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Nel girone B di Terza categoria, domenica scorsa si è giocato il 1° turno dei play-off che hanno registrato la vittoria per 2 a 0 della Dorial di mister Alessandro Bruni che ha quindi eliminato dai giochi promozione il Roverchiara di mister Simone Brunelli. Promozione in 2^ categoria che i "doriani" del presidente Gabriele
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INCONTRI VIP'S

28/3/12 - INCONTRI RAVVICINATI: MONS. CLAUDIO MARIA CELLI

CELLI FA RIMA CON PACELLI

Romagnolo di Rimini, dove è nato il 20 luglio 1941, monsignor Claudio Maria Celli dal 26 maggio 2009 ricopre il ruolo di presidente del Consiglio di Amministrazione del Centro Televisivo Vaticano. Una nomina ricevuta da papa Benedetto XVI, il quale due anni prima lo nomina presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, nonché presidente della filmoteca vaticana. Laureato in Teologia e in diritto canonico, Celli nel 1970 fa parte della diplomazia vaticana, interessandosi di nunziatura apostolica in Honduras, Filippine ed Argentina.

Ricopre anche la cattedra di Diplomazia Ecclesiastica presso la Pontificia Università Lateranense.
Per 5 anni, a partire dal 1990, è sottosegretario ai rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato Vaticana. Il 16 dicembre 1995 è nominato arcivescovo titolare di Civitanova e segretario dell'Amministrazione per il Patrimonio della Santa Sede. Il 6 gennaio 1996 Giovanni Paolo II lo ordina vescovo.

E' noto per aver siglato il 30 dicembre 1993 a Gerusalemme il cosiddetto Accordo Fondamentale, accordo tra la Santa Sede e lo stato israeliano. Di fronte a lui, all'atto della firma, il vice ministro degli Esteri di Israele, Yossi Bellin.
Monsignor Celli è un grande esperto di relazioni internazionali e tiene i rapporti con la Repubblica della Cina e il Vietnam, essendo stato, tra l'altro, anche il promotore della traduzione di numerosi testi scritti da Giovanni Paolo II in lingua cinese.
Nel 2003 monsignor il prelato riminese ha curato la prefazione del libro “Storia di un'anima”, che raccoglie le memorie della santa carmelitana Teresa di Lisieux.

Monsignor Celli, ha mai giocato a calcio da bambino?

“Credo che come tutti i ragazzi italiani anch'io da giovane giocavo a calcio. E giocavo in difesa, e alle volte in porta, alle volte terzino. Del resto, allora il calcio era il gioco che andava per la maggiore. Poi, ho giocato a pallavolo e ho dedicato la mia vita alla ginnastica, prima di entrare in seminario logicamente”.

Ha anche lei una squadra del cuore?

“Sì, come le accennavo ieri sera a “Villa Nazareth”, sono tifoso del Milan, fin dalla mia infanzia”.

Da dove le è sgorgata questa simpatia milanista?

“Penso che fosse legata alle tradizioni familiari. Amo vedere oggi una bella partita di calcio e sono forse un tifoso non così accanito e rimango legato alla squadra della mia infanzia, della mia giovinezza, della mia adolescenza. Oggi, però, se mi domanda chi gioca nel Milan, non glielo saprei dire, tranne qualche giocatore. Rimango legato al Milan perché veramente è stato il punto di riferimento della mia vita giovanile”.

Immaginiamo che anche a lei, da buon milanista, le sarà piaciuto Gianni Rivera...

“In quell'epoca, come lei può immaginare, c'era Rivera”.

Difensore e portiere da ragazzo; nella vita invece in che ruolo ha giocato, sta giocando monsignor Claudio Maria Celli?

