ULTIMA - 9/12/18 - LA SITUAZIONE DEI MIGLIORI BOMBER A 2 GARE DAL GIRO DI BOA

Si giocano oggi le partite della 14^ giornata dei campionati dilettantistici della nostra provincia. Vediamo dopo le 13 gare finora giocate come è la situazione dei migliori bomber dei gironi veronesi. In Eccellenza, dove si sono già giocate 14 partite, in vetta c'è sempre Edoardo Cappella del Borgoricco con 11 reti, al 2° posto sale a 9 reti Angelo
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INCONTRI VIP'S

23/9/11 - INCONTRI RAVVICINATI: ANGELO DI LIVIO

IO, “SOLDATINO” DI LIVIO

Esistono pochi giocatori in Italia che sono arrivati al successo in una squadra di club ed alla Nazionale in età matura. Uno di questi è Angelo Di Livio, “Soldatino” da quando ai tempi della loro militanza nella Juventus Roberto Baggio gli affibbiò quel soprannome che – come sentiremo dallo stesso destinatario – porterà fortuna ed andrà bene al centrocampista nato a Roma il 26 luglio 1966. Ed è dalla Polisportiva Bufalotta che parte la parabola di Di Livio, passando per la Primavera della Roma, con la quale, nel 1983, vince l'edizione del prestigioso Torneo di Viareggio.

Poi, il lungo tirocinio in C1, a Reggio Emilia, a Nocera Inferiore
e a Perugia, dove con i “grifoni” umbri sale dalla C2 alla C1. E', poi, a Padova, in B, per passare poi alla Juventus, all'età di 27 anni, e dove arricchisce la propria vetrina di trofei nazionali (3 scudetti, una SuperCoppa Italiana e 2 Coppe Italia) ed internazionali (una Coppa dei Campioni, nel 1996, una SuperCoppa Uefa, sempre nello stesso anno ed una Coppa Intercontinentale). A Firenze lo aspettano 6 intense stagioni, in cui lo vedono tra i maggiori protagonisti del ritorno in A dei gigliati e vincitore di una Coppa Italia, nel 2001. In Nazionale, dove colleziona 40 presenze, ci arriva a 29 anni, e cambia ben 4 cittì. Dal luglio 2000 è anche cavaliere della Repubblica italiana, prima di diventare osservatore della nostra Nazionale e un apprezzato commentatore sportivo.

Angelo, ma il soprannome di “Soldatino” gliel'ha appioppato Marcello Lippi, il quale, durante una riunione Aiac tenutasi nel 2003 a Vicenza ci confidò che affidò a lei, con successo, quello sregolato di Gianluca Vialli, che non ne voleva sapere di mettersi in riga?

“No, il nome “Soldatino” me l'ha messo Roberto Baggio per il mio modo di correre, perché, purtroppo, avendo avuto dei problemi alle spalle – io correvo in modo un po' particolare – e, quindi, Roberto Baggio mi disse “Corri come un soldatino” e niente, me lo sono portato avanti questo nome per tutta la carriera. E, poi, mi sono anche molto affezionato a questo nomignolo”.

D'accordo, ma, rimane pur vero quello che lei – a detta di Marcello Lippi – fece nei confronti di Gianluca Vialli: riuscì a convertirlo, a riportarlo sulla giusta strada della serietà negli allenamenti?

“Mah, guarda, in quello spogliatoio Gianluca Vialli è stato il simbolo, perché poi era il nostro capitano, era il nostro leader. E' chiaro poi che ci sono dei momenti in cui uno può essere anche un po' nervoso, però, credimi, quest'episodio, sinceramente, non me lo ricordo. Però, posso dire che Gianluca Vialli per tutti noi che abbiamo fatto parte di quella squadra, di quella Juve, è stato veramente un grande esempio. Gianluca Vialli è anche più grande di me: è chiaro che poi i consigli si possono dare a tutti. Ho cercato un pochino di sdrammatizzare la situazione, visto l'atmosfera un po' così, un po' particolare”.

