ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

7/7/11 - INCONTRI RAVVICINATI: DAMIANO TOMMASI

QUELL'”ANIMA CANDIDA” DI TOMMASI

Chiamato così dalla stampa sportiva nazionale per la correttezza in campo e la religiosità sempre dimostrate, c'è chi – il maestro del giornalismo Sergio Zavoli – che l'ha definito “Il socialista del calcio” parafrasando il titolo di un suo famoso libro (“Il socialista di Dio”). Damiano Tommasi, terzo di cinque fratelli, ha chiuso con successo là dove un giorno di 25 anni fa era partito: nel Sant'Anna d'Alfaedo, formazione di Seconda categoria, personificata da altri suoi tre fratelli (Alfonso, Zaccaria e Samuele), e risalita in Prima categoria.

Tommasi conosce il debutto in serie B con la squadra della propria città, quell'Hellas Verona che non ha mai dimenticato (stagione 1993-94).
Rimane in riva all'Adige fino al 1996, anno in cui passa alla Roma per dieci campionati consecutivi. Con i capitolini conquista lo scudetto 2000-1 e la SuperCoppa italiana. Entra nel giro della Nazionale, con la quale colleziona 29 presenze e firma un gol.
Ma, un grave infortunio, occorsogli nell'estate 2004, lo tiene lontano dai campi sportivi per oltre un anno, e lui rientra accontentandosi della modica cifra di mille e cinquecento euro al mese.

Nel 2006 è in Spagna, per due campionati, con il Levante, poi, nel 2008 è in Inghilterra, con il Queen Park Rangers di Franco Briatore.
La sua esperienza si arricchisce anche del calcio asiatico: nel 2009 gioca con i cinesi del Tianjin Teda, quindi, ritorna a casa a coronare il sogno dilettante dei suoi tre fratelli.
Tommasi si è fatto conoscere nel mondo del calcio per le sue iniziative di solidarietà e dal 9 maggio 2011 ha preso il posto dell'avvocato vicentino Sergio Campana nell'ambito dell'A.I.C., l'Associazione che difende i calciatori professionisti.
Lui, terzo di cinque figli, oggi è padre felice di cinque creature e vive in Valpolicella. Il colloquio viene svolto al telefono un martedì di giugno, quando Damiano Tommasi sta raggiungendo Roma in treno e la linea viene spesso interrotta.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera di calciatore?

“Mah, quando sono rientrato dall'infortunio. Per quanto riguarda la mia carriera professionale. Per quanto riguarda invece la mia carriera da tifoso, il 25mo dello scudetto dell'Hellas Verona: ho giocato con i calciatori del Verona di Bagnoli”.

Noi, invece, pensavamo che tu ti riferissi allo scudetto vinto con la Roma...

“Mah, fa parte dei successi che potrebbe essere probabilmente ripetibili. Gli altri due sono irripetibili; senza probabilmente”.

Un grande maestro del giornalismo, il sen. Sergio Zavoli, nel corso di un'intervista radiofonica tenuta alcuni anni fa, parafrasando il titolo di uno dei suoi primi libri “Il socialista di Dio”, l'ha definita “Il socialista del calcio”. Secondo lei, Tommasi, perché?

“Non so cosa intendesse dire; quando sono complimenti fanno sempre piacere. Poi, il rischio è che uno diventi una mosca bianca, quando in realtà quello che faccio io ce ne sono tanti”.

Questo libro parla di dolore, felicità e solitudine. Quand'è che hai pianto di vero dolore l'ultima volta?

“Pianto? Sono uno che difficilmente mi lascio andare alle lacrime. Nella vita privata abbiamo avuto qualche lutto in famiglia e le pagine più amare della nostra vita sono purtroppo sempre legate a lutti in famiglia”.

Ricordiamo la mamma, scomparsa di recente, o no?

“Sì, quattro anni e mezzo fa”.

E si chiamava?

“Antonietta”.

Qual è stato il momento in cui da giocatore ti è venuta la pelle d'oca?

“Quando sono rientrato dall'infortunio e quando Bagnoli mi ha detto “Entra!” nel 25mo giorno dello scudetto vinto dal Verona. Poi, per dirne uno diverso, quando sono entrato allo stadio “Olimpico” il giorno in cui ho vinto lo scudetto con la Roma: lo stadio era pieno, ma tutti i tifosi, due ore prima della partita, avevano ognuno una bandiera e la stavano sventolando: è stato uno spettacolo indimenticabile”.

Cosa trasmette a Damiano Tommasi la sofferenza dell'altro?

“La forza di andare avanti, di non avere paura di affrontare anche le difficoltà, consapevole che le difficoltà possono andare superate con coraggio”.

Tu credi in Dio?

“Sì”.

Come te l'immagini l'Aldilà?

“Mah, non è che io abbia una visione così schematica del futuro. Il fatto di vivere o rivivere situazioni di questo tipo siano cose nostre, che poi magari non saranno un giorno quelle che ti aspetti”.

Non vedi una divisione dell'Aldilà in Paradiso, Purgatorio ed inferno?

“No, non credo a questo”.

Come vorresti che fosse, che so, un infinito prato verde, il cielo sempre azzurro?

“Io credo che tutti noi mortali dobbiamo ancora capirci tutto. Credo che sarà un percepire tutto ciò che ci ruota attorno con altri occhi, terreni”.

La felicità esiste e in cosa consiste?

“E' quel momento in cui si riesce ad apprezzare il fatto di essere sereni. La felicità esiste in misura pari a quanto si riesce ad essere sereni anche di fronte alle difficoltà”.

Cos'è che ti commuove e cos'è invece che ti dà fastidio?

“Commuovere la straordinaria forza che ha il tempo, perché il nostro affannarsi, il nostro disperarsi è sempre superato dal tempo, mentre mi dà più fastidio sono quelli che vivono il presente come fosse una certezza assoluta”.

Sei superstizioso?

“No, sono nato di venerdì 17, quindi”.

Qual è stato il gol più bello che tu hai fatto tra i professionisti? Ce ne è uno in Nazionale?

“Quello che ho fatto in Cina, in Champion's League”.

Perché? Perché ti è venuto fuori bene dal punto di vista stilistico o perché ti ha dato tanta soddisfazione?

“No, perché è stata la conclusione di un'azione bella dal punto di vista tecnico: ho dribblato un giocatore, cosa che non mi era mai capitato prima di un gol”.

Più difficile fare il Presidente Aic o il calciatore?

“Sicuramente il Presidente Aic, anche perché in campo ero sicuramente attrezzato, conoscevo il mio sforzo, è stato il mio lavoro praticato per tanti anni, mentre da Presidente dell'Associazione italiana Calciatori è una novità”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 14 giugno 2011

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