ULTIMA - 21/10/18 - "DYBALA" RONCONI CALA IL TRIS, HERBER FA POKER E L'ILLASI VOLA

Si giocano oggi le partite della 7^ giornata dei campionati dilettantistici della nostra provincia. Vediamo dopo le 6 gare finora giocate come è la situazione dei migliori bomber veronesi. In Eccellenza Edoardo Cappella del Borgoricco  segna ancora e si mantiene saldamente il comando con 8 reti davanti a Mirko Dorizzi del Garda e Angelo
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

4/8/11 - INCONTRI RAVVICINATI: GIAMPIERO MARINI

IO, “PIEDONE” MARINI

Giampiero Marini fa parte degli alfieri azzurri del cittì Enzo Bearzot, che conquistarono la Coppa del Mondo nel 1982 in Spagna.
Nasce a Lodi il 25 febbraio 1951 ed è proprio nel club della sua cittadina, il glorioso Fanfulla, che si forma calcisticamente fino a debuttare nella Prima squadra. Ma, il tirocinio vero, “Piedone” lo compie nella Reggina, nel Varese, nella Triestina, pronto per debuttare con la maglia dell'Inter in una gara di Coppa Italia contro quella Sambenedettese che da solo affonda grazie a una sua fantastica tripletta. Con l'Inter conquista i maggiori allori, dallo scudetto 1979-80, mister Eugenio Bersellini, alla Coppa Italia di quell'anno e un'altra vinta nel suo anno davvero indimenticabile, il 1982.

In serie A, colleziona in tutto ben 256 presenze , firmando con l'Inter 10 gol da mediano-centrocampista dotato di un tiro potente quanto preciso dalla lunga distanza. Smessi gli scarpini, gli viene chiesto – nella stagione 1993-94 – di subentrare alla guida dell'Inter ad Osvaldo Bagnoli: rischia la retrocessione, ma, conquista a maggio la Coppa Uefa. Nel 1997 è a Cremona, in C1: con i grigio-rossi risale in serie B, ma, il Natale dell'anno successivo conosce l'amarezza dell'esonero. A Como subentra al posto dell'ex ascolano ed ex milanista William De Vecchi, ma, non gli va meglio. Fino al 2010 ha fatto parte degli allenatori della FIGC, guidando la Nazionale azzurra Under 21 di serie B, ma non ha mai trascurato – diplomatosi geometra sulla trentina d'anni – la professione – che tutt'ora esercita – di broker di Borsa.

Mister, la sua carriera è legata ai ricordi e alla sua militanza nell'Inter. Scegliamo le “perle”?

“Innanzitutto, la prima voglia che ho indossato la maglia dell'Inter; io venivo dal Varese, dove avevo fatto il settore giovanile, e, dopo i cinque anni in bianco-rosso tra serie B e serie A, sono approdato all'Inter e la prima grande emozione l'ho provata quando ho esordito col Varese in serie A, però, in assoluto, il salto di qualità l'ho fatto all'Inter e la prima volta che ho indossato la maglia l'emozione è stata forte”.

Contro chi esordì con la maglia nerazzurra quella volta?

“Mi ricordo che abbiamo giocato una partita in Coppa Italia contro la Sambenedettese, che allora militava in serie B, se non erro. Poi, sono stato anche fortunato perché in quell'occasione lì ho fatto tre gol, e non m'era mai successo nella storia del calcio. Perciò, me la ricordo molto molto bene e sulla panchina c'era il povero Beppe Chiappella”.

Beppe Chiappella, che è mancato da poco, campione d'Italia nel primo scudetto vinto dai gigliati (stagione 1955-56), poi, allenatore dei viola, dell'Inter ed anche del Verona... Ecco, mister, qual è stato il rimpianto più grande da calciatore?

“Mah, come calciatore io mi ritengo uno molto fortunato, prima di tutto perché ho avuto la possibilità di giocare parecchi anni nell'Inter, poi, ho avuto la fortuna di giocare in Nazionale tre-quattro anni, nel periodo in cui la Nazionale aveva raggiunto la vittoria del Campionato del Mondo in Spagna 1982. Ho vinto abbastanza, ho vinto due Coppe Italia, un Mondialito di Club, un campionato, poi, ho avuto anche di allenare l'Inter e di conquistare una Coppa Uefa. Penso che con l'Inter ho ottenuto quello che potevo, e, quindi, non ho alcun rimpianto”.

C'era un qualcosa che avrebbe voluto vincere e invece non le è riuscito?