Anche perché Marcello Lippi ricordava che aveva lasciato in panchina per alcune giornate “Stradivialli”..., facendolo “debuttare” proprio davanti al pubblico della sua città, Cremona... Insomma, fu lei ad aver dato una bella mano a mister Lippi quella volta...

“E' nel mio carattere quello di cercare sempre e comunque di spegnere sempre un po' il fuoco. Però, ripeto, è un episodio che in questo momento mi sfugge, anche perché, purtroppo, sono passati tanti anni”.

Qual è stato il gol più bello e quello invece più decisivo, più importante della sua carriera?

“Mah, io, guarda, sotto l'aspetto dei gol non sono stato molto prolifico, però, ricordo che in un Juventus-Vicenza feci un grandissimo gol di sinistro, sotto l'incrocio. Quello lo ricordo molto bene ancora adesso”.

Il più decisivo?

“In una partita di Coppa dei Campioni, contro lo Steaua di Bucarest: la partita non si stava mettendo molto bene perché loro era molto chiusi in difesa e con un mio gol riuscimmo ad aggirare anche la fase difensiva dei rumeni”.

Autoreti clamorose e non nella sua carriera esistono, o no?

“Autoreti? No, no”.

Espulsioni?

“Una, una sì, a Firenze, contro una squadra austriaca, il Tyrol Insbruck, in Coppa Uefa, quando ancora si chiamava così. E' stato in seguito a un fallo di reazione che ho commesso ai danni di un avversario”.

Doppiette?

“No”.

Il più forte avversario che le è rimasto impresso?

“Bé, sicuramente, Paolo Maldini. E' stato un grande campione, un grande terzino, era veramente difficile superarlo. Quindi, era dura per tutti con Maldini”.

Il giocatore invece più forte assieme al quale lei ha giocato?

“Mah, devo dire che Alessandro Del Piero e Zinedine Zidane sono stati quelli sopra le righe”.

E Roberto Baggio?

“Bé, con Roberto Baggio poi sai ho giocato solamente due anni, e va bé, potrei mettere Roberto Baggio, Gianluca Vialli ed altri, però, se ne devo scegliere uno o due, scelgo quelli con cui ho giocato tanti anni”.

Qual è stato il momento, in cui le è venuta la pelle d'oca per la forte emozione provata in campo?

“La finale in Coppa Campioni vinta a Roma, nella mia città, contro l'Ajax”.

Il più grande rammarico?

“Mah, grande rammarico...Sono state le due finali, sempre di Coppa dei Campioni perse, una contro il Borussia di Dortmund e l'altra con il Real Madrid, perché noi abbiamo vinto molto in quel ciclo, purtroppo, abbiamo perso anche molto. Ci sarebbe piaciuto vincere una Coppa dei Campioni in più”.

Il più forte asso straniero di Coppa europea con il quale lei si è misurato?

“A me è piaciuto molto Roberto Carlos, perché era uno stimolo, perché era veloce, era rapido, quindi, dovevi star bene fisicamente per cercare di stargli dietro. Lui aveva queste caratteristiche, che potevano metterti in difficoltà”.

Un Roberto Carlos versione Real Madrid?

“Ma, anche quello con l'Inter non era male”.

Era superstizioso Angelo Di Livio?

“Sì, devo dire di sì. Ripetevo sempre i gesti, le cose che la domenica prima quando mi era andata bene, però, sì, devo dire che ero abbastanza superstizioso”.

Tipo, si sedeva a mangiare sempre allo stesso posto, vestiva sempre alla stessa maniera, ecc...?

“Facevo una cosa un po' particolare prima della partita: cercavo sempre di ripeterla perché confidavo che mi portasse bene. Sì, dei gesti, delle situazioni che venivano un po' spontanei, me li ricordavo, e cercavo di ripeterli”.

La Nazionale e Angelo “Soldatino” Di Livio: aneddoti, ricordi?

“L'emozione più intensa nella finale dell'Europeo del 2000: perdemmo contro la Francia. Poi, una partita storica, che penso sia rimasta nel cuore di tutti, è quella nella quale abbiamo battuto l'Inghilterra a “Wembley” con un gol di Zola. Mister era quella volta Cesare Maldini: era l'anno 97, penso 98, adesso non ricordo bene”.

