ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

10/9/12 - INCONTRI RAVVICINATI: JAIR DA COSTA

IO, JAIR DA COSTA

E' stato l'attaccante brasiliano della Grande Internazionale del petroliere Angelo Moratti, del “mago” Helenio Herrera, dei primi clamorosi trionfi dei nerazzurri in campo europeo ed internazionale. Lo si riconosceva subito in campo per la falcata, per la potenza del tiro, per la progressione ed anche per quella canottiera tenuta sempre fuori dai pantaloncini ed oltre la maglia. Dopo il tirocinio effettuato nella Portogueisa di Dos Porthos, club di San Paolo del Brasile, Jair Da Costa, nato ad Osasco di San Paolo il 9 luglio 1940, approda all'Inter dopo che in Italia ci era venuto per superare, invano, un provino tenuto presso il Milan. Attende qualche settimana che arrivi dal Brasile il transfert per giocare in Italia, e il suo debutto al “Marassi”, in casa del Genoa, subito lo bagna con una rete, grazie alla quale inizia la “remuntada” interista.

Nel nostro Paese, Jair gioca una decina d'anni, in maniera interrotta nell'Inter (dal 1962 al 1971) dalla parentesi di una stagione vissuta con la Roma. Vince e fa vincere (suo il gol della finale di Coppa dei Campioni, giocata a Milano, e vinta dall'undici di Herrera per 1 a 0 a spese del Benfica la notte del 25 maggio del 1965). Ma, contribuisce anche alla vittoria di ben 4 scudetti dell'Inter (1962-1963, 1964-65, 1965-66 e 1970-71), perdendo nel 1964 lo spareggio-scudetto all'”Olimpico” di Roma contro il Bologna di Bulgarelli, Pascutti, Perani, Fogli. Due le Coppe dei Campioni, due le Coppe Intercontinentali conquistate negli anni 1964 e 1965 dall'uomo dalla “camiseta blanca” oltre i calzoncini; 286 le partite giocate in totale in Italia, costellate da 71 reti, di cui ben 11 firmate in Coppa dei Campioni. Rientra in Brasile, il suo Paese, e dal 1972 al 1974 gioca a fianco del grande Pelè, nei bianchi del Santos, e nel 1973 vince la Coppa paulista. E, si laurea pure campione del mondo, in Cile, nel 1962, anche se nella sua carriera giocherà una sola partita con la casacca verdeoro, chiuso com'è stato da quello straordinario fuoriclasse di Garrincha.

Jair, qual è il ricordo più bello, la gioia più grande vissuta con la maglia dell'Inter?

“Con la maglia dell'Inter? Sono stati i sei anni in cui abbiamo vinto tutto, gli scudetti, le Coppe dei Campioni, le Coppe Intercontinentali, siamo stati primi nel mondo. E' stato un grande periodo, insomma, di grande felicità”.

Qual è stato il gol più bello di Jair?

“Ne ho fatti pochi, no, e allora penso quello che ho fatto contro il Benfica, quando vincemmo la nostra seconda Coppa Europa. Penso sia stato quello più importante. Io facevo i gol, e via; per me, era tutto bello. Tutto bello! Giocare nell'Inter per me era un divertimento, una gioia”.

Il tuo più grande amico nell'Inter?

“Tutti quelli che giocavano erano miei amici, guarda, sempre tutti mi hanno trattato bene”.

Ricordi una tua tripletta?

“Col Bologna, sì. Ne ho fatti tre di gol contro il Bologna”.

Tre gol?

“Sì, e una volta ne ho fatti cinque, al Rimini, durante la preparazione al campionato”.

Tu sei felice adesso?
“Sono molto felice”.

Hai figli, hai nipoti?
“Sì, ho tre nipoti e quattro figli”.

C'è qualcuno che ha preso calcisticamente da nonno Jair?

“E che sono ancora molto giovani, il più grande ha otto anni: è ancora presto per dire qualcosa, insomma, ecco. Gli piace il pallone, quello sì, eh. Stanno sempre giocando e credo che uno o l'altro verrà fuori”.

Il difensore più forte che ti ha marcato duro in Italia?

“Mah, guarda, tutti quelli che mi hanno marcato hanno cercato di fermarmi. Comunque tutti mi marcavano ed allora era difficile giocare”.

Uno in particolare, lo ricorda?

“No, in particolare uno non c'è, adesso non ricordo, ma tutti quelli che hanno giocato contro di me erano bravi giocatori, non ce n'era uno così, più forte, insomma”.

Qual era il compagno più forte con cui ha giocato Jair?

“Tutti erano forti i miei compagni, Facchetti, Corso; ma, tutti erano bravi ragazzi quelli con cui ho giocato nell'Inter. In camera, in trasferta, dormivo con Facchetti, ma erano tutti bravi ragazzi. Per quello che si vinceva: era una squadra vera, molto forte”.

Con chi scherzavi di più?

“Con Mazzola, con Corso, con Facchetti, con Burgnich, insomma, con tutti. Era una squadra allegrissima, insomma, ecco”.

