ULTIMA - 26/3/19 - IL PUNTO SULLE NOSTRE SQUADRE GIOVANILI ELITE E REGIONALI

Facciamo il punto sulle squadre giovanili veronesi dei tornei Elite e Regionali delle categorie Juniores, Allievi e Giovanissimi, quando mancano poche gare alla fine dei campionati. Nella categoria Juniores Elite, girone A, comanda ora il Camisano che con 50 punti precede il San Giovanni Lupatoto di mister Matteo a 46 punti dopo la sconfitta 1 a 0 contro il
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INCONTRI VIP'S

29/10/11 - INCONTRI RAVVICINATI: PAOLO RUFFINI

TERZINI ALLA RUFFINI

E' il nuovo direttore di La7 dal 20 di ottobre 2011; nomina che arriva dopo aver diretto e rilanciato Rai 3. Pronipote del cardinale Ernesto Ruffini (1888-1967), arcivescovo di Palermo, Paolo – nato nello stesso capoluogo siciliano il 4 ottobre 1956 - ha intrapreso subito la carriera di giornalista, non seguendo – almeno fino ad ora – la carriera di Deputato, intrapresa invece dal 1963 al 1987 dal padre Attilio, avvocato e Ministro degli Affari Esteri, della Difesa, dei Trasporti e della Marina Mercantile, ed esponente della Democrazia Cristiana.

Fresca l'ultima fatica editoriale di Paolo Ruffini “Scegliete!”, un saggio che – è lo stesso autore a spiegarcelo - “è un pretesto, un invito a dire guardate che, prima di ciò che è buono e ciò che non lo è, c'è la possibilità di scegliere. Se non c'è la libertà di scegliere, non c'è proprio il bene e il male, anzi, c'è solo che il male”.

“Direi che la libertà è il dono più grande che noi abbiamo come essere umani, e che il bene e il male stanno dentro questa libertà. Al di fuori di questa libertà c'è solo una parvenza di bene. Io penso che tutti quelli che hanno provato nel corso della storia a costruirla in terra, poi, hanno verificato, purtroppo, e fatto verificare, come invece costruissero degli inferni, come invece la mancanza di libertà sia la cosa peggiore nella vita di un uomo”.

“Ed, allora, credo che poi nella libertà, tra virgolette, purtroppo, c'è anche il male, anche per chi crede in Dio. Si pensa che Dio ci ha lasciato liberi di scegliere, ci ha lasciati il libero arbitrio, e allora io penso che nella comunicazione, nel giornalismo, se prendi il giornalismo della televisione, si fa religione nella cultura nei libri, come diceva giustamente lei a proposito di “Fahrenheit 451”, quel magnifico romanzo sul rogo dei libri scritto da Ray Bradbury”.

“Quindi, se noi togliamo a chi fa televisione, comunicazione, a chi fa giornalismo la possibilità di interpretare la realtà, la possibilità di scegliere, di avere un proprio punto di vista, sostanzialmente togliamo il bene: è questo, in sostanza, il senso di questo mio libricino, proprio piccolo, piccolo”.

Direttore, ha mai giocato a calcio?

“Ma, giusto da ragazzino, come tutti in Italia. Ma, dire che l'ho praticato è dire troppo. Ero un terzino o mediano o centromediano, libero, insomma, anche nel calcio le definizioni del ruolo difensivo sono cambiate. Ma, quello che mi è sempre piaciuto fare è quello che poi i gol li fa fare agli altri”.

Insomma, più che un difensore, un regista, un playmaker...
“Sì, esatto”.

Noi abbiamo avuto la fortuna di intervistare anche un suo illustre conterraneo, il dottor Antonio Ingroia, e l'alto magistrato ci ha svelato sua sua passione, la sua “fede” per l'Inter. Lei, direttore, nutre qualche passione calcistica?

