ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

30/7/11 - INCONTRI RAVVICINATI: MONS. JOSE' MANUEL IMBAMBA

UN TIPO... DAVVERO IMBAMBA

Monsignor Josè Manuel Imbamba è stato nominato da papa Benedetto XVI arcivescovo di Saurimo, Angola,
il 12 aprile 2011. Nasce nel Paese africano il 7 gennaio 1965, il 29 dicembre 1991 viene ordinato sacerdote di Lwena. Dal 14 dicembre 2008 è nominato vescovo di Dundo. E' uno dei più giovani arcivescovi non solo del Continente Nero, ma anche del pianeta, cui papa Benedetto XVI il giorno di San Pietro e Paolo, 29 giugno, ha imposto il pallio. Il prelato è anche autore di libri: nel 1999 è uscita la sua fatica editoriale dal titolo “Una nuova cultura per gli uomini nuovi: un progetto filosofico per l'Angola dall'anno 2000 alla luce della filosofia di Battista Mondin”.

Reverendo Imbamba, ha mai giocato a calcio?

“Sì, ho giocato parecchio da bambino e poi ho giocato a calcio anche al seminario, ero difensore della selezione del seminario, in Angola, ma, il mio sport favorito è stato il basket nella mia città. Ho partecipato a tre campionati della mia città e posso dire che sono uno sportivo nato e mi piace al punto che gioco ancora adesso sia a calcio che a pallacanestro, ruolo numero 5”.

Come calciatore invece in che ruolo ha giocato, Eccellenza?

“Difensore”.

Tifava per qualche giocatore italiano?

“Mi piaceva Maldini: è bravo, lo ammiravo e l'ho conosciuto a Roma, quando studiavo, ed io tenevo al Milan, e lo tengo ancora”.

Anche Weah era forte, rimanendo al Milan, o no?

“Sì, anche Weah, mi piaceva, ma come attaccante: aveva delle giocate che facevano gioire qualsiasi persona che tifava in quell'epoca per quella squadra”.

Questo libro parla di dolore: cosa le trasmette la sofferenza altrui?

“Il dolore è veramente dolore, perché è un sentimento che tutti noi proviamo. Soffro nel non riuscire a portare agli altri tutto quello che vorrei offrire come tuo contributo per la costruzione della persona, della società e della famiglia, e quando ti trovi limitato in questo tuo desiderio di offerta, fa patire. Soprattutto, quando vediamo quei dolori voluti e provocati dagli uomini, e dove c'è l'altro che soffre perché c'è qualcuno che non vuole che lui stia bene, che lui lavori bene, che lui abbia quella salute fisica, morale, culturale, sociale ed economica che possa sviluppare senza nessun problema. E, questo sì a me fa personalmente pensare, riflettere sul modo di fare qualcosa, di svegliare le coscienze, le menti perché riusciamo veramente a fare tutto ciò che Dio ha messo a disposizione di tutti, perché i mezzi li abbiamo. Manca solo quella capacità, quella intelligenza di gestire tutti questi mezzi che Dio ha messo a nostra disposizione perché ognuno sappia crescere, sappia sfruttarli per il benessere integrale della persona”.

Esiste la felicità nell'uomo e in che cosa consiste?

“La felicità dell'uomo è un acquisto personale: la felicità è un bene interiore, la felicità è in noi, la felicità è quella identificazione che noi facciamo con tutti quelli ideali che noi abbiamo, per cui noi lavoriamo. Perciò, la felicità è questa diciamo “plenitù” (pienezza) della mia vita, la “plenitù” della mia realizzazione in tutti i tempi. La “plenitù” di tutto ciò che io faccio in quanto uomo, in quanto persona, in quanto cittadino, in quanto padre e figlio. In quanto figlio di Dio, e quando io mi trovo in armonia e in possesso di tutte queste compiute realizzazioni, quando io mi trovo in questa partecipazione di far diventare felici anche gli altri, di cercare delle amicizie che mi aiuteranno a consolidare la virtù della vita, della mia esistenza. Infatti, tutto questo, quando lo compio con responsabilità, con verità, con giustizia, con solidarietà mi dà questa pace interiore, mi dà questa gioia, mi dà questa soddisfazione che mi fa sì che io mi senta una persona utile agli altri, in quanto seminatore di tutti quei beni che faranno gioire anche gli altri. Per me, è questa la felicità. E, poi, tutto questo che venga fatto sotto gli occhi di Dio, che è il garante della nostra felicità, perché l'uomo quando ha Dio in Lui ha davvero tutto, ha la Fede, ha tutto da condividere, da donare perché gli altri anche riescano a vivere meglio”.

L'Aldilà, come sarà, al termine della vita terrena?