Usciamo dal campo calcistico: la felicità lei l'ha mai provata e, se sì, in che cosa consiste?

“Mah, la felicità per me è vedere la mia famiglia felice, in salute. Penso che questo per un genitore sia la felicità maggiore per un genitore il solo fatto di vedere i propri figli crescere in maniera sana, con valori e principi importanti che, poi, purtroppo, oggi vengono sempre meno presi in considerazione”.

La sua famiglia a Roma, la sua infanzia, com'è stata?

“La mia infanzia non è stata felice perché lavorava solo mio padre per portare avanti mia mamma e tre figli. E, ti assicuro che allora non era facile. Mio papà si chiamava Amerigo e lavorava in una fabbrica edile, mia mamma Antonia faceva la casalinga”.

E' nato nel suo ruolo, oppure originariamente faceva il portiere?

“No, sono nato centrocampista offensivo; poi, col passare degli anni, sono diventato esterno”.

Lei è amico di Francesco Totti: siete nati nello stesso quartiere?

“No, lui è nato in un altro quartiere: io nel quartiere Monte sacro, lui, credo in quello di San Giovanni. Mah, io nel calcio ho parecchie amicizie. Totti, sicuramente, è uno di questi”.

Non gli ha mai fatto qualche “dispettuccio” in campo?

“Sì, bé, lui li ha fatti a me”.

Il dolore degli altri – vedi un bambino affetto da cancro o un anziano lasciato solo in un ospizio a trascorrere il resto della vita – cosa trasmette in Angelo “Soldatino” Di Livio?

“Eh, queste, sai sono cose che penso che chi ha un briciolo di cuore viene toccato da queste situazioni. E io mi immedesimo sempre nei genitori che purtroppo soffrono questi momenti di malattia dei propri figli, oppure vedere un anziano abbandonato in un ospizio, senza che nessuno possa andarlo a trovare o senza che nessuno dei parenti gli stia vicino nel modo giusto, gli faccia compagnia durante la giornata”.

Ha mai pianto di dolore; quand'è stata l'ultima volta?

“Bé, io penso che la morte di mio padre mi ha toccato perché mi ha fatto capire che la vita a volte è un po' particolare, no? E, quindi, ho capito, ho aperto gli occhi e sono anche cresciuto in quei momenti perché perdere il padre nel giro di due mesi ti fa capire che la vita è fatta di tanti sacrifici, quindi, uno la deve vivere serenamente e con molta felicità”.

Non ha mai sbagliato un calcio di rigore?

“Quand'ero ragazzo sì. Poi, ho tirato poche volte i rigori perché sicuramente c'erano quelli più bravi di me”.

Cos'è che le dà più fastidio nella vita di tutti i giorni e cosa ancora a commuoverla?

“Devo dire che la falsità mi dà molto fastidio, le bugie, e mi piace molto quando la gente riesce a rispettarsi”.

Lei ha la fama di uomo duro...

“Io penso che quando si va in campo mi trasformavo perché sentivo molto la partita. Però, sono stato sempre un giocatore molto leale. Non ho mia fatto male a nessuno, mi sono sempre comportato correttamente, ero duro nei contrasti, però, ecco, in fin dei conti, sono un buono”.

Lei crede in Dio?

“Sì, moltissimo”.

Perché, secondo lei, bisogna credere in Dio?

“Perché è Quello che, secondo me, dall'alto ci dà l'energia giusta per andare avanti. E' il nostro Capo, in pratica”.

Come vorrebbe che fosse l'Aldilà, cosa troveremo, come se l'immagina?

“Mah, io spero di rincontrare tutti i miei amici e mio padre che sono nell'Aldilà che ci aspettano: questo è il mio desiderio. Come sarà? Penso sia, non lo so, penso che sia un posto, da come dicono, bellissimo”.

Fatto come? A lei piace dipingere?

“Colorato, colorato, bravo, ecco, molto colorato. Mi piace vedere gli altri dipingere: io non sono bravo, però, mi piacciono i colori”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 21 settembre 2011

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