ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

14/5/11 - INCONTRI RAVVICINATI: ARNALDO POMODORO

VIVA VIVA LA PAPPA COL...POMODORO!

Arnaldo Pomodoro e il fratello Gio' nascono a Morciano di Romagna, il primo il 23 giugno 1926, il secondo nel 1930. Entrambi trascorrono l'infanzia ad Orciano, nel Pesarese, chiamato il “paese dei cordai”.
Gli studi compiuti nelle Marche, poi, il trasferimento, dopo la scomparsa del padre, a Milano, nel 1954, dove la loro arte, di lì a poco, esploderà per essere conosciuta e riconosciuta in tutto il mondo. Parlando di Arnaldo, anche le sue opere abbelliscono, ingentiliscono alcune delle più famose piazze del mondo. I due artisti italiani inaugurano un nuovo modo di intendere la scultura, lontano dalle forme tradizionali, ricorrendo a nuovi mezzi formali ed espressivi. In particolare, quelle create da Arnaldo, trionfano a Milano, a Dublino, a Copenaghen, a Brisbane (la “città verde” australiana), ma, anche oltre Oceano, a Los Angeles, in California, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, a Roma.

Il “Disco Solare” luccica a Mosca dal 1991, la “Sfera con la sfera”, invece, dal 1996 nel piazzale delle Nazioni Unite, a New York, il portale del Duomo di Cefalù risalta in tutta la sua bellezza. Numerose le sue esposizioni in musei italiani ed esteri (a Dusseldorf, a Bruxelles, a Parigi, a Colonia, ecc...), ma, anche in quelli americani, in Oceania e in Giappone. Tanti i riconoscimenti (laurea “honoris causa” in Lettere a Dublino, e titolo di Cavaliere della Gran Croce, insignitogli in Italia nel 1996) ottenuti da uno degli scultori più conosciuti ed affermati del 900. Ma, la sua opera non si è solo fermata alla scultura: Arnaldo Pomodoro, infatti, ha realizzato costumi e scene in grandi occasioni e manifestazioni teatrali, dimostrazione dell'espressione e della capacità creativa di un grande genio in più campi dell'arte.

1) Ha mai giocato a calcio da ragazzino, e in che ruolo? Simpatizza per qualche squadra, o ha praticato altre discipline sportive?

"Non ho mai giocato a calcio: da ragazzino con gli amici giocavo con la palla, che per me è un oggetto mobile, vivo, perfetto. E’ la terra su cui camminiamo, è il nostro mondo, è l’universo. Ed è anche il ventre materno. Non a caso le maghe utilizzano la sfera di cristallo dentro la quale ogni cosa si dilata e si riflette, dando via libera alla fantasia. Non seguo né pratico alcuno sport, mi piace molto fare lunghe passeggiate sulla spiaggia e nella sabbia. Sono nato sull’Adriatico tra Fano e Pesaro, ho studiato da geometra a Rimini: ho quindi una grande familiarità col mare e, pur sapendo nuotare, non mi avventuro mai al largo, ho necessità di vedere sempre il fondo…"

Qual è stato il "gol", cioé la creazione artistica che meglio le è venuta, e quale invece "l'autogol, l'insuccesso?

"L’idea e il desiderio di investigare l’interno di una forma hanno dato il via alla mia ricerca artistica sui solidi della geometria euclidea. Nel 1960 al MoMA di New York, la visione delle opere di Brancusi mi ha folgorato e mi ha fatto riflettere sul valore della scultura astratta. Di fronte alla perfezione ideale di Brancusi ho sentito forte tensione, un bisogno di scavare dentro le forme geometriche per scoprirne i fermenti interni, il mistero che vi è racchiuso, la vitalità che vi è compressa. L’insuccesso mi porta a pensare alla mancata realizzazione del progetto per il nuovo Cimitero di Urbino che mi ha invece lasciato una profonda amarezza e un senso di sconfitta. Il progetto vinse il concorso indetto dal Comune di Urbino nel 1973 e il nuovo cimitero avrebbe dovuto essere subito costruito, ma fu contrastato e bloccato per pregiudizi e timori, nonostante avesse suscitato la considerazione di studiosi e intellettuali che si espressero con grande fervore e interesse critico".

Qual è il desiderio che non ha ancora realizzato e che vuole coronare?

"Un cimitero come quello progettato per Urbino, magari in un altro luogo del mondo. L’idea di scavare una strada dentro la collina, nel verde, con alte pareti in cui collocare le tombe si collega idealmente ad antichi modelli di culto funerario e si ispira all’ideologia cristiana dell’uguaglianza degli uomini di fronte alla morte: è un’opera che integra architettura e natura e che potrebbe collocarsi in molti altri contesti".

Conoscere, incontrare - come Lei fa nel mondo - tanta gente, tanti popoli e tante razze, allontana la solitudine?

"La solitudine è un’emozione interiore e la si può sentire anche quando si è circondati dalla folla o si è vicino a persone amiche. Comunque ritengo importantissimo mettersi in relazione con gli altri e conoscere mondi e culture diverse".

Che cos'è che le procura gioia, felicità, e che cos'è che le fa rabbia in questo mondo?

"Sicuramente il lavoro mi procura un senso di pienezza e di soddisfazione: mi dà molta gioia poter esprimere la mia immaginazione, la mia creatività.
Mi fa rabbia, invece, quando non si riesce a colloquiare con gli altri e ad avere un confronto civile delle proprie idee, anche se diverse".

Di che cosa non riesce proprio a fare a meno? Fosse Ministro della Cultura, cosa proporrebbe?

"Di lavorare in libertà e vivere in democrazia. Io sono uno scultore: come potrebbe uno scultore diventare in Italia Ministro della Cultura? Non riesco a immaginarlo…"

Perché in Italia si fa poco per l'arte, linguaggio mondiale, anche se i nostri Musei finalmente accennano a popolarsi di nostri curiosi visitatori, e non solo di turisti stranieri?

"Nel nostro Paese abbiamo un patrimonio artistico e paesaggistico unico al mondo, ma pare che non ci si renda conto quale fonte straordinaria di ricchezza esso rappresenti, sia sul piano materiale che spirituale. Potrebbe essere davvero una grande risorsa!"

Esiste un pianto di commozione (gioioso) e uno di dolore: quand'è che le è capitato l'ultima volta di rivivere questi due diversi stati d'animo?

"E’ impossibile separare la gioia e il dolore che sono due diversi stati d’animo sempre potenzialmente presenti nel nostro vivere quotidiano. Nella mia vita ho affrontato difficoltà e dolori che hanno segnato e rafforzato il mio carattere; mentre le gioie sono momenti di felicità che quasi sempre passano troppo velocemente".

Perché i grandi geni vengono "capiti", apprezzati solamente dopo tanti anni di fatica, di lavoro?

"Il genio è la felice sintesi di immaginazione e intelletto e lo si può ritrovare sia nella creazione artistica che nella scoperta scientifica. Per Schopenhauer il genio è molto simile al folle. Infatti, il più delle volte la genialità è accompagnata da uno spirito trasgressivo e innovativo che mette in discussione lo stato presente delle cose. Ecco perché occorre un certo tempo per capire coloro che possiedono questa eccezionale capacità: si deve lasciar sedimentare la loro opera per apprezzarne appieno il senso e il grande valore di trasformazione di cui è portatrice".

Andrea Nocini, Milano - maggio 2011

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