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Nel girone B di Terza categoria, domenica scorsa si è giocato il 1° turno dei play-off che hanno registrato la vittoria per 2 a 0 della Dorial di mister Alessandro Bruni che ha quindi eliminato dai giochi promozione il Roverchiara di mister Simone Brunelli. Promozione in 2^ categoria che i "doriani" del presidente Gabriele
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INCONTRI VIP'S

20/9/12 - INCONTRI RAVVICINATI: LEO JUNIOR

IL PELE'...JUNIOR

Nel 2004 il grande Pelè ha inserito nella lista dei 125 giocatori più forti al mondo Leovegildo Lins da Gama Junior. Brasiliano di Joao Pessoa, dove è nato il 29 giugno 1954, Junior ha giocato nel Flamengo prima di arrivare maturo, a 30 anni, nel Torino (1984-1987) di mister Gigi Radice, chiedendo di abbandonare il ruolo di terzino per interpretare quello di centrocampista. Con i granata piemontesi riesce, più tardi, a vincere una Mitropa Cup (1991), dimostrando la sua grande longevità calcistica (ha giocato fino a 38 anni!), costellata dei tanti trofei conquistati nel suo Paese (5 Campionati Carioca, 4 Campionati brasileri, una Coppa del Brasile, una Coppa Libertadores). Non solo il Toro nella sua breve ma intensa esperienza italiana: c'è anche il Pescara di mister Giovanni Galeone che si serve della sua classe in campo nei due campionati disputati in serie A dagli abruzzesi. Nel 1985, anno dello scudetto dell'Hellas Verona, Junior arriva secondo con il Toro e viene giudicato il “calciatore dell'anno”.

Dotato di raffinatezza, saggezza tattica e di ottima personalità, Junior si è dimostrato un ottimo esecutore dei calci piazzati e dei rigori, firmando circa un centinaio di reti tra Torino e Pescara. L'ultimo anno in Italia venne giudicato il secondo miglior straniero, prima di Maradona, Careca e di Gullit. Tornando al suo medagliere personale, l'asso brasiliano – chiamato “capacete” nel Flamengo per la sua folta capigliatura afro - Junior solleva pure la Coppa intercontinentale: è il 1981, e sempre con la maglia rubro-negra del Flamengo. Che poi allena a a più riprese e ne diventa anche direttore sportivo. Ora fa il commentatore sportivo per il canale brasiliano Rede Globo. Lunga anche la stagione di Junior nella Nazionale carioca (dal 1976 al 1992), per un totale di 70 presenze a fronte di 6 reti. Fa parte della squadra battuta ai Mondiali di Spagna 1982 dall'Italia di Pablito Rossi e di Bruno Conti, da lui ritenuto – come ci confessa nell'intervista - il più forte giocatore italiano conosciuto nella sua avventura nel nostro Paese.

Junior, quand'è che le è venuta la pelle d'oca da calciatore?

“Per uno che ha vissuto 23 anni di calcio, sicuramente il mio esordio al “Maracanà”: avevo 19 anni, giocavo nella Primavera del Flamengo, 140 mila persone. E' stato un momento abbastanza importante, perché era l'esordio”.

La tua infanzia è stata ricca o povera?

“Mah, la famiglia era media, diciamo così”.

Il gol più bello dal punto di vista stilistico e quello più importante della tua carriera?

“Eh. Il più importante sicuramente quello segnato nella finale del campionato brasiliano del 1992, Flamengo-Botafogo”.

Gol di testa, di piede, all'incrocio?

“Gol su punizione e palla all'incrocio. Il più bello invece prima dell'amichevole, prima dei Mondiali 1982, contro la Germania, al “Maracanà””.

Perché è stato il più bello?

“Perché ho preso una palla al volo, su un passaggio di un compagno; era abbastanza difficile come percentuale di difficoltà per arrivare alla palla”.

La felicità l'hai conosciuta?
“Io sono felice”.