“Sì, il nostro gruppo, nel periodo di Eugenio Bersellini, secondo me, meritava di vincere una Coppa dei Campioni, ma, per diversi motivi non siamo riusciti né con Bersellini né con Ilario Castagner in quest'impresa, perché avevamo di fronte un Real Madrid troppo forte sotto l'aspetto tecnico, ma, ancora più forte sotto l'aspetto politico”.

Qual è stato il giocatore più forte con cui ha avuto la fortuna di giocare assieme e l'avversario più valoroso,più tosto?

“Il giocatore più forte con cui ho avuto la fortuna di giocare assieme all'Inter sono stati due, Marco Tardelli e “Spillo” Albobelli. A mio giudizio, Tardelli è stato, per alcuni anni, il centrocampista più forte del mondo. Il giocatore, con il quale ho giocato assieme parecchi anni e che, a mio giudizio, è sempre stato sottostimato, ma, che io ritengo un campionissimo in assoluto è stato Altobelli”.

La felicità esiste in Giampiero Marini e in che cosa si traduce?

“Mah, adesso o prima? La felicità per me prima, quando facevo il calciatore era quella di svegliarmi alla mattina e di avere il desiderio di indossare la maglia dell'Inter ed allenarmi: questa era la felicità quotidiana. La felicità attuale, invece, è quella di vedere tutti coloro che stanno insieme a me, i miei familiari, i miei amici, i miei conoscenti, che possono vivere serenamente in un mondo che non è facile, quello attuale”.

La solitudine, non l'ha mai provata né da giovane né da persona matura, adulta?

“No, fortunatamente no, ma capisco che è una cosa brutta, una cosa brutta da affrontare e difficile da risolvere”.

Lei crede in Dio e perché?

“Sì, sì, eh, perché mi chiede? Basta guardarci intorno e il perché te lo dai”.

Lei dice che c'è troppa violenza, troppa guerra e un forte scadimento dei valori?

“Io credo in Dio, ecco, vede: adesso sono, adesso mi sto guardando intorno e credo, e penso che in questi anni parecchi personaggi importanti dovrebbero riflettere su quanto sta succedendo nel mondo, su tantissime cose, in Medio Oriente, su 800.000 persone denutrite, che possono morire di fame. Le assurdità sono queste; siamo nel 2011 e purtroppo nel 2011, a mio giudizio, i grandi capi che ci governano in tutto il mondo non sono in grado di trovarsi, sedersi attorno a un tavolo e decidere, tutti assieme, di debellare questo”.

Lei ha detto poco fa che crede in Dio: allora, come se lo immagina l'Aldilà il giorno più lontano possibile?

“Non andiamo oltre; stiamo facendo un discorso calcistico, ha capito. Vorrei che si rimanesse nell'ambito calcistico”.

Va bene, ma come vorrebbe che fosse l'Aldilà?

“Ma, io l'Aldilà lo immagino, ipotizzo di poter toccare con mano i miei cari e tutte le persone che sono state vicine a me e che non ho più occasione di vedere, e che mi sono rimaste nel cuore. E le rimpiango quotidianamente”.

La sua infanzia, come è stata serena, difficile? Il papà, la mamma che mansioni svolgevano?

“Ma, guardi, la mia infanzia è stata normale, i genitori erano dei modesti lavoratori e li ho persi presto: mio padre l'ho perso che avevo 23-24 anni e non ha avuto nemmeno il piacere di vedermi giocare, di indossare la maglia dell'Inter, e, perciò, nutro un grandissimo rimpianto”.

La mamma?

“La mamma ha vissuto fino a 74 anni, è morta dieci anni fa”.

Erano operai, contadini?

“No, mio padre era autista, mia madre era operaia, ed erano lodigiani come lo sono io”.

Quand'è che ha pianto l'ultima volta: esiste un pianto di commozione, gioioso, e un pianto di dolore?

“Guardi, io penso di essere abbastanza sensibile, sono cose, insomma, abbastanza personali, ha capito? Di dolore così, quando viene a mancare qualcuno dei miei cari, certo, o anche persone vicine a me, quando sono andato al funerale di Bearzot in chiesa, sono apparse le immagini di Bearzot assieme a noi, il suo modo di vivere, il suo modo di essere, bé, un po' di commozione ti viene, credo che sia naturale, umano”.

Un aneddoto di Enzo Bearzot nei riguardi di Giampiero Marini...

“Ma, guardi, di Bearzot ormai ne hanno parlato tantissimi”.

D'accordo, ma sveliamo un particolare carino tra lei e il cittì campione del Mondo di Spagna...

