ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

14/10/12 - INCONTRI RAVVICINATI: CARLO TAVECCHIO

IL BELLO DI ESSERE...TAVECCHIO

Dal 29 maggio 1999, il ragionier Carlo Tavecchio è il presidente della Lega Nazionale Dilettanti della Figc, un mondo che comprende 15 mila società ed oltre un milione e mezzo di tesserati. Tavecchio è nato a Pontelambro, nel Comasco, il 13 luglio 1943, ha fatto il bancario e l'imprenditore oltre che il massimo dirigente di società di calcio. Dopo essere diventato Presidente del Comitato Regionale della Lombardia, nel 1999 viene eletto al vertice della Lnd. Uomo puntiglioso ed ostinato, Tavecchio ha fatto della tenacia e del grande lavoro il suo cavallo di battaglia, distinguendosi e facendosi apprezzare, oltre che per l'ostinazione e per saper leggere i tempi (crede nei mezzi della Comunicazione), anche per la lealtà e l'onestà.

Presidente Tavecchio, ha mai giocato a calcio?
“Sì, sì, ho giocato a calcio”

E in che ruolo?
“Nei tornei oratoriali e poi nei dilettanti nel ruolo di ala destra”.

Nota la sua “fede” interista: c'era qualche giocatore che sognava di imitare in campo?
“Lennart “Nacka” Skoglund, il centrocampista nerazzurro svedese col vizio del gol”.

Lei è stato presidente di quale società dilettantistica comasca?
“Della Pontelambrese. Che ha giocato anche in Eccellenza, e che adesso invece è in Promozione”.

La felicità lei l'ha provata e in cosa consiste?

“Consiste nel realizzare quelli che sono gli ideali di un uomo, quelle che sono le strategie che si individuano in convivenza con i propri simili, con la società, con il lavoro e la famiglia”.

Nella concordia tra le relazioni?
“Sì, sì”.

La giustizia in questa terra esiste o alla pari della libertà è sono una bella parole niente di più?

“La giustizia? Io credo che sia difficile da raggiungere con grande equità. Io sono per il sistema inglese di giustizia: dove c'è la figura del giudice monocratico che ha il grande prestigio di essere veramente “super partes”, e non interessato”.

La libertà: quand'è che saremo veramente liberi?

“La libertà è condizionata da tante cose, innanzitutto dal bisogno; il bisogno, la sussistenza della vita crea stati di necessità che difficilmente convivono con la libertà e con l'essere indipendenti. Soprattutto, l'uomo ha una coscienza e ha un libero arbitrio: da questo nasce il discorso di essere più o meno liberi. Però, la parte che condiziona l'uomo è sempre lo stato di necessità e la ricerca della vita che sia protetta almeno per i punti essenziali”.

Il “gol” più bello che ha fatto e l'”autorete” più clamorosa come dirigente federale?

“Eh, eh, il gol è stata una punizione che nasce da...” e giù un bel sorriso da parte del Presidente Tavecchio, “come quella che ha tirato all'incrocio dei pali il nostro grande giocatore ed amico Pirlo. Il “gol” più bello realizzato nella vita è avere una famiglia, una figlia e una nipote femmina. Alla quale ho dedicato una favola”.

Che favola?

“”Ti insegno il calcio”; ma, l'ho già distribuita a tutti i Comitati regionali. Gliene manderò una copia anche a lei dottor Nocini. Ce ne hanno richieste già 40 mila copie!”.

L'errore più clamoroso?

“Mah, lo sbaglio è capitato di farlo su alcune persone, alle quali ho dato fiducia e poi ho dovuto ricredermi e commissariarle”.

Il dolore degli altri cosa ingenera in Carlo Tavecchio?

“E' determinante questo per me: io in silenzio mi prodigo per fare arrivare molti aiuti in Africa, ho fatto per più di 15 anni sono stato, per un periodo di tempo, in Africa per aiutare un ospedale in Benìn e uno in Togo. Quindi, il dolore è una cosa devastante per la sofferenza umana”.

Lei crede in Dio?
“Sono un cattolico poco praticante, ma credo”.

L'aldilà, che cosa cdi riserverà?

“E' molto difficile! Credo che se ascoltiamo i passi del Vangelo e della Sacra Scrittura c'è una vita spirituale, difficile da concepire, ma, bisogna credere in un atto di fiducia e di fede”.

Come vorrebbe che fosse l'aldilà, come se l'immagina? Un bel campo da calcio?

