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INCONTRI VIP'S

22/10/12 - INCONTRI RAVVICINATI: NICOLA BERTI

“COAST TO COAST” BY BERTI AIRLINES

Dotato di una falcata infaticabile e di uno spiccato senso del gol, Nicola Berti, centrocampista avanzato, passerà alla storia dell'Inter sia per i dieci anni (dal 1988 al 1998) in nerazzurro, sia per i trofei vinti (lo scudetto dell'edizione 1988-89, la SuperCoppa italiana del 1989, e le tre Coppe Uefa sollevate in cielo nella primavera del 1991, del 1994 e del 1998), per le 229 presenze e le 29 reti, ma, specialmente per quel gol “cost to cost” che firmò, palla al piede, passando da un'area all'altra in splendida galoppata e siglando la vittoria dell'Inter in casa del Bayern di Monaco nella sfida consumatasi nel 1988-89 in Coppa Uefa.

39 le maglie indossate nella Nazionale, con la quale ha vinto il bronzo ai Mondiali di Italia 1990 e l'argento negli Stati Uniti del 1994. Berti, sempre molto ironico nelle risposte e riconoscibile in campo per i calzettoni giù, alla cacaiola - come si usa dire in gergo calcistico -, nasce a Salsomaggiore il 14 aprile 1967 e il tirocinio prima di passare alla Fiorentina (80 presenze ed 8 gol dal 1985 al 1988) e, quindi, all'Inter lo svolge nei bianco-crociati emiliani (dal 1982 al 1985). Ha anche fatto esperienza all'estero, in Inghilterra, nel Tottenham (Coppa di Lega inglese, edizione 1998-99), nei baschi dell'Alavès e negli australiani del Northern Spirit, nel 2000, con la cui maglia ha deciso di chiudere la sua carriera.

Quand'è Nicola che le è venuta la pelle d'oca da calciatore?

“A me sempre mi veniva la pelle d'oca. Per me, è sempre stata un'emozione quando giocavo, sempre. Da pelle d'oca”.

Il gol più bello?

“Quello siglato nel derby, contro il Milan. Poi, pareggiò Gullit. Non mi ricordo l'anno, se il 1992-93 o il 1993-94. Però, fu un gol importante di tutti”.

La felicità è esistita, esiste in Nicola Berti?

“Calcisticamente continua ad esistere: ieri, per esempio ero a “San Siro” con mio figlio Leonardo di sei anni, e sentire tutta la Curva che invoca ancora il mio nome a distanza di quindici anni, emoziona parecchio. Mi hanno osannato, incredibile!”

Era superstizioso?

“Mai, scaramanzie nessuna. Forse, un po' agli inizi della carriera, poi, mai”.

Qual è stato l'avversario più tosto che si è trovato davanti?

“Me stesso: se ero in giornata, se non ero stanco, non ce n'era per nessuno!”

Il calciatore più forte?

“Maradona, e con lui Ronaldo. Ronaldo, pazzo di un genio! Ma, era geniale in tutto. Io mi alzavo spesso dalla panchina e lo applaudivo. Era maradoniano!”

Più forti di Pelè questi due assi?

“Sono epoche diverse. E' stupida questa cosa di fare i paragoni”.

Aveva idoli da ragazzino?

“No, non avevo idoli, non avevo ruolo. Anche se mi hanno messo in bocca Tardelli”.

Non nutre qualche rammarico dal punto di vista calcistico?

“Certo, volevo vincere molto di più, io sono un vincente, io voglio vincere. Magari un paio di scudetti in più. Con l'Inter”.

E magari anche qualche Coppa dei Campioni...

“Vede, ai miei tempi per giocare in Coppa dei Campioni dovevi arrivare primo in campionato, vincere lo scudetto. Non era come adesso, che ti basta anche piazzarti al terzo posto per competere in Champion's League. Se non arrivavi primo in Italia, non ti sognavi di vincere la Coppa dei Campioni in Europa”.

Non è nato in un'epoca meno felice di quella d'oro di Mourinho?

“No, nessun rammarico di non aver giocato – come dice lei – nell'Inter di Mourinho. Io ho vissuto nella mia Inter, in quell'Inter, ha vinto l'amore, la passione per i colori, la maglia nerazzurra”.

Eri interista fin da bambino?

“Sì, è stata mia mamma a trasmettermi la passione nerazzurra. Mio padre l'ho perso presto, ma lui tifava Milan. Oh, i colori nero e azzurro, che belli!”

Esiste oggi un Nicola Berti nel nostro calcio, o un giocatore che le assomiglia?

“No, ma non lo so, lo saprà dirmelo lei”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 22 ottobre 2012

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