Il presidente Moratti ti ha fatto un regalo in particolare, un regalo speciale, significativo? Cosa diceva di Jair Moratti?

“Una volta lui mi ha dato un biglietto d'areo per venire a casa, no, avevo fatto un gol in amichevole contro il Benfica, e allora non giocavo ancora nella squadra perché gli stranieri c'erano già, Maschio e Suarez, e non potevo essere iscritto al campionato. Mi ricordo che avevamo fatto un'amichevole contro il Benfica e allora ho giocato, e il presidente mi aveva fatto questo regalo”.

L'esordio con l'Inter?

“La prima volta che ho indossato la maglia dell'Inter è stato a Genova, contro il Genoa: abbiamo vinto 3-1. Dopo due minuti di gioco avevo già fatto 1-0, su cross di Facchetti, se non mi sbaglio, se ricordo bene. E di lì ha cominciato la strada per essere campione d'Italia”.

L'avversario più forte contro cui hai giocato?

“Tutti erano forti: il Milan era molto forte; soprattutto quando lo incontravi nel derby. Poi, c'era la Juventus che era fortissima, il Bologna in quell'epoca lì era forte e sai che abbiamo perso lo scudetto nel 1965”.

No, Jair, è stato all'”Olimpico” di Roma, nel 1964, che avete perso lo scudetto.

“Sì, sì, vero, quel spareggio è stato nel 1964”.

Ma, il giocatore più forte chi era?

“Rivera. Era un giocatore magnifico, per la Nazionale italiana era tutto. Poi, ce n'erano parecchi di bravi, insomma”.

Ti sarebbe piaciuto giocare nel Milan?

“Mah, ero contento già di giocare nell'Inter”, e giù un bel sorriso.
“Dopo l'Inter, sono andato a Roma, e poi sono ritornato all'Inter”.

Qual è stata la gioia più grande che hai provato da calciatore?

“Io credo che tutto quello che abbiamo vinto all'Inter sono ricordi bellissimi e importanti. Non solo per l'Inter, i dirigenti e i tifosi, ma anche per noi giocatori anche”.

Scegli un momento d'oro di quelli vissuti all'Inter.

“Se ne devo scegliere uno, la prima Coppa Europa vinta contro il Real Madrid”.

Chi giocava in quel Real Madrid?

“Puskas, Di Stefano, Amancio. Era un gran bel Real Madrid, fortissimo, perché giocavano ancora Puskas, Di Stefano, Amancio”.

Chi ti marcava in quel Real Madrid?

“Se non mi sbaglio era Pachin”.

Tu hai giocato nel Santos con il grande Pelè...

“Mi ha fatto piacere giocare con Pelè perché era un gran calciatore, ma ho avuto l'opportunità di giocare anche all'Inter con altri bravi, quali Corso, Mazzola, contro Rivera. Per me, era bellissimo, insomma”.

Ti ricordi un avversario duro, che ti ha marcato, che ti ha picchiato?
“No, nessuno”.

lo ha fatto perché nessuno veniva vicino a me, io scappavo sempre”.

Quand'è che hai pianto di gioia l'ultima volta?
“Non mi ricordo”.

Il calcio ti ha dato soldi?

“Per forza, no? Adesso ho un pantalone, una mutanda, una camicia, adesso posso comperarmi non un paio ma due paia di pantaloni, due camice e due magliette”.

Cosa fai adesso?
“Ora non faccio più niente”.

Qual è il giocatore più forte del mondo e quello d'Europa?

“Ora? Il giocatore più forte al mondo è stato ed è Pelè; è il giocatore più forte del mondo lui”.

Non Di Stefano?

“In Europa c'era Di Stefano, Puskas, Rivera. Ognuno, con le sue caratteristiche, era forte; anche Corso. Erano tutti forti, come i giocatori della mia Inter”.

Sei mai stato espulso?
“Una volta, se non mi sbaglio”.

Una volta sola?
“Una volta, eh; sì, una volta è troppo!”

E il “mago” Helenio Herrera?

“Era bravo, eh, un bravo allenatore. E' stato uno dei migliori che ho avuto, sì”.

La segui ancora l'Inter, la Roma?

“Sì, la guardo, sì, anche ieri l'ho guardata: ha perso con la Roma, no?”

Più forte la tua Inter oppure quella di Mourinho?

“E' molto difficile fare un paragone del genere sai: era tutta un'altra epoca la nostra come quella di adesso è un'altra epoca. Noi eravamo bravi, abbiamo vinto tutto quello che c'era da vincere, Mourinho ha vinto un campionato europeo, lo scudetto. L'Inter ha vinto 5 scudetti. Sono bravi, no? L'Inter era forte allora ed è forte oggi”.

Perché portavi la camiseta, la canottiera fuori dai pantaloncini?
“Perché era troppo grande per me”. Ed altra bella risata.

E mister Helenio Herrera cosa diceva? Mettila dentro, Jair?

“No, perché portava fortuna, mi faceva vincere sempre, Dio buono, perché, dicevo al mister, dovevo metterla dentro i pantaloncini!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 10 settembre 2012

Visualizzato(2546)- Commenti(8) - Scrivi un Commento