ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

17/6/12 - INCONTRI RAVVICINATI: GIACOMO AGOSTINI

NELLA CRUNA...DELL'”AGO”

Giacomo Agostini, “Ago” per chi lo ha amato per le sue numerose ed epiche imprese, è il più grande campione di tutti i tempi del motociclismo sportivo. Nasce all'ospedale di Brescia il 16 giugno 1942, ma, lui si considera a tutti gli effetti bergamasco. Detiene ben 15 titoli mondiali, ha vinto 311 gare ufficiali e 20 titoli nazionali. Dal 29 maggio 2003 è stato nominato Commendatore della Repubblica italiana. Nel campionato mondiale di velocità, “Ago” rimane il pilota che ha conquistato il maggior numero di titoli iridati, vincendo 123 Gran Premi e salendo sul massimo gradino del podio 163 volte su 190.

Nella classe 500 ha conquistato 8 titoli mondiali, 68 invece le vittorie nei GP, 7 i mondiali conquistati nelle 350, 54 i suoi successi nei GP.
Ha iniziato, inforcando la moto dei suoi sogni, una (Alfonso) Morini 175 Settebello, è approdato presto alla MV Augusta del conte Giovanni, poi, è passato ai giapponesi della Yamaha, ed in sella alla Tz 750 il 25 settembre 1977 ha riportato sul circuito di Hockenheim la sua ultima vittoria iridata. Ha anche corso in macchina, e Madre Natura gli ha permesso di posare anche per rotocalchi e fotoromanzi dell'epoca. Lo abbiamo raggiunto al cellulare proprio il giorno del compimento dei suoi splendidi 70 anni. Ed era, ovviamente, neanche a dirlo, in sella alla sua motocicletta.

Qual è il ricordo più bello che ha della sua lunga e vittoriosa carriera di motociclista, la foto di copertina nella quale vuole essere ricordato?

“La foto di copertina” sorride Agostini “sarebbe quella di essere ritratto sul podio”.

In occasione di quale gara vinta?

“Mah, io di gare ne ho vinte 311: è dura sceglierne solamente una bella. Ne ho tante, ho la mia prima vittoria che ero bambino, la mia prima moto comperata da me, con la quale ho vinto la “Bologna-San Luca”, battendo tutte le moto ufficiali. Questo è stato il mio primo trionfo, diciamo. Poi, quando ho vinto il campionato del Mondo a Monza, nel 1966, con l'MV Agusta, davanti a 150 mila persone è stata una cosa meravigliosa”.

La sua prima moto?

“La moto Morini”.

Di che cosa non può fare a meno un campione come lei della vita di tutti i giorni?

“Non posso fare a meno? Di tutto e di niente, dipende. Ci sono dei giorni in cui posso fare a meno di tutto e dei giorni in cui ho voglia di andare in moto, ho voglia di andare a sciare, di andare al ristorante, dipende. Posso fare a meno e , a parità, posso desiderare di fare tanto, capito?”
Quand'è che le è venuta la pelle d'oca quando correva, ha provato un brivido fortissimo che le ha fatto sentire un vero e completo motociclista?
“Beh, ogni volta che vincevo una gara del campionato del mondo, non una gara del paese, era un'emozione incredibile”.

Quando, sul gradino più alto del podio, sentiva effondersi nell'aria l'inno di Goffredo Mameli...

“All'inizio, quando correvo con una moto italiana, l'inno era mio e dell'industria italiana. Poi, ho provato emozione, mi è venuta la pelle d'oca quando sono passato alla giapponese Yamaha, lontano dall'Italia, un altro costume, un'altra educazione, un altro modo di vivere. Ed anche lì, quando sono arrivato la prima volta in Giappone, mi è venuta la pelle d'oca, poi, ho trovato un'altra famiglia, gente meravigliosa”.

La sua infanzia com'è stata serena, difficile?

“No, no, fortunatamente l'ho vissuta bene: mio papà aveva un'azienda di trasporti ecc..., quindi, abbastanza bene, niente di particolare. E' stata un'infanzia felice. Sempre col pensiero delle due ruote, ma, comunque...”.

Figlio unico, Agostini?

“No, siamo in quattro fratelli, tutti maschi. E io il primo, il più grande”.

La morte, lei non ha paura?

“Pensando, non fa piacere a nessuno, però, naturalmente, facendo questo mestiere, non devi pensare a questo. Devi pensare che le cose vanno bene, che le cose ti andranno bene, insomma, non pensi alla morte; diversamente, non faresti più niente, insomma. Nemmeno saliresti su un aereo: quando esso cade con a bordo 250 passeggeri, il giorno dopo gli aeroporti sono ancora tutti pieni. Ed è giusto così, altrimenti il mondo si fermerebbe”.

Ha più paura della morte adesso o quando correva? Secondo noi, adesso...

“Mah, forse, adesso sì, perché sono più attento, sono più riflessivo, penso di più avendo la famiglia, avendo più responsabilità. Quando sei giovane, invece, pensi poco alla morte, ed è bello che sia così perché sei spensierato”.

Che cos'è che riesce oggi ancora a commuovere un campione come lei?

“Bah, che mi commuove, non saprei. Che mi commuove tanto sono le persone cieche”.

L'ultima volta che ha pianto?

“Ho pianto quando ho perso una gara al Tourist Trophy: ero in testa, in una gara importantissima, un duello con Mike Hailwood, e mi si è rotta la catena all'ultimo giro. E vincere lì era come vincere un campionato del Mondo perché era una gara famosissima e ho pianto. E, poi, ho pianto per due giorni quando ho detto addio alle moto, ho appeso il casco al chiodo e ho pianto molto”.

Ma, adesso va ancora in giro in moto?

“Ma, io sono sceso adesso dalla moto”.

Non simpatizza per una squadra di calcio?

“Sì, ma, non faccio il tifo per nessuna squadra: mi piace l'Atalanta perché sono di Bergamo e, siccome mio figlio tifa Inter, mi ha contagiato”.

Come mai non nascono più campioni della moto come Giacomo Agostini?

“Beh, oddio, sai, io credo che i grandi talenti nascono ogni vent'anni. Il grande talento – lo vediamo in tutti gli altri sport – non nasce tutti i giorni. Lo vediamo nella boxe, in Cassius Clay, lo vediamo nel ciclismo, in Gimondi e Merckx. Insomma, il grande grande non nasce tutti i giorni”.

Più forte lei o Valentino Rossi?

“Io, naturalmente!”

Sicuro, anche se la tecnologia ha fatto da quando ha smesso lei passi da gigante in tutte le discipline agonistiche?

“Lei crede che se fa la stessa domanda a Valentino Rossi, cosa dica che sono meglio io, Giacomo Agostini?”

No, ma io so che è una domanda che gliel'avranno posta mille volte e alla quale sa dare una sua risposta precisa...

“Noi, purtroppo, avevamo la morte davanti a noi: questa era la cosa brutta. E, ogni domenica, purtroppo, da noi qualcuno mancava”.

Apprendiamo da altre fonti che “Ago”, devoto al culto mariano, quando correva, aveva fatto applicare dentro l'imbottitura del suo casco una medaglietta con su l'immagine della Madonna di Lourdes. La quale, a conti fatti, l'ha sempre protetto.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 16 giugno 2012












Visualizzato(2186)- Commenti(8) - Scrivi un Commento