ULTIMA - 26/3/19 - IL PUNTO SULLE NOSTRE SQUADRE GIOVANILI ELITE E REGIONALI

Facciamo il punto sulle squadre giovanili veronesi dei tornei Elite e Regionali delle categorie Juniores, Allievi e Giovanissimi, quando mancano poche gare alla fine dei campionati. Nella categoria Juniores Elite, girone A, comanda ora il Camisano che con 50 punti precede il San Giovanni Lupatoto di mister Matteo a 46 punti dopo la sconfitta 1 a 0 contro il
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INCONTRI VIP'S

12/8/12 - INCONTRI RAVVICINATI: GIORGIA VECCHINI

SIGNORI, VA IN ONDA “GIORGIA FUMETTO”!

Giorgia Vecchini, nata a Vigasio di Verona nel 1977, è la figura italiana (ma non solo) più importante del cosplay da oltre dieci anni.
La sua consacrazione è stata celebrata con la vittoria del prestigioso titolo di “Best Individual Cosplayer” al “World Cosplay Summit” di Nagoya (quarta città del Giappone), nel 2005. Dinamica, coraggiosa, ottimista, collabora con diverse realtà fieristiche italiane in veste di giurata, ed è anche organizzatrice di eventi cosplay, madrina e presentatrice.

Dopo il trionfo in Giappone, la madre dei fumetti manga, è stata invitata a prender parte ad eventi esteri, tra cui in Messico, Portogallo, Inghilterra e in Giappone.
Nel 2009 esce il suo primo libro fotografico sul cosplay in Italia, “Fenomenal Cosplay”. E' la cantante della cartoon cover band “Le Canne di Sampei”. Molte le apparizioni televisive nei panni di Flora delle famosissime fatine Winx. Su Rai2 collabora per il programma “Base Luna” e prende parte anche in alcuni episodi di “Stracult” di Marco Giusti, su Rai2. Giorgia Vecchini, in tutta la sua bellezza, è apparsa anche sul settimanale “Vogue”, mentre Vittorio Feltri le ha dedicato addirittura una pagina di intervista. Nella stagione 2011-12, ha partecipato alla trasmissione televisiva in onda sulla Rai, “Quelli che il calcio”, come inviata e tifosa del Chievo.

Giorgia, la felicità, l'hai mai conosciuta?

“Mah, io credo di sì, se ci riferiamo alla mia carriera, dalla quale ho avuto abbastanza. Mi sento molto appagata, ho viaggiato, ho visto tanto, Messico, Giappone, Tokyo dieci volte, Brasile, Spagna, Portogallo grazie, ripeto, alla passione che ho da sempre. E, nel mio campo, ho conosciuto personaggi di un certo livello”.

La giustizia esiste su questa terra?

“Bé, adesso questo è un concetto un po' assoluto. Mi piacerebbe dire di sì, perché come esiste la giustizia esiste la meritocrazia, ma, secondo me, non esiste niente di tutto questo. No, in questa dimensione almeno; poi, non lo so, magari in altre
alternative”.

Quand'è che saremo veramente liberi?

“Che domanda! Credo che un buon livello potrebbe essere quello di affrancarci un po' da quelle che sono tante realtà immanenti che ci costringono e ci fanno soffrire qua, in questo mondo, in questa dimensione. Bisognerebbe prenderla un po' più facile, prenderla più facile, “take it easy!” dicono gli inglesi, cosa che non è abbastanza semplice o non è alla porta di tutti”.

Quanto ti è costato di sacrificio, a livello di energia mentale, superare la mentalità provinciale di un paese, il tuo, e poter affrontare le scene teatrali e televisive del mondo?

“E' costato più che altro il fatto che durante gli anni, quando ho cominciato a sviluppare questa passione, quand'ero già piccola perché poi si è concretizzata verso i vent'anni questa attitudine, questa passione che declinava in tutto questo mondo giapponese, orientale, e che non era compreso dagli altri, e non andava oltre del semplice fumetto o di un cartone animato, e invece era una passione che m'assorbiva a 360 gradi, ebbene, sono stata tra virgolette “discriminata”, ero quella strana, che aveva queste visioni, queste cose, non ero normale o quantomeno negli schemi. Poi, però, tutto quello che mio ha dato mi ha gratificato e vedo un cambio in questo senso, specie quando alla fine vedi i risultati, la gente ti guarda diversamente, ed alla fine la gente si accorge che quella strana non sono io”.

