ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

6/6/12 - INCONTRI RAVVICINATI: LUIGI DELNERI

DELNERI, MA NON PER CASO

Si porta dietro tutta la fierezza di una terra, il Friuli Venezia Giulia (è nato ad Aquileia il 23 agosto 1950), che ha già dato i natali a grandi tecnici (da Enzo Bearzot a Fabio Capello, da Edi Reja a Cesare Maldini) del nostro calcio. Dopo una lunga carriera da giocatore “biondo con i piedi buoni”, passata attraverso Ferrara, Foggia, Novara, Udinese, Siena, L.R.Vicenza, Pro Gorizia e Opitergina, ecco, la nuova avventura sulla panchina, la più intensa della quale la vive a Chievo (dal 2000 al 2004), quando riesce a portare subito i “giallo e blu della diga” in serie A, e dove ritornerà con meno fortuna nella stagione 2006-07.

Già, proprio in quella squadra che nell'anno 2002 conosce la qualificazione in Coppa Uefa. Il Chievo lo proietta prima in Portogallo (al Porto), poi, alla Roma (stagione presto contrassegnata dalle dimissioni), quindi, a Palermo, dove patisce le incomprensioni col presidente e mangia-allenatori Zamparini. Il quale più avanti riconoscerà i propri torti per la drastica e troppo affrettata presa di posizione decisa nei confronti del tecnico friulano.

Il gioco di Luigi Delneri conquista anche Bergamo (9° posto alla guida degli orobici) ed anche la Genova calcistica, versione Samp: è al contempo divertente ed offensivo; con i blucerchiati liguri ottiene la qualificazione in Champion's League e in quei doriani figura anche Antonio Cassano. Quindi, una big, la Juventus, a conclusione di una stagione non certo esaltante per l'ambizioso club piemontese, visto che si raggiunge il modesto settimo posto e la clamorosa esclusione della Vecchia Signora dalle competizioni europee. Rimane alla finestra durante tutta la stagione 2011-12, ma, è pronto a ripartire, lancia in resta per nuove conquiste, nuovi ed esaltanti orizzonti.

Mister, quand'è che le è venuta la pelle d'oca nella sua lunga carriera?

“Le emozioni sono state tante; adesso ricordarne una in particolare faccio fatica. Le ho vissute più nella vita privata che in quella calcistica, come la nascita dei figli e cominciare una vita nuova accanto a una compagna. La felicità di costruire un qualcosa di importante, significativo”.

Quand'è che ha pianto di dolore l'ultima volta?

“Papà e la mamma li ho persi, mio fratello l'ho perduto, mio cognato è scomparso negli ultimi anni. L'ultimo anno, in particolare, è stato doloroso. Si riprende perché sai che questo fa purtroppo parte della vita. Il dolore è quando perdi un amico ti chiedi se hai dato tutto quanto avresti dovuto; poi, la vita ti impone anche delle scelte diverse, dei posti diversi. Quest'ultimo anno è stato per me molto e molto doloroso: da gennaio del 2011 al novembre 2011 ho perso un fratello e un cognato. Si spera di arrivare tutti a ottant'anni, ma, ti accorgi che la vita è così veloce che, sei ha la fortuna di arrivarci, non te ne accorgi nemmeno. Importante è invecchiare bene con i nostri affetti, i nostri ricordi. Morire giovani è come non aver vissuto, mentre arrivare a ottant'anni oggi e in buone condizioni puoi già ritenerti fortunato; ancor di più se non conosci troppe calamità, troppe disgrazie, tanti dispiaceri”.

Già, la vita e il suo destino, per molti già tracciato...

“Non si capisce come la vita per uno deve essere corta e lunga per un altro”.

Il dolore degli altri cosa suscita in Luigi Delneri?

“Trasmette il pensiero di quanto sei fortunato, il dolore degli altri ti dovrebbe invogliare a rivolgere un gesto di affetto verso chi soffre e la spinta ad aiutare queste persone. Di riflesso, pensi che la salute è l'unica cosa, per ricchi e poveri, che ci dà la forza per vivere, per andare avanti. E si spera che questo Dio lo dia a tutti, non solo a te. Tutto questo va al di là del successo, che, per me, è molto effimero, eh”.

Crede in Dio e come vorrebbe che fosse l'Aldilà?

“Questa è una domanda che mi faccio spesso, ma, non riesco a darmi una risposta. L'essere umano è talmente perfetto che deve per forza esserci qualcosa di Superiore: vivere una vita senza un senso non ha senso. Sono credente, ogni tanto vado a messa: il mio credo è vivere la vita correttamente, onestamente, è il mio “concretismo” della vita”.

Come si aspetta di rivederli un giorno la mamma, il papà, suo fratello Rudi?

“Mi piacerebbe ritrovarli come li ho lasciati: loro hanno vissuto una vita talmente serena, in regola, non dico sotto il profilo della Fede ma del comportamento. Non credo che esista solo la Fede bigotta, ma anche quella del comportamento. Il continuo rispetto degli altri e di molti valori significa per me “comunione di Fede”. Non indico la Fede col solo andare in chiesa, eh. Quindi, li vedo felici e hanno vissuto la vita che desideravano”.

