ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

8/10/12 - INCONTRI RAVVICINATI: MONS. BENEDETTO TUZIA

UN...BENEDETTO CENTROMEDIANO

La diocesi di Orvieto (annette anche quella non meno elegante di Todi), dallo splendido Duomo realizzato alla fine del 1200, comprende 95 parrocchie, per un totale di circa 90.000 abitanti delle provincie di Terni e di Perugia. All'interno dell'edificio gotico campeggia il “Giudizio Universale” realizzato dai mirabili colpi di pennello del cortonese Luca Signorelli, dai cui ha appreso il genio di Michelangelo. L'Orvietana, fondata nel lontano 1910 con i colori bianco e rosso, ha appena festeggiato il suo secolo di vita, mentre monsignor Benedetto Tuzia, nato nella romana Subiaco il 22 dicembre 1944, ha da poco fatto il suo ingresso nella diocesi di Orvieto e Todi (30 giugno 2012), su nomina di Benedetto XVI espressa il 31 maggio. Il vescovo laziale è uno dei prelati più competenti in “res” calcistica: non tifa né Roma né Lazio, ma, Milan, come sarà lui stesso a confidarcelo tra un sorriso e l'altro.

La “rivale” “cugina”, la perugina Todi ha dato i natali, nei primi anni del 1200 a papa Martino I, al celebre frate e poeta Jacopone, mentre sempre nella cittadella tudertina ha studiato anche papa Bonifacio VIII (nato Benedetto Caetani, di Anagni di Frosinone), che Dante Alighieri ha avuto i suoi buoni motivi per collocarlo, nella sua “Divina Commedia”, all'inferno. Tra i tanti incarichi ricoperti da monsignor Benedetto Tuzia, quello di Prefetto della XXIX Prefettura, quello di collaboratore del Sinodo diocesano e della preparazione del Giubileo dell'Anno 2000. Il Santo Padre Benedetto XVI l'aveva già eletto vescovo (di Nepi) per la prima volta il 28 gennaio 2006.

Monsignor Tuzia, ha mai giocato a calcio da ragazzo?

“Certo che ho giocato a calcio quando ero in seminario; qualche volta, forse, fuori dal seminario. Ma, spessissimo in tale ambito”.

In che ruolo?
“Ruolo? Mediano, oppure giocavo mezzala”.

A quei tempi, le piaceva una squadra, tifava per qualche club?
“Io sono stato milanista dagli inizi e lo sono tutt'ora”.

Quindi, le sarà piaciuto Gianni Rivera...

“Gianni Rivera? Sì, sono venuto a trovarlo anche qui, la prima volta che sono venuto ad Orvieto, ero seminarista e avevo saputo che a Orvieto lui stava facendo il Car, il Centro Addestramento Reclute. Mi sono spacciato per un suo amico, anzi, avevo detto che ero un sacerdote ma si vedeva che sembravo uno “in itinere” religioso, e ci siamo conosciuti. Poi, l'ho rivisto in altri ambiti”.

Lo segue ancora il “Diavolo” rosso-nero?

“Molto! Accresciute le mie simpatie! Quand'ero a Roma ho visto molte partite del Milan, una volta sono andato anche a Milano. Ora molto meno, lo seguo di tanto in tanto, sui giornali, alla televisione”.

Le è piaciuta la Nazionale di Cesare Prandelli negli ultimi Europei di Polonia-Estonia 2012?

“Prandelli piace non solo, come dice lei, perché è solidarista, ma anche perché fa delle buone scelte. Anzitutto, non si lascia condizionare dai Media o dai milioni di italiani che si proclamano un ipotetico allenatore della Nazionale. Lui ha le sue idee, abbastanza valide e lavora bene. E' un professionista, un serio professionista. Lo seguo, sì!”

C'è qualcuno degli azzurri che le è piaciuto o che segue con attenzione?

“D'accordo, saremo pure arrivati secondi, ma, come gioco, all'inizio, abbiamo fatto un po' desiderare”.

Ma l'ha impressionato qualcuno?
“Mah, qualcuno in particolare, mah, non saprei”.

Proviamo noi, allora, a suggerirne uno al vesco di Orvieto e Lodi: Andrea Pirlo, il “traditore”, per il suo noto passaggio dal Milan alla Juve...Già, quel Pirlo, che punta al “pallone d'oro 2012”...

Il prelato sorride, quasi costretto a dover accettare il nostro assist, il nostro suggerimento: “Pirlo l'ho ammirato non solo per le sue geometrie sul campo, ma, anche, mi sembra, per la sua statura di giovane serio, di uomo molto discreto, riservato. Non sembra che partecipi a volte a polemiche o a risse chiassose: è un uomo, ripeto, molto serio e, soprattutto, un ottimo giocatore. E' vero, forse, l'ho detto, perché avendo Pirlo cambiato casacca l'ho quasi rimosso, è un amore “rimosso” il mio”. E, giù, un altro gran bel sorriso del vescovo.

