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L’Associazione Italiana Allenatori Calcio sezione di Verona informa che organizza per lunedì 3 giugno 2019, con inizio alle ore 20.30, un interessante serata formativa dal titolo "La comunicazione nel mondo del calcio". L'incontro si terrà presso l’aula 1 del palazzotto Gavagnin (difronte alla sede della società Virtus Vecomp) in via
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INCONTRI VIP'S

1/2/07 - INCONTRI RAVVICINATI: GIAN PAOLO ORMEZZANO...

"LA MIA VITA DA MEDIANO GRANATA"


Domenica pomeriggio 27 novembre 2005, si inaugura un ciclo di interviste telefoniche svolte dal nostro direttore Andrea Nocini con personaggi famosi del mondo dello sport italiano.

Il primo ospite è Gian Paolo Ormezzano, uno dei più grandi giornalisti sportivi contemporanei. Per il nostro direttore, vestito elegantemente a festa quasi dovesse incontrarlo dal vivo, un grandissimo onore, ma, soprattutto, una fortissima emozione.

Lui stesso ci ha confidato, di non stare più nella pelle per l’attesa: quel giorno Andrea Nocini non ha fatto colazione, non ha pranzato.
E la notte prima, ci ha svelato, ha dormito solo 47 minuti per potersi documentare al meglio sul personaggio che l’indomani avrebbe intervistato; per non essere preso cioè in contropiede dal suo interlocutore. Quando si dice vivere con passione il proprio lavoro...

Tuttavia, alle 14.05, la voce forte e robusta del nostro direttore era lì ad introdurre l’ospite con grande carica:

"Nato a Torino nel 1935, a “Tuttosport” dal ’53 al ’79, inviato speciale de “La Stampa”, collaboratore di “Famiglia Cristiana”. Podista dopo i 60 anni, opera ancora come opinionista. Ha scritto libri sulla storia del calcio, del ciclismo, dell’atletica e ha vissuto la bellezza di ventuno Olimpiadi. . ."

Il primo intervento di Gian Paolo Ormezzano è spiritoso, ma pungente, allo stesso modo in cui la sua voce è pacata, ma leggermente rauca: "Buon pomeriggio, anche se mi avete tolto un’Olimpiade...sono ventidue!"

Andrea Nocini scherza, dicendo che avrebbe fatto causa al fornitore del refuso, dopodiché rompe il ghiaccio mirando subito al sodo: "Ha mai giocato a calcio?" Altrettanto diretta la risposta di Ormezzano: "Sì, ero anche bravino. Ma fui piuttosto “assorbito” dal nuoto... Erano altri tempi, perdevo da Bud Spencer/Carlo Pederzoli e a quei livelli ora rientrerei a malapena nella rappresentativa femminile delle scuole medie..!"

Domanda impegnativa di Nocini: "Il personaggio dello sport che l’ ha colpita di più?" La risposta di Ormezzano è da torinista purosangue: "Valentino Mazzola: ero bambino e lo vidi rimboccarsi le maniche per far vincere lo scudetto al mio Torino... Poi, l’amico Livio Berruti tra il ’49 e il ’60, un barlume di Coppi (l’ho conosciuto tardi), Merckx e, soprattutto, la grande amicizia con Boniperti, nonostante fosse juventino! Sono fiori all’occhiello che porto, e li ringrazio tutti per la loro amicizia." Cogliendo la palla al balzo, il nostro direttore chiede a Gian Paolo Ormezzano una battuta, un “dribbling” da fare a Giampiero Boniperti, dato che il più prolifico bomber juventino di tutti i tempi sarà uno dei prossimi ospiti radiofonici della trasmissione nociniana: "Chiedetegli di parlare di me" - se la ride Ormezzano, facendo trasparire il grande affetto per l’amico Giampiero - "Sarà molto divertente! Lui mi ritiene un pazzo completo!" Sarà fatto, può contarci. Un assist che il nostro direttore terrà bene a mente fino al momento di scagliare la palla all’incrocio dei pali. In fondo, goal vuol dire mèta, e l’obiettivo di Andrea Nocini, da sempre, è parlare con le persone facendo in modo che queste estraggano sentimenti ed emozioni dal loro prezioso scrigno dei ricordi. Come sta facendo, in questa occasione, con Gian Paolo Ormezzano.