E cos'è che ti ha reso felice, cosa ti rende felice?

“La famiglia, il lavoro, l'obiettivo professionale, un po' tutto, non c'è una cosa sola”.

Il giocatore più forte contro cui hai giocato e quello assieme al quale hai giocato?

“Il più forte incontrato è stato Maradona, era fortissimo!”

Il più forte del mondo invece può essere Pelè?

“Sì, quello senz'altro, quello non c'è dubbio”.

Poi, metti Maradona al secondo posto?

“No, per me, esiste solo il primo, che è Pelè. Poi, tutti gli altri, ciascuno al suo tempo”.

Che differenza c'è tra Maradona e Pelè, secondo te?

“Maradona ha avuto la pubblicità, la televisione al suo tempo; Pelè a 16 anni era già campione del mondo”.

Il più forte invece con cui hai giocato assieme?
“Zico”.

E' tornato in Brasile oggi?

“No, lui lavora nella Nazionale dell'Iraq”.

Tu la solitudine l'ha mai provata?

“Mah, questo è un sentimento che bisogna magari avere le persone vicino, eh: il primo anno in Italia, non ho provato solitudine, diciamo, ma la mancanza delle persone cui vuoi bene. Quello sì, ma solitudine, solitudine penso proprio di non averla mai vissuta”.

La libertà nel mondo del lavoro, dello sport, della vita in generale è un'utopia, una chimera?

“La libertà è nella testa di ciascuno: sei tu che fai la tua libertà”.

Tu sei stato un giocatore libero, un uomo libero?

“Certo, senz'altro, ho sempre fatto quello che volevo anche se sono stato impiegato in tre società, Flamengo, Torino e Pescara”.

Quindi, secondo te, la libertà la si può raggiungere, a seconda del proprio modo di vedere e di pensare. Hai qualche rammarico come calciatore?

“No, non posso neanche pensare a una cosa del genere perché dopo ventidue anni come professionista, aver giocato Mondiali, Olimpiadi, vincere tanto col Flamengo, avere raggiunto nella mia avventura italiana tanto col Torino, tanto col Pescara, aver avuto il riconoscimento della gente, mi pare che non c'è spazio per rammarichi, per questo tipo di cose. Vincere, perdere fa parte della professione”.

Chi ti ha marcato duro, l'avversario più determinato, più grintoso?

“Mah, io giocavo da terzino, non è che avevo sempre uno alle costole. Negli ultimi della carriera, diciamo dal 1984 fino al 1993, ho giocato come centrocampista un po' indietro, non è che io venissi marcato”.

Allora, chi è stato l'avversario più difficile che hai marcato? Oltre Maradona?

“Mah, Serginho, che ha giocato nella Nazionale del 1982, perché lui era grande, usava bene il corpo, usava bene le braccia, era difficile da marcare”.

E, degli italiani, chi è il giocatore che più ti è rimasto impresso?
“Bruno Conti, Bruno”.

Non ti è mancata la Coppa del Mondo, lo scudetto, una Coppa europea, una Coppa Italia?

“No, non posso dire una roba del genere, eh; sarebbe un'ingiustizia con tutto quello che il Signore mi ha dato”.

A proposito di Cristo: tu credi in Dio?
“Certo”.

Ma, tu credi nell'Aldilà?

“Certo, ci mancherebbe, perché no? Non finisce qui, eh, c'è la continuazione”.

E come vorresti che fosse, come te l'immagini?

“Spero di arrivare lì non so tra quanti anni in più: spero tra cinquant'anni ancora”.

Ma, dimmi, Junior: cosa ti aspetti dall'Aldilà, come te lo rappresenti?

“Ah, non lo so: bisogna vivere, eh; bisognerebbe indovinare, non fa parte del mio genere questo, indovinare”.
Verissimo, ma noi uomini siamo dotati di ragione ed anche di immaginazione...
“Io vivo il presente”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 20 settembre 2012

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