Felicità e libertà: cosa mi dice?

“Non solo sono estranee, anzi, sono fortemente coniugate e vanno di pari passo. Per essere felici bisogna essere persone giuste, e la giustizia è giustizia di relazioni, cioè frutto di relazioni corrette, innanzitutto, con Dio. Si è felici se il tuo rapporto con Dio è un rapporto anche lì di giustizia, di correttezza. E, poi, tale atteggiamento deve sapersi esprimere, deve instaurarsi con gli altri, con le cose: è la giustizia che si vive nelle relazioni con gli altri, con i beni, con le cose; e con Dio. E questo ti mette nella condizione di poter essere un uomo, e di essere una persona felice”.

Nell'Aldilà, cosa ci aspetta, ci rivedremo, cosa succederà quando la nostra esistenza terminerà, si spegnerà la luce atmosferica, naturale su di noi?

“Mah, dovrebbe esserci ancora una maggiore “luce”. Come noi, di qua, viviamo come nel grembo di questa nostra madre terra. Ma, anche il bambino vive nel grembo di sua madre, ma è una luce ancora tenue, flebile, la sua; anche gli occhi sono informazione, si cerca di vedere. Ma, noi non abbiamo ancora la visione, non abbiamo ancora gli occhi per la vita che ci attende. Che poi non è diversa, è in continuità. Il domani non s'improvvisa, si costruisce oggi: questa è la palestra dove noi stiamo costruendo il domani, e, se è un oggi luminoso, un oggi così di luce e di trasparenza, anche il nostro domani sarà la luce continua, e lì c'è la luce di Dio. Oggi la luce forse oggi è anche legata ad una nostra collocazione, di là saremo investiti di una grande luce; ecco la contemplazione. E, lì verranno dati anche occhi adeguati per poter vedere tutto questo. Soltanto oggi dobbiamo poter avere, forse dobbiamo poter vedere, con gli occhi di oggi, è uno sguardo che ci stiamo costruendo per poter guardare la luce, poterci abituare fin da oggi, avere uno sguardo di luce sulle cose, che possiamo rintracciare perché già Dio ha cominciato a deporle in un modo iniziale sulle cose, sulle persone, nella nostra storia, perché non è tutto tenebre, non è. E, c'è chi può essere lì, quasi imprigionato tra le ombre e c'è chi può aprirsi a queste feritoie di luce. In attesa di questo sguardo più totale, più completo. Quindi, pensare alla vita di domani, perché già c'è la vita di oggi, eh, e la vita di domani è una vita luminosa perché luminoso è il volto del Signore. Se oggi è stato bello, e sprigiona luce guardare un panorama, una persona, guardare anche te stesso, guardare la vita, guardare questa storia; tanto più domani guardare il Signore e vedere tutte queste cose. Vederle nella loro vera luce, in lì riassunte tutte queste cose, perché niente le distrugge, però, tutto viene collocato anche in un altro sfondo”.

Il cardinal Carlo Maria Martini, recentemente mancato, nel suo libro “Incontro al Signore risorto” (2009) riassume il Paradiso in luce e in pace...

“Sì, credo che siano, anche qui, una splendida definizione perché finora abbiamo parlato di luce. Ci sono luci che ti colgono direi in atteggiamenti, in situazioni poco brillanti ed allora forse vorresti avere anche il crepuscolo, in modo che non si veda troppo. Quindi, anche la piena luce oggi, non lo so, per noi ha un po' difficoltà. La pienezza di luce domani, questa totale trasparenza, allora ci accompagna anche alla pace perché saremo visti, e noi ci vedremo e vedremo in una diversa luce. E, allora, c'è anche la pace”.

Se lei fosse nominato in un'ipotetica Nazionale di calcio, dove schiererebbe gli ultimi pontefici, da Paolo VI a Benedetto XVI?

“Benedetto XVI lo metterei in porta perché debba quasi chiudere le serrande...;” e giù un altro gran bel sorriso. “non lo metterei in avanti, non è di sfondamento, è un regista sopraffino”.

Mentre il beato Giovanni Paolo II?

“Ah, lui era tutto campo, lui viveva diversi ruoli e sapeva interpretarli tutti: sapeva impostare e chiudere”.

Paolo VI, invece, Giovanbattista Montini?

“Paolo VI, anche lui, un ordinato, un metronomo, un centrocampista metodico, come si chiamava una volta”.

Infine, Giovanni XXIII, il “papa buono”?

“Lui sarebbe un ottimo allenatore, che guarda dalla panchina e tu ricevi energia e vivi il tuo ruolo”.

Il suo motto episcopale?
“”Dèi caritati credimus”, tratto da San Giovanni. E che significa: “Abbiamo creduto all'Amore di Dio””.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 6 ottobre 2012

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