“Pene d'amore, pene d'inferno”; è vero Giorgia?

“Sono tremende! Ti riducono il cuore in pappa!”

E, tu, non hai mai pianto per amore?

“Diciamo anche che sono uscita da poco da una situazione molto penosa, che mi è durata oltre un anno e mezzo. Ho pianto, credo di non aver mai pianto, però, è andata così, amen”.

Il dolore degli altri cosa trasmette in una ragazza esuberante, frizzante, piena di vita come Giorgia Vecchini?

“Empatia, empatia, perché so che cosa vuol dire; senza essere troppo bonista, ci sono passata anch'io e non ho provato solamente un dolore a livello fisico o mentale: un dolore vero, di realtà molto importanti e molto dolorose di persone che mi sono accanto, o che non ci sono più. Credo dunque di essere abbastanza affine a queste persone che soffrono”.

Quand'è l'ultima volta che hai pianto di grande dolore?

“Mah, di grande dolore? Tre mesi fa”.

Quando hai perduto un amico?

“Quando mi sono resa conto di averlo perso per sempre”.

Morto a livello spirituale, affettivo, o fisicamente?
“No, no, completamente”.

Fisicamente, quindi...
“Sì, sì”.

Credi in Dio?
“Sì, assolutamente”.

L'Aldilà esiste?

“Ovvio di sì: non mi riuscirei a capacitare che tutta questa dimensione in cui viviamo sia finalizzata solo ad essere qua. Ci credo proprio”.

E come te l'aspetti l'Aldilà, triripartita in Inferno, Purgatorio e Paradiso, come l'ha descritta Dante nella Divina Commedia?

“No, credo di aspettarmelo di più, come si è visto nel film “Al di là dei sogni” con Robin Williams, una dimensione a misura della persona che muore. In un certo senso si declina e si concretizza a seconda di quelli che nella vita sono stati i tuoi sogni, i tuoi desideri, le persone con cui avresti voluto condividerla, e si costruisce tutto intorno a te”.

E di cosa non può fare a me, nella vita di tutti i giorni, Giorgia Vecchini?

“Del cappuccino, appena sveglia alla mattina, chiaro e con due cubetti di zucchero di cannella”.

Un po' poco, solo di questo, Giorgia?

“Questo è fondamentale; poi, riesco anche a capire chi sono e tutto il resto; quello, però, è proprio fondamentale alla mattina, non riesco proprio a farne a meno. Rispondendoti, della mia indipendenza, in senso non solo economico, ma assoluto. Per me, l'incontrario sarebbe proprio un peso”.

Sei superstiziosa quando indossi il costume confezionato anche da tua mamma e con gli accessori costruiti da tuo papà Giuseppe?

“No, anzi, mi vesto pure di viola”.

Qual è il gol più bello che hai segnato fino ad ora e l'autorete più clamorosa?

“Allora, il gol più bello la vittoria nel Summit in Messico, nell'Olimpiade dei Cosplayers, e con tutto quello che mi ha dato, perché mi ha aperto le porte del mio futuro, poi, subito dopo, un gradino sotto, la possibilità di aver inscenato i “Promessi Sposi” del trio Marchesini-Solenghi-Lopez, un sogno che rincorrevo da dieci anni. Ce l'ho fatta e con una compagnia bella solida di amici, di ragazzi strepitosi e volonterosi. Uno spettacolo davvero divertente e che mi ha gratificato in tutte le altre mie repliche. Quanto alle cazzate più clamorose, non le riscontro in ambito lavorativo: probabilmente, sono quelle commesse a livello sentimentale, non aver avuto il coraggio di muovermi in una certa direzione quando invece non avrei dovuto farlo. E, questo ha compromesso seriamente tutta una serie di relazioni”.

Non aver troncato prima?

“Non averla affrontata come andava fatto, ma aver temporeggiato, sperando magari in un intervento celeste piuttosto che la cosa si risolvesse da sé”.

