ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

31/5/12 - INCONTRI RAVVICINATI: ALFREDO DI STEFANO

“SAETA RUBIA” DI STEFANO, OLE'!

E' considerato da molti il miglior giocatore di tutti i tempi, per aver vinto quasi tutto e per aver ricoperto tutti i ruoli tranne quello del portiere. Nato a Barracas in Argentina il 4 luglio 1926, l'attuale presidente onorario del Real Madrid (dal 5 novembre 2000), Alfredo Di Stefano appunto, ha indossato la maglia del River Plate a 18 anni. Approda al Real Madrid nel 1953 per rimanerci fino al 1964, giocando 372 partite e firmando 332 reti (per una media di 0,9 gol a partita!).

Otto gli scudetti vinti con i “blancos” di Madrid, ben cinque le Coppe dei Campioni (ininterrottamente dalla stagione 1955-56 fino al 1959-60), due i “palloni d'oro” nel 1957 e nel 1959, una Coppa d'America, nel 1947, una Coppa di Spagna e una di Colombia. Ma ha anche trionfato due volte nel campionato argentino (nel River Plate), tre invece in quello colombiano (nel Deportivo Millonarios).

Ha militato in tre Nazionali: spagnola, argentina e colombiana, lui figlio di un italo-argentino (di Capri) e di un'argentina di origine francese. Detiene ancora oggi il record di essere l'unico giocatore ad aver fatto gol nelle finali di Coppa dei Campioni. Chiamato “Saeta rubia” (“Freccia bionda”), palla al piede, Di Stefano era capace di partire dalla difesa per fiondarsi in rete.

Chiude la sua esperienza a Madrid, il 27 maggio 1964, nella finale di Coppa dei Campioni contro l'Inter del “mago” Helenio Herrera. Gli ultimi due anni all'Espanyol (fino al 1966) e gli scarpini appesi al chiodo alla veneranda età di 40 primavere. Nel maggio 2006 gli è stato intitolato lo stadio del Real Madrid Castilla, squadra delle riserve delle “merengues”.

In veste di mister ha vinto due scudetti con gli argentini del Boca Juniors e del River Plate, uno scudetto spagnolo (col Valencia), una SuperCoppa di Spagna con il Real Madrid (nel 1990) ed una Coppa delle Coppe sempre col Valencia, nel 1980.
Nel 1989 gli viene assegnato il “Super pallone d'oro”.

Presidente, qual è stato il momento in cui le è venuta la pelle d'oca
da giocatore?

“Quando debuttai in Prima Divisione, nel River Plate, in Argentina. Avevo 18 anni”.

Nutre un rimpianto, in particolare?

“Il tempo volato via così. Quello che più rimpiango è non poter giocare con i ragazzini di Madrid”.

Qual è il sogno che sta cullando?

“Dormire sereno” e giù un bel sorriso. Che la dice tutta sulla statura del personaggio.

Esistono oggi giocatori “universali” come Alfredo Di Stefano?

“Non mi piacciono i paragoni. Oggi ci sono campioni diversi da me, ma, campioni”.

Quand'è stata l'ultima volta che ha pianto?

“Quando, da piccolo, mia madre mi dava delle sberle”.

Secondo lei, qual è di questi tre assi il più forte: Messi, Ronaldo o Neymar?

“Ce ne sono molti bravi. Questi tre hanno una qualità superiore”.

Può abbozzare un suo pronostico sugli ormai imminenti (inizio 8 giugno 2012, ndr) Campionati Europei di Polonia-Ucraina?

“Io dico Spagna. Se non altro perché è Campione del mondo in carica”.

Perché il calcio-poesia è sparito nel calcio moderno, mentre in Spagna continua a resistere, soprattutto nel Real Madrid e nel Barçelona?
E, alé, giù un altro sorriso di “Saeta Rubia”:

“Si vede che da quelle parti, fioriscono, ci sono tanti poeti”.

Il suo giudizio sulla tecnologia nel calcio (in primis, moviola in campo, altro)...

“Tecnologia e calcio non legano, non vanno d'accordo. Il calcio deve essere talento, e quello c'è già”.

Perché non nascono più i Rivera, Mazzola, Van Basten...?

“Il calcio, oggi, è sempre più fatto dal gruppo. Il tocco di distinzione lo fanno i grandi”.

Lei sarebbe d'accordo sulla creazione in Europa di una SuperLeague?

“No, no, bisogna lasciare le cose così; che vanno bene!”

Perché non ha mai fatto l'allenatore?

“Sì che ho studiato da allenatore, ma, ho vinto molto da giocatore. E, poi, sto ancora imparando, nonostante l'età”.

Perché attualmente gli spagnoli primeggiano a livello di squadre di club?

“E, spero che non cambi mai!”

Qual è stato il compagno del suo Real Madrid, con cui ha legato di più?

“Josè “Pepe” Santamaria”.

Ricorreva a qualche abitudine, gesto o rito scaramantico prima della partita?

“Entravo in campo con il piede destro davanti: e, questo, fin da ragazzino”.

Qual è stato l'avversario che in campo l'ha fatta più penare, quello che le ha dato maggior filo da torcere?

“Il dolore che avevo, ed ho tutt'ora, alla schiena”, ed, alé, un ultimo e grande sorriso: la maniera migliore – da vero “campeon” - con cui poteva congedarsi la grande, immortale “Saeta Rubia”, Alfredo Di Stefano.

N.B.: L'intervista è stata tradotta dallo spagnolo in italiano da Davide Cacciatori, laureando in Lingue presso l'Ateneo di Verona. (Foto inviate direttamente dallo stesso Alfredo Di Stefano).

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 25 maggio 2012












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