Cosa facevano i suoi genitori?

“Proveniamo da una famiglia di agricoltori e, quindi, abbiamo il senso della famiglia, dei grandi valori. E, siamo cresciuti con quelle indicazioni trasmesse a noi figli da loro. Abbiamo imparato che si può anche sbagliare nella vita, ma, sempre con un'indicazione della vita e rispettando gli altri. Ed io ne ho tratto molto giovamento e tanta forza”.

Libertà, felicità e giustizia esistono o sono pure utopie?

“Bisogna sapere prima cosa vogliono dire. Libertà di esprimersi, di dire la propria verità, di fare quello che si vuole: tante volte non è concessa o passi uno che non è inserito nella vita quotidiana. Piccola o grande che sia l'età, dire e fare tutto questo è una grande libertà. Poi, la giustizia è fatta da uomini: giustizia nel giudicare le persone, giustizia in tante altri comportamenti. Non esiste solo la giustizia e punto, libertà e punto, ma c'è anche il senso della giustizia. C'è un qualcosa che va al di là della parola giustizia scritta”.

Cos'è che le dà maggiormente fastidio?

“Non essere se stessi. Rimanere sempre se stessi sia nel bene che nel male, coerenti, rimare a posto. Quando vedo uno che cambia per avere di più, questo mi dà molto fastidio; e magari anche cambia nei rapporti interpersonali, umani. I rapporti cambiano quando cambiano anche le entrate economiche: uno che ha di più si sente superiore. Uno deve essere sempre se stesso sia quando deve decidere le cose che non vanno bene, ma se lo fa in buona fede, in maniera corretta, il rispetto deve sempre esserci. Il rapporto umano di correttezza è fondamentale ieri, ma anche al giorno d'oggi e vedo che in tante persone questi valori non ci sono”.

Il rammarico più grande, l'”autogol” da calciatore e quello da allenatore?

“Ne ho fatti tanti di autogol, ma li ho sempre fatti a fin di bene. Quando ho iniziato ho fatto autogol che poi si sono trasformati in gol importanti. Ho fatto degli errori, specialmente nelle scelte calcistiche, ma, dopo aver sbagliato mi hanno prodotto del bene”.

Il rammarico più grande?

“Io penso di continuare a divertirmi col calcio ancora, a continuare di riscuotere altre soddisfazioni. Ne ho provate tantissime fino ad ora perché innanzitutto mi sono fatto da solo, e non è semplice non farsi aiutare né avere spinte o raccomandazioni nel mondo del calcio: quello che ho fatto devo dire che l'ho fatto solo perché ho avuto una bella famiglia vicino e di questo me ne vanto. Sono arrivato tardi in panchina, a cinquant'anni, dopo aver vinto tutte le categorie, partendo dal basso. Tanti arrivano non dal basso, senza aver vinto niente, magari saranno più fortunati. Ma, io ho allenato tante squadre, ma il Chievo è stata la squadra che mi ha dato maggior soddisfazione, abbiamo costruito la “favola del Chievo”. E chi più di me può essere felice, avendo io allenato la “favola”? Ho ottenuto quello che tanti altri, neanche vincendo lo scudetto, riescono a raggiungere”.

E ha allenato anche le grandi: la Juventus...

“Ho allenato anche le grandi, ho preso delle batoste, ma, fanno parte della vita e soprattutto ti fanno crescere. Importante che ti facciano riflettere su quello che hai fatto e che ti facciano migliorare. Le esperienze negative che negative arrivano per darti qualcosa”.

Cos'è che la riesce a commuovere nella vita di tutti i giorni?

“Ma, anche un film mi riesce a commuovere, un bambino; anche vedendolo solamente giocare. Ogni giorno vedi che cresce. Mio nipote, per esempio. Io vivo in una casetta in mezzo agli alberi e l'ho visto crescere mio nipote; come ho visto qui, da dove sto parlando, crescere gli alberi, rinascere a primavere le foglie, ho scoperto i nidi di merlo. La natura mi commuove, così mio nipote, che ha due anni, e ho potuto godermelo in questi mesi in cui non ho allenato. Per me, sto parlando di Alessandro (gli altri due sono in Germania), vederlo crescere durante tutto un anno mi dà felicità, mi dà emozione. E i ricordi significano sempre gioventù, gioia perché significano che uno ha vissuto, che ha esperienza; la saggezza dei vecchi non finisce mai”.

La sua infanzia com'è stata?

“Serena, serena: sono cresciuto in una famiglia di grande moralità, formata da grandi lavoratori. Sono del 1950 e ho vissuto una gioventù fantastica perché in concomitanza con la crescita dell'Italia uscita dalla Seconda Guerra mondiale, che respirava un clima sereno. Sono cresciuto libero di assaporare soprattutto le piccole cose, quelle di ogni giorno, e, quindi, anche la piccola cosa era assaporata come una grande conquista”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 1° giugno 2012












Visualizzato(2133)- Commenti(8) - Scrivi un Commento