“Come squadre, in realtà non sono così tifoso, sono tifoso, per via di mia moglie, della Lazio, perché lei una laziale, come la sua famiglia, da tanti anni. Sennò da bambino ho tifato per il Palermo, e per il Mantova, perché mio papà Attilio era nativo di Mantova”.

Lei è parente del cardinal Ernesto Ruffini?
“Sono il pronipote”.

Parlando di Fede, se lei fosse il cittì di un'ipotetica Nazionale degli ultimi pontefici, in quale zona, parte del campo li schiererebbe? Partiamo da Giovanni XXIII ed arriviamo a papa Ratzinger.

“Difficile rispondere: mi sembra una domanda per il film di Nanni Moretti con una partita nel conclave. Non lo so, è difficile”.

Sappiamo che è una domanda impegnativa, ma, tutt'altro che insidiosa...

“In realtà, probabilmente Paolo VI era un portiere, cioè, il pontificato di papa Montini era caratterizzato da uno sforzo di parare delle situazioni che a lui parevano fuori controllo, il papato di Karol Wojtyla è stato caratterizzato invece da un giocatore, di un fuoriclasse a tutto campo, all'olandese, universale. Di Ratzinger direi che è un allenatore, lo vedo di più come un selezionatore più che un giocatore”.

E di papa Giovanni XXIII, il pontefice che ha inaugurato il Concilio Vaticano II, cosa diciamo?

“Un grande innovatore, quindi, non so, non saprei cosa dire, dove schierarlo”.

Un gran mediano?

“No, forse tornerei a dire di nuovo che è come un allenatore che inventa il gioco a tutto campo: è uno che ha rotto totalmente gli schemi. E Ratzinger, invece, uno che ha tentato di riunirli”.

La felicità esiste in Paolo Ruffini e in che cosa consiste?

“E' una ricerca, quindi, sono sensazioni, emozioni. Certo che esiste la felicità, esiste nelle piccole cose, nelle piccole soddisfazioni, nelle grandi soddisfazioni. E' comunque una ricerca caratterizzata, secondo me, dalla condivisione. Che è ciò che la rende vera. Senza la condivisione non c'è felicità. C'è una frase molto bella nella chiusura di un film di qualche anno fa scritto e diretto da Sean Penn, che è tratto dal diario di un ragazzo che è morto in Canada nelle terre selvagge (il titolo del film è “Into the Wild”, “Nelle terre selvagge”). Lui ha la felicità nella solitudine, e cercava di inseguirla, vivendo fuori dai contesti sociali, nella natura. E, alla fine, muore per un errore: scambia dei funghi velenosi con dei funghi commestibili e conclude nel suo diario (questa è una storia vera) dicendo “ho capito troppo tardi, ma la felicità è reale solo se condivisa”. E finisce così anche il film, davvero struggente, anche perché è una storia veramente esistita”.

Il rapporto tra lei e la solitudine...

“E' un rapporto che esiste in ognuno di noi, è una situazione che se prolungata provoca sofferenza, ma, di momenti di solitudine ne abbiamo bisogno tutti. Deve essere scelta. Ci sono poi delle solitudini che sono date dai ruoli: ci sono dei ruoli che a volte obbligano delle decisioni solitarie, delle solitudine nei momenti delle scelte, che sono pesanti. E in parte anche il ruolo di direttore ha questa caratteristica”.

Tutte le persone che ricoprono ruoli di primo piano nei diversi campi della vita sono sole...

“E' vero che a volte sono sole, ma è anche vero che la condivisione è una cosa importante; quindi, prima della solitudine della scelta – che poi ogni scelta appartiene soltanto ai singoli – ci sono momenti in cui si vanno a ricercare i momenti di confronto e di condivisione. Quindi, io nel mio lavoro ho sempre cercato di costruire un rapporto di condivisione con le persone che lavoravano con me. Un rapporto di confronto e di spirito di squadra. Contesterei l'argomento del capo è solo punto è basta: è solo esclusivamente nel momento della decisione ultima, ma, un buon capo deve avere l'intelligenza di confrontarsi continuamente con i suoi collaboratori”.