“Un rapporto di stima, perché Bearzot mi ha convocato in Nazionale quando avevo 31 anni già compiuti e io l'ho sempre stimato perché Bearzot ha detto tre o quattro cose e le ha mantenute nei miei confronti. E poi era un uomo che per difendere certe posizioni, il gruppo, la squadra, è andato incontro anche a critiche pesanti, che hanno compromesso poi il suo futuro nell'ambito della Nazionale. E' stato un uomo vero, un vero maestro”.

Su cosa insisteva, in modo particolare, Bearzot con Giampiero Marini?

“Bearzot, sotto l'aspetto tecnico, mi diceva qual era il ruolo che io dovevo interpretare, però, il rapporto che aveva con me – ma, ci tengo a dirlo, lo aveva anche con tutti gli altri – era un rapporto che andava oltre il rapporto tecnico, il rapporto di gioco, il rapporto di prestazioni, ha capito? Bearzot, quando un giocatore era in difficoltà, era uno che non l'abbandonava. Anzi, ha sempre cercato di aiutarlo, di metterlo nelle condizioni di recuperare, anche se – come le ho detto prima – andava incontro a critiche, a critiche pesanti, ma, lui non ha mai abbandonato nessuno. E così per i quattro anni in cui io sono rimasto in Nazionale”.

Non le è magari venuta la pelle d'oca quando avete sollevato al cielo di Madrid la Coppa del Mondo quella notte di luglio del 1982?

“Sì, a me è venuta la pelle d'oca: io ricordo un'immagine di Bearzot, nella finalissima che io non ho giocato – ho fatto comunque 5 presenze su le 7 totali – che, mentre era in alto, sollevato da tutti noi in visibilio, lui si è rivolto verso di me con un bacio. E, questa è l'immagina fotografica che ho, e che porto sempre nel cuore”.

Il dolore degli altri, cosa trasmette a Giampiero Marini?

“E' un dolore, è un dolore che penetra, è un dolore che senti dentro”.

Adesso che cosa fa Giampiero Marini nella vita di tutti i giorni?

“Io fino a giugno del 2010 ero allenatore della Nazionale Under 21 di serie B. Ma, oltre al gioco del calcio, mi sono sempre occupato di Borsa: sono un broker, un trader di Borsa. Una professione che ho sempre abbracciato perché negli anni Ottanta dopo essermi diplomato geometra, ho seguito dei corsi di Borsa, ed è la passione e il mio modo di lavorare è questo”.

Che cos'è che le dà più fastidio nel mondo e cos'è che la riesce ancora a commuovere?

“Mah, cosa mi dà fastidio gliel'ho già detto prima: in questo mondo mi dà fastidio la diversità immensa tra chi sta troppo bene e chi sta troppo male, ed è la maggior parte, purtroppo. E, nel 2011 non è ammissibile”.

Cos'è che la commuove, invece, mister?

“Mah, guardi, mi commuove la musica di Bob Dylan: non riesco stare senza la musica di Bob Dylan, tanto dice cose belle, vere, molto attuali. Non manco a un concerto di Bob Dylan da anni e anni”.

Il gol più bello dal punto di vista stilistico e il gol più importante della sua carriera di calciatore?

“Non ho fatto parecchi gol: mi ricordo un gol bello che feci contro la Lazio, a “San Siro”, gol che ci permise di vincere noi per 1-0; mister dell'Inter allora era Ilario Castagner, e un gol importante invece penso contro il Colonia, nei quarti di finale, mi sembra, di Coppa delle Coppe”.

Gol realizzati di testa, di piede e da lontano, come?

“No, di piede: la distanza da trenta metri e di sinistro, interno, un po' fortunato, però, facevo gol da fuori area. E' stato uno dei gol che ho fatto da fuori area e del quale rimasi anch'io impressionato”.

Un gol all'anglosassone contro gli anglosassoni del Colonia, o no?

“Sì, esatto!”

E in un derby contro i “cugini” del Milan non esiste un gol di “Piedone” Marini?

“Sì, sì, in due derby diversi feci due gol al Milan, uno di testa e uno da fuori area. C'era in porta ancora Albertosi, ma sono ormai ricordi lontani. Due gol, non ricordo bene, in due anni diversi. Le raccomando una cosa, direttore: evidenzi che, per me, Altobelli è stato, assieme a Tardelli, il giocatore più forte con il quale io ho giocato. Non ha avuto dalla critica, dalla stampa, la fama che ha meritato sia come calciatore che come persona.”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 2 agosto 2011

Visualizzato(3753)- Commenti(8) - Scrivi un Commento