La felicità, secondo me, si ha nel momento in cui si riesce a raggiungere nella vita tutti gli obbiettivi che uno si è prefissato”.

La solitudine: l'ha mai provata?

“La solitudine sicuramente sì nel momento in cui ho dovuto abbandonare per forza di cose la Lazio. Ho sofferto perché ho lasciato, tra virgolette, una squadra che era una famiglia, e di, conseguenza, mi sono sentito un po' abbandonato e solo”.

Il rigore più clamoroso sbagliato?

“Bé, sono talmente pochi che potrei ricordarli tutti e cinque. Quello più clamoroso è stato a Genova, quando ho calciato proprio fuori dalla porta con Zenga tra i pali”.

Contro la Sampdoria?

“Sì, contro la Sampdoria”.

Esistono giocatori oggi alla Beppe Signori nel nostro campionato?

“Mancini ce ne sono pochi, e, quindi, mi trovo in difficoltà a vedere uno con le mie stesse caratteristiche. Ma, non perché io ero più bravo o quello era più scarso. L'unico che è mancino è Giuseppe Rossi, e come giocatore mi può assomigliare. Ed anche come caratteristiche proprio tecniche”.

Di che cosa, Signori, non dobbiamo mai dimenticarci tutti i giorni della nostra vita?

“Che siamo nati per aiutare il prossimo, e, quindi, ci dobbiamo ritenere fortunati nel momento in cui riusciamo fare una cosa che abbiamo desiderato”.

Che cos'è che la fa sorridere di più nella vita di tutti i giorni?

“Il fatto di avere tre bambini stupendi”.

Invece, cos'è che la mortifica, l'addolora di più? Cos'è che non le va?

“Cos'è che mi mortifica, che mi dà un po' di tristezza? E' vedere queste guerre inutili, sociali, civili, culturali e vedere tutte queste morti”.

Siamo convinti che lei, Signori, crede in Dio?

“Credo in Dio, non frequento la chiesa, nel senso che a messa non ci sono quasi mai andato, e sono un devoto di padre Pio”.

Esiste un pianto, positivo, gioioso di commozione, e un altro di dolore vero: quand'è che le è capitato di vivere questi due stati d'animo contrapposti?

“Allora, l'ultima volta che ho pianto è quando sono caduto dal letto e, purtroppo, mi sono fatto male al ginocchio da solo. Mi è successo poco tempo fa”.

Quand'è che le è venuta la pelle d'oca, che so, sentendo l'inno di Mameli, o in altre occasioni?

“Glielo stavo dicendo io: ogni qualvolta c'era l'inno e c'era l'inizio della partita. Quello era un momento molto commovente”.

Si ricorda una favolosa tripletta, un incredibile poker?

“Sì, mi ricordo una tripletta al Bari, una tripletta alla Sampdoria. Quadripletta, purtroppo, non l'ho mai fatta”.

Con la maglia della Lazio?

“Sì, sempre con la maglia della Lazio”.

Già, la Lazio: è questa la sua seconda pelle, oppure il Foggia o il Bologna?

“Diciamo che ho militato in così poche squadre che potrei dire che la favola era il Foggia, la consacrazione a Roma e la rinascita a Bologna”.

Per lei, Signori, Zeman aveva torto? Ha pagato per le sue dichiarazioni-rivelazioni?

“Ha pagato per le sue rivelazioni”.

Adesso che lei non gioca più lo difende o gli dà torto?

“No, no, lo difendo”.

Deve dire grazie a qualcuno in particolare? Magari a Zeman?

“Bé, sicuramente Zeman è stato colui che ha tirato fuori dal Signori giocatore il massimo delle proprie potenzialità”.

E' superstizioso?

“Dipende”.

Qual è stato il giocatore che l'ha fatto più soffrire in fase di marcatura?

“Penso Ciro Ferrara e Paolo Maldini”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 7 aprile 2011

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