“Questa è la grande domanda che tutti noi portiamo con noi: è la grande inquietudine che ogni giorno ci poniamo, perciò, qui rientriamo nella sfera della fiducia, della Fede, dell'autorità della Parola di Dio, perché noi da uomini veramente posiamo immaginare tante cose, possiamo pensarci sull'Aldilà. Ma, ciò che importa per me è sapere che c'è Qualcuno che mi guida, c'è Qualcuno che mi chiama, c'è Qualcuno più intelligente di me, che mi chiama da Lui. Per cui vivere la mia esistenza con questa fiducia, con questa consapevolezza io sarò in grado di fidarmi di tutta la Sua Parola perché riesca a non avere paura della mia esistenza, a non aver paura del mio futuro, a non aver paura di tutto ciò che mi aspetta in quanto essere finito, essere mortale, a non avere paura della stessa morte, il mio compagno di tutti i giorni. Io so che un giorno accadrà e perciò questo mi dà anche il senso della
responsabilità di gestire meglio la mia esistenza qui in terra con gli altri, perché riesca veramente a lasciare quell'impronta che servirà anche di esempio per gli altri. Perciò, l'Aldilà è una spinta, è una speranza, è una voglia di vivere, è una voglia di offrire, è una voglia di seguire tutte quelle virtù che Dio ci offre”.

Non possiamo, da limitati, da essere non infiniti ma finiti, immaginarci l'Aldilà. Ma, lei come vorrebbe che fosse?

“Infatti, come dice lei, noi non possiamo immaginarlo, comunque, sarei felice che l'Aldilà mi desse l'opportunità di contemplare Dio, di contemplare l'Onnipotente, di contemplare l'Intelligenza Pura, di farmi sentire anch'io consapevole di ciò che io ero prima e di ciò che io sarò nell'Aldilà. Perciò, io credo che la felicità sia questa, sia questa “plenitù” della visione di Dio, dell'amore, della Comunione, della lode in tutto ciò che ci può offrire. Per cui, più di questo non possiamo immaginare”.

Qual è il motto del suo stemma? Lei è stato ordinato vescovo nel 2008 ed arcivescovo ad aprile del 2011.

“Il mio motto è “Omnia omnibus”, cioè “tutto per tutti”, donarsi completamente agli altri, frase ripresa da San Paolo, che diceva che ha fatto di tutto perché gli altri potessero vivere: si è fatto schiavo con gli schiavi, libero con i liberi perché riuscisse a portarli tutti da Cristo. E' un motto di disponibilità, di servizio, di obbedienza, di missione. Per fare arricchire gli altri di questa ricchezza spirituale, di tutto questo patrimonio dobbiamo mettere completamente noi stessi a servizio della salvezza degli altri, affinché tutti possano vivere nella verità e così cercare quella virtù, quella perfezione cui Dio ci chiama al fine di diventare veramente figli di Dio”.

Ammettiamo che il prossimo papa sia un rappresentante di quel grande continente che è l'Africa: che novità porterebbe il vicario di Cristo, che svolta darebbe a livello umanitario, di politica vaticana?

“Io credo che ogni tempo ha i suoi segni, ogni circostanza lo spirito saprà scegliere l'uomo certo, la persona certa per rispondere alle varie sfide che la nostra storia umana ci offre. Perciò, il Santo Padre è un uomo di Dio, è un uomo che cerca di offrire all'umanità quel che è il desiderio di Dio, la volontà di Dio. E' l'interprete dei segni dei tempi perché riesca ad offrire agli altri la volontà di Dio. Non mi stupirei perché il sacerdote, il vescovo, qualsiasi persona di Dio ha la capacità di sapere lavorare in nome di Gesù Cristo, di offrire all'umanità il messaggio dello stesso Gesù Cristo. Sappiamo che la Chiesa è universale, è per tutti gli uomini e se accade il momento giusto in cui lo Spirito suscita una persona di qualsiasi continente – e, in particolare, dell'Africa - sarà sempre un servo di Dio”.

Non si è mai commosso?

“Uh, tante volte!”

Quando è successo? E cos'è che la commuove?

“L'ultima volta mi sono commosso quando sono stato trasferito dalla mia diocesi di cui ero vescovo per assumere questo nuovo incarico in questa arcidiocesi. Mi sono commosso perché vedevo che i miei parrocchiani mi volevano bene, questa separazione è stata un po' sofferta, e nell'ultima messa che ho celebrato veramente mi hanno fatto piangere perché per quello che ho visto di gioia, di tristezza, di fiducia e di obbedienza, mi ha fatto commuovere. E poi le altre commozioni in generale è quando vado in visita pastorale ; alle volte arrivo molto stanco ma poi vedo la gioia della gente che m'accoglie, la gioia di quella gente che ti guarda con l'occhio di attendere da te un messaggio di speranza, un messaggio di bene, è questo che mi fa commuovere, perché vedo che sono le persone che hanno bisogno di tutto, dal punto di vista evangelico, sociale, politico, culturale. E quando arrivi lì, ti accorgi di aver portato di qualcosa che darà a loro un pezzo della felicità”.