"Qual è la prossima avventura di cui si occuperà?" chiede, trasportando bruscamente il prestigioso ospite dal passato al futuro. "Il libro “Di neve e di ghiaccio”" - risponde, eccitato e fiero - "Si tratta di ventotto fiabe olimpiche (anzi, alla fine il titolo sarà proprio questo), in una vera e propria rivisitazione delle Olimpiadi invernali attraverso personaggi “fiabeschi”. Notare che fiaba è diversa da favola: la prima diverte, la seconda è spesso noiosa. Questo sarà il libro ufficiale che il Comune di Torino consegnerà ai vip in occasione della prossima manifestazione, l’Olimpiade invernale 2006. Un altro, poi, sarà “Il tifo e lo schifo”, ovvero come assistere alle grandi partite di calcio senza vomitare."

Altra domanda impegnativa: "L’articolo che non avrebbe mai voluto scrivere." Questa volta, però, il nostro direttore vuole provare ad indovinare: l’articolo scritto da Ormezzano su “Tuttosport” il 16 ottobre 1969 sulla morte di Gigi Meroni.

"Perfetto, perfetto" - conferma Ormezzano. Andrea Nocini ha fatto goal - "Anche perché non dovevo scriverlo io! Doveva farlo Vladimiro Caminiti, ma, era troppo passionale e crollò." Così Nocini interviene, leggendo la parte dell’articolo in cui Ormezzano racconta i drammatici momenti vissuti quella terribile notte nella sala d’attesa dell’ospedale torinese, fino all’urlo fortissimo di Cristiana, la moglie del giocatore: "Sì" - prosegue Ormezzano, rallentando la parlantina e arrochendo la voce - "Quell’urlo non lo dimenticherò mai, anche perché corrispose ad un silenzio grandissimo dentro di me. Per contrasto, mi ricorda quei due-tre secondi di silenzio minerale tra i tifosi norvegesi, quando la staffetta azzurra 4x10 di fondo batté in volata i padroni di casa a Lillehammer. Lì fu l’estremo opposto, col grande urlo dentro di me, a far da contrasto con quel silenzio sugli spalti..."

Impossibile, per un romantico come Andrea Nocini, non agganciarsi alla recente scomparsa di un altro grande campione: "Lei ha definito, in un’intervista rilasciata mercoledì mattina scorso a Radiotre, improponibile il parallelo tra Gigi Meroni e George Best..." "Infatti, è improponibile!" - conferma - "Prima di tutto perché nessun giocatore del Torino è comparabile a nessun altro! E, poi, perché Gigi era un grande uomo, un bravo ragazzo, di virtù, temperanza, modestia... La grande differenza tra lui e Best era che Gigi coltivava la sua libertà senza mai disturbare gli altri, cosa che di Best non si può dire, dato che era spesso ubriaco, aveva mandato in ospedale le compagne ed erano finito spesso in Commissariato! Forse, si potrebbero accostare solo sul campo, ma, anche lì la caratura delle squadre era diversa..., anche se le due città, Manchester e Torino, si assomigliano dal punto di vista industriale".

Andrea Nocini, a questo punto, chiede ad Ormezzano quale è stato il suo “autogol” più clamoroso: "Di autogol ne ho fatti tantissimi" - replica divertito - "ma clamorosi mai! Forse, secondo Boniperti, essere torinisti a Torino, dove secondo lui ti bastava tifare Juve per fare carriera e possedere le belle ville a Sestriere! Ma, questo per me più che un autogol è un vanto, un fiore all’occhiello!"

Anche quando il nostro direttore domanda quale personaggio si rammarichi di non avere intervistato, Ormezzano risponde che non ce ne sono stati. "Ho avuto una fortuna enorme" - dichiara - "ho avvicinato tutti. Anche Cassius Clay." Ma la domanda non era ingiustificata: "Forse" - continua Ormezzano, pensandoci più a fondo - "avrei dovuto parlare di più con Gigi Riva...ma, “Rombo di tuono” non parlava con nessuno! E, poi, ho conosciuto poco Paolino Pulici, solo ora ci vediamo più di frequente."

Una cosa rara in questa intervista: una domanda secca con botta e risposta. Eccola: "La partita più memorabile di cui ha scritto o alla quale ha assistito?" Nessun dubbio: "Di cui ho scritto" - ricorda - "il derby Torino – Juve 3 a 2, con la Juve che vinceva 2 a 0 a pochi minuti dalla fine. A cui ho assistito, invece, Torino – Lazio 4 a 3: perdevamo 3 a 0 e mio padre, concedendosi al vecchio “Comunale” una pennichella, mi disse “stai tranquillo, adesso ci pensa Mazzola”."

Grande l’amicizia tra Ormezzano e Michel “Le roi” Platinì: la domandina passa… per la cucina: "Platini ed Ormezzano al ristorante: agnolotti per lo scrittore, tartufi per l’asso juventino?".

"Gnocchi, di patate, per Platinì, che, da buon italiano qual è, non conosce ancora la nostra lingua (li chiama i gnocchi e non gli gnocchi), non conosce i nostri forti vini e il prelibato tartufo d’Alba. Agnolotti e salame di patate per il sottoscritto, piatto piemontese e torinista doc".

