ULTIMA - 21/1/19 - GLI ACCOPPIAMENTI DELLA COPPA DELEGAZIONE DI VERONA

Si è chiuso ieri il 1° turno della Coppa Verona 2018-19 riservata alla formazioni di Terza categoria, denominata “Memorial Gianni Segalla”, che ha visto il passaggio ai quarti di finale delle prime classificate dei 7 gironi, Lessinia, Saval Maddalena, Borgo Trento, Dorial, Gazzolo 2014, Roverchiara, Ausonia Calcio e la migliore seconda classificata
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INCONTRI VIP'S

27/1/12 - INCONTRI RAVVICINATI: PIER CAMILLO DAVIGO

IL P.M. DAVIGO SI METTE IN FUORIGIOCO

Nato a Candia Lomellina, nel Pavese, il 20 ottobre 1950, Pier Camillo Davigo consegue la laurea in Giurisprudenza a Genova. Nel 1978 entra in Magistratura e nel 1981 è Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, dove nel 1992 diventa il pubblico ministero di punta del cosiddetto Pool di “Mani pulite”, che inaugurerà nel nostro Paese il triste capitolo di “Tangentopoli”.

Fa parte di “Magistratura Indipendente”, si considera un “giudice eclettico”, perché – sostiene lui stesso - “ho ricoperto tutti i ruoli che un magistrato può esercitare”. Dal 28 giugno 2005 è Giudice della Corte Suprema di Cassazione. Sin dalle prime risposte, emerge la statura morale
e la capacità di raggiungere la notorietà attraverso una concezione rigorosa del proprio mestiere e delle proprie responsabilità. Ma, lui, il magistrato, con il calcio in particolare e lo sport in generale, non ha proprio nulla a che vedere.

Signor giudice, non ha mai giocato a calcio?

“Non ne so nulla, ma proprio nulla; non sono mai riuscito ad appassionarmi neanche da ragazzo e, quindi, sono totalmente ignorante in materia. Devo dire che, riguardo la mia ignoranza sugli sport in generale, non è limitata al calcio. In questo senso, in senso sportivo, la mia ignoranza è enciclopedica”.

Vogliamo ricordare quel simpatico aneddoto che ricordava prima fuori onda? Un particolare che però ha anticipato, senza volerlo, la morte delle “bandiere” e dei “fedelissimi” nel mondo del calcio e il trionfo del professionismo, che oggi consente a un calciatore di cambiare più casacche nell'arco di una sola stagione...

“Da ragazzo avevo un amico che giocava da semiprofessionista in una squadra di serie C, la Junior Casale, e, quindi, s'intendeva di calcio. Allora io un giorno gli ho chiesto se fosse possibile che un calciatore cambiasse squadra tutte le domeniche. E lui mi ha detto di no. Io gli ho detto che la cosa mi stupiva che non fosse possibile perché io quando c'era una partita per televisione o per radio sentivo nominare sempre gli stessi calciatori, qualunque squadra giocassero. Lui mi ha detto: “Ma, quali calciatori senti nominare?” E gli ho detto “Gamba tesa” e “pallonetto”. Poi, lui mi ha spiegato che non erano calciatori”.

Le è piaciuto praticare qualche altro sport?

“Guardi, l'attività sportiva l'ho fatta solo durante il servizio militare perché era obbligatoria, quindi, sono poltrone nella vita”.

Tifa per qualche squadra?

“No, mi è indifferente, non riesco ad appassionarmi”.

Le piacciono le Olimpiadi, l'atletica leggera, sentire il nostro inno di Mameli che accompagna il balzo sul gradino del podio più alto un nostro atleta?

“Nel senso di appartenenza alla comunità nazionale, o se lo vogliamo chiamare come si chiamava una volta lo spirito di patria? E' una cosa diversa, ma trascende lo sport. Una cosa che io trovo piuttosto irritante è che lo spirito di patria gli italiani ce l'abbiano solo quando c'è lo sport, non nelle altre occasioni”.

Il “gol” più bello che ha siglato fino ad ora in Magistratura?

“La cosa più difficile, credo per qualunque persona, sia giudicare se stessi, quindi, non sono in grado di dare una valutazione di questo genere”.

Qualcosa che crede che sia davvero riuscito bene, o che le ha dato più soddisfazione?

“L'unica cosa che rivendico con un certo orgoglio è che in tutte le vicende giudiziarie di cui mi sono occupato, indipendentemente dall'esito – ci ho ripensato molte volte – rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. No, perché sono ostinato, ma perché credo di aver rispettato sempre le regole. Questa è la questione. Quindi, rifacendo la stessa cosa, con le stesse regole, rifarei esattamente quello che avevo fatto; sulla base degli elementi di conoscenza che avevo al momento in cui li ho fatti, rifarei esattamente le stesse cose”.

Quindi, sulla base di quello che lei ha risposto, inutile chiederle l'”autogol” più clamoroso che ha commesso...