“No, credo che l'aldilà sia fatto di giustizia, sia un mondo giusto, dove non ci siano le aspettative di qua. Non lo riesco a concepirlo neanche come struttura, perché la Divina Commedia lo racconta in un modo, altri lo raccontano in un altro, e gli angeli lo dicono in un altro modo. Se devo essere sincero, non ho chiaro il concetto dell'aldilà”.

Chi vorrebbe riabbracciare per primo?

“Nell'aldilà? Io ho avuto un grande onore di conoscere una persona importantissima – le sembrerà strano - della storia che si chiamava Konrad Adenauer, statista tedesco appartenente al Cdu (Unione Cristiano-democratica), anche Ministro degli Esteri della Germania dell'Ovest (dal 1951 al 1955), promotore della realizzazione della Cee o del Mercato Comune. L'ho conosciuto come uomo e vorrei rivederlo perché è stato un grande uomo, davvero!”.

In che occasione l'ha conosciuto?

“L'ho conosciuto quando ero un piccolo esponente politico in Italia, liberal cattolico, del quale Konrad Adenauer era il capo in Europa. E l'ho conosciuto quando lui venne ad illustrare quella che era la strategia della rinascita dopo gli anni 60-70: avevo 17 anni quando l'ho conosciuto”.

Qual è la sua estrazione?

“Io nasco dagli oratori, ho fatto vent'anni il sindaco, ho fatto trent'anni di banca e dieci anni di impresa: ho fatto un po' di tutto”.

Ed, adesso, cosa le piace fare da “grande”?

“Io adesso sono pensionato e il mio hobby è la Lega Dilettanti. Da grande? Io sono già arrivato a un punto che è difficile fare altri tipi di scelte, perché dopo di questo ci sono cose di cui bisogna avere il consenso generale per ottenerle”.

Non le piacerebbe diventare Presidente della Figc?

“Io ho già detto in tante occasioni che “io non mi candiderò contro”; se ci sarà l'opportunità, darò la mia disponibilità”.

Lei sogna una Coppa dei Campioni a livello dilettanti?

“Ma, guardi che stiamo già portando avanti il discorso, con la Region's Cup, con la filosofia di avere una Coppa dei Campioni dei giovani, che non è la Coppa dei Campioni dei grandi Club, ma, di tutte le società che hanno delle squadre giovanili all'altezza di questo torneo”.

Il suo motto qual è?

“E' un motto generale: fare gli interessi delle nostre società, soprattutto, rivolti al mondo giovanile e al mondo del volontariato”.

Lei, nella sua vita, finora ha svolto diversi compiti e lavori, oltre che ruoli. Che cos'è che le manca nel suo “palma res” lavorativo, occupazionale?

“Io devo ringraziare che ho fatto una vita di buone cose ed anche non sempre buone cose perché gli errori sono dell'uomo e della sua natura. Però, io ho avuto anche tante soddisfazioni e questa del calcio è una soddisfazione importante. Naturalmente, non si può avere tutto ed io ho avuto tanto”.

Che cos'è che le dà più fastidio, calcio a parte, nella vita di tutti i giorni e cosa invece riesce ancora a commuoverla?

“Nella vita di tutti i giorni provo emozione per i nostri giovani che non trovano lavoro. Il mio cruccio più grave, in questo momento, è che viviamo in una società che si sta abituando ormai all'assenza di lavoro del mondo giovanile, o esso lavoro è molto ridotto”.

Che cos'è invece che le dà più fastidio?

“Guardi, quello che mi dà molto fastidio è questo scandalismo assoluto: appena apri il televisore, ne senti una, e questo credo che sia un grande monito che gli italiani devono valutare, perché abbiamo veramente toccato il fondo”.

Il peggior difetto e il miglior pregio di Carlo Tavecchio?

“Mah, sono molto egocentrico, e come difetto mi rendo anche conto. E il miglior pregio? Non lo so, lo devono dire gli altri”.

Per come l'abbiamo conosciuto, per noi è un grande stacanovista, puntiglioso e tenace...

“Penso di essere molto disponibile per tutti, di fatti, non ho mai cambiato numero di cellulare da quindici anni. Sulla persona che cambia spesso il numero di telefono, non ho un buon giudizio”.

La nominiamo ora cittì della Nazionale degli ultimi pontefici, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI: dove li schiererebbe?

“Paolo VI è un centrocampista, papa Luciani sarebbe un portiere, papa Giovanni XXIII un centravanti, papa Giovanni Paolo II una mezz'ala, un facitore di gioco, e papa Ratzinger uno stopper vecchia maniera, alla Beckenbauer, sì, alla Beckenbauer”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 14 ottobre 2012

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