Lei crede in Dio? E qua non ci può deludere, a nostro avviso, considerato che è pronipote di un noto cardinale, arcivescovo di Palermo. E perché lei crede in Dio?

“Penso che la Fede sia un dono, quindi, diciamo, non so dare una risposta. Credo in Dio perché credo nella Fede”.

Il dolore degli altri cosa trasmette in Paolo Ruffini?

“Il dolore degli altri è uno di quei misteri, che a volte ci fa anche dubitare dell'esistenza di Dio, no? Uno, in questi casi, si chiede ma come è possibile che accadano dei dolori così ingiusti, come la sofferenza di un bambino, come diceva lei. Una risposta molto bella l'ha dà il cardinal Martini sul mistero del dolore come qualcosa che invece paradossalmente ci avvicina Dio, ci fa pensare che ci deve essere una ragione e, soprattutto, sfidandoci e obbligandoci a paragonare la nostra felicità magari con il dolore altrui, ci rende migliori”.

Esistono due pianti: uno di commozione, gioioso, e uno di dolore vero. Quand'è che ha provato questi due diversi stati d'animo?

“Piango poco, sono molto auto controllato. Sicuramente ho pianto quando è morto mio padre Attilio, avvocato, ma soprattutto esponente politico. Piangere di felicità? Credo di non aver mai pianto di felicità, ma credo di avere avuto il cuore pieno di felicità senza che mi venissero le lacrime”.

Quand'è che le è venuta la pelle d'oca?

“Non so, non so rispondere. Forse, il fatto di essere molto ossessionato dall'auto controllo mi fa...Sono cose così, che poi sfiorano il ridicolo del retorico. Certo, di fronte alla perfezione della natura, alle montagne, al mare uno prova questi sentimenti. Però, un certo pudore a dire “ah, mi è venuta la pelle d'oca” mi trovo...”

Torniamo al calcio, mutuando una parodia: qual è stato il suo “gol” più bello finora realizzato e quello che desidera realizzare nel prossimo futuro?

“Ma, se penso alla televisione, penso ad alcuni programmi, in particolare a “Vieni via con me”. Ecco, allora, mi è venuta la pelle d'oca, adesso che mi fa pensare. Se penso alla mia vita personale, l'innamoramento di mia moglie. Il “gol” che desidero di fare è quello di arrivare alla fine della vita senza aver nulla di importante di cui pentirmi, ma con la serenità di avercela sempre messa tutta”.

E' superstizioso?
“No”.

A chi confiderebbe un segreto, un dolore una gioia, oltre ovviamente ai suoi famigliari?

“Forse il mio amico più antico, che risale ai tempi dell'infanzia e che è un medico trentino. Con lui ho condiviso, da quando avevamo dieci anni, una grande amicizia”.

Il suo motto, qual è?

“Non ho un motto, ma, diciamo, dovrei crearmelo. Dovessi coniarlo, qualcosa che unisce la serenità alla fermezza”.

Un giocatore che le è piaciuto da ragazzo o che le piace tutt'ora, magari anche per il fatto che ha avuto occasione di conoscere?

“Sormani, Angelo Benedicto Sormani. Sì, la punta dal tiro potentissimo ha giocato anche nel Mantova, la città che ha dato i natali a mio padre”.

Le porgiamo alcuni libri da leggere, e che trattano la vita di don Lorenzo Milani (il priore di Barbiana), quella di don Andrea Gallo (il sacerdote degli smarriti, ancora vivente, che opera a Genova), di fratel Ettore (il frate camilliano, scomparso, che accudiva gli ultimi a Milano), don Carlo Gnocchi (il religioso vicino ai mutilatini): quale di questi sceglierebbe?
“Don Milani, don Milani”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 29 ottobre 2011

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