“Mah, direi di essere appartenuto al ruolo diplomatico della Santa Sede; quindi, ho vissuto all'estero per parecchi anni, per 12 anni. Poi, ho lavorato in Segreteria di Stato, incaricato per il settore asiatico, e ho fatto da sottosegretario nella Sezione per i Rapporti con gli Stati. E, poi, nel 1995, il beato papa Giovanni Paolo II mi ha nominato arcivescovo e mi ha posto a lavorare nell'amministrazione della Santa Sede. Incarico che ho mantenuto per 11 anni e mezzo, fino a quando nel 2007 papa Benedetto XVI mi ha posto come responsabile Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Quindi, quest'anno finisce il primo quinquennio, e in quest'incarico mi sto dedicando alla presenza della Chiesa nel campo della comunicazione a livello mondiale. Noi saremmo uno di quei ministeri senza portafoglio, nel senso che la nostra missione è quella di suscitare l'interesse e l'azione della Chiesa nel campo dei Media e far sì che le nuove tecnologie, che danno origine a una nuova cultura – quella che noi oggi chiamiamo “cultura digitale” - ecco, la Chiesa deve essere capace di dialogare con questa cultura. In questo contesto culturale, la Chiesa deve annunciare il Vangelo, perché questa è la grande missione della Chiesa: annunciare il Vangelo. Però, lo deve fare parlando con l'uomo di oggi, e l'uomo di oggi – specialmente i giovani – sono immersi in questo ambiente digitale. E ci accorgiamo sempre di più che le nuove tecnologie non sono solamente uno strumento, ma, danno origine a una nuova cultura, a una nuova maniera di essere. Non sono quindi solamente strumenti, ma, sono un ambiente di vita. E questo i giovani lo sentono in maniera più forte che noi, perché mi diceva giustamente un giovane durante una mia conferenza – e lo diceva in maniera provocatoria, ma, in maniera molto vera - “vede, lei usa l'espressione nuove tecnologie: sono nuove per lei che è vecchio, ma, per noi giovani queste sono le nostre tecnologie; non sono nuove”. E aveva ragione; d'accordo, l'ha detto in maniera provocatoria, ma, con un grande senso di verità. E persone della mia età nel campo digitale siamo degli “importati”, non siamo dei nativi in campo digitale. E questo direi che il problema di fondo è per tutti coloro che operano nel campo della Comunicazione. E lei avrà visto che oggigiorno c'è tutto un fermento. Oggi i nuovi modelli – i computer, ad esempio – sono un ambiente di vita, perché lei può vedere la sua posta, può ascoltare musica, può vedere un film, può colloquiare, può telefonare...”

Può interagire...

“Sì, può interagire, come dice lei. Oggi la grande, diciamo così novità, è proprio questa dimensione interattiva. Quindi, anche questa famosa distinzione tra chi produceva notizie e chi invece le leggeva o invece le consumava, oramai questa non esiste più perché io che prima ero solamente recettore di notizie, oggi a mia volta posso diventare”.

Propositore, fonte...

“Di notizie. E, questo è dato proprio dalle nuove tecnologie. Lei pensi oggi cosa vuol dire essere nel campo dei blog, dei twitter, ma, oggi direi tutte le reti sociali, dove la maggioranza dei giovani è presente – lei pensi che oggi un face book è già quasi arrivato ad ottocento milioni di persone e oggi un giovane trova i suoi rapporti, le sue relazioni, e, quindi, innegabilmente all'uomo di oggi sono messe in mano delle possibilità di conoscenza e di relazione prima inimmaginabili”.

Lei ci fornisce l'opportunità di porle questa domanda: ma perché si parla di tante opportunità di relazione e poi regna la più disperata e grande solitudine e scarsa felicità, i due nostri tempi di questa fatica editoriale?

“Certamente, il discorso è proprio questo: adesso c'è una super produzione di notizie e l'uomo di oggi è assalito, bombardato – come dice lei – da una valanga di notizie”.

Non solo, Eccellenza, ma, la notizia oggi dura pochissimo rispetto a una volta, anche perché viene consumata, superata da un mare di altre news che provengono da ogni angolo del pianeta...