Che cos'è che non sopporta nella vita?

“Ciò che io non sopporto è l'indifferenza, soprattutto, di coloro che hanno il potere di fare qualcosa per cambiare delle situazioni della vita delle altre persone. Mi riferisco soprattutto ai politici, ai governanti, che hanno tutti i mezzi per offrire agli altri le condizioni indispensabili per vivere bene. Ma, loro rimangono ritirati, indifferenti davanti alle sofferenze dei cittadini. E, questo sì mi fa patire, perciò quando ho l'opportunità lo denuncio perché non è dell'uomo vivere da indifferente davanti alla sofferenza delle altre persone”.

Chi ha fede sopporta meglio il dolore, la sofferenza fisica e quella psichica?

“La Fede è una chiave molto importante per non direi sopportare, ma, per accettare questa realtà, questo disagio, perché noi viviamo in queste contraddizioni, noi viviamo con queste ambivalenze: siamo portati per il bene, ma abbiamo in noi anche il male, siamo portati per la salute, ma abbiamo anche la malattia, siamo portati per la verità ma abbiamo anche la menzogna. E perciò noi dobbiamo essere consapevoli di tutto questo, di questa realtà e, a partire da questo, dobbiamo fare delle scelte di valore, quelle scelte che ci porteranno a vivere meglio, a fare il discernimento che ci porterà a quella felicità che ognuno di noi desidera, e per quello ci vuole veramente la virtù dell'umiltà, della semplicità, del lavoro sui noi stessi perché riusciamo a buttare via tutto quello che può disturbare la pace interiore. Se dentro di noi non c'è la pace, ma c'è instabilità, disordine, non potremo mai offrire agli altri quella serenità e quella luce che Dio ci offre. Perciò, la Fede è questa luce che illumina e che Dio ci offre. Ci illumina e che ci aiuta a capire ciò che siamo, ciò che dobbiamo essere, come cercare i mezzi giusti, buoni, per sollevare tutta quella sofferenza che portiamo in noi”.

La solitudine, l'ha provata?

“Sì, l'ho provata, nel mio lavoro da sacerdote , perché nei miei primi anni da sacerdote ho vissuto in un ambiente di guerra nel mio Paese, e perciò ho provato qualche momento di imbarazzo personale, perché mi sentivo così impotente davanti a quell'orrore che scorreva davanti a me. Mi sono chiuso, comunque, ho sentito la mancanza dei miei compagni perché ero sa solo, e da quel momento in poi ho capiti l'importanza della comunità, l'importanza degli altri con cui condividere i problemi, i sentimenti, tutto ciò che portiamo in noi. Non consiglierei a nessuno di cadere nella solitudine, ma, nei momenti di solitudine è sempre buono che noi sappiamo condividere, sappiamo esprimere tutto ciò che noi viviamo, sperimentiamo, pensiamo, perché così riusciremo a vivere tante sfide personali”.

Il “gol” più bello realizzato finora e quello da fare, ovvero il suo più grande sogno?

“Ciò che mi ha dato grande soddisfazione è stata la costruzione della cattedrale della diocesi di Dundo, che abbiamo inaugurato il 6 dicembre 2010. Questa è stata per me la grande sfida che ho vinto come vescovo e quando sono arrivato la nostra cattedrale era una chiesetta, e la gente non entrava tutta lì, e con la pioggia, non pioggia, ma mi ha commosso vedere che la gente rimaneva lì, fuori, a bagnarsi e io gli avevo promesso di offrire loro una cattedrale e ci siamo riusciti, e adesso ho lasciato la diocesi con questa bella cattedrale. Che ha la capienza di 1500 persone. In questo nuovo ruolo il mio desiderio è di costruire una comunità cristiana, ma prima di tutto vivere il senso di appartenenza alla stessa chiesa, perché è una diocesi un po' particolare, con molto lavoro da fare, a partire dagli stessi sacerdoti e dalla comunità cristiana. Non abbiamo quell'infrastruttura necessaria per compiere tutto questo e questo è il sogno che io ho: oltre a portare Gesù Cristo, dobbiamo dare una struttura che possa supportare tutto il lavoro che noi dovremo fare. Non mancheranno, sono convinto, le preghiere per raggiungere questo scopo e speriamo che come famiglia diocesana di riuscire a costruire una Chiesa forte, una Chiesa che contribuisca al bene della Chiesa universale”.

Il suo giocatore preferito gliel'abbiamo già chiesto; ora invece vogliamo conoscere il santo preferito, San Francesco, San Paolo?

“Ho sempre ammirato San Paolo, ma, l'ammirazione mia più particolare è ora per il papa San Giovanni Paolo II”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 19 giugno 2011

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