“Una delle caratteristiche nostre è anche quella di essere indifferenti all'esito delle cose che facciamo: guai se uno si fa condizionare dall'idea di riflettere se gli conviene o non gli conviene, se ci saranno polemiche o non ci saranno polemiche. Noi abbiamo le guarentigie anche per resistere a chi ha la possibilità di esercitare pressioni. Quindi, dobbiamo essere abbastanza indifferenti a questo. Io ho fatto a lungo il Pubblico Ministero e so benissimo – come lo sa chiunque non sia sprovveduto – che a volte le persone che ti dicono delle cose lo fanno per ragioni ignobili. Però, in regime di azione penale obbligatoria, come quella che c'è in Italia, la professionalità del Pubblico Ministero assomiglia molto a quella del juke box: se gli mettono la moneta, la sua professionalità consiste nel vedere se la moneta è buona o è falsa. Se la moneta è buona, deve suonare la canzone pur ignobili che siano le ragioni di chi ha messo la moneta. La speranza è, siccome ci sono persone diverse che mettono monete diverse, si elidano le opposte ignobili ragioni e alla fine si ottenga un risultato giusto”.

Questo libro si propone di affrontare anche il tema della felicità: esiste, è esistita la parola felicità nel suo vocabolario, e in che cosa consiste?

“La felicità è qualcosa che attiene essenzialmente al privato e, quindi, io credo che il privato di un magistrato sia irrilevante. Nell'esercizio delle funzioni è importante una cosa diversa: la serenità. E anche il distacco. Sono cose che è molto difficile mantenere in situazioni stressanti, però, anche questo è necessariamente collegato alla funzione. Vede, una volta mi è capitato una cosa buffa: un imputato mi faceva un'istanza, quand'ero Pubblico Ministero, un'istanza di astensione praticamente a una udienza. Il Pubblico Ministero non può essere ricusato a differenza del Giudice. Mi chiedeva di astenermi, per inimicizia grave. E io ogni volta chiedevo l'autorizzazione al Presidente del Tribunale ad inserire a verbale una mia dichiarazione perché “ho il dovere di astensione ai sensi della disciplinare”, per cui chiedevo di poter motivare le ragioni per cui non mi astenevo. E dicevo, in sintesi, seppur in un linguaggio un po' più forbito, “io capisco che loro ce l'abbiano con me, ma io li compatisco”. Il magistrato, anche quando viene avvertito come nemico dalle persone di cui si occupa, non può e non deve diventare un loro nemico, perché altrimenti non è più possibile l'esercizio delle funzioni delicate come quelle giudiziarie”.

Parliamo di emozioni: cosa è che le trasmette il dolore altrui, che so, un bambino affetto di cancro, un anziano parcheggiato in un cronicario?

“Il dolore, soprattutto delle persone indifese, è sempre qualcosa che vulnera. Nella mia personale esperienza professionale sono stato toccato da altre forme di dolore: il dolore delle vittime soprattutto. Che, a mio giudizio, mi rendo conto che è un'opinione che non sempre condivido, a mio giudizio non sono sufficientemente tutelate dal nostro Ordinamento. Meriterebbero maggior diritto all'ascolto e norme che consenta loro facoltà maggiori rispetto a quello che hanno oggi nel processo penale. A volte è difficile spiegare a chi è stato colpito da un lutto grave o comunque da azioni criminose che hanno portato tanta infelicità l'esito di un giudizio. Mi ricordo la vicenda di un omicidio in cui, avendo l'imputato chiesto il rito abbreviato, era stato condannato a 16 anni di reclusione, ed era il massimo della pena, perché il massimo per omicidio è 24 anni meno un terzo per il rito erano 16 anni. La moglie della vittima mi ha atteso in corridoio e mi ha detto: “E' stato condannato a 16 anni?” E io le ho detto “sì”. Questo tra otto anni è fuori: “Forse sì perché con il sistema dei benefici penitenziari, ecc...”. E questa mi ha detto: “Non si vergogna?” Le risposi: “Io non mi vergogno perché queste non sono leggi che faccio io, non sono io a scrivere il codice”. Aveva avuto il massimo della pena rispetto alle leggi in vigore, però, ho capito quanto profondo fosse il dolore di questa donna che aveva perso il marito, tra l'altro era un omicidio per uno sbaglio di persona: nel senso che il marito era stato ucciso solo perché assomigliava a uno che volevano uccidere”.

Mettiamo che io sia un produttore cinematografico e lei sia un grande interprete del mondo che ci aspetta nell'Aldilà: come lo rappresenterebbe, alla maniera di Dante nella “Divina Commedia”?
Il Giudice libera una bella risata, aggiungendo:

“No, assolutamente. Già è dura nella vita dare giudizi: immagini se do i giudizi anche per il dopo vita”.

Era per chiederle se crede in Dio...Se lei crede che esiste, chi vorrebbe incontrare, come se l'immagina?

“C'è una canzone di Guccini che fa riferimento a un posto, a un luogo, a un mondo dove tutto sarà giusto. Ecco, diciamo che l'aspirazione è quello di un'Aldilà dove tutto sarà giusto”.

Anche un Magistrato si commuove?

“Sì, anche se siamo addestrati, per quello che facciamo, a non far trapelare le emozioni. Né la commozione né la collera”.

L'ultima volta che lei si è commosso?

“Eh, questo scende di nuovo nel personale. Però, nell'esercizio delle funzioni, ci abituano molto a controllare le emozioni, a rimanere impassibili anche di fronte agli insulti, anche di fronte alle provocazioni, alle minacce”.

Il peggior difetto e il miglior pregio che il giudice Pier Camillo Davigo si riconosce?

“Gliel'ho già detto: è difficilissimo giudicare se stessi. Quindi, questa è una domanda che va fatta ad altri, non a me”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 27 gennaio 2012

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