“Oggi c'è un fluire di notizie vastissimo, però, il problema è questo, cioè che la notizia non aiuta l'uomo a trovare il senso delle sue cose, della sua vita, e ci vuole una saggezza ulteriore, che m'aiuta a capire. Eppoi, c'è un altro problema: mentre prima avevamo dei punti di riferimento, o, diciamo così, avevamo una percezione della Verità con la “a” maiuscola, oggi invece siamo assaliti da una valanga di piccole verità, ma, verità con la “v” minuscolo. E l'uomo di oggi, e parlo specialmente dei giovani, i quali sono più soggetti a questo, più esposti a questo problema, fanno fatica a capire e a discernere ciò che è vero, ciò che è utile alla loro vita. Per di più la vita di oggi, le nuove tecnologie accrescono questa capacità e ti danno molte più risposte di quante sono le domande che ci poniamo; e, quindi, l'uomo ha bisogno di momenti di silenzio...”.

Di riflessione, di meditazione...

“E' molto bello il messaggio di quest'anno del Papa per la “giornata mondiale delle Comunicazioni”: è proprio dedicata al silenzio e alla parola. Il Papa riconosce in maniera esplicita come il silenzio non è assenza di comunicazione, ma è parte integrante della Comunicazione ed è nel silenzio che l'uomo ascolta l'altro ed è nel silenzio che l'uomo ascolta Dio. E, nello stesso tempo, il silenzio permette all'uomo di ponderare, di valutare, di capire, di approfondire la ricerca e di far sì che il suo interloquire con l'altro sia più vero, più autentico, più profondo. Quindi, oggigiorno, nella mia dinamica comunicativa io ho bisogno di avere dei grandi spazi di silenzio, e, invece, come sottolineava un grande poeta inglese poi americanizzato “io cercavo silenzio e ho trovato solamente rumore”. Ed ancora: “La società di oggi mi produce molto rumore e io cercavo amore e ho trovato solitudine”. Ed è vero. Il fatto di poter colloquiare – e lo dico in maniera molto provocatoria – l'uomo di oggi molte volte ha due telefonini, eppure è così solo”.

Perché?

“Perché questa valanga, questo bombardamento di messaggi non è una risposta vera ai problemi dell'uomo, e se l'uomo non trova delle prospettive più profonde, più autentiche, l'uomo sperimenta solitudine”.

Quindi, anche insoddisfazione, infelicità...

“E, quindi, è legato anche al tema della felicità. Ecco perché tutto questo va rivisto. Allora, non è un atteggiamento negativo nei confronti dell'uomo, ma, un sapere valorizzare, e, quindi, anche qui , ancora una volta ci vuole un supplemento di cuore e di saggezza per far sì che queste possibilità che ci vengono offerte dai nuovi Media, dai nuovi mezzi della Comunicazione siano veramente a profitto dell'uomo. Cioè, ancora una volta ci accorgiamo che il punto di riferimento fondamentale è l'uomo. E bisogna sempre tenerlo ben presente: l'uomo deve essere sempre al centro della comunicazione, deve essere il destinatario della comunicazione”.

Il vero, unico e più importante fruitore del messaggio della Comunicazione...

“Certo. Ed ecco anche perché per noi Chiesa il tema della Comunicazione è delicatissimo perché alle volte usiamo un linguaggio che non è l'uomo di oggi e molte volte il nostro linguaggio non è immediatamente compreso dall'uomo di oggi. E, quindi, centra il tema del linguaggio, anche perché ogni mezzo di Comunicazione ha un linguaggio, un proprio linguaggio. Ecco perché parliamo di una “cultura digitale”. E si accorgerà che lo stile, il linguaggio della radio è ben diverso dal linguaggio della televisione, ma è diverso anche da tutte queste nuove dimensioni”.

Ed anche dal libro, e in Sociologia della Comunicazione si parla di medium freddo e medium caldo, a seconda della capacità di suscitare, eccitare più o meno la fantasia, la creatività del l'ascoltatore-lettore fruitore...

“Esattamente, esattamente: il giornale stesso. Quindi, oggi, quello della Comunicazione è uno dei temi delicatissimi”.

Lei ha la fortuna, Eccellenza, di avere ancora la mamma: ma l'Aldilà come sarà un giorno in cui torneremo alla Casa del Padre?