Che cos'è che si deve dire di Giorgia Vecchini, cosa invece si deve dire di Giorgia Vecchini?

“Si può dire che sono una persona eclettica, esuberante e, tutto sommato, credo disponibile, quello sì. Anche sorridente. Cosa non si può dire? Che sono permalosa, molto permalosa”.

Sei dovuta scendere a qualche compromesso per arrivare al punto che sei?

“Compromessi? Avrei avuto la possibilità di averne, certo, e con nomi – non ne faccio – ma , molto e molto conosciuti. Però, ha risposto la mia indole, fatta di valori, ho rinunciato. E preferisco averci messo di più ed arrivare dove sono e forse ci sarei già stata dieci anni prima, non so, però, va bene, va bene così, posso andare a testa alta, senza vergognarmi di niente”.

La dovessero chiamare alcuni registi, tra i più famosi, quali Fellini, De Sica, Roman Polanskij, Luchino Visconti, Nanni Moretti, Zeffirelli, con quale di questi le sarebbe piaciuto di più lavorare?

“Una scelta difficile”. Giorgia riflette per un po' di secondi, poi: “Zeffirelli no, non lo mao particolarmente. Fellini, Fellini!”

Perché?

“Fellini perché in un certo qual modo è il simbolo del nostro cinema, degli anni d'oro, che ha saputo rivelare il talento di grandi attrici, rendendole immortali”.

Il sogno più grande che ti attende?

“Ci sono tante cose che bollono in pentola, non so neanche se parlarne. Sono tutte ancora in potenza, non in atto: finora siamo solo a livello di parole, ma spero in cuor mio che vadano in porto presto. Un lavoro, sì, televisivo, ma con i ragazzi: questo mi piacerebbe davvero”.

Più Butterfly o più Tosca Giorgia Vecchini?
“Butterfly”.

Come trama o come costumi da indossare e da far vivere in scena?

“Per ora come costume da indossare” e giù una sincera risata.

Hai frequentato il Classico “Agli Angeli”, a Verona, e sei arrivata a un paio di esami dalla laurea in Lettere Moderne indirizzo Linguistico: come libri, quali ti piacciono?

“”Profumo” di Soskinder mi piace tanto, poi, Shimoto, e “Il piccolo Principe” di Antoine Exiperì”.
Passiamo ai nostri più grandi poeti, a Pascoli, a Carducci, a Montale?
“Direi, direi...Io sono per Foscolo”.
Dunque, ama un po' la “sera”, il tramonto struggente, malinconico...
“Diciamo che in me c'è una parte un po' così, meno chiamiamola estrosa, proprio foscoliana, mettiamola così”.

Quando lasci la tua Vigasio, la immagina dall'alto del suo aereo diretta alle sue manifestazioni mondiali, a che cosa pensa?

“Mi piace viaggiare, lo faccio volentieri, sono molto stimolata. Però, poi, è sempre casa, c'è tutto, c'è la tua dimensione, le persone con cui sei cresciuta, che ti dispiace vedere come stanno cambiando. Però, è sempre il mio nido, il mio angolo, e va bene così”.

Sport?

“Ho fatto pattinaggio per dodici anni e pallacanestro per quattordici”.

Che cosa hai preso dal Giappone, cosa ti ha più colpito: l'educazione, forse?

“Il profondo rispetto per il lavoro degli altri, il riconoscimento del valore altrui”.

E tu, Giorgia, cosa pensi di trasmettere al pubblico del Sol Levante?

“Emozione e sogno: in pratica, li riporto indietro, per un'ora, per una sera, per quello che è”.

Ecco spiegata la tua scelta verso Federico Fellini, il “maestro dell'onirico”?

“Se non riusciva a farlo così bene lui!”

E' vero che si va in scena, si scrive un libro, si suona per non sentirsi soli, come diceva un grande?

“E' un modo di unire rapporti, persone, registi, attori, costumisti, dare vita, creare qualcosa di bello. Il teatro è demiurgico, ti aiuta a tirare fuori quello che hai in testa, nel cuore, nell'animo, e renderlo bellissimo ed apprezzabile”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 10 agosto 2012

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