Ma, Ormezzano ha qualcosa da aggiungere: "Ricordo la vittoria del nuotatore americano David Watton alle Olimpiadi di Monaco nel 1972: l’avevo conosciuto pochi mesi prima e mi aveva predetto la sua vittoria. Voleva anche regalarmi il suo cappellino portafortuna."

A proposito di ricordi, il nostro direttore ne chiede qualcuno sull’Hellas Verona: "No, non ne ho" - ribatte Ormezzano - "anche se in compagnia di un grande amico veneto e torinista, Teofilo Sanson, ai tempi dello scudetto gialloblù, dicevamo “se anche il nostro Toro giocasse così...”. Di Verona, invece, un bel ricordo è quello di Francesco Moser, che nell’84 vince il Giro nell’ultima tappa a cronometro, con l’arena a fare da splendida cornice."

Il nostro direttore, su Gian Paolo Ormezzano, è davvero preparato: "E’ stato anche direttore della rivista “La Buona Sera”... con notizie imprevedibili come la morte…" "Direttore e inventore!" - precisa l’ospite - "Fu grazie ad un amico ciclista, Achille Serato, imprenditore funebre, che mi chiese di fare una rivista para-culturale...sui cari estinti, perché così i suoi conoscenti una buona volta per tutte non l’avrebbero più chiamato solamente becchino, ma illuminato imprenditore funebre".

Nocini teme di essere finito in un “campo” tutt’altro che allegro e allora cerca di rientrare subito in pista, formulando una domanda impetuosa, esplosiva e imprevedibile, come è a volte il suo carattere: "Le piace la vita, Ormezzano?" La risposta non è da meno: "Da pazzi. Tanto che se venisse un angelo, o un diavolo (che poi forse è la stessa cosa) e mi chiedesse se preferirei andare avanti 20 giorni o tornare indietro di 20 anni, sceglierei subito la prima. Sarei troppo curioso! Sono un “fuorilegge totale”, un bandito peggio di quelli della Gallura sarda! Però, porco giuda, sono ancora capace di piangere...e me ne vanto!"

Si parla di storie, di passione, di morale. Si parla di vita. "Lei nella vita che ruolo ha ricoperto: difensore, centrocampista o attaccante?" "Mi hanno spesso scambiato per un attaccante" - spiega - "e anche di successo. Ma, giuro, sono sempre stato un mediano, un centrocampista faticatore. E lo sono tutt’ora! Credo nel lavoro sordo piuttosto che di facciata, e nella possibilità di essere persone straordinarie. E ne ho la conferma dai miei tre figli e dai miei sei nipoti. Camilla, la più piccola di soli undici mesi, da come mi guarda, mi sembra dar ragione!"

L’ultima domanda serve a chiudere in bellezza: "Una massima a lei cara per autodipingersi, per i nostri radioascoltatori che stanno seguendo in religioso silenzio." "Lasciamo stare il “religioso”," - si meraviglia - "non sprecatelo per me, quella è roba seria! Ve lo dice uno che ha collaborato per anni a “Famiglia Cristiana”. Volete una massima da me? Per non essere nostalgici e dire “ai miei tempi era tutto più bello”, vorrei ricordare una frase di Oscar Wilde. In una sua commedia, a un personaggio, che incontra un vecchio conoscente, fa dire: “Scusi, signore. Non sono cambiati i tempi: sono io che sono cambiato”."

Ormezzano gradisce l’intervista. La dimostrazione è la sua voglia di dire. "Se mi consentite altri due minuti," - domanda - "vi dico quelle che forse sono le uniche cose belle che ho scritto, nei 150 milioni di volte (per difetto) in cui ho battuto sui testi della macchina da scrivere, fino al computer di oggi, e da quando a scuola scrivevo temi a pagamento per i miei compagni. Si tratta dell’epigramma di quattro versi che ho pubblicato su “Tuttosport” dopo le Olimpiadi del 1964, intitolato “Invidia”, che diceva: “Al quattro-senza non far sapere che il quattro-con ha il timoniere”."

Si chiude con i saluti finali: "Il Torino ha già perso ieri" - dice - "il Verona gioca domani. Restiamo a galleggiare in questo limbo extra-calcistico! In cui, tutto sommato, non si sta neanche male."

Il saluto del nostro direttore è un semplice, ma importante "Grazie, maestro!", al quale Gian Paolo Ormezzano risponde "Oddio, aiuto!"

Forse, è proprio vero che i più grandi maestri sono proprio quelli che non sanno di esserlo.

(Luca Corradi) 29.11.05 ore 17.33












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