“Io credo che non convenga fare grandi sforzi di fantasia. Anche perché le parole del Signore non ci dicono nulla a riguardo, sul come. Noi sappiamo solamente dalla Rivelazione che Gesù ci dice “vado a prepararvi un posto perché dove sono io anche voi siate con me”. E, poi, Giovanni che ci ricorda che “lo vedremo, faccia a faccia, come Egli è””.

E come sarà?

“Ah, io le confesso che non mi pongo questa domanda, perché corre il rischio che la mia interpretazione, umana, terrestre, è un'interpretazione riduttiva perché è una visione umana. Io penso che il problema di fondo è che saremo lì con Lui e il nostro cuore sarà pieno di Lui. E sarà pieno di Dio perché non ci saranno più altri ostacoli, ma una pienezza di Comunione con lui. E, appunto, come ci ricorda Giovanni, Lo vedremo così come Egli è faccia a faccia. E, allora, io credo che non convenga tanto perdersi in grandi elucubrazioni mentali per sapere il come, che sono fantasie. Per amor di Dio, tutto è possibile: io posso anche avere anche fantasie di questo tipo, ma io credo che la cosa più importante sia quello di sapere e di favorire questo rapporto di intimità, di comunione con Lui, perché proprio questa comunione che un domani si realizzerà nella Sua pienezza, in Paradiso, come noi chiamiamo così”.

Libertà, la parola libertà è davvero legata al concetto di responsabilità?

“Ma, è innegabile questo perché ogni volta che l'uomo prende consapevolezza di quel che è, prende consapevolezza della propria vocazione. E, alla luce della Parola di Dio, noi parliamo di vocazione; altri parlano di destino o cose simili. Noi siamo consapevoli di questo ed ogni volta che io prendo consapevolezza di questo, di ciò che sono e di ciò verso cui Dio mi chiama, lì è la mia grandezza, lì è la pienezza della mia realizzazione, ma, lì è anche la mia responsabilità. E, questo, innegabilmente ci comporta tutto un impegno e cosa significa vivere in pienezza la vocazione che Dio ci ha dato: assumere pienamente nelle mie mani il dono della vita che ho ricevuto e come lei sa qui a “Villa Nazareth” noi parliamo di “talenti” e bisogna metterli a frutto, perché – lo ritroviamo nel Vangelo – il Signore un giorno innegabilmente mi chiederà che cosa ho fatto di quello che mi ha dato. Allora, qui c'è la grande libertà di vivere in intensità – intensità piena di ciò che Lui mi ha donato -, ma, c'è poi la responsabilità di far sì che i doni che io ho ricevuto non sono solamente per frutto mio, ma, anche per far del bene agli altri”.

Cosa le fa rabbia e cosa la riesce ancora a commuoverla oggi?

“Mi commuove sempre la lotta dell'uomo per far sì che la vita di oggi sia sempre più umana; perché il rischio che corriamo è quello di essere assorbiti da uno scorrere, a volte, inesorabile, e non percepire che invece c'è questa chiamata profonda. Le dimensioni umane, ecco cosa mi commuovono e le prospettive umane. Vede, l'uomo cammina, cammina con grande difficoltà. Oggi la vita non è facile e noi vediamo come l'uomo per camminare deve stringere i denti. Ecco, per me, la commozione nel vedere l'intensità che ciascuno di noi pone nel vivere la propria vita, nel combatterla, nel lottarla, nel lasciarsi permeare dall'amore e affrontare con questa fiducia, con questa speranza il combattimento di ogni giorno”.

E donarsi, possibilmente, agli altri, difendere gli ultimi, proteggere gli oppressi come sosteneva il cardinal Domenico Tardini, fondatore di “Villa Nazareth”...

“E, in questo c'è il senso profondo di “Villa Nazareth”: “I più grandi per i più piccoli”: è stata questa la grande intuizione del cardinal Tardini”.

Già, il cardinal Tardini: colui che diceva di aver rispetto per ogni lettera, missiva inviata perché rappresentano le anime dei cristiani...

“Diceva chiaramente Tardini ai suoi collaboratori che “dietro le carte ci sono degli uomini, delle anime””.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 21 marzo 2012

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